ARTE A PARIGI
a cura di ilaria giannetta
|
| |
|
VISITE VIRTUALI DEI MUSEI.. il sotterraneo del Louvre!
|
 Chateau de Versailles | |
Per chi non ha tempo di prendere un aereo o desidera un’anteprima visiva prima di intraprendere un viaggio e visitare un grande museo, il più grande motore di ricerca internet ha messo a disposizione la tecnologia per un progetto ambizioso lanciato nel mese di febbraio di quest’anno e che coinvolge prestigiosi musei nel mondo.
Google Art Project è un sito internet che mette a disposizione del pubblico immagini ad alta definizione di molte opere d’arte esposte in rinomati musei tra cui gli Uffizi di Firenze, la Tate Gallery di Londra, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il MOMA e il Metropolitan Museum di New York solo per citarne alcuni.
In tutto sono 17 e tra loro spicca l’assenza del museo più visitato al mondo, il Louvre di Parigi, che conta ben 210 mila metri quadrati di spazio espositivo, percorsi da più di 8 milioni di turisti l’anno. Non è noto se il museo abbia rifiutato di collaborare al progetto oppure stia valutando con calma il successo dell’iniziativa alla quale ha partecipato l’unico museo francese della lista, il Palazzo di Versailles.
Sul sito è possibile effettuare una visita virtuale dei giardini, che sono davvero bellissimi ed infinitamente estesi. Per chi non ha mai percorso a piedi le distese che separano il palazzo dal Grand Trianon consiglio vivamente di fare il percorso in bici o di prendere il comodo trenino elettrico.
Gli altri musei sono percorribili pure virtualmente al loro interno, non tutte le stanze sono state filmate, ma nel complesso il sito offre una panoramica discreta delle più belle sale dei musei aderenti al programma. Chissà se in futuro ci permetteranno di sbirciare i loro archivi..
Ammetto di essere una privilegiata in quanto cinque anni fa ebbi la fortuna di esplorare, in esclusiva, i sotterranei del Louvre. Rimasi a bocca aperta ed ancora oggi, quando passo davanti alla sua maestosa facciata, il pensiero ripercorre quei momenti unici in cui potei osservare miriadi di tele appese senza cornice come fossero abiti in un negozio di abbigliamento. Il pubblico non immagina la quantità di opere che sono conservate negli spazi sottostanti il museo, estesi quanto la superficie del museo stesso! Per entrare nelle stanze, l’accesso è consentito al personale autorizzato e le misure di sicurezza sono tra le più restrittive. Ogni volta che un’opera lascia il Louvre per partecipare ad una mostra esterna, una commissione si riunisce per esaminare lo stato dell’opera, che viene adagiata su un grande tavolo ovale circondato da sedie d’epoca, e poi viene ricontrollata al rientro per verificare che non ci siano state modifiche o danni.
Rendere visitabili anche gli archivi dei musei, per cominciare solo virtualmente, consentirebbe agli amanti dell’arte ed ai cittadini di rendersi conto del patrimonio artistico che li circonda e riporterebbe in vita opere altrimenti lasciate al buio ed alla polvere di sotterranei.
Se qualcuno sta ascoltando, batta un colpo o meglio un click!
Ilaria Giannetta
|
scritto 13/04/2011 15.31.00
| permalink
| commenta
| lista commenti (0)
| invia il post ad un amico
|
| |
|
IL MISTERO DELLA GIOCONDA
|
È il quadro più popolare al mondo, il più visto, il più protetto, il più enigmatico.. perché i turisti si accalcano di fronte a questa piccola tela, passando indifferenti davanti ad altri illustri capolavori delle scuole pittoriche italiane del XV e XVI sec.? Se siete stati al Louvre almeno una volta vi sarete fatti trascinare dalla folla che entra nella sala della Gioconda e, solo dopo aver passato qualche minuto a rimirarla, vi sarete accorti che dietro di voi trionfa su una parete gigantesca l’imponente dipinto “Le Nozze di Cana” di Veronese.
Chi era Mona Lisa? Una nobildonna dell’epoca, Lisa Gherardini (da cui Mona Lisa), moglie di Francesco del Giocondo che ne commissionò il ritratto. Leonardo impiegò ben 4 anni per dipingere un quadro dalle dimensioni modeste, apportando ritocchi tra il 1503 ed il 1507 per poi lasciarlo incompiuto, senza mai consegnarlo al suo mandatario. I critici parlano del primo ritratto con un’anima: la posa naturale delle mani e lo sguardo che segue ovunque l’osservatore la rendono viva. Il sorriso appena accennato è di un’ambiguità sconcertante, accentuata dalla tecnica pittorica dello “sfumato” che alterna luce ed ombra rendendo i contorni opachi. Il paesaggio nello sfondo è fiabesco, irreale, come immerso in un vapore leggero.
La storia del dipinto è un romanzo d’avventura: portato in Francia da Leonardo stesso rimase con l’artista finché vivente, successivamente venne acquistato dal re Francesco I, sovrano che contribuì allo sviluppo artistico della Francia rinascimentale e che lo incluse nelle collezioni reali del castello di Fontainebleau, eredidate da Luigi XIV che trasferì la Mona Lisa a Versailles; dopo la rivoluzione francese il quadro venne spostato al Louvre e Napoleone lo appese nella sua camera da letto nel vicino palazzo delle Tuileries, dopo fece ritorno al Louvre; durante la guerra Franco-Prussiana (1870-1871) venne messo al riparo nell’arsenale militare di Brest. Rubato nel 1911 (accusati i pittori Apollinaire e Picasso, poi rilasciati) da un impiegato italiano del Louvre, Vincenzo Perugia, che una sera, mosso da profondo nazionalismo, uscì dal museo col dipinto sotto braccio per riportarlo in Italia. Ritrovato due anni dopo, il quadro venne esposto in varie città italiane e riportato poi al Louvre, al sicuro dai furti ma non dagli attacchi vandalici: nel 1956 un turista gettò dell’acido danneggiando il dipinto e pochi mesi dopo un altro visitatore lanciò un sasso (un’interpretazione psicanalitica su tali atti di violenza sostiene che il dipinto provochi il complesso d’Edipo). Da quel momento l'opera è esposta dietro un vetro protettivo e le misure di sicurezza sono rafforzate anche se i tentativi di danno si sono ripetuti negli anni.
La sua popolarità è recente e risale alla metà del XIX secolo, quando poeti romantici come Théophile Gautier enfatizzarono la Mona Lisa nelle loro opere letterarie come simbolo della femme fatale, proprio per la sua naturalezza. Diversi pittori copiarono il dipinto prendendolo come modello artistico ed esponenti del movimento dadaista e surrealista realizzarono le prime caricature, come Marcel Duchamp che ritrasse la Mona Lisa baffuta (1919). Nella seconda metà del XX secolo divenne l’icona del merchandising con riproduzioni, gadgets ed immagini pubblicitarie. Andy Warhol creò delle serigrafie raffiguranti appunto la Gioconda che divennero altrettanto popolari come la serie di Marylin Monroe.
In merito al mistero che aleggia intorno all’opera di Leonardo, alcuni ipotizzano che la Mona Lisa sia in realtà un autoritratto di Leonardo travestito, tant’è che alcuni calchi degli autoritratti trovati tra i quaderni dell’artista sarebbero perfettamente sovrapponibili alla figura della Gioconda. Storici dell’arte sostengono che il dipinto ritragga invece la madre di Leonardo, in quanto esprime femminilità e maternità, come se la donna tenesse un bambino tra le braccia. Le parti del corpo più enigmatiche del ritratto sono certamente la bocca e gli occhi: il sorriso pare interrotto o appena accennato, una rarità nella storia della pittura, mentre lo sguardo segue ovunque lo spettatore.
Nel dicembre 2010 un esponente del comitato italiano per il patrimonio culturale, Silvano Vinceti, ha dichiarato che gli occhi della Mona Lisa nascondono delle lettere. Per quanto l’ipotesi sia stata definita infondata da molti, lo studioso scientifico Pascal Cotte non nega la possibilità: pare che Leonardo amasse il linguaggio dei simboli e gli studi condotti citano la presenza della lettera L nell’occhio destro, probabilmente la firma dell’artista Leonardo, e la lettera S in quello sinistro, riconducibile alla famiglia Sforza.
Supposizioni e misteri che hanno già offerto spunti per romanzi (Il Codice da Vinci di D. Brown, L’enigma della Gioconda di J. Kalogridis.. ) ed indagini storiche che continuano a proliferare. Anche chi non conosce la storia dell’arte ha visto la Gioconda alla televisione, nelle pubblicità, nelle riproduzioni ed ha riso guardando la sua caricatura con la pipa o i baffi. Peccato che altre notevoli pere di artisti illustri non siano oggetto di comunicazione nella società contemporanea, rimanendo confinate nei libri d’arte e lontane dall’immaginario collettivo.
Ilaria Giannetta
|
|
|
| |
|
Patrimonio artistico, un bene di tutti
|
 Il museo Jacquemart André | |
I francesi l’hanno capito da
tempo e lo applicano assiduamente il concetto di valorizzazione del patrimonio
artistico nazionale. Non solo Napoleone, con la sua discutibile smania di
saccheggio, si portò in Francia il meglio dell’arte rinascimentale italiana,
riempiendo un’ala intera del Louvre dedicata alle pitture italiane e
trasformandola in un’attrattiva turistica a livello mondiale, ma pure i governi
nel corso degli anni non hanno mai osato tagliare il budget del Ministero della
Cultura, elevando la Francia a primo paese al mondo in termini di investimenti
culturali ed artistici.
Non parlo soltanto dei tanti
musei gratuiti della capitale (Casa di Victor Ugo, Carnavalet) e degli ingressi
liberi la prima domenica del mese (Louvre, Orsay, Pompidou solo per citare i
maggiori), ma dell’interesse dello stato a collaborare col privato nell’intento
di preservare e mettere in valore l’inestimabile patrimonio di case d’epoca,
collezioni private, chiese, quartieri, dando vita a nuovi spazi espositivi ed
inventando idee creative per usufruire di esistenti strutture. Basti pensare
che in molte chiese si tengono concerti di musica classica, gospel, lirica,
opera, a pagamento o gratuiti, attirando un gran numero di fruitori che con
offerte libere contribuiscono al restauro di quelle chiese e alle spese di
allestimento degli spettacoli.
Nel 1996 il gruppo privato
Culturespaces ha preso in gestione il museo Jacquemart-André di Parigi, dimora
di due collezionisti (Edouard André e Nélie Jacquemart), per 4 anni rimasto
chiuso al pubblico a causa della mancanza di fondi necessari ai lavori di
rinnovo, ristrutturandolo ed istituendo un prezzo di ingresso leggermente più
alto (10 euro) che consente un’apertura di 365 giorni l’anno ed il servizio di
audio-guide gratuito. Nel 2009 si sono registrati 400 mila visitatori,
interessati a scoprire le collezioni permanenti e temporanee facenti parti di
una programmazione ricca ed accurata. Le spese di promozione sono elevate, per
raggiungere il maggior numero di utenti, proprio come le aziende private
investono nel marketing per lanciare un nuovo prodotto sul mercato. A pian
terreno è presente un elegante Salon de Thé con ristorante gestito da un
celebre chef, per offrire ai visitatori una pausa gastronomica raffinata in una
sala d’epoca. Le idee sono tante e tutte ben accette per mettere in valore le
bellezze artistiche del paese. Questo è il motto del fondatore Bruno Monnier,
che dichiara in un’intervista alla rivista Beaux Arts nel settembre 2010: “Il
mio obiettivo è rendere attraente il patrimonio culturale ad un pubblico sempre
più vasto”. Laureato in storia dell’arte presso una delle migliori università
del paese, Bruno ha iniziato la sua carriera come consulente presso il
Ministero della Cultura poi ha deciso di mettere in pratica la sua idea di
gestione privata del patrimonio pubblico per raggiungere un numero di utenti
sempre più alto. Oggi l’azienda, grazie alla collaborazione delle istituzioni
pubbliche favorevoli alla promozione dei beni culturali, vanta un fatturato di
20 M€ e 200 dipendenti con progetti di espansione all’estero. Pare che l’Italia
sia la terra promessa per missioni future. Saranno ricettivi i nostri enti
locali e gli organismi pubblici? E ancora, gli italiani dovevano aspettare i
francesi per valorizzare il loro patrimonio artistico? A voi i commenti..
Ilaria Giannetta
|
|
|
| |
|
WILLY RIZZO, 60 anni di fotografia
|
Parigi gli ha dedicato la prima retrospettiva durante il
Salone della Fotografia (4-8 novembre 2010), per festeggiare i 60 anni della
sua pellicola. È l’unico artista italo-francese del XX secolo ad avere
documentato cinema, guerra, moda, danza e conflitti sociali con la stessa
poesia della cinepresa felliniana, tant’è che verrà definito l’artista della
Dolce Vita.
È Willy Rizzo, napoletano di origini, che a 12 anni
immortalava i compagni di classe con la BoxAgfa regalata da sua madre e a 16
anni era già assistente fotografo nel mondo del cinema.
I primi incarichi da fotoreporter li conduce per la testata
francese Point de Vue, documentando il processo di Norimberga (1946-1947) sui
crimini di guerra poi inviato in Tunisia per un reportage sui resti bellicosi
dei campi di battaglia, acquistato dal prestigioso magazine inglese Life.
Da fotoreporter ad artista del cinema, accetta con
entusiasmo la proposta della testata France Dimanche per occuparsi del primo
Festival di Cannes, senza limiti di spese!
Quando l’agenzia inglese Blackstar gli offre, nel 1947, una
missione negli Stati Uniti prende la palla al balzo: a New York è inviato per
scattare foto insolite, che sorprendano, e lui si lascia sedurre da un
distributore automatico di collant femminili in un drive-in.
L’occasione è buona per trasferirsi a Los Angeles dove può
fotografare da vicino le star del cinema, sua vera passione. Dal 1945 al 1970
immortala le più grandi vedette dello spettacolo e della moda (Maryline Monroe,
Jane Fonda, Brigitte Bardot, Gregory Peck..) che fanno a gara per passare
davanti al suo obiettivo.
Nel 1949 è convocato a Parigi per occuparsi della prima
copertina del settimanale Paris Match, che esce in edicola con una fotografia
storica di Winston Churchill. È il debutto di una fotografia realista, sociale,
con messaggi scomodi per i leader politici, come gli scatti sulla guerra in
Indocina che mandarono sulle furie i vertici dell’esercito francese.
Ma è anche il fotografo dello spettacolo e realizza sempre
per Paris Match un reportage su Maria Callas. Nel 1959 diventa direttore
artistico di Marie Claire e collabora con varie testate di moda, tra cui Vogue.
Nel 1968 si trasferisce a Roma con la moglie Elsa
Martinelli, modella e attrice, e non soddisfatto dei mobili dell’epoca si
inventa pezzi di arredamento unici che spopolano tra le star del jetset
promuovendolo ad icona del design.
Apre negozi nelle principali capitali del mondo e fonda una
sua società con 150 collaboratori, le sue creazioni entrano nelle pagine delle
migliori riviste di interior design. Alla fine degli anni ‘70 torna a Parigi
per consacrarsi nuovamente alla sua vera passione, che è naturalmente la
fotografia.
Willy Rizzo, 82enne, ha raccontato la sua storia ai
giornalisti francesi in occasione del Salon de la Photo di Parigi, dove sono
state esposte 90 delle sue opere dal 4 all’8 novembre, mostrando la stessa
passione e curiosità che aveva all’età di 16 anni.
Ilaria Giannetta
|
|
|
| |
|
MESE DELLA FOTOGRAFIA
|
Parigi e la fotografia: un appuntamento biennale che si rinnova da 30 anni ormai, coordinato come sempre dalla Maison Européenne de la Photographie, propone per l’edizione del 2010 (tutto il mese di novembre) ben 57 mostre e diverse animazioni nella città.
Dalla Fondazione Henri-Cartier-Bresson che propone una retrospettiva sul fotografo americano Harry Callahan con un centinaio di opere in bianco e nero degli anni ’50-’60, all’arte sociale dei Reportères senza frontiere esposta al Petit Palais in favore della libertà di stampa, al controverso Larry Clark in mostra al Museo di Arte Moderna, che ha vietato l’accesso ai minori di 18 anni (a causa di immagini di droga, sesso ed armi), alla fotografia etica del francese Raymond Depardon che documenta gli effetti nefasti dell’urbanizzazione, alle rovine della seconda guerra mondiale dell’artista Herbert List esposte al Goethe Institut..
Molte altre ancora sono le mostre in corso che coinvolgono musei, associazioni culturali e diverse gallerie della capitale per tutto il mese di novembre.
Non poteva mancare l’Istituto Italiano di Cultura, che sponsorizza “La materia dell’uomo”, foto in bianco e nero del fotografo marchigiano Mario Giacomelli, maestro della fotografia contemporanea.
Per gli appassionati di foto, una scappata a Parigi durante il weekend non puo’ che rallegrare il grigiore autunnale..
?xml:namespace> ?xml:namespace> ?xml:namespace> ?xml:namespace>
|
scritto 08/11/2010 16.55.18
| permalink
| commenta
| lista commenti (0)
| invia il post ad un amico
|
questo blog è stato visto 235541 volte
|
| |
|