 Georg Wilhelm Friedrich Hegel Immagine da Wikipedia | |
Vedevo qualche giorno fa lo "Spotlight" con Giovanni Allevi, dove per l'ennesima volta si definisce hegeliano. E non è l'unico: me ne sono capitati parecchi, ultimamente. Ora, io non dovrei parlare perché sono schopenhaueriana, quindi agli antipodi. Però sono anche una femminuccia - alla faccia di Schopy e forse anche di Hegy - e quindi molto più brava a prendere entrambi con le pinze. Oddìo, ad essere hegeliani non c'è nulla di male. Però, diciamocelo, è roba tosta. Eh sì, perché alla base del pensiero hegeliano c'è l'assoluta convinzione che la natura dell'uomo sia intrinsecamente razionale. Il che significa che all'epoca di Hegel, se poco poco ti prendeva la depressione perché ti era morto il gatto, ti trapanavano il cervello e lo aprivano per vedere dov'era marcito. Insomma, per i contemporanei di Giorgio, eravamo un po' tutti dei Dr. Spock - it's illogical! - , a meno che non fossimo tarati all'origine da chi sa quale difetto di fabbrica. [Corollario: non si può essere hegeliani e fan di Star trek] Si può allora essere hegeliani dopo che su questa terra ci è passato Freud? Eh, insomma. Perché se è vero che oggi nessuno ti trapana più il cervello solo perché c'hai la faccia triste, è anche vero che le rogne esistenziali si debellano a botte di Tavor e anche quei simpaticoni degli americani stroncano allegramente la carriera ai bimbi più vivaci imbottendoli di Ritalin. Insomma, l'idea che la mente sia mera chimica e quindi che per farla funzionare siano necessari i giusti dosaggi delle giuste sostanze, somiglia molto all'idea della natura razionale dell'uomo di stampo hegeliano (ricordate? "Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale", dall'Introduzione ai lineamenti di filosofia del diritto). Solo con una piccola differenza. Oggi l'uomo non è proprio considerato avere una natura. La sua natura è la cultura, come dice Claude Levy-Strauss. Che per carità, ma insomma, tutta 'sta cultura su qualcosa si dovrà pur applicare... a meno che non siamo tutti liquidi, alla Zygmunt Bauman. Sarà, ma mi convince poco. E quindi devo dire che per me è stata una bella notizia quella datami dal libro Filosofia e scienza cognitiva (autore il prof. Diego Marconi, che non conoscevo) dove si dice che finalmente il concetto di natura umana sta tornando in auge. Sarebbe anche ora (voi sapete come funziona il pensiero filosofico accademico, no? Loro pensano il mondo in un certo modo, poi se il mondo non gli dà ragione, peggio per lui; insomma, se un giorno elucubreranno che noi siamo tutti verdi e noi si continua ad essere bianchi, neri, gialli e rossi beh, il torto è nostro...), io nella natura umana ci credo e penso che valga la pena riconsiderarla e riportarla agli onori di studi seri e produttivi. Magari interrotti giusto ogni tanto dalla visione dell'ennesima peripezia del capitano Kirk...
Immagine:
Jakob Schlesinger (1792-1855): Bildnis des Philosophen Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Berlin 1831
Gallery: Alte Nationalgalerie Berlin, A I 556
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