Gli oggetti di plastica sono caratterizzati da una colorazione perfettamente uniforme e pulita. In questa colorazione vi è qualcosa di disumano. In essa non vi è spazio per la complessità, la dialettica, la problematicità dell' umano. Per la "potenza del negativo" per usare un espressione hegeliana.
Nella pittura del primo novecento, in tutte le sue diverse e contrastanti manifestazioni, sembrava però ancora esservi un qualcosa in comune; la stesura del colore era sempre problematica, mai del tutto pulita, si intravedeva sempre in essa la mano del pittore, la sua incertezza, la sua finitezza, la sua umanità. Perfino nei lavori più astratti di Kandinsky vi era un vibrare della superficie dipinta, una dialettica di trasparenze tra pigmento e fondo, che non dava mai una semplice campitura uniforme.
Dalla pop-art in qua si è andato invece affermando in certa in pittura un modo di stendere il colore in maniera uniforme e quasi meccanicamente perfetta che ricorda il mondo della plastica, degli oggetti stampati e fatti in serie.
Vi è una scomparsa quasi dell' elemento umano, della mano umana.
Vero è che dal Rinascimento in poi, fino ai macchiaioli ed all' impressionismo, vi fu un analoga tendenza; la mano umana del pittore doveva scomparire e non trapelare dall' opera, la soggettività nascondersi, e il colore sembrare steso da mano divina. E tuttavia in questa "mano divina" vi erano tutte le sfumature e la complessità, la problematicità del reale.
La "velatura", la tecnica principe di questo lasso di tempo, permetteva infatti di dare varietà, morbidezze, passaggi tonali, complessità, e quindi esprimere l' apertura dell' uomo rinascimentale e moderno al reale ed alla sua ricchezza ed alla sua problematicità, pur nascondendo la mano del pittore.
Nella moderna "mano" tecnologica, "pop-artistica", invece, è proprio questa problematicità che sembra venir meno, almeno per quel che riguarda l' aspetto più propriamente pittorico, cioè la stesura del colore. Magari la problematicità si recupera ad altri livelli, ma a questo punto la pittura non è che uno strumento, non più autonoma.
|
19/10/2009 19.06.54
JlZAlNO ARTS
Home Page: snipurl.com/slkdy Buona osservazione. C'è anche questa ricerca, di virtuosismo nel confronto tra uomo e macchina, che porta verso il postumanismo tecnologico. In questo confronto la macchina ha già vinto in partenza e l'uomo non fa altro che annichilirsi nel tentativo di "limitarsi" ad una dimensione finita e limitata come quella della macchina. Finita perchè c'è un particolare: quando un sistema meccanico o digitale, ossia un sistema "finito", si accinge a imitare la Natura, ci si accorge di quanto invece sia limitato; per esempio come quando il cielo terso al tramonto assume una sfumatura liscia e uniforme dal blu al rosso, al giallo; la macchina non riuscirà mai a interpretare in modo infinitamente complesso quella sfumatura consistente in un sistema infinito di sfumature, ma solo approssimarla o campionarla in un insieme finito di dati. L'uomo, con i suoi soli occhi o la sua immaginazione, invece può, perchè fa parte della Natura.
|