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“Milan Creative City” Parte Seconda 17 giugno 2010

Elio Fiorucci a Expo Shanghai 2010 Milan Creative City

Expo Shanghai 2010 Milan Week 16-23 giugno “Milan Creative City” Parte Seconda

17 giugno 2010

Eccomi di nuovo nell'Auditorium del Padiglione Italia a ShangHai Expo 2010, in attesa di seguire la giornata dedicata a “Testimonials in Creativity”. Oggi, qui, Elio Fiorucci e Fabio Novembre saranno chiamati, appunto, a testimoniare con la loro storia personale il rapporto con la “creativita'” della citta' di Milano.

Il pubblico e' numeroso, molto attento. Fiorucci rappresenta una storia particolare nell'ambito dell'evoluzione del fashion system italiano, da molti considerato una vera icona, un genio ed iniziatore nel suo campo. Fabio Novembre e' seguitissimo designer di crescente fama internazionale, alcune delle sue creazioni sono da tempo simboli del moderno design italiano nel mondo. A loro l'onore di raccontarsi, di spiegare i loro concetti guida, le fasi della loro evoluzione personale.

Sono quasi in prima fila, questa volta da solo, il direttore artistico del True Color Museum, JiangShan, ha avuto un pressante impegno imprevisto e potro' incontrarlo solo nella tarda serata. Scendo e saluto brevemente Elio Fiorucci e Fabio Novembre, entrambi presi dai preparativi pre- show.

Ecco, si inizia.

Sul palco, dal mio punto di vista, alla mia sinistra, siedono due signore molto attente e felici di partecipare all'evento, loro cureranno la presentazione e l'intervista, con traduzione simultanea, a Elio Fiorucci e Fabio Novembre. A destra, in primo piano siede Fiorucci e subito a fianco Novembre, i due parlano fittamente.

Le luci si abbassano e parte uno show di immagini, puntualmente commentate da Elio Fiorucci, che ci trasportano a cavallo degli anni sessanta, settanta e ottanta. La cultura Pop, hippies, la voglia del cambiamento e di trasgressione, gli artisti di punta, la nascita del negozio Fiorucci e del brand, un negozio che non era solo negozio ma un plurimo di concetti e di idee, lo sbarco a New York e poi a Chigago, e Los Angeles. Tutti seguiamo attentamente, catturati dalla voce di Fiorucci e dalle foto che mostrano quanto Fiorucci e il suo crescente successo fosse un successo delle sue idee e intuizioni, testimoniato dai protagonisti dell'arte, della musica, come Andy Warhol, Truman Capote, Madonna, che cantera' per la prima volta ufficialmente in un concerto proprio per il party dei 15 anni del brand di Fiorucci, allo Studio54, Keith Haring (che affresco' completamente il negozio di Milano, trasformandolo in una enorme opera pop), le Sister Sledge, star della musica disco che inseriranno il suo nome in una canzone molto in voga, assonando i nomi Gucci-Fiorucci...

Fiorucci ricorda come Milano e New York reagirono all'apertura dei negozi, e precisa che il brand voleva sopratutto comunicare il brio della giovinezza, essere “giovane e amante del divertimento”. Le immagini continuano mostrando artisti, collaboratori, amici come Oliviero Toscani, Alessandro Mendini, Antonio Lopez, Ettore Sottsass, Michele De Lucchi, Terry Jones... e ancora le rilevanti novita' introdotte nella presentazione grafica, cone le figurine, i flyers, i posters... a posteriori sono un importante testimonianza di 30 anni dell'arte grafica, a cavallo tra Europa e USA, tra Milano e New York.

Mentre guardo e scopro molto di un epoca che la mia eta' mi ha permesso solo di vivere di riverbero, un ricordo personale mi sovviene, e riguarda proprio la famosa etichetta dei jeans Fiorucci, i due angioletti tra i fiori. Avro' avuto dodici anni, e un giorno la maestra di matematica arrivo' in classe con un paio di jeans fasciatissimi, che risaltavo le forme del suo bellissimo sedere, e li' facevano bella mostra quei due volti di cherubini birichini, e sedere ed etichetta divennero bollente argomento del giorno tra noi alunni.

Le foto mostrano i negozi di Fiorucci come veri e propri centri della cultura pop dell'epoca, con Warhol che dichiara che “... ci sono solo due posti dove vado a divertirmi a New York, lo Studio54 e il negozio Fiorucci”. E' tutta un'epoca che si svela sotto i nostri occhi, e abbiamo il privilegio di raccoglierne la testimonianza da uno dei protagonisti. Un caloroso applauso accoglie la fine dell'intervento di Elio Fiorucci, che passa posizione di sedia e parola a Fabio Novembre.

Fabio Novembre ripercorre il suo cammino spiegando i suoi concetti guida nel campo del design, illustrati da parecchie fotografie dei suoi lavori eseguiti presso negozi, bar, ristoranti, hotel, discoteche tra Milano, Hong Kong, Londra, New York, Barcellona, Berlino

Gustosi aneddoti personali si alternano a considerazioni di piu' ampio respiro, e tutti hanno modo di entrare nello spirito creativo dalla porta privilegiata del suo racconto, che abbina considerazioni culturali sui suoi simboli preferiti (il serpente, rivisto come simbolo positivo di protettore ctonio pronto a fargli cadere in testa la mela dell'idea creativa, la bellezza dell'isola di Ischia e la villa di Curzio Malaparte, che diventa forma per un tavolo di lavoro che non e' altri che la sua isola nel mare magnum del lavoro, il corpo della donna, perfezione di forme da sempre ispiratrice... giusto per citarne alcuni) all'illustrazione di alcuni suoi lavori famosi.

Il suo riconoscimento per Milano e per amici e maestri, come Ettore Sottsass e come per lo stesso Elio Fiorucci, punteggiano e sottolineano le sue scelte di designer, tese a far partecipare chi usa i suoi oggetti ad entrare, giocare e abitare le sue idee. Ecco quindi la famosa seduta “Her” and “Him”, il sofa' “Divina” e foto della recente installazione alla Triennale di Milano “Il Fiore di Novembre”, per arrivare alla recentissima creazione di Nemo, grande successo all'ultima edizione del Salone del Mobile.

Novembre narra con brio, e trasmette la sua passione a noi spettatori, che guardiamo, ascoltiamo e godiamo del racconto sulla genesi del tavolo con 171 gambe, oppure della serie di vassoi Piazze d'Italia.

Il suo contributo, generoso e caloroso abbinato a quello di Elio Fiorucci ci pare un tributo azzeccato alla Milano “Creative City”.

La sensazione tra il pubblico e' quella di davvero aver potuto lanciare uno sguardo privilegiato nella vita di chi del fare artistico fa la sua ragione di vita, per citare parzialmente l'intervento del giorno prima dell'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, e l'applauso lungo e convinto suona come un grazie, ed e' anche di buon auspicio per gli eventi che verranno a punteggiare la settimana di Milano. Appuntamenti ai quali, ahime', non potro' assistere perche' impegni di lavoro mi porteranno a SuZhou per vedere le due grandi esibizioni di arte contemporanea appena allestite e poi Pechino, a incontrare amici artisti e galleristi dei distretti 798 e di A22, per tornare poi nel sud della Cina, a Shenzhen.

Ma di questo, vi diro' poi.

Marco Maurizio Gobbo



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