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ARTASIA
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Cina, SuZhou: Liu QingHe "Time Waves"

Poster "Time Waves" Liu QingHe al True Color Museum

Arrivo a Suzhou, al True Color Museum (www.truecolormuseum.org) in una tarda e calda mattinata, verso le undici circa. L'art director, Jiang Shan, mi aveva promesso “incontri” artistici interessanti, grazie alle due esibizioni in corso. Vi diro' qui del primo incontro, che riguarda un emozionante, ricco e profondo lavoro di Liu Qing He ( 刘清河, nato a TianJin nel 1961, diplomato presso la TianJin Academy of Arts and Crafts, piu' avanti altri diplomi dal Folk Art Department e dal Chinese Painting Department alla Central Academy of Fine Arts, Beijing), uno dei riconosciuti maestri contemporanei della pittura ad inchiostro.

Quello con Liu Qing He e' un reincontro, la prima volta ho conosciuto l'opera e l'uomo a Shenzhen, grazie ad una sua personale, “The Edge of Chaos: Works by Liu Qinghe” organizzata dall' He XiangNing Art Museum di Shenzhen (www.hxnart.com, purtroppo quasi solo in cinese, ma qualche parola in inglese puo' aiutarvi nell'esplorazione del loro sito) dal dicembre 2009 al marzo 2010. Liu QingHe sta, per quello che riguarda l'uso della tecnica della pittura a inchiostro, nel solco della tradizione, con tematiche che guardano pero' alla contemporaneita', alla vita di tutti i giorni. Di quella mostra ricordo immagini intense, di donne dall'espressioni e dalle pose a volte sottese d'erotismo, si, ma dai volti indifferenti, distanti, velati, melanconici... e poi acqua, tante volte appare l'acqua nei suoi lavori, un'acqua scura, poco invitante, un'acqua che mi sembro' giusta metafora di immersione-sparizione oppure emersione-ritorno delle sue figure femminili, o perlomeno cosi' sentii vibrare io le sue opere.

Liu QingHe e' maestro di una tecnica di chiara derivazione XIEYI Hua (letteralmente “XieYi 写意” si puo' tradurre con “fare uno schizzo dei propri pensieri, delle proprie idee”, ovvero quello che noi potremmo definire “disegno, pittura a mano libera“, solitamente questa tecnica e' contrapposta alla cosidetta “GONGBI 工笔” ovvero “meticolosa”, caratterizzata da pennellate finiprecisedettagliate e dettaglianti, la potremmo apparentare al “realismo” e “iper-realismo”; “Hua 画” vuol dire pittura) le sue sono pennellate ampie, vivaci che dipingono soggetti sopratutto femminili che paiono isolati, anche quando raggruppati. Questi appena scritti i mie ricordi di quella mostra. C'erano anche due sue installazioni, a dimostrare che il suo operare si esprime a piu' livelli e con materiali diversi. La sua fama e' crescente e diversi lavori sono gia' in collezioni di diversi musei.

Jiang Shan mi sembra molto coinvolto emotivamente quando parla di quest'ultimo lavoro e non vedo l'ora di poterlo apprezzare.

Come mio solito tralascio la lettura della presentazione del lavoro, appeso fuori da una enorme sala, ed entro, letteralmente, nell'opera il piu' possibile libero da filtri mentali.

L'ampissima sala e' buia, e c'e' all'inizio una struttura illuminata che pare faccia da cornice, da attraversare per entrare. Il limite, il confine: adesso sono nel mondo di Liu QingHe. Dopo un secondo mi rendo conto che sono dentro uno dei suoi dipinti, riesco anche a ricordare quale, ma sono passati troppi mesi, il ricordo e' confuso e non ho memorizzato il nome.

C'e' acqua che gocciola su figure semimmerse, in una acquosa semi oscurita', con poche zone illuminate, alcune fiocamente, altre in maniera piu' decisa. E' un laghetto, quello che ho davanti, e' una delle sue acque oscure, e ci sono figure che emergono o si immergono, altre che si specchiano, sedute di fronte, ai limiti di questa acqua che e' cosi poco invitante, cosi opprimente.

C'e' un ponte davanti a me, con una figura che mi da di spalle, che guarda di fronte, i piedi lambiscono l'acqua. L'atmosfera e' sottilmente carica, drammatica. Alzo lo sguardo, dall'altra parte, in fondo, delle montagne, la luce sfuma abilmente il disegno di questo paesaggio cinese costruito con fili metallici e materiale plastico, costruito come una quinta teatrale, che va all'infinito, questo mi pare un chiaro richiamo alla tradizione... ma contrapposto a cosa?

Cammino e giro intorno al lago, l'installazione e' enorme, l'oscurita' aiuta a sentirsi “dentro” l'opera, fossi un concittadino di Liu Qinghe probabilmente vibrazioni ancora piu' intense risuonerebbero dentro di me. Ecco, un lampo mi attraversa la mente: ho sbagliato, queste figure non sono tristi quanto apatiche, lontane, indifferenti, come nei dipinti.

Si, c'e' come una apatica rassegnazione, e nel loro non comunicare direi anche un' afasia. Cerco di entrare nello spirito di quello che vedo, quello che vedo da una parte e' un paesaggio, paesaggio in cinese si dice 山水(ShanShui) che vuol dire proprio Montagne e Acqua, e qui sono immerso tra acqua e montagne, il richiamo alla tradizione non potrebbe essere piu' forte e chiaro, e in quest'acqua ci sono una ventina di personaggi, forse di piu', la maggior parte femminili, che nuotano, si immergono, stanno ai bordi, con espressioni stranite, ora apprensive, per lo piu' indifferenti, alle volte mi pare di cogliere sguardi adolescenziali, ingenui.

Ora sono dall'altra parte, ho le montagne alle spalle e riguardo verso l'entrata, e la luce che vedevo sono sagome di palazzi immaginari, costruzioni, edifici nuovi, scintillanti, come usano qui in Cina, gli edifici ritenuti piu' belli, piu' moderni, piu' arditi, di notte vengono illuminati da luci che ne seguono i profili. Li' gli edifici nuovi, qui le montagne e l'acqua, in mezzo una piccola folla indifferente e apatica... ma c'e' altro, in mezzo all'acqua ci sono delle rovine, pezzi di costruzioni rotte, edifici distrutti? Torno a girare.

La tradizione (il paesaggio di montagne e acqua), rovine in mezzo ad un'acqua (tradizione) che pare addormentare chi vi entri, di la' i nuovi edifici illuminati, la nuova Cina... siamo a SuZhou, citta' una volta rinomata come la Venezia Cinese (e gemellata con Venezia), con i suoi canali e la sua acqua... la scelta di questa citta' per questa installazione da parte di Liu QingHe e' tutto meno che un caso. SuZhou come altre citta' cinesi sta vivendo una fase convulsa distruttiva-costruttiva, una citta' che come molte altre, e forse ancora piu' che altre, sta vedendo parte del suo passato sparire sotto le ruspe, e sepolto sotto tonnellate di nuovi, scintillanti edifici.

Lo spazio di Liu QingHe pare ricostruire una realta', ma e' una finzione, e' una realta' metaforica oppure una ricostruzione onirica, uno spazio psicologico che abbina almeno tre situazioni distinte, anzi quattro, se guardo alle rovine nell'acqua come componente a se', ma che formano un'unita' narrativa.

Conoscendo le sottigliezze, le metafore e gli accostamenti di cui gli artisti cinesi sono capaci, allenati da millenni di 'lettura tra le righe', di allusioni larghe come un capello ma profonde come un abisso, sono assolutamente certo che parecchio mi sta sfuggendo, ma non questa silenziosa eppure vibrante, drammatica protesta, questo appello a ripensare alle proprie radici culturali, al non volere vederle sparire, sotterrate da una modernita' omogeinizzante e spersonalizzante, questa sottile, depressa presa di coscienza, che lentamente gocciola nel lago oscuro di Liu QingHe.

 

Time Waves” di Liu QingHe prosegue fino al 6 agosto 2010, presso il True Color Museum di SuZhou. Per chi va a Shanghai, SuZhou e' facilmente raggiungibile in treno, un viaggio di circa 40 minuti. Da visitare: la citta' vecchia, i Giardini tradizionali (patrimonio dell'umanita', sotto UNESCO). Non perdetevi la sua cucina, una delle piu' delicate e prelibate nel panorama della cucina cinese.

Nel prossimo articolo: Ye Fang e la rinascita del Giardino Tradizionale Cinese, con il suo “A gift to Marco Polo” alla citta' di Venezia.

Piu' avanti ancora vi diro' della grande mostra “Nature of China Contemporary Art” sempre al True Color Musuem di SuZhou, e “The Youth Sale Store” presso la galleria Pekin Fine Arts di Pechino.

Marco Maurizio Gobbo



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