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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Un Viaggio a YangShuo


Sky, il mio LaoShi, ovvero maestro, di cinese, s’intende, l’aveva buttata li’, il 2 maggio. Mi sarebbe andata l’idea di andare per un weekend a Yang Shuo?

Yang Shuo sta a 800 km a Nord Ovest da Shenzhen, vicino Gui Lin che e’ la citta’ principale (potrei definirla capitale? Qua le province sono ministati da 60, 70 80 milioni d’abitanti) della Provincia autonoma di GuangXi. E’ una localita’ famosa per il suo paesaggio ‘tipicamente cinese’, tra colline e acqua, l’acqua del fiume Li. Una parte del paesaggio fluviale e’ cosi rinomata da essere stampata su di un lato delle banconote da 20 Yuan.

Ci ho pensato e non pensato per circa quattro giorni poi ho deciso per il si. Partenza venerdi 11 maggio con arrivo a Yang Shuo la mattina del sabato, ripartenza la domenica sera con arrivo, spossati, a Shenzhen alle 7 del mattino di lunedi 14.

Viaggio in pullman a cuccette. Mai visti prima. 36 posti, su un bus appositamente adibito per lunghi tragitti. Permanenza in un ostello per la gioventu’: arredamento della camera composto da due letti, due lampade letto, un mobiletto con sopra un televisore, due asciugamani, null’altro. Spesa, per una notte, 80 Yuan, circa 10 euro, da dividere in due.

Prima del viaggio un po’ preoccupato lo sono: almeno una volta al mese ci sono notizie d’incidenti stradali che coinvolgono questi autobus, l’ultima arrivata il 16 maggio, un autobus precipitato da un ponte… oppure, specialmente nel sud della Cina, non sono infrequenti gli assalti all’autobus, di notte, all’arma bianca: i rapinatori bloccano gli autobus usando anche alberi che attraversano la strada, salgono, rapinano e se ne vanno. Ma saranno leggende metropolitane? Mah. Andiamo: l’avventura e’ l’avventura, no?

La stazione di partenza dell’autobus e’ nel mio quartiere, vicino a dove abito, quindi sono 10 minuti di taxi… Ci troviamo alle 20.30 puntuali lì davanti, lui che arriva dalla sua zona, a circa un’ora e mezza di distanza dalla mia. Il mio Lao Shi, e’ poi un serio 28enne di provenienza da una delle province piu’ a nord e piu’ fredde, la cosiddetta Inner Mongolia (Nei Mongu), o Mongolia Interna. E’ gentile, paziente, parla inglese meglio di me e non e’ mai stato all’estero (io lo batto come conoscenza di vocaboli, specie quelli aulici e libreschi o attinenti all’arte e allo slang, ma lui ha un accento migliore del mio, che proprio non ci bado piu’ tanto). E’ un vero intellettuale: il suo sogno, se diventasse ricco, sarebbe quello di tornare all’universita’, magari in Canada o in Gran Bretagna per un’altra laurea o dottorato.

Soffre un po’ di depressione ed e’ in cura da qualche anno. In Cina sono stimate ufficialmente almeno 30 milioni di persone con problemi o disturbi psichici, il 90% dei quali non sono seguiti. Gli specialisti sono pochi, dicono un ordine di grandezza in meno di quelli che servirebbero, e una grande ritrosia culturale ad ammettere di aver bisogno d’aiuto psicologico o psichiatrico. Chiusa parentesi.

Per me Sky e’ un “melanconico” e, molto probabilmente, quando lavora o si trova con stranieri (nel mio caso abbina le due situazioni) il suo umore migliora. Prima di partire facciamo rifornimento d’acqua e in un negozietto acquisto un paio di dolci da forno che non conosco, una si chiama ossa del drago e l’altro non ricordo… ma sarebbe stato meglio addentare una mela o una banana: non ho ancora trovato un loro dolce che mi piaccia. Chiacchieriamo e alle 9.20 ci fanno salire sul pullman. Prima di salire bisogna togliersi le scarpe, che vanno riposte in un sacchetto di plastica rossa: cosi si sporca di meno il pullman, che e’ come una camera da letto viaggiante, condivisa per la stragrande maggioranza dei casi da sconosciuti che per una notte dormono insieme. Chissa’ che storie d’amicizia e d’innamoramento sono nate su questi pullman, che in certi casi viaggiano anche per 36 ore consecutive.

Il pullman ha l’aria condizionata, perfino troppo: io mi trovo sotto un maledetto bocchettone e ne risentiro’ per quasi due giorni, meno male che non mi e’ arrivato l’attacco di cervicale. Si parte, e anche noi partiamo con delle chiacchiere del piu’ e del meno. Abbiamo prenotato le cuccette in modo da essere affiancati, in alto, siamo divisi da uno dei corridoi del pullman. Sky sta guardando in questi giorni uno sceneggiato televisivo intitolato ROMA, 12 episodi di un’ora ciascuna, produzione americana. Cosi i temi del discorso vertono su storia, lingua, radici, Roma, differenze culturali…via via che il mezzo viaggia, si affievoliscono le voci, dopo qualche ora la strada si fa accidentata: Sky sta dormendo della grossa, io chiudo gli occhi e non oso guardare fuori: all’improvviso immagino che siamo su un sentiero di montagna pietroso e di ciglio su di un baratro… Apro gli occhi e vedo sfilare alberi e alberi, appena sbiancati dalla luce dei fari.

Richiudo gli occhi. Riusciro’ a dormire per tre ore circa. Alle sei inizia a piovere a dirotto, io sono intirizzito dalla cazzuta aria condizionata: devo imparare a viaggiare con un golfino da mettere quando sono su treni, autobus e metro, per poi toglierlo appena fuori, che fuori ci sono almeno 30 gradi e 100% di umidita’… Arriviamo alle 7.30, sta spiovendo, meno male, e non ci sono 30 gradi ma, concordiamo, circa 22/23. Si sta bene. C’incamminiamo verso la via principale, quella turistica e piu’ famosa, che si chiama, guarda un po’, XI JIE (si pronuncia SC GIE’), che vuol dire Strada dell’Ovest.

Ci fermiamo in una bettola, e la definizione non vuol essere denigratoria, per una colazione composta da: spaghetti di riso in brodo con verdure varie. Mi fa un po’ senso vedere prendere i lunghi spaghetti con le mani, da questa donna che poco prima aveva manipolato banconote e spostato arnesi vari, da un contenitore per poi venire messi a rinvenire in un calderone d’acqua bollente, l’acqua bollente sterilizza, penso…: poi messi in una ciotola, vengono aggiunti varie spezie e vegetali e, una volta consegnate, noi stessi provvediamo ad aggiungerci il brodo che peschiamo da un altro calderone. Il tutto e’ anche saporito. Alle colazioni salate e brodose mi ci sono abituato. Costo per due: 5 yuan, circa 70 centesimi d’euro.

Camminiamo per la XI JIE e ricomincia a piovere, il cielo e’ proprio grigio di nubi, speriamo bene… compriamo per strada delle plasticacce che facciamo finta che siamo impermeabili, meno male che avevo portato un mini-ombrello. Sky, uomo del Nord, cammina in sandali sguazzando nell’acqua con noncuranza, io penso ai reumatismi.

Arriviamo all’Ostello. Secondo me lui e’ troppo sicuro di trovare una camera libera e pulita alle 8 del mattino. Infatti, non c’e’. E fuori adesso piove a dirotto. Il ragazzo del ricevimento ci dice di tornare per le dieci. Ok, Andiamo a fare un’altra colazione e diamo un’occhiata in giro. Questa volta beviamo un caffe’ in uno dei numerosi “caffe’’ all’occidentale… un caffe’, il piu’ scarso, 20yuan… 40 yuan per due caffe’…dopo aver pagato 5 yuan per le zuppe giuro che non berro’ piu’ caffe’ nei locali in Cina, a meno che non me lo offrano, chiaro!

Stiamo nel locale il piu’ a lungo possibile chiacchierando di musica occidentale: nell’aria c’e’ una musica blues lenta, con questa voce bassa, e il riff di chitarra… a Sky piace. Io ascolto attentamente, penso a Springsteeen, poi no, non ha i timbri alti di Springsteen… ma questa chitarra la conosco, di sicuro… dico a Sky che secondo me e’ Mark Knopfler, a momenti manco riesco a pronunciarlo. Lui mi chiede di ripetere due volte: Mark che? E gli racconto dei Dire Straits, del loro album che ascoltai quando andai a naja, mica gli dico cosi, neh… gli dico “militar service”.

Piu’ l’ascolto e piu’ mi sembra lui. Mi verrebbe voglia di scommetterci. Gli chiedo di chiamare la cameriera e di chiedere se si puo’ sapere il nome del cd o del cantante o del gruppo. Lui mi dice che gli piace proprio, io gli dico “Secondo me e’ Mark”. La cameriera arriva, guardo: Mark Knopfler, ShangriLa. Ma che bell’orecchio che mi ritrovo, o forse mi piacque cosi tanto quell’album ascoltato nei pomeriggi inutili in caserma che, voila’, la memoria lavora che e’ una meraviglia.

Proseguiamo a chiacchierare e cosi’ imparo che Yang Shuo e’ un posto che e’ stato scelto da parecchi stranieri per abitarci: sono insegnanti di lingue, dovrei dire di lingua: la lingua straniera assolutamente piu’ studiata in Cina e’ l’inglese, seguita, a distanza dal giapponese, o sono persone che hanno scelto di venire qui da pensionati. Fatto sta che la comunita’ di stranieri e’ abbastanza grande, alcuni hanno dei negozi, ristoranti o altre attivita’.

La provincia del GuangXi e’ una delle cinque regioni autonome della Cina. Qui si comincia a vedere al Cina povera. Tradizionalmente la Cina piu’ ricca e’ sempre stata, e lo e’ ancora di piu’ oggi, quella che si affaccia sul mare, quindi tutte le regioni con costa a partire dal GuangDong e, salendo verso Est, Fujian, che e’ la provincia che affaccia Taiwan, Zhejiang, famosa per posti come HangZhou, definita la Venezia cinese e Shanghai, poi abbiamo Jiangsu, provincia famosa per poeti, artisti e intellettuali nonche’ politici, poi Jiangsu e Shandong.

Una delle grandi colpe storiche, tra le altre, di Mao fu quella di non ascoltare chi gli consigliava di attuare una politica di contenimento demografico fin dagli anni 50, ma lui era assolutamente contrario. Altri uomini politici, tra i quali Deng Xiaoping, fin dagli anni 60 volevano una riforma economica d’apertura verso l’occidente, ma invece arrivo' il terrore della Rivoluzione Culturale e la chiusura totale. Da sole, queste due riforme, avrebbero potuto creare una nazione meno popolata e con una ricchezza piu’ equamente condivisa.

Spiove ancora. Facciamo un giro. Sky e’ gia’ stato a Yang Shuo, che finora non mi dice moltissimo come posto, e mentre camminiamo mi dice “Andiamo verso il fiume”. Dopo dieci minuti siamo li: bell’ansa di fiume lento, vegetazione propria tipica, nuvole basse e pioggia… la temperatura si sta alzando, comunque. Un amico mi aveva consigliato di non mancare il giro in barca sul fiume, e Sky conferma. Decidiamo per la gita in barca oggi e domani, se il tempo si aggiustera’, un giro in bicicletta per tutto il giorno. Ok.

Adesso piove a dirotto, mentre torniamo all’ostello m’immagino sulla barca che non vedo un belin, vista la muraglia cinese di pioggia che pare proprio non voglia smettere oggi.

Entriamo nell’ostello, adesso c’e’ una ragazza, che sta chiacchierando in inglese con una cliente giapponese. Sky chiede. La smorfia sul suo viso non mi piace… la camera sara’ pronta verso le 12 e 30! Lo guardo. Fuori spiove. Gli dico ”Senti, molliamo tutto qui e andiamo a farci il giro in barca, che dura almeno tre ore, fra tre ore sara’ pronta 'sta cacchio di camera, no?”. Ma mica glielo dico cosi…Soavemente espiro in inglese “Non pensi che sia una buona idea andare ora a fare il giro in barca? Cosi fra tre ore la camera sara’ pronta, no?” Parlare altre lingue aiuta ad essere molto gentili e cortesi, le parolacce sono piu’ ostiche da pronunciare.

Sky annuisce e via che si va. Autobus fino ad un altro paesino, solo una trentina di minuti di viaggio. Campi di riso, bufali, contadini con i cappelli di paglia a falda larga…la Cina non metropolitana comincia a sdrappeggiarsi davanti ai miei occhi. Appena arriviamo sul posto siamo seguiti da due donne che offrono, consigliano, spingono all’uso della loro imbarcazione, camminiamo per dieci minuti seguiti da loro come ombre. Il villaggio da segni di poverta’ e di sforzi per dimenticarla. Una cosa mi colpisce: le persone che lavorano o si danno da fare mi sembrano soprattutto le donne… gli uomini chiacchierano, fumano, stanno seduti.

Ecco le barche. Non piove. Gia’ da qui posso vedere parte del paesaggio. E si, questa e’ la Cina davvero. Non possiamo salire, bisogna attendere che ci sia un numero di persone adeguato…che culo, arriva un gruppetto almeno di venti e infatti la signora che aveva tallonato Sky ci fa cenno di imbarcarci. Pochi minuti dopo siamo in acqua, e una ragazza dal fare grazioso comincia ad illustrare i punti salienti del percorso. Non capisco una gotta. Guardo fuori del finestrino e mi perdo ad osservare il paesaggio. Sky e’ silenzioso, la sua melanconia sta vibrando all’unisono con quella del cielo grigio, dell’acqua che va docile e lenta, del brum brum brum del motore della barca… Ad un certo punto capisco che si puo’ uscire, e scatto delle foto con il mio telefonino. Sky usa la sua camera digitale. Sorride. Forse vedere un posto melanconico esterna la melanconia in lui, la riduce, l’assorbe…mah. Mi pare che stia meglio. Cos’e’ st’agitazione? Ah si. Il paesaggio delle banconote, sembra che tutti vogliano farsi immortalare con alle spalle i famosi picchi, qualcuno estrae la banconota dal portafoglio e indica un po’ li e un po’ qui.

Sky, ma non hai una banconota da 20?” Si che ce l’ha. Bene, guardiamo, ci assomiglia proprio. Rido’ la banconota a Sky. Mo’ pioviggina…ma e’ sottile, e calda…s’intona alla giornata. Non diciamo piu’ niente e per due ore riflettiamo tra paesaggio e discorsi interiori. Penso che sarebbe stato diverso se fossi stato li da innamorato, con il mio amore vicino. Il posto e’ dannatamente romantico. Anche con la pioggerellina. O forse proprio per quella.

Sulla via del ritorno, in autobus, chiacchieriamo un po’ in cinese. Chiacchierare e’ un’espressione azzardata: Sky dice qualcosa, io cerco di capire e balbettare una risposta. Ma la conoscenza del mio cinese, a quanto pare, e’ gia’ sufficiente per provocare stupite reazioni e complimenti… ma da dove, da dove (Na Li, Na Li) si dice in cinese per esprimere che proprio non se ne sa mezza. Ed e’ proprio vero. Certo, so 50 frasi in piu’. E leggo qualcosa, ma siamo lontani da cio’ che si chiama “conoscenza”. Fatto sta che i complimenti piacciono sempre e arriviamo all’ostello piu’ contenti, per il bel giro in barca e per le mezze frasi dette in cinese, dopotutto lui e’ il mio Laoshi e ogni progresso lo vede, a ragione, anche come ritorno dei suoi sforzi.

La camera e’ “quasi” pronta. Come quasi? Quasi quasi m’incazzo e perdo la mia proverbiale non-flemma, un tremolio di ciglio fa capire che anche il mio Laoshi dell’ Inner Mongolia non e’ proprio contento. La ragazza si sprofonda in scuse… aspettiamo cinque minuti e ci fanno salire, in camera c’e’ una signora che si scusa mentre finisce di lavare il pavimento... ma di solito le camere non vanno lasciate alle 10? Sky chiede. Oh, qui ha dormito ieri sera il proprietario dell’ostello, e sai, al proprietario nessuno ricorda gli orari d’uscita. E’ gia’. Tutto il mondo e’ paese.

Ci sistemiamo, ci laviamo, ci cambiamo. Sono le 3. Che si fa? Giro in paese. Di piovere ha proprio smesso e qualche raggio di sole filtra. Adesso XI Jie e’ irriconoscibile: tutti i negozi sono aperti con le bancarelle che occupano il marciapiede, ci sono un sacco di persone, turisti, in giro. Turisti occidentali e turisti cinesi perche’ Yang Shuo e’ famosa in tutta la Cina. Su di una bancarella trovero’ poi un libro dal titolo “Innamorarsi a Xi Jie”….mmmm non so perche’, ma mi viene in mente Rimini.

Ci fermiamo a mangiare in un ristorante il Pesce alla Birra che e’ una specialita’ del posto,e lumache ‘misto aglio’. Ed e’ davvero tutto buono. Si chiacchiera di specialita’ francesi e italiane, ma voi mangiate le rane, ma certo , ci mancherebbe e anche le lumache, mio caro… Beviamo birra. Siamo quasi allegrotti. Lasciamo il ristorante e camminiamo un po’.

Dopo dieci minuti che giriamo scatta la molla: mi accorgo che molte bancarelle sono strapiene di oggetti finti o veri di antiquariato, di osso, di avorio, di argenti vecchi…mi scatta la frenesia dello scopritore di tesori occulti, quella frenesia che fa prendere inculate pazzesche a persone inesperte che credono di aver scoperto la statuina del 16esimo secolo e poi a casa, una volta ripulita,da avorio diventa plastica…

Anche Sky è contagiato. Visitiamo tutte le bancarelle, tutte. Riusciamo a capire le cose che tutti vendono da quelle che sono uniche su ogni bancarella. Sky si compra un cappello da cowboy nero e una camicia, io non ho ancora deciso cosa sara’ la mia pazzia da shopping turistico.

Mi giro e vedo la prima. Voglio farmi una firma cinese, incisa nella giada. Ma secondo voi la giada si vende sulle bancarelle? Noi “crediamo” di si. Rigiriamo tute le bancarelle. E poi in un negozietto, che mi pare davvero abbia cose autentiche, e quindi molto pericoloso, lo vedo: un contenitore di metallo che sembra argento, che richiude in se un cilindro di “giada” pronto per essere inciso…

Passiamo una buona mezzora a parlare dei pro e dei contro, del sara’ vero o sara’ falso…sara’ argento o sara’ una minchiata… io decido per la minchiata, e percio’ decido di acquistarlo e di farci incidere il mio nome cinese in caratteri tradizionali. Plauso e ammirazione del negoziante e anche del comunque perplesso Sky che rimane sconvolto dalla mia determinazione, visto che non siamo sicuri per niente se sia tutto autentico oppure vero ciarpame. Mentre consegno l’oggetto al proprietario che prende nota, il mio sguardo cade su di una lente d’ingrandimento, che pare incastonata in un supporto d’argento, e quelle cose azzurre sembra…”Turchese!” conferma il proprietario. Venduto. Sky mi consiglia di uscire dal negozio. Seguo il suo consiglio.

Secondo me e’ proprio plastica azzurra, ma chissa’, magari in futuro scopriro’ che e’ turchese davvero. Usciamo. E' buio. La strada brulica di luci e di passanti. Andiamo a mangiare, cosa? Una pizza. La mia prima pizza in Cina. Glisso.

Dopo la cena ricominciamo a girare le bancarelle. Eh si, siamo in frenesia da turisti.

Che altro oggettino potrei comprare? Sky si ricorda di Mark Knopfler ed entriamo in un negozio di CD musicali, mi chiede dei consigli su musica occidentale, beh se ti piace Mark, comprati un best of dei Dire Straits... e di italiano? non so…ma li di fianco, guarda, c’e l’ultimo della Pausini! A 25 yuan (2 euro e mezzo), gliela consiglio e lui la compra… poi si compra una delle raccolte "Buddha Bar"…io compro un cd di vera musica buddista che poi ascoltero’ una volta sola nella mia vita e un doppio cd di musica popolare cinese, che mi piace di piu', ma che e’ cosi triste, che a volte mi fa venire in mente tutti i miei amori passati in una volta sola.

Ricominciamo il giro delle bancarelle

Non sono ancora soddisfatto. Decido che voglio un autentico portafortuna, visto che sono in una delle zone piu’ superstiziose del mondo… il mio segno cinese e’ il bufalo…un bel bufalo in legno o in metallo….perche’ no? Sky se la ride: non si aspettava tutto cio' da me…setacciamo le bancarelle e lo tiro dentro davvero, cerchiamo statue o statuine, in legno o metallo, di bufali o tori. Ma non voglio un bovino sdraiato e no!, decido che porta male, voglio un toro che carica o che corre. Un bel "raging bull". Lui mi dice ”Ah, vuoi il toro della borsa!”…a quello non avevo pensato ma visto che qui mezza Cina sta portando anche i gioielli di famiglia in Borsa, in questi mesi d’impennate borsistiche, non mi stupisce che lui ci abbia pensato.

Una statuina pare carina, giro e rigiro il toro... ma e’ senza palle! Si decide che il toro o bufalo deve avere le palle, almeno abbozzate, senna porta sfiga, senno che toro e’? E via che si riparte. A fine serata, e ci accorgiamo che e’ fine serata perche’ qualche negozio chiude e le persone si stanno diradando, ho visto almeno altre due statuine che mi piacciono davvero... una Guan Yin che pare proprio in osso, una dea che rappresenta la rinascita, ed un cavallo bardato alla cinese che corre, sempre in osso. La Guan Yin pare sorridere e quando mi sembra sorridere penso che sia di plastica, mah!

Decidiamo di ricoverarci in ostello e farci passare la febbre. Domani e’ un altro giorno.

Ci svegliamo benissimo, dopo una saporosa dormita, ci precipitiamo a far colazione con gli immancabili spaghetti di riso, poi per strada mi fermo presso un fornaio e voglio provare qualcosa che non conosco dei loro prodotti dolciari, solitamente sono fatti di pasta troppo morbida, quasi inconsistente, Sky mi dice che a loro piu’ e’ morbida e piu’ piace, alla fine compro un flautino di pasta sfoglia cosparso d’arachidi. Buono! Usciamo e, trovato uno dei numerosi negozi che noleggiano bici, ne scegliamo due e le paghiamo per tutto il giorno (15 yuan a testa, 1 euro e mezzo).

Sky ha una mappa e lascio fare tutto a lui, non so come ma mi pare che lasciare a lui l’organizzazione delle cose lo faccia sentire meglio. Lui e’ piu’ sereno e io mi sento proprio in vacanza. E’ la mia prima volta fuori dalla provincia del GuangDong, e’ la mia prima visita “turistica”. E me la sto godendo. Il giro in bicicletta e’ stata un’ottima idea. Dopo pochi chilometri fuori citta’ siamo nel silenzio e immersi in un paesaggio proprio unico, non tento di descriverlo, una fotografia spazzerebbe tutte le mie velleita’ verbali. Percorriamo il lungo fiume, scattiamo delle foto, una di queste sara’ la piu’ bella che io abbia mai scattato finora in Cina. Il fiume lo attraversiamo due volte, una volta tramite un ponte ed un’altra volta facendoci traghettare su delle mini imbarcazioni di bamboo. Una volta si diceva: e’ tutto molto bucolico.

Sky si diverte molto a scattare foto a me, che non gradisco un granche’, ma contento lui… Ciclettiamo e chiacchieriamo e andiamo a visitare il Monte della Luna, che e’ piu’ che altro una collina, detta cosi perche’ ha un grande buco che, a seconda della posizione dalla quale lo si osserva, pare di osservare le fasi lunari.

L’ascesa alla collina, fatta su scalinata di pietra, farebbe felice il piu’ masochista dei miei amici, sapete quelli per i quali sudare e soffrire camminando e’ tutta salute… una volta arrivati li il panorama non e’ male davvero e il sudore pare che sia servito a qualcosa, in fondo.

Ma sono ormai le 4 e alle 8.30 riparte il pullman per Shenzhen. Dobbiamo andare a prelevare la roba, cambiarci, mangiare qualcosa, prendere il mio timbro personalizzato e magari dare un’altra occhiata a bufali e dee in osso.

Pedaliamo con leggerezza verso il ritorno e facciamo tutto per tempo. Per la cena scegliamo un ristorante vegetariano. Buonissimo. E poi… in effetti poi compro il bufalino in legno, la dea GuanYin e anche il cavallo in osso…

Il viaggio di ritorno e’ la copia di quello di andata, ma riesco a dormire di piu’ e quindi le fermate intermedie per pausa pipi mi risultano piu’ sgradevoli e disturbanti. Tra un sonno e l’altro la Cina appare e scompare, le immagini di questi sette mesi, quasi otto, con tutto quello che ho vissuto finora, visto, imparato… mi pare proprio nulla.

Alle sette del mattino entriamo in Shenzhen, con i suoi grattacieli e i suoi edifici nuovi…no, decisamente non e’ proprio come abitare in Cina o forse sbaglio, la Cina alla quale vogliamo pensare e’ sempre quella da vecchia cartolina, da tempi di quando i cinesi avevano il codino (cosa che odiavano, tra l’altro, visto che era stata imposta da un imperatore proveniente dal NordEst della Cina, di etnia diversa dalla maggioranza) o dei comunisti tutti vestiti di blu o di verde…qua e’ la nuova Cina. Shenzhen, che e’ meta di turismo da parte dei cinesi che vogliono vedere la citta’ piu’ moderna, il frutto della politica dell’apertura economica di Deng Xiaoping, colui che proprio da Shenzhen, in un gia’ storico tour nel Sud della Cina nel 1992, lancio' la nuova parola d'ordine "Arricchirsi e' glorioso!" e il Dna commerciante cinese non aspettava altro per mostrarsi anche in patria. Deng e’ quasi venerato, la sua statua viene visitata da gruppi che depositano fiori e si fanno fotografare di fronte a lui. La Cina cambia, i cinesi cambiano e forse non sanno piu’ chi sono: non sono comunisti, non sono o non possono o non osano definirsi capitalisti, non sono tradizionalisti, Confucio e’ importante? Si, forse, ma forse piu’ che altro a loro piace pensare che sia ancora importante, o forse lo e' davvero, chissa', e la tradizione, che viene ora manipolata a uso statal-nazional-popolare? Stanno maneggiando un capitalismo selvaggio, con piccoli e medi e grandi imprenditori che guardano l'esempio delle grandi aziende delle cosiddette nazioni democratiche che qui usano i mezzi che non osano utilizzare nei loro paesi.

Questa sara’ materia per altre riflessioni. Io, intanto, inizio a sentire adesso che sto cominciando ad “abitare in Cina”. Yang Shuo, con la sua dolce melanconia, me ne ha dato un assaggio diverso.

Marco Maurizio Gobbo



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