blog@exibart.com
home inaugurazioni calendario speed-news forum annunci concorsi sondaggi commenti pubblicità contatti
Exibart.platform > onpaper mobile bookshop rss radio tv alert newsletter segnala blog
recensioni > roma milano napoli venezia torino toscana vedi le altre 
rubriche > libri architettura design fashion in fumo decibel vedi le altre 
e-mail    password password persa? registrati ora!


ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Character of China- - 2010 Chinese Contemporary Art Documentary Exhibition.


Sono invitato da Jiang Shan del True Color Museum di Suzhou, per visitare una mostra che gia' dal nome si preannuncia interessante, e ambiziosa.

《中国性——2010中国当代艺术研究文献展》 Character of China- - 2010 Chinese Contemporary Art Documentary Exhibition. (La mostra prosegue fino al 5 agosto 2010)

Questo mi da' l'abbrivio giusto per scrivere delle idee che stanno circolando ora in Cina, concernenti gli scorsi 30 anni di espressione artistica e la contemporaneita', e le mie idee a riguardo.

Dividero' questo blog in diverse parti, per non appesantire troppo la lettura, e spero di riuscire a dare a quei quattro interessati un quadro il piu' possibile chiaro di cio', che, a mio parere, succede.

La presentazione della mostra rammenta come “la scena dell'arte contemporanea cinese sia diventata uno dei soggetti piu' discussi in ambito internazionale e di come le teorie e i concetti sull'arte di provenienza Europea e Nord Americana abbiano un grande impatto sugli artisti cinesi”. Si indica anche come “la scena dell'arte contemporanea cinese sia “controllata” dal mercato dell'arte e dalle “idee culturali ufficiali”, non lasciando spazio ad una piena rappresentazione delle varie realta' culturali e spirituali che sono in essere.

Nell'attuale contesto di crescente globalizzazione, la discussione sul “Character of China” ovvero lo stile peculiare che discende o discenderebbe dalle caratteristiche culturali nazionali in ambito artistico sta diventando argomento tra i piu' dibattuti. Mentre da un lato il “come” del fare arte rivela lo stato attuale del popolo Cinese, della sua vita, del carattere della gente e della nazione, d'altro canto la storia e la cultura cinese sono usate come risorse culturali di conoscenza dagli artisti contemporanei in Cina.”

L'intro sottolinea come “l'arte contemporanea debba iniziare dai bisogni di crescita spirituale dell'individuo...... solo la libera creativita' individuale puo' trascendere le ombre degli interessi occulti dell'ideologie e dell'industria culturale, per mostrare la realta' della ricerca culturale e spirituale avvenuta in Cina negli ultimi 30 anni”.

Queste sono le premesse della mostra, e mi sembrano molto chiare.

La mia riflessione parte da queste premesse, e va oltre, non riguarda solo il ruolo dell'artista in Cina, in Kenya o Vattelapesca, quanto il ruolo di chi “fa arte” in un contesto che puo' solo essere considerato mondiale. L'artista con il suo fare parla si al pubblico che gli sta attorno, ma il suo discorso, in quanto essere umano, non puo' che essere ulteriormente indirizzato a tutti, al resto dell'umanita'. La creazione di una fitta rete di collegamenti internazionali e intercontinentali fa si che gli artisti oggi si parlino e parlino sempre piu' al di la' dei propri filtri di educazione culturale e ideologica. Al meno, molti ci tentano.

Il dibattito su quanto esista di “carattere peculiarmente cinese” nell'arte contemporanea cinese suona alle mie orecchie come il fiato di tromba di una battaglia mezza persa, e probabilmente i molti critici e intellettuali cinesi che denunciano “un'invasione di idee e concetti e stili di vita dall'occidente” non riflettono abbastanza su come idee culturali e concetti e stili di vita dall'Asia e dalla Cina negli ultimi trentanni si siano riversati in occidente, in quello che e' uno stretto e sempre piu' rapido scambio culturale (e commerciale e industriale) e che molto di piu' di questo scambio culturale avverrebbe in direzione Cina verso l'esterno se solo le presenti peculiari modalita' di governo cinese permettessero un piu' ampio e veloce scambio di idee.

Perche' i filtri del peculiare e corrente modo di governare non solo rallentano la circolazione di idee e concetti in entrata , ma distorcono e riducono anche la circolazione di idee e concetti in uscita dalla Cina, costringendo a porre l'accento, a enfatizzare manifestazioni piu' o meno plateali di aperto dissenso verso l'ideologia ufficiale oppure a subire lo sciorinamento di manifestazioni omologate di “arte approvata”, e a tralasciare cosi le altre manifestazioni di ricerca culturale e spirituale in atto.

Le paure di “perdita' di identita'” nazionale e del proprio “essere specifico” non sono ovviamente solo cinesi, ma sono “paure” che si aggirano per il mondo, in qualsiasi nazione o continente, perche' la velocita' di libero trasferimento di idee, ideologie e concetti culturali, laddove non censurato, manipolato, filtrato e o altrimenti controllato, sta dando vita a fenomeni di espressioni culturali non solo transnazionali ma transcontinentali. Detto per inciso queste paure sono, per forza di cose, molto piu' collegate alla lingua e quindi alla poesia e alla letteratura, ovvero alla sua perdita o depauperamento, in relazione all'avanzata dell'uso di strumenti linguistici extra nazionali. Il discorso collegato all'espressione delle cosidette arti visive e' altro, e segue o dovrebbe seguire logiche diverse.

Un artista cinese che vive da parecchi anni a New York, come Cai GuoQiang, e' da considerarsi espressione artistica culturale “cinese”, “americana” o che altro? Che dire di Ai WeiWei, che sta a Pechino dopo aver vissuto 12 anni in USA, il suo discorso artistico e' peculiarmente rivelatore del “carattere cinese”? Solo cinese? Giusto per citarne due di etnia cinese, anzi, Han. Ma si potrebbe pensare ad artisti del Kenya che vivono da 20 anni in U.K., oppure svedesi che vivono e lavorano in Giappone. Ci si puo' sbizzarrire. Modigliani era un pittore italiano o francese? Le biografie di Lucio Fontana riportano debitamente che era argentino, in realta' trascorse gran parte della sua vita creativa in Italia, e mori' in Italia, e molti lo considerano italiano.

Quel che era una sorta di eccezione fino a qualche decennio fa, l'artista che decide di vivere e lavorare in un altro continente o nazione, sta diventando una realta' sempre piu' consistente, e' li da vedere, e non e' solo una questione di “numeri” (quanti artisti di una determinata nazione decidono di andare a vivere e lavorare in un altra nazione o in un altro continente) bensi' di qualita'. Quando si scopre che gran parte degli artisti contemporanei piu' influenti, di qualsiasi nazione, non vivono costantemente nel paese di origine o nel continente di origine, a che tipo di conclusione possiamo arrivare?

La parte finale dell'introduzione afferma che “ la storia dell'arte non e' una serie di mostre, ma e' una finestra aperta sull'anima degli artisti, sui loro conflitti e su tutto cio' che giornalmente devono affrontare nelle loro vite”.

Il fatto e' che, oggi, un artista, come qualsiasi altra persona, ha la possibilita' di attingere sempre piu' liberamente a tradizioni e culture diverse dalle proprie di nascita, e puo' sostituire (o innestare) al ricevuto imprinting culturale altre caratteristiche e tradizioni, sintetizzando culture e creando percorsi e visoni, nuove, talvolta uniche. Percorsi e visioni che sono subito messe in circolo,e che a loro volta influenzano e innescano riflessioni che escono da qualsiasi ambito “nazionale”. Questo avviene grazie all'espansione delle possibilita' di studio e di comunicazione dovute alle nuove tecnologie e alla relativa facilita' con la quale possiamo fisicamente incontrare il rappresentante di un'altra cultura o tradizione culturale, questo dovuto agli accentuati fenomeni migratori e anche alla possibilita' di spostarsi da un continente all'altro piu' facilmente e piu' economicamente.

Basti guardare a, e riflettere su, cosa sia “peculiarmente” oggi la cultura e le espressioni artistiche nordamericane, canadesi, giapponesi o cosa stia diventando quella britannica, giusto per indicare le prime che mi vengono in mente.

Diventa estremamente difficile indicare cio' che deve e non deve essere un qualsiasi “carattere peculiare” dell'arte contemporanea di una nazione particolare o di un'artista, a meno che non si vogliano “fissare” una lista piu' o meno arbitraria di “caratteristiche” , creando una sorta di pedigree, che riflettano il “carattere” vuoi cinese, nordamericano, somalo, ungherese e via elencando, dell'arte contemporanea. Caratteristiche che comunque, e inevitabilmente, cambieranno nel tempo, a meno di chiudere le porte a qualsiasi tipo di (impura?) influenza esterna. Quindi qualsiasi discorso non puo' sfuggire alla limitata ambizione di una istantanea hic et nunc.

Siamo, e lo saremo sempre piu', immersi in un flusso di informazioni e scambi culturali che permettono un'articolazione del discorso e delle riflessioni artistiche (e culturali) che a livelli via via molteplici fondono culture e tradizioni viste fino all'altro ieri come esclusivamente pertinenti ad una nazione o ad una specifica area culturale, ma che domani e gia' fin da oggi, sono e saranno aperte alla riflessione, discussione e manipolazione di soggetti a cui, e di cui non importera' poi cosi tanto sapere la terra di provenienza, se essi siano piu' o meno DOC, il loro l'imprint culturale, o se importera' lo sara' in termini di riflessione e considerazione su di una delle piu' o meno importanti componenti del loro fare “arte” ovvero del loro riflettere, discutere e intervenire nel discorso culturale.

Questo, chiaramente, puo' avvenire e svilupparsi per gradi diversi a seconda di come il flusso di informazioni e scambi culturali venga o non venga filtrato, controllato, ridotto e o manipolato.

Parte prima

Marco Maurizio Gobbo



questo post è stato visto 1160 volte

INSERISCI UN COMMENTO
*Mi chiamo
Città/nazione
E-mail
Home page (senza http://)
*Messaggio
* campi obbligatori
 
home blog

IL BLOGGER

blogger: Marco M Gobbo
vedi profilo
scrivigli

IL BLOG

indirizzo del blog:
themaking.blog.exibart.com
generi: diari personali, arte, cultura generale, viaggi, territorio & gastronomia, giornalismo, musica, religione, società, moda&lifestyle, politica
tutti i post
feed rss
ARCHIVIO


<< < MAG 19 > >>
L M M G V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    

I MIEI LINK


 






     Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Responsabile: Matteo Bergamini
   Direttore Editoriale: Cesare Biasini Selvaggi
   Direttore Commerciale: Federico Pazzagli - fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com -fax: 06/89280277