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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Vieni in Cambogia, vieni a Angkor Wat - Parte Prima


Da dove posso iniziare a descrivere questi giorni in visita al piu' grande ed esteso complesso di Templi religiosi al mondo? Forse dalla mia ignoranza concernente la Cambogia e Angkor Wat, che posso rapidamente riassumere in poche linee, elencando quello che evocava in me la parola Cambogia: i killing fields, Pol Pot e il regime comunista piu' crudele ed efferato di tutti i tempi, il 'tempio delle piante” dove fu girato il film “Tomb raider” con la Jolie, coltivazioni di riso, poverta', tra Thailandia, Laos e Vietnam, le cinque torri di Angkor Wat, stagione delle piogge...

L'aereo parte da Hong Kong, il “pacchetto soggiorno” e' stato creato da me via internet usando una nota societa' internazionale di prenotazione di voli e alberghi, siamo in due, un mio amico cinese, Sam, che e' stato anche l'ispiratore del viaggio, ed io. Faremo tappa per due ore a Ho Chi Minh City, e senza uscire dall'aeroporto andremo poi via, diretti a Siem Reap, ovvero la cittadina con aeroporto internazionale che sta a 5 chilometri da Angkor Wat.

Tutto perfetto, anche la fila in dogana per fare il visto, vado al banco dove sedici funzionari guardano e si passano a turno i passaporti con il modulo di richiesta e la foto, fino ad arrivare all'ultimo che ricontrolla il tutto e chiama, ti guarda e ti rida' il passaporto con il visto. Un buon modo per dare posti di lavoro, penso.

Bisogna dichiarare che cosa si porta in Cambogia come valori, e poi siamo fuori, il tempo e' mezzo blu e mezzo annuvolato, caldo ma non soffocante, il taxi ha un costo fisso di 7 USD fino al nostro albergo, che il tassista conosce. Sono sorpreso. Lo conosce? Poi capisco il perche', Siem Reap (che significa “Vittoria sui Siamesi”, ovvero gli antichi Thai) e' piccola, divisa tra zona vecchia e turistica, con i pub, i ristoranti e i mercati aperti fino a tarda notte, che vendono tutti la stessa mercanzia a beneficio dei turisti, e zona nuova, residenziale, dove si trovano i centri commerciali con i marchi internazionali e i prezzi assolutamente inavvicinabili dal cittadino medio (paga media nazionale tra i 20 e i 30 dollari al mese, cosi dicono) e il nuovo Museo, e dove un appartamento nuovo nel 2008 poteva costare fino a 2000-3000USD a metro quadro. Poi la crisi ha ridimensionato la “bolla”.

Il nostro tassista si chiama Savah, parla un buon inglese e si offre come nostro privato conduttore per la cifra di USD 25 al giorno, ci pare garbato e ispira fiducia, e diciamo di si. Poi ci dice che conosce una guida (autorizzata) che puo' accompagnarci anche lui tutto il giorno, sempre per 25 USD. Bene, perche' no? Ho un bellissimo libro datomi dall'amico Sky, nonche' maestro di cinese, che fu qui lo scorso anno, ma vuoi mettere, qualcuno che ti spiega mentre cammini? Poi ragiono sui prezzi e mi dico che forse le statistiche nazionali sugli stipendi non sono esatte, oppure chi lavora con i turisti e' un privilegiato... Il libro lo leggero' poi di sera, integrando le notizie e le spiegazioni di Wani, questo il nome della nostra guida ai segreti di Angkor Wat. L'albergo sta in una via defilata, tra nuova zona residenziale e vecchio centro, e ci piace molto. I ragazzi del ricevimento parlano anche loro un buon inglese e sono impressionato (“ lo abbiamo studiato a scuola e poi alle scuole private”). Chiedo poi alla proprietaria se qualcuno parla francese, dopotutto qui era Indocina una volta, e risponde gentile che forse qualche anziano ancora lo parla, i giovani, forse anche per affrancarsi mentalmente dal colonialismo, preferiscono tutti l'inglese. Parblue!

Sam non vede l'ora di andare in centro, e anche io sono curioso, dopo una doccia e un ricambio siamo per strada, una strada polverosa, la nostra, con un bar che e' poi uno stanzone con cinque televisori dove ci sono almeno una cinquantina di sedie pronte per essere riempite dagli spettatori. Mi sembra di vedere scene da Italia anni cinquanta, o Cina anni ottanta. Infatti al nostro ritorno dalla passeggiata ripasseremo davanti al bar, pieno, con i cinque televisori accessi su cinque canali diversi e gli spettatori che seguono, apparentemente indisturbati dall'audio degli altri, il programma preferito.

La nostra passeggiata include gia' una visita ad uno dei mercatini notturni, dopo la cena presso uno dei ristoranti locali consigliatici dai ragazzi dell'hotel. Bancarella dopo bancarella i prodotti esposti sono tutti uguali, o cosi ci sembra. Ci sono un sacco di orologi di chiara provenienza cinese, e mi spiegano che parecchio del tessile in Cambogia e' di importazione thailandese. Globalizzazione. Sono tutti molto gentili, di una gentilezza non formale, autentica, anche i venditori del mercatino. Mi accorgo che mi sto rilassando mentre cammino e mi guardo attorno. C'e' una piccola galleria d'arte, ci sono esposti i lavori di un artista locale (“che abita qui sopra” spieghera' la ragazza che ci accoglie all'interno), lavori tutti ispirati a Angkor e alle sue vestigia, oppure al villaggio 'sull'acqua', sul lago Tongle Sap, il lago piu' esteso del sud est asiatico a pochi chilometri da Siem Reap, che vedremo durante la nostra quarta giornata di visita.

Cominciamo a comprare qualcosa dai mercatini, un po' per la solita voglia di “ricordini”, un po' per vedere se c'e' qualcosa di 'carino a prezzo basso', un po' per portare dei regali ad amici e parenti e un po', almeno per quello che mi riguarda, per travasare un po' di ricchezza qui, una trasfusione di cartamoneta dal mio portafoglio a quello di qualcuno di qui, perche' no? In albergo ci hanno raccomandato di contrattare (“almeno il 30% in meno!” ) e Sam non se lo fa dire due volte e dopo aver sentito i primi prezzi proposti mi adeguo, va bene travasare la cartamoneta, ma non dissenatamente, Tonneres!

Tornando in albergo discutiamo per strada sulla possibile organizzazione della visita ai templi, siamo abbastanza curiosi e eccitati all'idea, poi conveniamo che sara' meglio chiedere ulteriori infomazioni in albergo, alla nostra guida e a Savah, sicuramente ne sanno piu' di noi.

Sono contento di avere accettato di viaggiare e visitare il posto con Sam, che e' curioso e allegro e mi contagia con il suo fare spontaneo, alle volte fanciullesco. Talvolta mi sembra di essere pedante nelle mie ricerche storiche, artistico-culturali, lui d'istinto si meraviglia e mi trasmette una certa leggerezza. Controlliamo per l'ultima volta le macchine fotografiche e ci auguriamo la buonanotte. Angkor Wat e' solo ad un sonno di distanza.

Fine prima parte

Marco Maurizio Gobbo



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