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ARTASIA
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Vieni in Cambogia, vieni a Angkor Wat - Parte seconda


Il mattino e' luminoso, al ricevimento ci dicono che comunque piovera' di sicuro, e' stagione di piogge, la cosidetta “stagione delle piogge fredda”, quella che va da settembre a ottobre. Savah e' gia' li con l'auto, saliamo e ci avvisa che per strada ci fermeremo a caricare la guida, Wani, che e' un affabile trentottenne, alto e discendete da antenati cinesi. Mentre conversiamo e cerchiamo di organizzarci arriviamo all'entrata della zona dei templi, scendiamo, ci scattano una foto che servira' per i nostri pass, che abbiamo stabilito della durata di tre giorni, perche' la zona e' ampia e ricca e merita una visita non fugace. Wani saggiamente ci consiglia di non iniziare la visita da Angkor Wat, perche' tutti vanno li per prima, e troveremmo gia' torme di turisti, ma di fare una deviazione e seguire il tracciato del cosidetto piccolo tour al contrario, e la scelta si rivelera' ottima.

Arriviamo al primo tempio, Banteay Kdei, siamo quasi da soli, sono magnetizzato dalla vegetazione e dall'apparizione delle prime vestigia degli antichi Khmer al loro apice storico. Wani e' paziente nello spiegare, e molto preparato, e quando capisce che siamo davvero curiosi e vogliosi di sapere ci da dentro con gusto, infilando storia, osservazioni e aneddoti. Prima dell'entrata al tempio incontriamo 5 o 6 ragazzine, saranno tra gli otto e i dodici anni, hanno in mano chi libri, chi foto, chi flauti e lavori di piccolo artigianato... chiedono, sempre gentilmente di acquistare qualcosa. In questo momento la Cambogia ha il 50% della popolazione che e' sotto i 22 anni di eta', uno dei lasciti delle tragedie del secolo scorso, abbondano i bambini orfani o abbandonati; ho letto da piu' parti consigli e raccomandazioni che sconsigliano gli acquisti dai piccoli, dicono che sono manipolati, che non e' la maniera migliore di aiutare la popolazione piu' povera... sono imbarazzato. Mentre camminiamo chiedo direttamente a Wani se, secondo lui, la maggior parte dei piccoli sono sfruttati da organizzazioni o se sono da soli o che cosa... Wani mi guarda sorpreso, forse non si aspettava una domanda cosi franca e diretta. Per un attimo rimango perplesso, spero di non averlo offeso. No, nessuna offesa. Mi dice che la poverta' e'davvero molto diffusa, che molto probabilmente sono le famiglie stesse che organizzano i piccoli, non ci sono vere e proprie "organizzazioni esterne", se si escludono quelle che sfruttano i giovanissimi a beneficio del turismo sessuale, da queste parti una vera piaga. Mi riprometto di parlarne poi con Sam, ho notato che anche lui era un po' smarrito nel vedere i bimbi e mi aveva lanciato una qualche occhiata interrogativa.

Wani riprende l'excursus storico-anedottico-culturale.

Questo primo tempio e' semplice rispetto a quello che ci aspetta, ma vedere le prime sculture di leoni e Naga, il mitico serpente a piu' teste, (sempre in numero dispari, che porta bene) alla sua entrata, il laghetto alla sua destra, i basso rilievi con le Apsara, forse il fatto di essere quasi soli mentre camminiamo me lo rende molto caro e molto vivido nella mia memoria. E' cosi che scopriamo dell'importanza storica dell'indianizzazione della Cambogia, prima e durante l'epoca di Angkor, delle differenze tra templi indu e buddisti, e della convivenza delle due religioni o comunque, anche in periodi di prevalenza di una rispetto all'altra, della tolleranza e rispetto nei confronti della, temporaneamente, minoritaria.

Incontriamo il primo Linga, simbolo fallico rappresentante il dio Siva, uno dei tre della Trimurti (ovvero “che ha tre forme”) gli altri sono Visnu e Brama, e anche simbolo del principio maschile e generatore, adagiato sulla Yoni, simbolo femminile e sorgente di tutto cio' che esiste, a formare l'unione di maschile e femminile e quindi simbolo della Creazione, e Wani spiega le cerimonie per consacrare l'acqua che veniva versata sopra il Linga e fatta scorrere sulla Yoni, e poi usata a scopi magico terapeutici. Sono ammirato dalle costruzioni e dalla pace che ci circonda, dal contrasto tra i mille verdi della vegetazione e le mille sfumature dei grigi, rossi e verdi delle antiche pietre e delle muffe. Sam sorride in continuazione e iniziamo a scattare fotografie e chiedere e chiedere e chiedere ad un deliziato Wani.

Finita questa visita andiamo verso l'auto, mentre camminiamo ancora ragazzi e ragazze molto giovani ci vengono incontro, vogliono venderci libri, sciarpe di cotone, flauti di bamboo e altri prodotti artigianali. Sono scalzi, semplici e gentili anche quando pressano per un acquisto. Ogni cosa costa piu' o meno un dollaro, o l'equivalente in valuta locale, e sono abbastanza stupito. In realta tutta l'economia Cambogiana, scopriro' poi, usa in maniera semi ufficiale il dollaro come moneta corrente. Si puo' pagare in dollari tutto, dal taxi al ristorante all'albergo agli acquisti nei negozi e al mercato. Potevamo risparmiarci il cambio fatto all'aeroporto da dollari a riel, che e' il nome della valuta cambogiana.

In auto continua la nostra educazione e Wani spiega le relazioni tra i diversi re dell'epoca angkoreana e i templi.

Arriviamo a Ta Prohm, il tempio reso famoso dal film “Tomb Raider” e dalle sue piante che con le loro radici troneggiano sopra gli antichi ruderi. Questo tempio e' piu' ricco di basso rilievi, appaiono Apsara e lavori che raccontano delle geste di Rama e di altre divinita' induiste. Appaiono anche gruppi di turisti coreani, giapponesi e cinesi e ci sono due posti che vengono specialmente scelti per le foto ricordo, personali o di gruppo, e sono gli angoli del tempio che fecero da scenario al film. Le piante sono possenti, alte, ci sono radici che si infilano nelle strutture dei templi come forti dita stritolanti, davvero da l'impressione che lasciate a se stesse in pochi anni le mura verrebbero di nuovo totalmente inglobate dalla vegetazione.

Wani spiega che ci sono team internazionali di esperti, coordinati dall'Unesco, che aiutano a mantenere, recuperare e ristrutturare i diversi siti, gruppi di esperti dal Giappone, dalla Francia, dalla Cina, gli Usa, Svizzera, Italia, Indonesia, Ungheria, Vietnam, India, Laos, Malesia, Norvegia, Messico... una lista lunga e impressionante di stati accomunati, per una volta, e non divisi dalla storia e dall'arte, e da uno sforzo di salvaguardia di un patrimonio culturale che e' mondiale.

Wani e' davvero prodigo di commenti e risponde a tutte le nostre domande, ci indica punti di interesse semi nascosti, siamo assolutamente contenti di averlo come nostra guida, mi sembra quasi una guida spirituale ad una cultura che e' altra da me ma che pare che mi attenda, che mi dica “Sono qui per tutti, sono qui per te”, come qualsiasi altro pensiero umano, riflessione non esclusiva ed escludente, ma offerta a chi sa e voglia ascoltare. Piu' ascolto e piu' cresce la mia curiosita' e voglia di sapere. Mi accorgo che, di riflesso, questo e' il mio primo vero incontro con la cultura e l'arte Indiana e mi accorgo che l'Induismo qui scolpito e' ora come allora religione e cultura viva, non relitto storico, una riflessione assurdamente banale ma che mi fa riflettere sui limiti che tutti abbiamo nei confronti gli uni degli altri, popoli, culture e credenze. Ognuno schiavo della propria educazione e stereotipi, che fatica togliere gli orpelli e vedere quanto uguali siamo.

Lasciamo Ta Prohm e passiamo davanti a Ta Keo, non ci fermiamo, ammiriamo il tempio indu dalla strada, Wani dice che a parte la costruzione, possente, non c'e' nulla di veramente interessante e consiglia di andare direttamente ad Angkor Thom, o piu' precisamente a Bayon, entrambi lascito della frenetica attivita' palazzinara di Jayavarman VII, il re che dichiaro' il Buddismo nella variante Mahayana religione di stato, tuttora considerato il piu' illustre degli antichi monarchi.

Fine seconda parte (continua)

Marco Maurizio Gobbo



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