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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Vieni in Cambogia, vieni a Angkor Wat (Parte Quarta e finale)

Bimbo e Pitone sul lago Tonle Sap, Cambogia

Il mattino ha l'oro in bocca e un umorista una volta chioso' “ E cosa se ne fa?” e questo e' l'umore che mi pervade mentre sento che Sam sta gia' trafficando in bagno e vorrei avere quella mezzoretta extra di pigrizia tra le lenzuola ma non ho manco il tempo di definire il pensiero che bussano alla porta e mi tocca saltare fuori dal letto, infilare calzoncini e canottiera e aprire al cameriere che porta la colazione. Sam aveva gia' ordinato tutto, ha proprio voglia di mettersi in moto, e dopo mezzora siamo in auto, con Savah che ci confida che il prossimo gennaio 2011, il 28 del mese, si sposera'.

Ci congratuliamo, lui ci racconta un po' della sua famiglia e della sua futura sposa, mentre lentamente andiamo verso il lago Tonle Sap, un lago che a seconda delle stagioni si allarga e si restringe di migliaia di chilometri quadrati e che e' la casa di parecchie specie di uccelli d'acqua, piu' di duecento specie di pesci d'acqua dolce, tartarughe, coccodrilli... un ecosistema unico, che spero vivamente tale si conservi, anche per la vita economica della Cambogia stessa, visto che e' questo lago che provvede piu' del cinquanta per cento di tutto il pesce consumato in questa nazione.

Una delle particolarita' del lago, e di un braccio di un fiume che porta ad esso, e' la presenza di abitazioni galleggianti, di case-barca, che in una zona speciale si agglomerano per divenire un villaggio (scopriremo poi che ci sono diversi siffatti villaggi che punteggiano il lago): una delle costruzioni galleggianti supporta un campo di basket, altre costruzioni speciali includono la scuola, una chiesa cristiana, con annessa scuola, vari negozi... e quando il lago si abbassa che faranno, mi chiedo... probabilmente migrano, e con le barche seguono il livello dell'acqua. Qui abitano parecchi Vietnamiti che arrivarono risalendo il Mekong.

Mentre viaggiamo, alla nostra destra appare il piu' grande campo di fior di loto che abbia mai visto, pensate che non ci fermiamo? Scendiamo e attraversiamo il campo, fino a quando tutt' attorno ci sono solo foglie e fiori, facciamo foto a valanga, Sam compra semi freschi di loto, che sono commestibili e che manducheremo per il resto del viaggio. Arriviamo al posto d'imbarco, paghiamo il biglietto e saliamo su una barca che ha sei sedie di vimini approntate come sedili. Siamo i due soli clienti, ah, la bellezza della bassa stagione. Il barcarolo e' cordiale e parla inglese, ci dice che la compagnia che gestisce il tutto e' coreana, che ci sono 400 barche e che il suo stipendio e' di 30 dollari al mese, e il suo tono lascia intendere molti sottintesi; mentre ci inoltriamo sull'acqua lasciamo spaziare lo sguardo, l'orizzonte e' ampio e il colore del cielo un po' annuvolato si mischia con quello dell'acqua, siamo immersi in un color malva-perlaceo.

Dopo una decina di minuti appaiono le prime case-barca, con gente alle prese con le loro faccende domestiche o che chiacchierano tranquille, fumando, accudendo bimbi, qualcuno sta riparando il fondo di una barca. Ci sono cime di alberi che affiorano dall'acqua, e il nostro timoniere ci spiega che dove siamo ora l'acqua arriva a dodici metri di profondita', ma durante la stagione secca qui e' una strada percorsa da auto e camion, e quelli sono gli alberi che stanno sul ciglio della strada. Faccio fatica ad immaginarlo.

Dopo una virata della barca vediamo che l'apertura si amplia e siamo sul lago, dopo pochi minuti imbocchiamo un percorso tra la vegetazione che ci portera' al villaggio vero e proprio. Non appena entriamo una barca a motore manovrata da un ragazzino con a bordo una bambina a prua e un bimbo al centro si avvicina, il bimbo ha intorno al collo un serpente che sara' lungo come lui, il ragazzino al motore ci guarda apprensivo e timoroso, la bambina aspetta che tiriamo fuori le macchine fotografiche e dopo il primo scatto chiede un dollaro. Giusto, i fotomodelli si pagano, no? Altre foto e poi, dopo che si sono avvicinati abbastanza diamo due dollari, uno a testa da parte nostra, e i ragazzini sorridono mentre fanno ciao ciao allontanandosi. Altre barche arriveranno, questa volta con madri pagaianti e figli in posa da Laooconte, e via altre foto e altri dollari, arrivera' anche un ragazzino che pagaia su una vera e propria tinozza, e vuoi non fotografarlo e pagarlo?

All'improvviso ci sono tre barche che si avvicinano, sempre con donne e due bambini, di eta' tra i quattro/cinque anni e i dieci, il piu' piccolo sempre con il pitone al collo e a questo punto ci arrendiamo, vogliamo usicre dal mercato e rifiutiamo sia di fare foto sia di dare oboli in questo modo. Questo pare un lavoro, non un modo di “sopravvivere”. Partono riflessioni sul Governo, la scuola, su come funzioni in Cambogia tutto questo. Il barcarolo ci dice che la corruzione e' presente a tutti i livelli e ognuno si arrangia, a me ste frasi suonano familiari, e sto zitto. Ci fermiano presso il piu'grande negozio galleggiante, tutti i turisti vengono portati li perche' ci sono quella ventina di coccodrilli tenuti in gabbie sottacqua, e un serpente da mettersi al collo per una foto souvenir, e ci sono anche gli articoli che si trovano ai mercatini di Siem Reap, ma con un costo maggiorato di almeno il 30 %.

Il nostro barcarolo ci indica la casa del proprietario del negozio, che e' una casa-barca blu, tra le piu' grandi del villaggio.

Saliamo sul tetto del negozio e scattiamo foto del panorama. Tutta la cosa ha l'aspetto del villaggio che vive, direi anche bene rispetto ai contadini, dopo aver sviluppato questo modus vivendi turistico-pittoresco a beneficio dei turisti occidentali. Se la paga base media e' 30 dollari al mese, qui sono tutti ricchi, in termini relativi alla loro economia.

Sam ha uno sguardo che mi dice che sta rimuginando gli stessi pensieri, piu' o meno, e staremo zitti per il resto del viaggio in barca. Attracchiamo e diamo discretamente una mancia al barcarolo, passando i dollari con una stretta di mano, e lui apprezza davvero, visto che cosi le guardie che sono all'attracco non vedono. Il suo sguardo e' un muto grazie. Arriviamo all'auto e a Savah che e' quasi mezzogiorno, e in Asia il desinare di solito e' proprio ai dodici tocchi, lui ci suggerisce un ristorante, che si rivelera' buono e sempre con prezzi per turisti e poi, dopo aver ricaricato Wani, riprenderemo la strada per la visita ad altri due templi, concludendo con un altra puntata ad Angkor Wat.

La visita ai due templi ci ripaghera' della visita al villaggio sull'acqua che non posso definire felice. Il primo si chiama Banteay Srey, e' un gioiello rosato di intricati bassorilievi di alta qualita', tra i piu' belli finora visti, induista nei motivi e nella struttura, non e' ampio come gli altri ed e' a circa una quarantina di chilometri da Angkor Wat ma sarebbe stata veramente una disdetta perderlo. Wani ci dice che il colore della pietra e' piu' bello di mattina, ma al pomeriggio ci sono meno turisti, e a noi va benissimo cosi.

Lungo la strada facciamo una pausa in uno dei semplici locali che fungono da bar e ristorante e ci sediamo a bere qualcosa, arriva questo ragazzino con le mani piene di flauti, e' alto un soldo e un cacio, ma parla inglese e dice di avere quattordici anni, e si affretta ad aggiungere che nessuno gli crede quando lo dice, e davvero non faccio fatica a crederlo! Ha sei fratelli, questo e' il suo lavoro quando non va a scuola. Mi chiedo se un flauto ci sta nella zaino, alla fine ne compro due e scattiamo delle foto, prima lui con Sam e poi lui con me... sorride, ma ha sempre gli occhi un po' velati, seri. Ciao piccolo, buona fortuna.

L'altro tempio si chiama Neak Peam (Il serpente arrotolato), ed e' un tempio 'isola', che sorge in mezzo ad un laghetto artificiale, circondato dalla vegetazione, particolarmente verde in questa stagione. Davanti al tempio c'e' la statua del divino cavallo Balaha (anche lui come le apsara creato dalla schiuma derivante dalla zangolatura dell'oceano, operazione che vide per la prima ed ultima volta lavorare insieme dei e demoni, per la distillazione dell'elisir dell'immortalita') che sta salvando dai flutti dei marinai naufraghi. Qui le simbologie sono miste, buddiste e induiste, pare che il tempio avesse funzioni rituali di purificazione, e l'acqua di questo posto era usata per abluzioni medico-guaritorie. Forse siamo impressionabili, ma il tempio emana un suo particolarissimo fascino, e anche questo posto mi rimane forte nella mia memoria.

Chiacchieriamo con Wani e Savah mentre ci rechiamo di nuovo ad Angkor Wat, e una volta arrivati ancora siamo catturati dal suo fascino: l'edificio, l'acqua, i bassorilievi, le apsara, l'antico ciottolato e i Naga, gli anfratti con i Budda che odorano di incenso... ancora giriamo attorno al secondo piano, e ancora lascamo spaziare lo sguardo verso l'orizzonte lontano. Camminiamo all'esterno del tempio, tra le alte palme e altre piante tropicali che non so nominare. Sam dice “ Chissa' come sara' tra dieci anni...”. Gia', chissa' come sara' tra dieci anni, ma questi momenti e queste precise immagini saranno per sempre fin quando saro', al di la' del tempo che passera'. Addio Angkor Wat, o forse arrivederci.

Marco Maurizio Gobbo



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15/11/2010 14.22.19
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