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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Un giorno a Saigon, un giorno a Ho Chi Minh City (Seconda Parte)

Statua per riti Funebri, Museum of Fine Art Saigon

Il mattino dopo la colazione e' varia, ottima e abbondante, rallegra di molto il nostro umore e riscatta il servizio dell'albergo, se non che appena usciti dalle porte dell'hotel siamo di nuovo sommersi dalla marea di strombazzamenti, clacsonate e stridii di gomme e siamo di nuovo sgomenti. La prima tappa e' il museo di arte contemporanea di Saigon, poi cammineremo fino alla chiesa di Notre dame, e poi ancora visiteremo il vicino vecchio ufficio postale, anche questo una delle poche opere francesi sopravvissute alle guerre del 900.

Mentre camminiamo riusciamo a infilarci in una via laterale e, diciamo, piu' "silenziosa". I marciapiedi sono letteralmente invasi dai motorini, parcheggiati affiancati. Il museo non e' lontano, e camminando vediamo parecchi venditori ambulanti di scarpe, molte sembrano usate. In effetti le scarpe sono un po' dappertutto, e ci sono parecchi ciabattini sparsi per la citta'. Chissa' perche'? Ci sono molti manifesti con il viso di Ho Chi Minh (lo “zio” Ho, come lo chiamano qui) in giro per la citta' e altri manifesti propagandistici di vecchio stile, come quelli che ancora si vedevano in Cina fino agli anni Ottanta.

Arriviamo al museo che e' abbastanza presto, e' un caseggiato molto grande, un po' degradato, ha quattro piani ed e' di gusto occidentale. La disorganizzazione e' completa, le opere esposte, apparentemente, senza un ordine particolare e neanche ben protette. Non riesco a credere che questo sia uno dei musei piu' importanti dell'intero Vietnam. Una sensazione simile l'avevo avuta a Reggio Calabria, nel 1987: avevo visitato il Museo Nazionale, il cui clou dovevano essere i bronzi di Riace, ma alla fine incuria e senso di abbandono mi avevano davvero rovinato il piacere della visita. Ricordo ancora con orrore la posizione di certi dipinti a olio, posizionati in maniera tale da essere direttamente esposti alla luce solare. Torniamo a Saigon...

Le opere esposte non mi colpiscono un granche', forse per il senso generale di trascuratezza, forse l'arte qui e' ancora qualcosa di non ufficialmente apprezzato, di “borghese”, non riesco a darmi ragione di tutto cio'. Facciamo due giri interi, e riguardo meglio il tutto. Le cose che piu' mi colpiranno saranno tre: un kit da “pittore rivoluzionario”, con tanto di cavalletto portatile, colori, pennelli e pistola; poi le sculture con titoli come “Imparare a odiare il nemico” oppure “Odia il nemico”, infine delle sculture molto piu vecchie, usate per riti funebri, una in particolare dove un uomo avvinghia da tergo una donna, nudi, in posa inequivocabile. Che la statua lignea fosse usata durante riti funebri mi lascia davvero perplesso e con un grosso punto di domanda in testa. Ci sono quadri non disprezzabili per tecnica. La maggior parte dei quadri esposti riguardano la guerra combattuta contro gli U.S.A. durante lo scorso secolo. Sono un misto di doloroso ricordo, denuncia, propaganda ed esaltazione di eroi locali. Certe ferite non si dimenticano facilmente.

Usciamo dal retro del museo, nel cortile. C'e' un bello spazio espostitivo, con opere di artisti contemporanei, alcune davvero notevoli. La ragazza che ci accoglie e' disponibile, cortese, competente, istintivamente mi e' molto simpatica. Ci racconta che il museo statale che abbiamo appena visitato una volta era l'abitazione privata di uno dei piu' importanti e ricchi, se non il piu' importante e ricco, commerciante cinese di Saigon. Riguardo l'edificio, anche questo e' una traccia storica che andrebbe studiata.

Parliamo un po' della scena artistica in Vietnam, mi dice che c'e' un grande interesse, specialmente da parte delle gallerie e dei traders di Hong Kong, e anche Europei. Scambiamo i biglietti da visita e ci salutiamo. A una decina di metri, da lei, scopriamo altre tre gallerie, tutti con lavori molto belli, specie in lacca, che e' una delle grandi tradizioni Vietnamite.

Vedo che Sam apprezza il tour museo e gallerie, meno male, pensavo che alla fine si tediasse un po'. Mi sento rinfrancato e pronto ad immergermi nuovamente nel traffico, camminiamo decisi verso la chiesa di Notre Dame, il cielo si sta ingrigendo ma non pare minacciare pioggia, e invece mi sbaglio, improvvisamente, proprio mentre siamo quasi di fronte alla chiesa, comincera' a piovere, ci tocchera' rifugiarci in un bar, stile Starbucks e dopo un cappuccino ed una cheesecake spiove di gia', e via, andiamo a vedere la chiesa.

Sam non aveva mai visto l'interno di una chiesa cattolica prima, e' curiosissimo, vuole sapere chi sono i personaggi raffigurati e perche', e mi sembra di essere un maestrino oratoriano mentre passo in rassegna vita morte e miracoli di Sant'Antonio, San Giuseppe, l'Immacolata, e Giovanni il Battista, Gesu' e chiunque capiti sott'occhio, c'e' un angolo dedicato agli ex-voto per grazia ricevuta e qui non e' facile spiegare e far comprendere il significato di cio' e dei miracoli e delle grazie, continuo a far riferimento a concetti buddisti, per farmi comprendere. Sam scatta molte foto, c'e' una cappella dedicata a tre santi martiri locali, massacrati anche loro durante il bagno di sangue dello scorso secolo, e alla visita che Papa Paolo Giovanni II fece qui. Fuori dalla chiesa, proprio di fianco, sulla destra guardando la chiesa di fronte, c'e' il vecchio ufficio postale, molto bello, una volta entrati pare davvero di essere da qualche parte a Parigi, c'e' una folla di turisti che scattano foto dappertutto, e noi chi siamo per non fare altrettanto?

La prima, propria brutta impressione di Saigon viene stemperata dal nostro girare intorno al centro, dalle visite alle gallerie d'arte, dal camminare per i parchi, io faro' diverse foto ai manifesti inneggianti il partito, lo zio Ho, le conquiste della modernita' e ogni tanto mi sembra davvero di essere in un film gia' visto.

Ci tornero' in Vietnam, me lo riprometto, e la prossima volta mi fermero' piu' a lungo, vorro' andare ad Hanoi, e veder qualcuno dei famosi paesaggi, mercanteggiare ancora un po', magari per una maglietta e sicuramente chiedero' di pagare il giusto conto al ristorante. Au revoir, Saigon. Ciao, Ho Chi Minh City.

Marco Maurizio Gobbo



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