 Il museo Jacquemart André | |
I francesi l’hanno capito da
tempo e lo applicano assiduamente il concetto di valorizzazione del patrimonio
artistico nazionale. Non solo Napoleone, con la sua discutibile smania di
saccheggio, si portò in Francia il meglio dell’arte rinascimentale italiana,
riempiendo un’ala intera del Louvre dedicata alle pitture italiane e
trasformandola in un’attrattiva turistica a livello mondiale, ma pure i governi
nel corso degli anni non hanno mai osato tagliare il budget del Ministero della
Cultura, elevando la Francia a primo paese al mondo in termini di investimenti
culturali ed artistici.
Non parlo soltanto dei tanti
musei gratuiti della capitale (Casa di Victor Ugo, Carnavalet) e degli ingressi
liberi la prima domenica del mese (Louvre, Orsay, Pompidou solo per citare i
maggiori), ma dell’interesse dello stato a collaborare col privato nell’intento
di preservare e mettere in valore l’inestimabile patrimonio di case d’epoca,
collezioni private, chiese, quartieri, dando vita a nuovi spazi espositivi ed
inventando idee creative per usufruire di esistenti strutture. Basti pensare
che in molte chiese si tengono concerti di musica classica, gospel, lirica,
opera, a pagamento o gratuiti, attirando un gran numero di fruitori che con
offerte libere contribuiscono al restauro di quelle chiese e alle spese di
allestimento degli spettacoli.
Nel 1996 il gruppo privato
Culturespaces ha preso in gestione il museo Jacquemart-André di Parigi, dimora
di due collezionisti (Edouard André e Nélie Jacquemart), per 4 anni rimasto
chiuso al pubblico a causa della mancanza di fondi necessari ai lavori di
rinnovo, ristrutturandolo ed istituendo un prezzo di ingresso leggermente più
alto (10 euro) che consente un’apertura di 365 giorni l’anno ed il servizio di
audio-guide gratuito. Nel 2009 si sono registrati 400 mila visitatori,
interessati a scoprire le collezioni permanenti e temporanee facenti parti di
una programmazione ricca ed accurata. Le spese di promozione sono elevate, per
raggiungere il maggior numero di utenti, proprio come le aziende private
investono nel marketing per lanciare un nuovo prodotto sul mercato. A pian
terreno è presente un elegante Salon de Thé con ristorante gestito da un
celebre chef, per offrire ai visitatori una pausa gastronomica raffinata in una
sala d’epoca. Le idee sono tante e tutte ben accette per mettere in valore le
bellezze artistiche del paese. Questo è il motto del fondatore Bruno Monnier,
che dichiara in un’intervista alla rivista Beaux Arts nel settembre 2010: “Il
mio obiettivo è rendere attraente il patrimonio culturale ad un pubblico sempre
più vasto”. Laureato in storia dell’arte presso una delle migliori università
del paese, Bruno ha iniziato la sua carriera come consulente presso il
Ministero della Cultura poi ha deciso di mettere in pratica la sua idea di
gestione privata del patrimonio pubblico per raggiungere un numero di utenti
sempre più alto. Oggi l’azienda, grazie alla collaborazione delle istituzioni
pubbliche favorevoli alla promozione dei beni culturali, vanta un fatturato di
20 M€ e 200 dipendenti con progetti di espansione all’estero. Pare che l’Italia
sia la terra promessa per missioni future. Saranno ricettivi i nostri enti
locali e gli organismi pubblici? E ancora, gli italiani dovevano aspettare i
francesi per valorizzare il loro patrimonio artistico? A voi i commenti..
Ilaria Giannetta
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