È il quadro più popolare al mondo, il più visto, il più protetto, il più enigmatico.. perché i turisti si accalcano di fronte a questa piccola tela, passando indifferenti davanti ad altri illustri capolavori delle scuole pittoriche italiane del XV e XVI sec.? Se siete stati al Louvre almeno una volta vi sarete fatti trascinare dalla folla che entra nella sala della Gioconda e, solo dopo aver passato qualche minuto a rimirarla, vi sarete accorti che dietro di voi trionfa su una parete gigantesca l’imponente dipinto “Le Nozze di Cana” di Veronese.
Chi era Mona Lisa? Una nobildonna dell’epoca, Lisa Gherardini (da cui Mona Lisa), moglie di Francesco del Giocondo che ne commissionò il ritratto. Leonardo impiegò ben 4 anni per dipingere un quadro dalle dimensioni modeste, apportando ritocchi tra il 1503 ed il 1507 per poi lasciarlo incompiuto, senza mai consegnarlo al suo mandatario. I critici parlano del primo ritratto con un’anima: la posa naturale delle mani e lo sguardo che segue ovunque l’osservatore la rendono viva. Il sorriso appena accennato è di un’ambiguità sconcertante, accentuata dalla tecnica pittorica dello “sfumato” che alterna luce ed ombra rendendo i contorni opachi. Il paesaggio nello sfondo è fiabesco, irreale, come immerso in un vapore leggero.
La storia del dipinto è un romanzo d’avventura: portato in Francia da Leonardo stesso rimase con l’artista finché vivente, successivamente venne acquistato dal re Francesco I, sovrano che contribuì allo sviluppo artistico della Francia rinascimentale e che lo incluse nelle collezioni reali del castello di Fontainebleau, eredidate da Luigi XIV che trasferì la Mona Lisa a Versailles; dopo la rivoluzione francese il quadro venne spostato al Louvre e Napoleone lo appese nella sua camera da letto nel vicino palazzo delle Tuileries, dopo fece ritorno al Louvre; durante la guerra Franco-Prussiana (1870-1871) venne messo al riparo nell’arsenale militare di Brest. Rubato nel 1911 (accusati i pittori Apollinaire e Picasso, poi rilasciati) da un impiegato italiano del Louvre, Vincenzo Perugia, che una sera, mosso da profondo nazionalismo, uscì dal museo col dipinto sotto braccio per riportarlo in Italia. Ritrovato due anni dopo, il quadro venne esposto in varie città italiane e riportato poi al Louvre, al sicuro dai furti ma non dagli attacchi vandalici: nel 1956 un turista gettò dell’acido danneggiando il dipinto e pochi mesi dopo un altro visitatore lanciò un sasso (un’interpretazione psicanalitica su tali atti di violenza sostiene che il dipinto provochi il complesso d’Edipo). Da quel momento l'opera è esposta dietro un vetro protettivo e le misure di sicurezza sono rafforzate anche se i tentativi di danno si sono ripetuti negli anni.
La sua popolarità è recente e risale alla metà del XIX secolo, quando poeti romantici come Théophile Gautier enfatizzarono la Mona Lisa nelle loro opere letterarie come simbolo della femme fatale, proprio per la sua naturalezza. Diversi pittori copiarono il dipinto prendendolo come modello artistico ed esponenti del movimento dadaista e surrealista realizzarono le prime caricature, come Marcel Duchamp che ritrasse la Mona Lisa baffuta (1919). Nella seconda metà del XX secolo divenne l’icona del merchandising con riproduzioni, gadgets ed immagini pubblicitarie. Andy Warhol creò delle serigrafie raffiguranti appunto la Gioconda che divennero altrettanto popolari come la serie di Marylin Monroe.
In merito al mistero che aleggia intorno all’opera di Leonardo, alcuni ipotizzano che la Mona Lisa sia in realtà un autoritratto di Leonardo travestito, tant’è che alcuni calchi degli autoritratti trovati tra i quaderni dell’artista sarebbero perfettamente sovrapponibili alla figura della Gioconda. Storici dell’arte sostengono che il dipinto ritragga invece la madre di Leonardo, in quanto esprime femminilità e maternità, come se la donna tenesse un bambino tra le braccia. Le parti del corpo più enigmatiche del ritratto sono certamente la bocca e gli occhi: il sorriso pare interrotto o appena accennato, una rarità nella storia della pittura, mentre lo sguardo segue ovunque lo spettatore.
Nel dicembre 2010 un esponente del comitato italiano per il patrimonio culturale, Silvano Vinceti, ha dichiarato che gli occhi della Mona Lisa nascondono delle lettere. Per quanto l’ipotesi sia stata definita infondata da molti, lo studioso scientifico Pascal Cotte non nega la possibilità: pare che Leonardo amasse il linguaggio dei simboli e gli studi condotti citano la presenza della lettera L nell’occhio destro, probabilmente la firma dell’artista Leonardo, e la lettera S in quello sinistro, riconducibile alla famiglia Sforza.
Supposizioni e misteri che hanno già offerto spunti per romanzi (Il Codice da Vinci di D. Brown, L’enigma della Gioconda di J. Kalogridis.. ) ed indagini storiche che continuano a proliferare. Anche chi non conosce la storia dell’arte ha visto la Gioconda alla televisione, nelle pubblicità, nelle riproduzioni ed ha riso guardando la sua caricatura con la pipa o i baffi. Peccato che altre notevoli pere di artisti illustri non siano oggetto di comunicazione nella società contemporanea, rimanendo confinate nei libri d’arte e lontane dall’immaginario collettivo.
Ilaria Giannetta
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