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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Confucianesimo, autoritarismo, comunismo, nazionalismo e loro riflessi nell'arte cinese. (Seconda Parte)

KungFu

Si può tranquillamente affermare che, storicamente, la Cina ha finora conosciuto solo diversi gradi di Autoritarismo, da forme piu’ o meno morbide fino a vere e proprie dittature. L’Imperatore, "figlio del Cielo", che poteva uccidere a suo piacere ogni possibile rivale è rispecchiato dallo spietato governo maoista, dove la figura di Mao assomiglia molto più a un "imperatore" che ad una ideale figura di leader "comunista".
Dopo la cosiddetta "riapertura" di Deng Xiaoping (riapertura che, non dobbiamo dimenticare, rimane in gran parte confinata nella sfera dell'economia, con accentuate liberta’ di intraprendere e commerciare) la Cina da un crudo totalitarismo sta diventando una sorta di Tecnocrazia Autoritaria, un’ organizzazione dello Stato dove l'autorità politica e la maggior parte del controllo economico è nelle mani di un ristretto gruppo di persone che possiede un potere esclusivo e arbitrario, esercitato in maniera autoreferenziale, che non deve rendere conto a nessuno delle proprie decisioni e “ragioni”.

La Cina è una zona del mondo dove il Potere non è mai stato condiviso e non ha mai avuto forti concorrenti interni, è sempre stato esercitato in maniera suprema e incondizionata: questo in parte può spiegare la ferocia della guerra civile tra nazionalisti e comunisti in una lotta senza esclusioni di colpi per designare chi dovesse imperare in Cina. Il Potere, in Cina, non può (ancora) essere condiviso o alternato tra diverse fazioni.

In Cina la gente non ha mai goduto di quella che viene chiamata "sovranità" e il vecchio governo Imperiale è stato sostituto dall’impero di un Partito-Stato.
La Legittimità dello Stato o del Governo cinese non e’ mai dipesa da un mandato elettorale e, storicamente, i cambiamenti sono sempre avvenuti in seguito a disordini sociali e rivoluzioni, spesso sanguinose.
L'ideologia comunista ufficiale (anche se con “particolari connotazioni cinesi”) abbracciando il sistema capitalistico (in economia) si viene a trovare in una posizione politicamente molto fragile e ipocrita, le vecchie retoriche anti borghesi e capitaliste non possono funzionare quando, per diventare la nuova superpotenza l'unico modo è quello di utilizzare lo stesso sistema economico del (ideologicamente parlando) vecchio, disprezzato nemico, anche se per conservare le “apparenze” viene chiamato “economia di mercato socialista”.

Non solo: negli ultimi trenta anni la Cina, dall’essere una delle società tra le più "egualitarie" nel mondo, sta diventando una delle più diseguali, con la più rapida crescita di differenza tra ricchi e poveri, e l'Elite comunista e i burocrati comunisti sono, per certo, da annoverarsi tra i nuovi ricchi, non tra i poveri, costituendo una vera e propria “classe” a parte.
L'indottrinamento comunista vecchio stile non può essere piu’ sostenuto, infatti negli ultimi quindici anni circa, e' in forte crescita un nuovo discorso politico-propagandistico improntato ad un forte nazionalismo. Mentre il controllo sociale soffoca la società civile, la stabilità politica è mantenuta da un severo controllo poliziesco e militare sulla burocrazia e i mass media, con una censura molto sofisticata e capillarmente diffusa su Internet, pesantemente sorvegliato e controllato, soprattutto sulle "delicate" questioni come:
Taiwan, Tibet, il Falun Gong, proteste interne, arresti di attivisti, e la corruzione all'interno del Partito Comunista. Un recente esempio estremo di censura su internet riguarda l'impossibilita' di cercare notizie riguardanti Jiang Zemin, che agli inizi di luglio 2011 fu dato per morto da diversi giornali a Hong Kong.

Il Partito Comunista ha reintrodotto parte degli odiati precetti confuciani, direttamente o indirettamente, reinventandoli e, così facendo, ri-collegando la svolta 'rivoluzionaria' con i precedenti 2500 anni di storia cinese. Precetti confuciani come fedeltà all' Imperatore e al suo governo si sono trasformati in Fedeltà al Partito, che in questo momento è "Lo Stato". Attualmente il governo comunista mantiene consensi grazie all’impressionante performance economica, e qualsiasi istanza da parte del popolo per maggiori libertà, per riforme politiche e reali diritti sono viste come semplici "sfide" per lo Stato, etichettate come “alimentate da chi è intenzionato a fermare e prevenire la crescita della Cina", e di solito queste persone sono per definizione Potenze straniere occidentali e i loro emissari, questa è la retorica attuale.

La stessa retorica che sta rivelando un altro lato della nuova Cina (che sembra sorprendentemente simile alla vecchia Cina): il senso di recuperare la parte centrale sul palco del mondo, che in virtù della propria storia e civiltà le "appartiene" : infatti la maggior parte dei cinesi sono educati a vedersi come in fase di ripresa di una posizione che era stata portata via da un "secolo di umiliazioni" (1850-1949), e la narrazione attuale sui media enfatizza molto questo aspetto.

In lingua cinese la Cina è "Zhong Guo", il Paese Centrale, tra Cielo e Terra, e un senso di (riacquistata) superiorità sta emergendo. Un altro segno di questo è la reazione verso tutto ciò che, giustamente o ingiustamente, e’ visto o percepito come "contro gli interessi cinesi", e le reazioni a volte minimizzanti e a volte enfatizzanti sui media, a seconda del "valore politico" della reazione.
La lingua utilizzata dai media utilizza parole che enfatizzano e sottolineano concetti e raffronti che si concentrano sulle aree di "potere-tecnologia-forza militare" e la maggior parte del vocabolario prende molti prestiti e metafore dal vocabolario militare e dal vecchio sistema degli slogan. Questo è anche molto evidente analizzando gli slogan pubblicitari e gli articoli sui giornali, specialmente i titoli.
Scrivo qui un esempio: il giorno dopo che Li Na vinse l'Open di Tennis di Parigi nel 2011, la prima volta che un giocatore di tennis cinese ha vinto un torneo del Grande Slam, (in realtà che un tennista asiatico ha vinto un torneo del Grande Slam), i giornali erano pieni di articoli con titoli come "Il Potere della Cina conquista Parigi" (testuale, e letto dal sottoscritto).
Nessun riferimento qui allo sforzo individuale della giocatrice, Li Na, ma un uso diretto del risultato sportivo come esempio della potenza cinese (l'individuo Li Na è in definitiva una parte del popolo, e il popolo è il Paese, possiamo aggiungere che attualmente il popolo e il paese equivalgono al Partito-Stato), per cui e’ la Cina che conquista Parigi, non e’ Li Na che vince il torneo. Non ho alcuna memoria di aver letto prima titoli come "Il Potere della Svizzera conquista Wimbledon" o "Il Potere della Spagna conquista Parigi", e così via.

Gli ideali comunisti in questo momento si mischiano al recupero delle caratteristiche culturali del Nazionalimo. L'equazione sillogistica è: il Partito è il Popolo, il Popolo è la Cina, il Partito è la Cina. Nessun futuro puo’ (ancora) essere permesso e neppure immaginato senza il Partito come (solo) Governo. La mossa del partito di offrire la propria tessera e affiliare i nuovi grandi capitalisti privati e', tra le altre cose, atta a controllare e assorbire figure di spicco, potenziali sfidanti esterni, provenienti dalla società civile.
Ciò che in Cina e’ definito come "Governo della Legge" non è da confondersi con un’idea di “Stato di Diritto”. Considerando che la tradizione in Cina è quella di vedere lo Stato come superiore alla Società, e non come espressione della Società, e che il Partito Comunista sta facendo di tutto per rafforzare l'equazione il Partito è lo Stato, lo stesso partito è, effettivamente, al di sopra della legge e al di sopra della Società. Il “Governo della Legge” è qualcosa di molto simile all'approccio Legalista della Dinastia Qin. Ciò che è etichettato come "democrazia di stile occidentale" è respinta come "incompatibile sia con le tradizioni della Cina e le sue esigenze attuali" (come indicato nel "Libro bianco sulla democrazia" pubblicato in Cina nel 2005). Il patto tacito che il partito ha offerto e offre al popolo cinese è: si è liberi di andare avanti con le imprese commerciali e arricchirsi materialmente, concedendosi l'esperienza di un nuovo mondo di consumo e iperconsumo privato, con una visione totalmente materialista del benessere, lasciando qualsiasi attività relative alla politica e al governo nelle mani del Partito.

In questo momento “fare soldi” è la forma di attività sociale piu’ rispettata e valorizzata, e questo stato di fatto coinvolge anche i membri e i burocrati di partito. "Il travaso su larga scala di funzionari del partito e del governo nel settore privato è quasi certamente, presa singolarmente, la principale ragione per l'enorme aumento della corruzione" (D) “When China Rules the World” by Martin Jacques,).
Un'altra caratteristica interessante e rivelante del modo in cui i cinesi si vedano oggi, è che essi si considerino una "razza singola", una sorta di razza cinese, denominata "Han", dove in qualche modo il termine Han corrisponde ad un'idea di "cinese puro".
Questa è una enorme e sorprendente menzogna storica, nonche' un'assurdita' scientifica.
L'invenzione del concetto di "Cinese Han" avviene durante la fine del XIX secolo e va ascritta allo scrittore Taiyan Zhang che ha introdotto il termine "Popolo Han (Hanren)" per descrivere la nazione cinese, termine che acquisi' rapidamente popolarità e utilizzo. Il termine "Cinese Han" era e rimane un'invenzione, non e' altro che un costrutto culturale, perché ovviamente non c'è una razza "Cinese Han”, il popolo cinese e' in realtà un amalgama di molte razze (D) “When China Rules the World” by Martin Jacques,) o per essere ancora più corretto, di molte etnie, perché c'è solo una razza, la razza umana.
Ma il termine “Han” viene ora impropriamente utilizzato come sinonimo di "cinese", rispetto alle "minoranze" che vivono in Cina, ed e’ anche sinonimo di “civiltà cinese”, per esempio in frasi come “civilta' Han”, che spesso si sovrappone al termine “nazionalismo cinese”, e a volte i due termini si rafforzano l'un l'altro. Nessun dibattito culturale pubblico su questo, ovviamente.
L'uso del concetto di “unica razza cinese” (l'inventata e inesistente razza "Han") viene utilizzato anche dal partito comunista per la sua invocazione di "riunificazione della razza cinese”, quando si parla del problema di Taiwan.
Tornerò su questo tema piu’ avanti, con un'altra serie di riflessioni.
L’emergere del Nazionalismo, il suo utilizzo politico e controllo, sarà uno dei prossimi test del Partito Comunista.
(Continua)



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