"(...)Naturalmente, solo dopo aver avuto il coraggio di proclamare il suo originale concetto di uomo di fronte a tutti gli astanti, gli sarebbe stato riconosciuto il diritto di percorrere, senza il bisogno di alcun permesso, visto, o autorizzazione alcuna, il tanto desiderato sentiero che lo avrebbe portato a quella che da sempre chiamava Casa. Non si trattava certo di scimmiottare questa o quella teoria, tanto chiunque sarebbe stato in grado di ricondurre la dissertazione alla fonte, smascherando ogni tentativo di imitazione, di sotterfugio intellettuale che altro non garantisce se non la propria assenza, l’assenza del proprio pensiero, del proprio sentimento, mandando all’aria l’unica possibilità che in quel giorno gli era stata data affinché la sua sacrosanta natura venisse fuori con tutta la naturalezza con cui doveva. Di qualunque fattezza fosse, ciò che la sua peculiarità esprimeva fin dalla nascita, anzi, prima di questa, ora doveva venir fuori. Certo non era facile! Cosa ne sapevano loro di tutto quello che era stata la sua vita fino a quel momento, dei posti in cui era vissuto e delle esperienze che aveva fatto? E, per di più, non sapeva neanche se lo avrebbero capito, visto che parlava un’altra lingua, o se in quel momento lo stessero vedendo, impegnati com’erano nelle loro faccende e dato che il colore della sua pelle si confondeva con quello del suolo. E poi, chi glie lo impediva di andarsene da dove era venuto e non farsi più vedere? D’altronde sarebbe stato semplicissimo. Nessuno mai lo avrebbe cercato, nessuno lo avrebbe ricordato. Nessuno! Mentre andava pensando questa e mille altre cose ancora, cominciò a percepire una strana sensazione. Il sangue che gli scorreva nelle viscere ad un certo momento gli sembrò gelarsi, oppure divenire così bollente da bruciargli dentro come lava. La vista gli venne a mancare, ma in quello stato, ogni visione si concentrava in un solo punto. Lo spazio che occupava in quel momento gli sembrava divenisse per lui culla e feretro, altezza e profondità, colore e morte. E gli opposti cominciavano a coincidere, in una nuova dimensione. Dai suoi piedi, aveva come l’impressione che si lanciassero radici di quercia ad invadere ed a piantarsi in suolo di granito, mentre, tra le sue braccia, sentiva come se stessero nascendo ardite vele. Terribili gioie pervadevano il suo animo e splendenti ombre rallegravano, tristi, i suoi inetti moti di giovane vetustà. In lui, ora, il nuovo nasceva trapassato e la morte cantando nitida e trasparente, spaccava l’ora della fine come l’oceano spacca la terra in due sponde avverse. Cos’era mai questo stato in cui si trovava? Perché accadeva tutto questo? E mentre pensava queste cose, cominciava ad udire un sibilo, poi un suono, un canto, anzi, era lui che cantava, no, un passero, un usignolo, ma la voce, no, era la sua voce, un canto, lui cantava, stava cantando, gridava, gridava e piangeva, soavemente cantando, un canto. Un canto. La sua voce. Era la sua voce. Tra le lacrime, era la sua voce. Era il fresco sibilo del mattino. E. E cantava. Cantava. D’un tratto, tutti i presenti si voltarono, ma erano querce. Erano alture. E solitudine. Erano folla che si accalca. Erano tempesta. Erano bonaccia. Passavano di qua. Passavano per di qua. E la parola divenne. E la. Visione. E la Parola divenne. E la parola di venne mistica. E la luce. E luce. Soavemente stava cantando. Soavemente cantava. Un canto. Cantava. … E mentre pensava queste cose, cominciava ad avvertire un tremore, poi una scossa, un movimento armonico, anzi, era lui che danzava, no, una rondine, un cigno, ma il corpo, no, era il suo corpo, una danza, lui danzava, stava danzando, danzava, danzava e piangeva, soavemente danzando, una danza. Una danza. Il suo corpo. Era il suo corpo. Tra le lacrime, era il suo corpo. Era il fresco ondeggiare delle foglie di primavera. E. E danzava. Danzava. D’un tratto, tutti i presenti si voltarono, ma erano querce. Erano alture. E solitudine. Erano folla che si accalca. Erano tempesta. Erano bonaccia. Passavano di qua. Passavano per di qua. E la parola divenne. E la. Visione. E la Parola divenne. E la parola di venne mistica. E la luce. E luce. Soavemente stava danzando. Soavemente danzava. Una danza. Danzava. … E mentre pensava queste cose, cominciava ad udire un suono, poi un silenzio, un movimento, anzi, era lui che nasceva, no, un passero, un usignolo, ma la voce, no, era il suo corpo, un canto, lui cantava, stava danzando, gridava, gridava e piangeva, soavemente cantando, la sua vita. Un canto. La sua voce. Era il suo corpo. Tra le lacrime, era la sua danza. Era il fresco sibilo del mattino. E. E cantava. Danzava. D’un tratto, tutti i presenti si voltarono, ma erano querce. Erano alture. E solitudine. Erano folla che si accalca. Erano tempesta. Erano bonaccia. Passavano di qua. Passavano per di qua. E la parola divenne. E la. Visione. E la Parola divenne. E la parola di venne mistica. E la luce. E luce. Soavemente stava danzando. Soavemente cantava. Una danza. Nasceva. … E quella terra, quella stessa terra in cui, fino ad allora, era stato straniero, divenne la sua tenda. (...)
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