 Spaghetti freschi a LuXiang | |
E’ il 7 aprile, e
Howard mi dice che ci vuole una pausa di lavoro. Se sei a Suzhou e conosci la
citta’, dove vai? Al lago, al Tai Hu. Ci siamo gia’ stati una volta, all’isola di
SanShan, e questa volta mi dice che vuole andare a zonzo per la penisola
DongShan, magari visitare il villaggio LuXiang, che pare risalga alla dinastia
Ming, e anche rivedere un piccolo monastero, famoso per le statue che si
trovano all’interno, a quanto pare tra le piu’ belle che si trovino in Cina.
Mamma mia,
speriamo bene, perche’ dopo quasi sei anni una cosa ho imparato della retorica
ufficiale in Cina: gli piace esagerare parecchio, specie per tutto quello che
riguarda la “loro” storia e cultura. Forse e’ per una sorta di compensazione storica,
ma oggi non ho voglia di psicanalisi spicciola e mi accontento di ricordare che
ogni volta che c’e’ una cittadina con un minimo livello di interesse storico o
con un bel paesaggio attorno e’, di solito, denominata “perla”, poi quando si
arriva sul posto, spesso, capita di ritrovarsi un po’ delusi.
Si parte in auto,
in un sabato mattina soleggiato, tranquillo. Il mio amico e’ divorziato da
qualche anno, ogni tanto e’ un po’ apprensivo per tutto cio’ che concerne
l’educazione della figlia, di circa dieci anni e combatte anche con la
pressione paterna e delle sorelle che lo vogliono risposato e, se possibile,
con prole di sesso maschile nel piu’ breve tempo possibile.
A quarantanni
potrebbe e dovrebbe decidere da se’ che fare, ma la pressione sociale e
familiare in Cina alle volte e’ davvero micidiale.
Mi sa che ha piu’
bisogno lui di me di un po’ di svago. Arriviamo nella zona del lago davvero
presto, mentre ci inoltriamo nella
penisola di DongShan non possiamo non notare una serie di ville, villette e
villone che sono costruite di fresco, prospicienti il lago. Chissa’ per chi,
ci diciamo entrambi. Questa zona e’ famosa per la coltivazione del te’ BiLuo
Chun, anzi, questa e’ proprio la zona di origine, mi spiega mentre guida
rilassato, forse piu’ tardi avremo modo di assaggiarlo.
Da qualche parte,
su di un blog cinese, avevo letto che la cittadina di Dongshan ha un “ profondo
retroterra culturale e riferimenti letterari speciali, e che ci sono stati
scavi che hanno dimostrato che da queste parti gruppi di umani vivevano “gia’”
10.000 anni fa, e che questo e’ il luogo di origine della cultura Wu.”.
Howard mi parla,
invece, di come da queste parti per secoli siano stati contadini e pescatori ed
e’ semplicemente questo fatto che ne ha preservato il paesaggio. Si, ci sono
delle zone con qualcosa da apprezzare da un punto di vista storico e culturale,
ma di non aspettarmi troppo, le cose migliori sono il lago, il paesaggio
attorno.
Arriviamo in una
bella zona, intorno a noi la terra e’ coltivata a frutteti e campi da te’, e
parcheggiamo vicino a quella che pare l’entrata di un tempio, o forse
monastero. Infatti e’ il monastero “ZiJin An”. Il biglietto costa 30 RMB
(ovvero circa 4 Euro) e Howard sgrana gli occhi: “Ma come – mi dice- due anni
fa costava 10 RMB!” Beh, un bel 200% in piu’, non male come aumento, d’altronde
il costo di tutto aumenta a velocita’ considerevole in Cina, e come ho gia’
avuto modo di notare, qualsiasi tempio e monastero e’ trattato alla stregua di
un museo a pagamento, non di posto di preghiera o di sola visita spirituale.
Entriamo, c’e’ un
piccolo giardino molto bello e ben tenuto, camminiamo su un sentiero
acciottolato, si arriva ad un entrata protetta dai due immancabili leoni.
Intorno a noi ci sono operai che lavorano senza fretta, fumano, chiacchierano;
stanno sistemando delle nuovissime segnaletiche in legno. Non ci sono molte
persone, a parte noi un altro gruppetto di sei o sette persone.
Il Tempio e monastero Zijin An è stato costruito durante la dinastia Nanbei, circa 1400
anni fa, e fu ricostruito al tempo dei Tang e ancora durante il periodo Ming e
Qing, ed è negli stili di queste due ultime dinastie che lo possiamo apprezzare
oggi.
Il tempio e’
minuscolo se paragonato ad altri, ma qui si respira una sottile aria di storia,
al suo interno ci sono sculture di livello molto alto, e, curiosamente, pare
che le migliori di loro siano state eseguite da una coppia, chiamata Leichao.
Mi piace molto, come anche molte delle statue, alcune davvero ammirevoli per
qualita’ e sottigliezza espressiva dei volti.
Riprendiamo la
scorazzata in auto a velocita’ ridotta, il paesaggio e’ molto luminoso, grazie
alla luce riflessa dalla massa d’acqua lacustre. Howard decide di andare a
visitare il villaggio di LuXiang, un villaggio Ming! Ah, questo mi intriga parecchio,
specie dopo aver visitato Pingyao, lo scorso dicembre.
Costeggiamo una
zona di abitazioni nuovissime, che con i Ming non hanno proprio nulla a che
vedere e non riusciamo a capire dove sia il villaggio o la sua entrata. Chiede
a dei passanti un paio di volte. Cerchiamo un
parcheggio. Howard parla con un paio di ragazze. Torna con la fronte corrugata.
“Impossibile! - mi dice- se si prosegue c’e’ un entrata nuova, e si pagano 50 o
60 RMB a testa per entrare nella parte vecchia.” Oh bella! Adesso se Venezia
chiedera’ ad ogni turista 10 Euro per entrare nel centro storico non diro’ piu’
nulla.
“Ma sei sicuro?”
Risponde di si,
ci guardiamo attorno, mi fa cenno di entrare per una viuzza, proprio
dall’altra parte della strada. Proseguiamo, e dopo 300 metri siamo nella Lao
Jie di LuXiang, la strada vecchia, la principale. Avete presente quando avete
rubato e mangiato la nutella, e nessuno vi ha beccato? Ecco, la stessa
sensazione. Ci guardiamo attorno.
Camminiamo. La parte “antica” sara’ lunga si e no 400 metri, con due o tre
viette che la intersecano. Ci sono tre o quattro edifici di un certo interesse,
il resto e’ cadente e parecchio anni cinquanta e sessanta del secolo scorso,
non certo Ming. Ci guardiamo interrogativi, lui commenta un po’ sarcastico, poi
ci fermiamo a quello che pare l’incrocio della strada vecchia con un’altra via
che doveva essere tra le principali, c’e’ una piccola torre, questa si che e’
storica e piu’ avanti c’e’ un edificio che pare una tettoia per un mercato
all’aperto. Li qualcuno vende il famoso te’, che Howard compra per farmene
omaggio. Chiacchieriamo con chi vende, scatto una foto ad un bimbo che gioca
con un fucile giocattolo, mi guarda un po’ impaurito, se ricambio lo sguardo si nasconde,
mi sa che non ha visto molti occidentali semibarbuti dal vero. Quando mi
passa accanto corre, cerca di nascondersi dietro le gambe di altre persone, gli scatto una
foto. Dopo dieci minuti
di camminata la visita e’ terminata. Torniamo sui nostri passi, ma cambiamo
strada: qualcuno prepara e vende spaghetti di grano tenero per strada, ne
compriamo un sacchetto.
Lasciamo il
villaggio delusi, non posso usare altri termini, e ci consoliamo con il fatto
che abbiamo risparmiato il biglietto d'entrata. Poi leggero’ un
blog che, a proposito di LuXiang, descrive il posto “con stretti vicoli e
canali, in questo antico villaggio che data dall’inizio della dinastia Ming...
e ci siamo goduti l’architettura in pietra originale”. Peccato che non dica che
sono cinque edifici, quelli godibili e che i vicoli che si possono apprezzare
anche meno, oltre al biglietto da pagare. Mah...
Riprendiamo il
giro della penisola, e ci dimentichiamo di LuXiang guardando il paesaggio che
sta cambiando colore grazie al tramonto, fermiamo l’auto, ci sediamo su di un
ciglio prospiciente il lago; iniziamo una sfida a Sudoku. Il silenzio e’ perfetto, mentre
annotta.
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