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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
LA CINA E' CAPITALISTA?

Aumento del numero di membri del Partito Comunista fino al 2010, come mostrato da una tabella al Museo Nazionale di Pechino

La Cina e’ Capitalista?

Di recente ho incontrato un amico italiano in visita in Cina. Come molti visitatori, dopo qualche giorno di permanenza ha esclamato ”Ma qui di comunismo non c’e’ nulla, qui siamo al capitalismo piu’ puro e brutale”.

In effetti questa stringatissima analisi non e’ lontana dalla realta’, che e’ comunque piu’ stratificata e complessa. Mentre i livelli di consumo sono aumentati considerevolmente in Cina, per qualche decina di milioni di persone si potrebbe dire “indebitamente e a dismisura”, i rapporti interni della societa’ sono di tipo feudale, di vassallaggio. La nuova classe benestante e’ legata a doppio filo e dipende dal Partito a livello centrale e locale per il proprio successo economico, garantendo poi un ritorno economico ai referenti politici, guadagna senza rischiare e, sopratutto, non ha visioni di impegno sociale.
Il risultato della fine del comunismo, avvenuto con la proclamazione del socialismo a la chinoise, e’ un conclamato ritorno a valori storici nazionali che furono soppressi dal terrore maoista. Questo ritorno al Nazionalismo e’ pero’ filtrato dalla propaganda di partito, da una distorsione della rappresentazione storica di fatti del passato remoto, recente e del presente. Basti visitare il Museo Nazionale Cinese in Piazza TianAnMen per rendersene conto ( di questo scrivero’ di piu' nel prossimo blog).

Dal feudalesimo Imperiale, immobile per oltre 500 anni, dopo le lotte anti colonialiste e le convulsioni interne post conflitto mondiale, la Cina precipito’ in una dittatura che si e’ evoluta su linee feudatarie di stampo Imperiale, con un Potere Centrale forte che non ammette discussioni sul proprio ruolo di leader incontrastato, con una classe politica inamovibile e inattaccabile che e ‘ di fatto un’oligarchia nella quale diverse famiglie si passano le chiavi del potere. Questo tipo di oligarchia viene replicata a livello delle province cinesi. Questo favorisce una nuova forma di Capitalismo di Stato, in cui i politici e i burocrati di partito sono di fatto i padroni dei mezzi di produzione o i loro controllori. Con un tipo di analisi classica marxista posso affermare che in Cina abbiamo una minoranza (il partito comunista e le sue emanazioni) che e’ padrone e controllore dei mezzi di produzione e una vasta maggioranza della popolazione che produce beni e servizi (che non si puo’ piu’ chiamare proletariato, visto che di figli non ne fanno molti, si attende quindi una nuova definizione). Sotto questo punto di vista la Cina e’ capitalista.

Traduco qui sotto degli estratti da un articolo dal sito di FORBES che potete leggere integralmente qui:

http://www.forbes.com/2011/09/14/china-rich-lists-opinions-contributors-john-lee.html

Essere membro del Partito Comunista e’ ora sinonimo di Privilegio e Possibilita’ di salire la Scala Economica Sociale, come rilevato dalla rivista Forbes. La lista dei 1000 piu’ Ricchi Cinesi stilata dal Hurun Report riportava che oltre il 90% di essi sono ufficiali o membri del Partito Comunista Cinese e’ da un’idea di come la ricchezza venga creata e ditribuita in Cina, e forse cancella l’idea che un modello di sviluppo di tipo autoritario porti benefici alla maggioranza del popolo.

Fu nel 2001 che l’allora Presidente Jiang Zemin annuncio’ che il CCP avrebbe dato il benvenuto nel partito agli imprenditori. (Alle molteplici letture che si puo’ dare a questo, si aggiunge l’ovvia volonta' di Pechino di controllare il piu’ possibile la creazione di poli di potere economico relativamente forte che possano trasformarsi in motori propulsori al cambiamento dell’assetto del potere politico. Mia Nota)

Mentre si dice e si legge dappertutto che il settore privato e’ emergente in Cina, la realta’ dei fatti dimostra come 150 State Owned Enterprises (SOE) – Imprese Statali- siano le padroni di due terzi di TUTTI I beni e fonti di reddito cinesi e sono la fonte del 50% di TUTTO il reddito prodotto in Cina. Oltre a queste 150 bisogna aggiungere le imprese statali cosidette locali, che sono circa 120,000. Nell’ultima decade circa due terzi dei prestiti bancari sono stati riservati a condizioni preferenziali alle SOE, lasciando circa 4 milioni di societa’ private e decine di milioni di piccole e piccolissime imprese a combattere come possibile per accedere al resto.

Sebbene molte SOE siano presenti in Borsa, il governo controlla almeno dal 50% fino a 2/3 delle loro azioni. Le SOE sono sotto il controllo del State Assets Supervision and Administration Commission (SASAC) e i dirigenti e managers di queste SOE sono direttamente designati dal SASAC dopo aver consultato il CCP’s Department of Organization.. Il risultato e’ che oltre due terzi dei direttori e oltre tre quarti dei managers sono Burocrati ufficiali del Partito Comunista o almeno suoi membri. Tra i membri, gli ufficiali e i burocrati del Partito Comunista Cinese ci sono oggi uomini tra i piu’ ricchi del mondo.

Quasi tutte le persone più ricche della Cina hanno fatto i soldi in settori dominati dalle imprese di stato, come i beni immobiliari e l’edilizia, lo sfruttamento di risorse naturali, industrie pesanti e telecomunicazioni. Questo e’ avvenuto anche attraverso un accesso preferenziale ai terreni migliori (spesso sequestrati illegalmente ai cittadini) per le grandi societa’ immobiliari, ad un accesso privilegiato a tassi inferiori a quelli di mercato del capitale, o l'accesso speciale per la raccolta di capitali o di capitale nelle aziende di Stato quotati. In quasi tutti i casi, i beneficiari ultimi sono i funzionari o membri del PCC . Non c'è da meravigliarsi che ci sono oggi 85 milioni di membri del Partito Comunista con un’ulteriore lista di attesa, si dice, di circa 80-100.000.000.

Questo fatto non sorprende, visto che si e’ creato un sistema dove imprenditori e uomini d'affari hanno bisogno del sostegno del partito, o meglio, dell'adesione al PCC per andare avanti. Ciò significa che il paese è diviso in un gruppo relativamente piccolo di ben collegati insider che beneficiano in misura sproporzionata, mentre circa un miliardo di persone hanno scarse prospettive di condividere i frutti della crescita economica del paese. Un fatto che raramente viene fatto notare è che l'80% della riduzione della povertà in Cina ha avuto luogo durante i primi dieci anni di riforme 1979-1989 - prima che lo Stato Cinese (Partito) riaffermasse la propria ferma presa sull'economia.

E’ ovvio che una delle chiavi per mantenere il potere del partito comunista sia quella di tenere il controllo delle opportunità materiali, delle carriere e delle professioni. Questo può essere una buona notizia per le schiere crescenti dei mega-ricchi membri del Partito, ma non per la maggioranza del popolo cinese che non puo' mettere piede sulla scala sociale.

La classe politica cinese insegna e inculca, con tutti i mass media a disposizione e sotto stretto controllo, il “bisogno” per il popolo Cinese di una leadership assoluta, con potere verticale e la sua insostituibilita’, il suo incarnare i valori Nazionali e allo stesso tempo, esserne i guardiani.

Il sistema di corruzione e di nepotismo, di clientelismo feudale prende forma sopratutto nel periodo post-TianAnMen, e non e’ un caso che e’ nello stesso periodo che esplode il numero di tesserati del Partito Comunista Cinese. Il patto implicito proposto dal Partito al popolo cinese e’ stato: voi lasciate perdere ogni velleita’ di democrazia, ci lasciate governare, e noi vi lasceremo crescenti liberta’ economiche, anche quelle comunque sotto il nostro controllo.

Non si puo’ lottare, singolarmente, contro questo feudalismo statale che puo’ in qualsiasi momento stroncare qualsiasi azienda o imprenditore, ecco perche’ gl'imprenditori cinesi sono totalmente collaborazionisti con il potere centrale, e non potrebbero fare altrimenti.

Se l’imprenditore vuole fare crescere la propria azienda non solo non puo’ essere in nessun modo “contro” il potere del partito comunista, deve essere attivamente “pro” e partecipare nella rete di scambi di favori personali che favoriscono le relazioni (le tradizionali GuanXi) che aggiungeranno potere e vantaggi. Da questo ne consegue che qualsiasi imprenditore e impresa e’ ricattabile e al contempo non puo’ praticamente esistere al di fuori del sistema. Da notare che a questo sistema partecipano, direttamente o indirettamente, anche le societa’ multinazionali straniere. Se per qualsiasi motivo l’azienda non “collabora” allora le risposte del potere sono molto semplici: si va dall’accusare l’imprenditore di “corrompere” i funzionari di partito (quando in realta’ si tratta delle mazzette da pagare per poter lavorare e oliare “i meccanismi burocratici”) oppure di avere evaso le tasse, che improvvisamente diventa il reato che e’ se viene a mancare l’appoggio del referente politico a livello locale, provinciale o nazionale, o , ancora, quello che prima era facile e veloce da ottenere diventa all’improvviso difficile, ed esasperatamente lento, quello a cui si poteva accedere in precedenza viene ora procastinato sine die.

Come ho gia’ scritto in precedenza, in Cina NON esiste l'indipendenza della magistratura: il Partito controlla i tribunali, nomina i giudici e detta abitualmente i verdetti.
Sembra abbastanza evidente che in questo caso sia molto difficile che i "controllori" accusino, processino e condannino i "controllori". Il potere non processa se stesso, solo un altro potere puo' farlo.
Nell'improbabile ipotesi di un cittadino che vinca un caso, il giudice avrebbe poco potere per far rispettare il verdetto senza il sostegno degli stessi funzionari statali.

Un cittadino cinese è spesso nella situazione kafkiana di ricorrere nel chiedere giustizia a chi ha commesso l'abuso nei suoi confronti.

In tutto questo, dov’e’ uno Stato di Diritto Civile? Non c’e’, infatti i vari richiami che trapelano sui media sono sempre quelli rivolti al “rispetto della Legge”, un Legismo che ha origini antiche in Cina, risale al primo Imperatore Qin e alla sua scuola, così chiamato per l'insistenza sull'uso di leggi severe come base per mantenere l'ordine e il controllo della società, qualcosa che è replicato anche oggi dal concetto comunista cinese di "Rule of Law", che non significa "Governo del Diritto".

Ci sono alcuni coraggiosi Savonarola che cercano di dire la loro, di chiedere un cambiamento o almeno di correggere gli abusi piu' macroscopici ma, a tutt’oggi, sono prima o poi costretti a chiedere asilo nelle ambasciate di potenze straniere, facendo appelli video direttamente al premier affinche’ vengano risparmiate ritorsioni contro la propria famiglia, oppure sono costretti a dei veri e propri arresti domiciliari e penitenziari, nonostante i premi Nobel per la Pace, o ancora, rovinati finanziariamente e silenziati come e’ successo per Ai WeiWei, e cosi via dicendo.

Questo, a grandi linee, il capitalismo di stato nello stato socialista con caratteristiche cinesi, a oggi.



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