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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
China, China National Art Museum of China, show: "Walking from Yan'an" - Art Exhibition to commemorate the 70th Anniversary of the publishing of Comrade Mao Zedong's "Talks at the Yan'an Forum on Art and Literature". From 19 May to 2 June 2012

THE NAMOC Pechino da NAMOC org

E’ un maggio intenso questo del 2012: mentre cerco di seguire la routine lavorativa, sono in viaggio con mia nipote Elisa, visitando luoghi e citta’ a me ormai familiari, qui in Cina, e agendo come tour leader, nonche’ introduttore verso una differente cultura, a beneficio di, appunto, Elisa.


Dopo aver visitato il Museo Nazionale della Cina a Pechino, sempre a Pechino ci rechiamo al Museo Nazionale Cinese delle Arti (National Art Museum of China).
L’entrata oggi e’ gratuita. Fortunata coincidenza. Mentre ci muniamo di biglietti prendo una brochure e noto che c’e’ una mostra di dipinti e lavori delle Dinastie Ming e Qing. Non mi lascio sfuggire l’occasione e a costo di divenire pedante, illustro, per quel poco che so, e commento quasi ogni lavoro esposto. Mi pare che Elisa, al di la’ della gentilezza dimostrata da nipote a zio, apprezzi genuinamente lo sforzo.


Poi arriviamo alle sale dalla 1 alla 9.
Qui (cito la brochure che ho in mano) abbiamo la mostra: “Walking from Yan’an” - Art Exhibition to commemorate the 70th Anniversary of the publishing of Comrade Mao Zedong’s “Talks at the Yan’an Forum on Art and Literature”.
La mostra e’ organizzata dal Ministero della Cultura, curatore e’ Mr. Ren Zhe.


La brochure spiega che  la mostra “ … represents the creation practices and fine arts achievement of several generations of artists since Yan’an times under the spiritual guidance of TALKS: keeping the orientation of serving the people and socialism and the principle of letting a hundred flowers blossom and a hundred schools of thought to contend. Those creation practices and fine arts achievement are created to extol the people of all ethnic group of the country fighting for national independence, building New China, heading for reform and open, promoting the scientific development, exploring the road of building socialism with Chinese characteristics and rejuvenating the culture of China. Meanwhile, the exhibit is also designed to represent the impact of TALKS to the fine art developments of China and the significance & values of TALKS to the artistic creation of contemporary art.” 


Mi fermo qui, e faccio notare che a tutto maggio 2012 questa e’ la posizione ufficiale del Ministero della Cultura cinese a proposito dell’arte e dei discorsi tenuti nel 1942 a Yan’an da Mr. Mao Zedong.
Sono colpito nel leggere la frase "per mantenere l'orientamento di servire il popolo e il socialismo e il principio di lasciare che cento fiori fioriscano e cento scuole di pensiero contendano", la stessa frase che segno’ l'inizio della famigerata “Campagna dei Cento Fiori” un breve periodo di apparente apertura della linea maoista dopo la quale Mao Zedong inizio’ una repressione (la cosidetta “Campagna Antidestra”) contro coloro che criticarono il regime e la sua ideologia, queste persone furono pubblicamente criticate e condannate ai campi di lavoro forzati. A quanto pare Mao disse che aveva "adescato i serpenti a uscire fuori dalle loro tane." 
Leggere questa frase, in questa brochure nel maggio 2012 mi fa sentire un viaggiatore nel tempo. Basterebbe vedere fiorire 10 fiori e magari due altre scuole di pensiero che contendano per rendere felici molti cinesi, mica cento. 


Adesso vorrei ricordare cosa successe nel 1942.


Nel 1942, nei suoi discorsi del 2 e 23 maggio tenuti al convegno degli esponenti dell’arte e della letteratura di Yan’an, (potete leggerli nella loro totalita’ a questo link: http://www.marxists.org/reference/archive/mao/selected-works/volume-3/mswv3_08.htm ) Mao disse chiaramente che “l’esperienza dell’URSS in generale e i principi del realismo socialista in particolare dovevano costituire il modello culturale da realizzare in Cina.” sancendo cosi’ l’idea di identita’ tra Cultura e Ideologia Politica e di una inseparabilita’ dell’attivita’ artistica dagli obiettivi politici, che e’ poi comune a tutti i totalitarismi, inclusi quelli di stampo teologico. 
E’ Mao che scrive “Ora la nuova cultura e’ impegnata in una lotta mortale contro la cultura reazionaria; non c’e’ costruzione senza distruzione, liberazione senza limitazione, e movimento senza respirazione. Per quanto concerne la nuova cultura, non e’ che un riflesso del nuovo corso politico ed economico, ed e’ al loro servizio”. Quindi: la cultura e’ al servizio della politica e dell’economia.
Mao defini’ la “nuova cultura” come una “potente arma rivoluzionaria del popolo”.


I comunisti cinesi seguirono il modello di cultura totalitaria che era gia’ stato precedentemente elaborato in Unione Sovietica, che a sua volta aveva forti richiami e tracce riscontrabili nelle politiche naziste e fasciste.
I discorsi sull’arte e la sua funzione espressi da Mussolini, Hitler, Stalin, Mao e via via fino ai loro imitatori di minor impatto storico sembrano la fotocopia dello stesso discorso: lo stile dell’arte e’ uno “stile di massa”, ovvero pensieri e sentimenti degli artisti devono essere un tutt’uno con i pensieri del popolo, dei contadini, degli operai e dei soldati, l’identificazione deve essere completa e all’artista non resta altro che rappresentare la vita nella sua “dinamica verso l’ideale sociale”, per aiutare le masse nel loro “progresso storico”.
I cliche’ del linguaggio di tutti i totalitarismi politici e religiosi, nei confronti dell’arte e della cultura trovano un riscontro oggettivo nei cliche’ proposti nelle opere prodotte, una somiglianza tra i vari totalitarismi che arriva alla copia,  nelle varie rappresentazioni del Capo, del Popolo, del Lavoratore, del Soldato, della Fedelta’ allo Stato o alla Chiesa o ad entrambi, e degli esempi morali dati da attivisti infaticabili, per la maggior parte appartenenti alle classi sociali che costituiscono il Popolo: soldati, lavoratori o predicatori o, in alcuni casi, figure che riuniscano queste caratteristiche. 

Valga per tutti l’esempio della figura del soldato Lei Feng, dibattuta storicamente, ritenuta un costrutto propagandistico ma ancor oggi celebrato, nella Cina del 2012. Le stesse immagini, simboli e a volte anche slogan percorrono la storia della propaganda fascista, nazista, sovietica, cinese, vietnamita, nordcoreana: Leaders ispirati che guidano il popolo, incontri tra Il Popolo e i Leaders, tutte le eventuali minoranze che formano una nazione che felicemente si aggregano a salutare i Leaders, leaders ispirati che passeggiano guardando al futuro, o piantano alberi, minoranze che sono idelisticamente dipinte in paesaggi da cartolina... I discorsi propagandistici sono gli stessi e rivolti alle stesse persone, alle stesse “masse”, alle stesse fasce sociali. Il linguaggio e’ identico. 


Questo e’ quello che si vede e che si celebra in questa mostra, organizzata dal Ministro della Cultura Cinese, nel maggio 2012, a Pechino, al Museo Nazionale delle Arti Cinese.




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