 Bill Viola, Eternal Return, 2000, due canali video a colori su due schermi al plasma, due altoparlanti | |
In merito alla mostra Bill Viola, Reflections a cura di Kira Perov, a Villa Panza di Biumo fino al 28 ottobre 2012 [info faibiumo@fondoambiente.it - www.fondoambiente.it]
pubblico qui un estratto dal mio testo Bellezza come esperienza estetica, in De Pulchritudine, a cura di A. Abrate, Quaderni d'Arte, 2010, pp. 82-90.
"Il filosofo
giapponese D.T. Suzuki sintetizza così il significato del “fare esperienza”: “conoscere le cose proprio come sono.
Significa conoscerle accantonando completamente i propri artifici per farsi
guidare dalle cose stesse. […] Quando
si è sperimentato il proprio stato di consapevolezza direttamente, non c’è
nessun soggetto o oggetto: la conoscenza e il suo oggetto sono completamente
unificati. Questa è la forma più pura di esperienza”.
Libero conoscitore del buddhismo zen giapponese (ma anche di quello tibetano,
dell’indusimo, del misticismo islamico e del cristianesimo), Bill Viola si
dedica all’arte con la stessa disposizione d’animo con cui compie un esercizio
spirituale; ovvero nel modo in cui i maestri di pittura cinese, dopo aver
cercato la concentrazione tramite la meditazione, lasciano che la mente vada a
coincidere con la mano e produca un segno. I media che utilizza sono i prodotti
sofisticati della tecnologia contemporanea, attraverso i quali mette in scena i
momenti cruciali della vita dell’uomo, il suo rapporto con il creato, o i grandi
temi legati alla società, alla religione, alla spiritualità.
In un primo tempo (gli anni Settanta e Ottanta), produce opere ascrivibili alla
video arte, sperimentando un linguaggio bidimensionale che solo allora rivelava
le sue potenzialità. Dagli anni Novanta ad oggi, amplia profondamente l’universo
del video trasformandolo in installazione multimediale, architettonica, che
ingloba lo spettatore in una dimensione tridimensionale e multisensoriale.
Questo cambiamento, che testimonia della vitalità e coerenza della poetica
dell’artista, è indice di una ricerca che parte dalla realtà come dato primario
da cui estrapolare la bellezza al fine di giungere a un rapporto di
consapevolezza con il sé. “Questo senso
del vedere, o vedere il senso di un oggetto, è ciò che stavo cercando –
scrive nel 1980 nel suo diario –. Ho
intuito […] che si può paragonare
l’inesorabile intensa visione da telecamera con una visione concentrata, che
preannuncia una variazione di consapevolezza […]. Non cambia l’oggetto,
cambiate voi”. Come
già per Klein, il rapporto sensibile tra materia e immateriale, che l’artista
concentra in un’azione estetica, consente di trasformare l’oggetto percepito in
esperienza tramite la contemplazione. L’artista e lo spettatore sono i principi
attivi per dar vita ad una esperienza estetica, concentrati di energia per ricevere
ed emanare qualità e bellezza. Riferendosi a “Science of the Heart” (1983),
un’installazione che comprende un letto d’ottone con coperte e cuscino
addossato a una parete in una stanza buia fievolmente illuminata da una
proiezione all’incrocio di due muri, Viola afferma: “l’oggetto diventa più simile all’immagine e l’immagine più simile a un
oggetto. L’immagine diventa molto fisica, il cuore che batte, e successivamente
il letto diventa un’immagine simbolo, colma di riferimenti. Quindi, c’è una
specie di dialogo tra l’oggetto materiale e l’immagine immateriale”.
Questa ricerca di trasmutare la materia sensoriale in coscienza cognitiva,
dapprima annebbiandola e poi immergendola in una dimensione immaginativa attiva,
è la medesima che dà vita all’installazione “Pneuma”, termine che allude letteralmente
e simbolicamente al ciclo vitale come circolo d’energie primarie (nella stessa
maniera in cui l’intende Klein)."
Pregandovi di citare correttamente i dati della pubblicazione, a chi lo richiede, invio il testo completo via mail.
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