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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Shenzhen e il DaFen Cun (大芬村). Il villaggio Da Vinci.

Bambino a DaFen Cun, Shenzhen


Vicino al centro urbano di Shenzhen c’e’ un villaggio il cui Santo Patrono e’ Leonardo da Vinci. Il nome del villaggio infatti e’ “Da Fen Cun” che significa Villaggio Da Vinci.

In questi 4 chilometri quadrati le strade convergono verso la piazza principale, dove il busto in bronzo di Leonardo da Vinci si erge al centro e guarda all’attivita’ di centinaia di studi artistici e migliaia di pittori.

Per andarci, c’e’ ora una comoda fermata del metro’, mentre nel 2006, l’anno della mia prima visita, gli unici mezzi erano il taxi oppure l’autobus numero 306, che parte dalla Stazione di LouHu. Nel corso degli anni i “dipinti del villaggio Da Fen” sono diventati una specie di marchio, sinonimi, in Cina e all’estero, di ottime copie di capolavori dell’arte occidentale e cinese, incluse calligrafie, e anche sculture, sopratutto in vetroresina.

Il tutto pare sia iniziato nel 1988, quando a Hong Kong un pittore e uomo di affari chiamato Huang Jiang (Wong Kong), che aveva un’attivita’ specializzata nella riproduzione artistica, decise che i costi erano ormai troppo alti e che non ci fosse piu’ futuro se non in Cina, e si stabili’, appunto, in Da Fen. Fu rapidamente raggiunto da una ventina di pittori di talento provenienti da tutta la Cina, e cominciarono a vendere copie in giro per il mondo, inventando “la produzione di massa delle copie d’arte”, gli affari andarono benissimo e cosi’ nacque il fenomeno “Da Fen Cun”. In origine era un villaggio Hakka, con strette vie squadrate e convergenti, dove adesso si contano piu’ di 600 gallerie e studi e si stima che operino e vivano oltre 5000 pittori e artigiani, alcuni veri e propri artisti. Le aziende dedite all’export di copie d’arte si contano a parecchie centinaia.(citato da Wikipedia versione inglese)

Girando per le strade si nota parecchia robaccia, ma qua’ e la’ emergono ottimi lavori, molti sono originali.

Per una manciata di yuan si possono commissionare copie del vostro capolavoro preferito, o dalle foto di famiglia, e la qualita’ della copia puo’ variare: insistere per una copia di grado “A” potrebbe davvero valerne la pena, e comprando una copia si raccomanda sempre di discutere del prezzo...

Ovviamente affiancati agli studi dei pittori e alle gallerie ci sono parecchi rivenditori di materiale artistico e di cornici, prezzi contenuti e velocita’ di servizio, tutto incluso.

La fortuna economica del Da Fen Cun e’ legata allo sviluppo dell’economia cinese e sopratutto al boom edilizio: piu’ case, hotel e ristoranti e piu’ alta la domanda per decorazioni. Idem per l’export.

Dopo la crisi del 2008, che ha segnato sopratutto il volume dell’export, il villaggio ha visto un cambiamento: da villaggio dedito alla catena di montaggio di copia di quadri, a luogo di certo piu’ elegante, con un misto di gallerie d’arte, studi, bar e case da te’, con mostra in allegato e centro di riproduzione. E’ ora una delle attrazioni turistiche di Shenzhen.

Ho visitato Da Fen Cun a piu’ riprese, almeno una volta all’anno dal 2006, accompagnando amici o da solo, magari per acquistare dei colori o delle tele. Ho sempre scattato delle fotografie, seguendone i graduali cambiamenti, il maggiore dei quali fu il ridecorare con colori sgargianti gran parte degli edifici, prima delle Universiadi di Shenzhen del 2011.

Durante una delle mie prime visite fui avvicinato per strada da un ragazzo sulla trentina, molto cortese e con un livello d’inglese paragonabile al mio cinese. Mi stava invitando a vedere le sue copie, a casa sua. Stetti un minuto titubante, poi accettai, cosi, d’istinto. Uscimmo fuori dal villaggio vero e proprio, ed entrammo in una stradina, per salire poi le scale di uno dei vecchi, malmessi palazzi, li’ di fianco. Al terzo piano c’era il piccolo appartamento dove colori e dipinti freschi e asciutti sembravano letteralmente dappertutto. Odore di trementina e olio. Una ragazza, coetanea del giovane e, a mio parere sua compagna, se non sposa, era letteralmente a meta’ tra timidezza e voglia di comunicare, di farmi vedere i lavori. C’era di tutto; il Canaletto, Picasso, Monet, Klimt, Van Gogh... La qualita’ non era male, e parecchi lavori erano davvero apprezzabili. Era il 2007, il cambio Euro e Yuan era di circa 1 euro per 10 yuan. Mi soffermai a guardare degli Iris di Van Gogh. Lui noto’ la mia esitazione e mi chiese che cosa ne pensassi. “Bello”, dissi “PiaoLiang”. Mi sorrisero entrambi sorpresi, e via con i complimenti: il tuo cinese e’ cosi perfetto! Si, domani...

La ragazza mi propose un Canaletto per 100 yuan. La loro era una vendita diretta, non stavano lavorando per una delle grandi aziende esportatrici. 10 euro per una buona riproduzione di almeno un metro e venti per ottanta. A olio.

Sorrisi, vagamente imbarazzato e mi guardai attorno. Da li a poco sarebbe stato il compleanno di un caro amico di Hong Kong, Perry. Mi venne l’idea di comprare un quadro per lui. Anzi, mentre gli occhi vagavano attorno, decisi che ne avrei comprati due. Volevo premiare la baldanza del ragazzo, dare un piccolissimo aiuto alla coppia.

La ragazza prese la mia esitazione per voglia di argomentare sul prezzo.

Mi disse “Ottanta yuan, va bene?”

Mi sentii in colpa, irragionevolmente in colpa. Chiesi al ragazzo se potessimo parlare del suo lavoro, e fu contento di spiegarmi. Si, lavorava a cottimo, anche lei, andammo nella zona dove lavoravano, che era poi la cucina. Cucinavano li e dipingevano li. Cucina e pittura, la cucina del pittore. Dopo qualche minuto sentii che fosse arrivato il momento di andare. Dissi al ragazzo che mi piacevano gli Iris, ne aveva forse due? Si, eccoli. Uno era meglio dell’altro. Li presi comunque entrambi. Avrei dato il piu’ bello a Perry.

Gli diedi trecento yuan. Mi guardo’ sorpreso. Mi disse no no, duecento van bene. Lei lo guardo’ come per dirgli “Sei matto?”. Lo fissai bene negli occhi e dissi molto fermamente “Penso che valgano trecento yuan”. Restammo li a guardarci per qualche secondo, poi lui disse semplicemente “Grazie”, sempre guardandomi, e con appena un lieve sorriso. Lei era quasi raggiante. Risposi “BuKeQi”, e andai, con le tele arrotolate e avvolte in carta di giornale.

In pochi altri posti al mondo si puo’ vedere una completa integrazione tra vita famigliare e attivita’ artigianale come in Da Fen Cun: in parecchi dei piccoli studi che danno sulla strada si possono vedere marito e moglie dipingere, con il pargolo alle volte alle prese con colori e pennelli. Mi piace immaginare che tra questi monelli che giocano e disegnano per le strade di Da Fen Cun ci sia gia’ uno dei prossimi veri, grandi artisti cinesi.



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