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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Riflessioni su schianti e suicidi

Ferrari schiantata in autostrada in Shaanxi Province, Cina

David mi telefona, chiede come vanno le cose. Lui e’ un piccolo imprenditore cinese e con il suo socio importa tessuti di qualita’ dall’estero, molto dall’Italia. Lamenta che la situazione economica lo preoccupa, che molte aziende chiudono. Gli chiedo come vada a lui. Replica che quest’anno va meglio dello scorso anno. E allora chiedo da dove arriva tutto questo suo accoramento? Se la sua impresa va bene in un periodo che lui percepisce come critico, con aziende concorrenti che chiudono, vuol dire che lui lavora bene, e che gli improvvisati spariscono. Risponde che pero’ la situazione economica globale cinese va male. Male? Circa l’8% di crescita annua, male? Allora gli chiedo e mi chiedo: ma davvero pensi che la crescita economica possa andare avanti per sempre con numeri a due cifre? Anzi: davvero pensi che la crescita andra’ avanti per sempre, che non ci saranno momenti non dico di arretramento, ma di stasi, di riaggiustamento? Il resto del mondo brinda quando cresce del 2%, allora perche’ questo allarmismo? Tu cresci, la tua azienda va bene, la Cina e’ sempre la prima al mondo come crescita. Mi dice “Forse abbiamo troppa paura di tornare poveri. Tutti noi nati prima degli anni ottanta sappiamo bene il significato di quella parola”.

In questa conversazione c’e’ qualcosa del clima sociale cinese. Ma non basta a spiegare il malessere di molti cinesi, specie quelli che stanno tra i trenta e i quarantanni: moltissimi di loro hanno molti piu' soldi e sfoggiano uno stile di vita assolutamente imparagonabile a quello dei loro genitori. C'e' chi cambia automobile ogni due anni, chi fa a gara nel comprare automobili potenti e lussuose, chi si invita a pranzo e cena in ristoranti dove si ordina molto di piu’ di quello che si potra' mai mangiare, e si lascera' poi il tutto sul tavolo, giusto per una ulteriore dimostrazione che ce lo si puo' permettere. Si assaltano i negozi del lusso di Hong Kong (28 milioni di cinesi dalla Cina popolare hanno visitato Hong Kong nel 2011, il 67% del totale dei visitatori totali), ci sono figure di politicanti di media statura beccati e sbeffeggiati in televisione perche’ collezionano orologi, sfoggiati in diverse occasioni, che costano molto ma molto di piu’ del loro stipendio “nominale”. Ci sono i figli dei politici piu' potenti che magari si schiantano con le loro Ferrari, poveretti loro, con i loro padri che devono nascondere il fatto, pena la fine della carriera di Partito, perche' “la morale” del Partito vieta di far capire quanti miliardi si stanno accumulando nelle stanze alte, medio-alte, medie e medio-basse del potere centrale e locale. Un segreto di Pulcinella.

“Schianti” che sono una metafora di una Nazione che sta affogando in un vortice, una corsa forsennata verso il consumismo, perche' forse non c'e molto altro a cui e' permesso pensare, a parte la Tradizione Culturale, oggi riletta in salsa comunista, e incorporata nel neo Nazionalismo, alimentato da una educazione e da una propaganda che fa si che i fatti storici non siano mai rielaborati e confrontati con le altre versioni dei fatti, e non siano psicologicamente distanziati. Cio’ significa che la narrazione di certi fatti storici li rende psicologicamente contemporanei, non sono lontani settanta o ottantanni, ma e' come se fossero successi dieci-vent’anni fa, come se la situazione politica internazionale fosse ferma ai tempi della presa di potere dei maoisti.

Quello che invece e' successo poco piu' di ventanni fa non esiste nelle menti dei giovani cinesi, e' cancellato, voila', presentato come una manifestazione di piazza fomentata dalle gelose Potenze Esterne, un piccolo incidente di percorso, da dimenticare. Il Partito fa un ottimo lavoro, e i risultati che servono si vedono al momento giusto, come durante le manifestazioni anti-giapponesi di fine agosto e di settembre 2012 a Shenzhen, dove i manifestanti hanno rovesciato e danneggiato decine di automobili di marca giapponese, incluse auto della polizia, polizia che stava a guardare tranquillamente, in una nazione dove le manifestazioni spontanee sono proibite e repressese, a meno che la loro “spontaneita'” serva all'agenda politica del momento. Le foto visibili sul China Daily mostrano i “manifestanti” che sorridono mentre riprendono con i loro telefonini gli altri “manifestanti” che sotto l'occhio assolutamente imperturbato dei poliziotti rovesciano e danneggiano le auto della polizia stessa, oppure fracassano le vetrine di negozi che abbiano attinenza con il Giapppone. Nessun arresto o fermo dei manifestanti, che non sono mai stati nominati o identificati dai media. Per prevenire maggiori danni a strutture e forse a persone, domenica 16 settembre molti negozi giapponesi, compresi centri commerciali come Seibu, con annessi cinema, erano spenti e chiusi, a Shenzhen.

Allora bisognerebbe farsi delle domande. Inviterei gli amici cinesi a farsi delle domande. Perche' chi si e' di molto arricchito, compresi i politici, adesso fa di tutto per avere il (vietatissimo dalla legge) passaporto di un'altra nazione, preferibilmente anglofona (Canada, USA, UK e Australia) e per portare i soldi all'estero e, forse, assicurarsi una “futura” via di uscita? Via di uscita da cosa?

E questo succede a tutti i livelli, partendo dalla moglie di Bo Xilai, l'ormai famigerata Gu Kailai, che aveva un doppio passaporto e aveva esportato valuta per centinaia di milioni di euro. Bisognerebbe chiedersi perche' il sogno di molti giovani sia quello di andarsene, nonostante il boom economico? Bisognerebbe chiedersi: per quanto tempo una nazione puo' bloccare o indirizzare e ‘permettere’ espressioni di vita e cultura, le proprie risorse intellettuali, impedendole di elaborare e rielaborare liberamente cio' che succede nella vita dei singoli e delle comunita', a tutti i livelli, di mettere in circolazione idee e concetti, di confrontarsi tra di loro e con il mondo.

Per quanto tempo si possono usare tutti i mass media e sopratutto internet, per alterare i fatti, opinioni, o semplicemente non mostrandoli: come succede a chiunque paghi il canone per vedere la BBC, ma che poi si trovi il segnale regolarmente bloccato in caso di trasmissione di notizie non “consone” alla Versione Ufficiale. Ci sono post su internet che vengono letteralmente riscritti da parte degli addetti ai lavori, dai travet online del pensiero unico.

Le cose esistono se le puoi nominare, se impedisci di nominarle, ecco fatto, non esistono piu'. Questa e' la piu' elementare e incisiva delle censure. L'altra e' l'impedire di leggere le altre versioni di cio' che e' accaduto e che accade, ovvero le “storie” che insieme concorrono alla creazione della Storia. Ecco perche’ in Cina e’ vietato avere un disco satellitare per la ricezione di canali dall’estero. Ed e’ forse questa la ragione di essere del Grande Firewall Cinese. E' cosi che continua il processo di unificazione del pensiero, della spartizione delle risorse, il tentativo della riduzione delle molteplici facce della realta' ad un unico monoblocco.

La Cina ha abbracciato un'industrializzazione a tappe forzate abbandonando la visione maoista della Nazione come Unico Grande Villaggio Contadino, dove le masse si alzano, mangiano e vanno a dormire all'unisono, e tutti vestono uguale. E' saltata a pie' pari in una cultura da Rivoluzione Industriale, da abissale sfruttamento della mano d’opera, sfruttamento accettato dai contadini e dai loro figli che si sono ammassati nelle citta', come Shenzhen e Dongguan perche' che cosa c'era di peggio di cio' che c'era prima? Qualsiasi cosa sarebbe stata meglio, e cosi in poco piu' di ventanni si e’ sviluppato un divario incolmabile tra ricchissimi e poverissimi, pare inarrestabile. Il partito e' divenuto una greppia, e’ al contempo controllore e distributore di ricchezze.

Molti mugugnano contro il potere unico e la corruzione come sistema, ma allo stesso tempo hanno paura, una paura insegnata e inculcata dal 1949: senza una guida centrale, cosa potrebbe succedere? La Cina crollerebbe? Il Paese si dividerebbe? Saremo di nuovo invasi e colonizzati? Torneremo poveri? Questi sono i concetti che il Partito martella: senza di noi non c’e’ garanzia di unita’ della Cina, noi solo vi stiamo conducendo al Benessere, non vedete tutti i progressi fatti? Guardate le Olimpiadi! Guardate l’Expo di Shanghai! Guardate la nuova portaerei! Guardate il Premio Nobel a Mo Yan! (Ma non guardate quello dato a Liu Xiaobo, non cercate i responsabili della costruzione delle scuole di sabbia crollate durante il terremoto del 2008, interrate i casi eclatanti di corruzione...). Tutto viene accomodato nello schema generale: tutto cio’ che di buono avviene, incluso un riconoscimento letterario, e’ da riportare alla benefica e lungimirante azione di governo del partito. Cio’ che non va viene insabbiato, non comunicato o si cerca di addossarne la responsabilita’ a forze esterne al partito, o a personalita’ deviate, a poteri esteri maligni. Quindi al mugugno si unisce la corsa alla tessera di partito, cosi spudorata che il partito si permette di creare liste di attesa, di filtrare chi ammettere o no tra i propri ranghi.

Cosi, cerco di immaginare una Cina tra qualche anno, con magari 300 milioni di tesserati al Partito Comunista, il che vuol dire praticamente tutti. Sara' la fine del percorso, il risultato della politica perseguita dal partito negli ultimi trentanni, che si puo' riassumere in maniera molto succinta: Il Partito rappresenta il Popolo, il Popolo e' la Nazione, il Partito e' la Nazione. Niente al di fuori di questo.

Chi potra mai dire: “Io sono cinese, ma non sono comunista e vorrei cambiare questo governo”? Diventerebbe quasi impossibile. E allora cosa succedera' quando l'identita' culturale e nazionale diventera' tutt'uno con quella di un partito unico al potere? Negare di essere nazional-comunista sara' equiparato al negare di essere cinese. Chissa' se ci sono cittadini cinesi che pensano a questa eventualita'. Chissa’ cosa ne pensano i cinesi che vivono all’estero, in Australia, in Italia, in Francia, in USA, a Taiwan...

Un particolare che mi ha colpito e’ che molti cinesi letteralmente non vedono che quando si criticano aspetti del loro governo non si sta criticando la loro cultura o identita’ di cinesi. Questo e’ uno dei frutti di questa educazione che possono emergere anche durante la piu’ banale delle conversazioni che implichino giudizi sull’operato del governo, specie se ad esprimersi siano dei non cinesi. Semplicemente non vedono il fatto che da “non cinesi” i cittadini di altre nazioni sono abituati a criticare “il governo attualmente in carica” perche’ non e’ inamovibile, non rappresenta per sempre La Cultura e La Storia Nazionale, non e’ li ad indicare una luminosa via verso il Futuro, e a insegnare-imporre come raggiungerla, ma sono semplicemente persone che vengono elette, a cui viene dato un mandato per ben operare (si spera) nell’interesse generale. Questo mandato e’ revocabile, e sono assolutamente giudicabili. I governi della stragrande maggioranza delle nazioni sono sempre governi transitori, mentre la Storia e la Cultura sono qualcosa di diverso, a cui tutte le compenenti e le voci di una nazione hanno (avrebbero) il diritto di concorrere.

Qui si vede che l’operato del partito, la sua educazione pervasivamente meticolosa, ha dato parecchi frutti. Non c’e’ distanza, distacco tra governo e cittadino nella retorica comunista: tu sei cinese, sei parte del popolo cinese, che e’ rappresentato dal Partito, che Governa per te. Il Partito rappresenta Il Popolo, il Popolo e’ la Cina, Il Partito e’ la Cina.

Ma c'e' un'altro aspetto da considerare: se il Partito arrivera' a tanto, e' perché esiste un substrato culturale che glielo permettera', un substrato culturale che e’ il misto di Confucianesimo, Legismo e abitudine storica al potere centrale e alla sua “inevitabile”corruzione. Fino a quando non se ne puo’ piu’, come la Storia della Cina e’ li a mostrare.

Mi chiedo se saranno mai capaci o se vorranno mai, o chi sara’ mai capace, tra i futuri dirigenti governativi, di spezzare questa giostra, di traghettare la Cina verso governi dove il potere non e’ imposto ma negoziato, trasferito, meritato, votato e quindi responsabilizzato e ritrasferibile a chi, forse, potrebbe meritarlo di piu’. Mi chiedo se saranno capaci di guardare allo specchio della propria Storia ammettendo magagne, errori, le storie degli altri, le storie di chi la pensa diversamente, e se mai arriveranno al coraggio del confronto, rinunciando alla censura e all’imposizione della versione unica, spalleggiata dal controllo della polizia e delle forze militari. Avranno il coraggio di rileggere Sun Yat-Sen, le speranze degli inizi del 1900, le indicazioni e le speranze in una nuova Cina che voleva rigettare l’Impero e i poteri centralizzati e autoritari, che vagheggiava una democrazia?



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