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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Softpower & Premi Nobel & Stato dell'arte della Censura

Bo Xilai

Molti cittadini cinesi si sono congratulati con il Signor Mo Yan su internet per il suo Premio Nobel per la Letteratura, e la censura di Internet operata in Cina si e' alacremente adoperata in una sorta di censura "selettiva", come rivelato dal blog Fei Chang Dao, che dimostra come su BAIDU e SINA WEIBO le ricerche per "Premio Nobel per la Pace" e "Liu Xiaobo" (insignito del Nobel per la Pace nel 2010) sono state bloccate, mentre le ricerche per "Premio Nobel Letteratura" e "Mo Yan" sono state permesse. I forum su Baidu sui premi per la pace sono stati bloccati, ma i forum sui premi per la letteratura sono stati permessi (come riportato dal South China Morning Post, Hong Kong).

Leggere le entusiastiche recensioni sui giornali cinesi e sulle agenzie di notizie cinesi di come il Signor Mo Yan "abbia vinto per la Cina" il Premio Nobel per la Letteratura e "quindi ha chiaramente dimostrato il crescente softpower della nazione cinese (che qui vuol dire 'governo del partito')" mi ha lasciato a meta' tra sopresa e  meditazione.
Il Premio Nobel non è un premio, una medaglia, che un autore vince dopo una gara, una competizione; forse alcuni giornalisti cinesi dovrebbero rivedere il lavoro del Comitato per il Nobel, e le sue regole.
Inoltre: il Nobel è un premio dato ad un "individuo", non a una nazione. E' il Signor Mo Yan, a cui è stato assegnato il Nobel, per il suo lavoro, nella sua lingua madre.
A me (e con me, a molti altri) pare che le dichiarazioni ufficiali siano sopra le righe, quando si afferma che il Premio Nobel è un riconoscimento del softpower cinese, a meno che questo non sia un messaggio per i cinesi ("Vedi che alla fine anche all'estero riconoscono la nostra azione di buongoverno che ha permesso, con le nostre sagge politiche di apertura controllata, di far fiorire anche la nostra letteratura).

Sembra che non capiscano che il Premio sia un riconoscimento alla "persona", alla sua abilità e talento, o forse lo capiscono, ma la propaganda ha le proprie regole per comunicare una notizia. Vediamo più in dettaglio: in una lettera all'Associazione degli Scrittori della Cina, a cui il Signor Mo Yan appartiene, il capo della propaganda del partito comunista, Signor Li Changchun ha scritto che "... il Premio Nobel al Signor Mo Yan è sia l'incarnazione della nuova prosperità della letteratura cinese sia una riflessione sulle crescenti abilita' del paese e della sua influenza internazionale ". Il quotidiano (del partito) "Global Times" ha scritto che il riconoscimento del signor Mo Yan è la prova che non solo i dissidenti cinesi sono accettabili per l'Occidente, scrivendo "la corrente principale della Cina (intendendo della cultura cinese) non può essere tenuta fuori a lungo dall'Occidente". E' quasi come un bollettino di vittoria politica.
Pensano davvero, a Pechino, che l'Occidente sia arrivato ad approvare tutto cio' che fa e che lo dimostri attraverso un Premio Nobel assegnato al Signor Mo Yan? Si tratta di un pio desiderio, o più propriamente, di propaganda interna.

Che contrasto profondo con la furia del governo nel 2010, quando il premio Nobel per la Pace fu assegnato a Liu Xiaobo, ancora in prigione per 11 anni, perché ha il coraggio di mettere in discussione il potere del partito, i suoi meriti e demeriti e chiede l'avvio di un movimento di vera democratizzazione. Nel 2010 il Comitato per il Nobel fu etichettato come un gruppo di lacchè al servizio delle potenze occidentali (testuale) sempre pronte a interrompere l'ascesa della Cina dando anche premi ai nemici di Stato (del Partito). Oggi sono un gruppo di rispettati intellettuali che finalmente hanno capito che "la corrente principale della Cina non può essere tenuta fuori a lungo dall' Occidente".
Mi chiedo: ma questi giornalisti e travets della propaganda, rileggono quello che scrivono, capiscono i messaggi impliciti che inviano in giro per il mondo?

Il Signor Mo Yan, in una conferenza tenuta fuori dalla Cina, ha espresso l'auspicio che Liu XiaoBo sia liberato al piu' presto, ma questa notizia non è stata riportata sui giornali cinesi. E' un metodo risaputo, come per altre notizie che devono dare un immagine genericamente favorevole del governo, si legge su un giornale straniero che il Signor Mo Yan ha chiesto il rilascio di Liu Xiaobo, e si pensa che "Uhmm ... potrebbe essere che qualcosa stia cambiando in Cina? ", ma forse non si sa che si tratta di una notizia “riservata” al pubblico straniero, non per i lettori cinesi.
Quasi nessuno in Cina saprà mai che il Signor Mo Yan ha chiesto o meglio, auspicato, la liberazione di Liu Xiaobo. Punto. Questa e' la realta'. In Cina il nome di Liu Xiaobo non viene mai menzionato dai media, se non forse per denigrarlo. Quindi rimango in attesa di leggere o vedere il Signor Mo Yan auspicare, pubblicamente, in Cina, magari in TV, la liberazione di Liu Xiaobo, e poi sarò più sicuro sulle sue buone intenzioni.
Quindi, sì, il Premio Nobel al Signor Mo Yan metterà la letteratura cinese sotto la lente di un pubblico più vasto in tutto il mondo, ma di sicuro non sarà il simbolo di una ascesa del softpower della Cina.

Tutto il mondo sa benissimo che i cinesi non sono autorizzati a dire o pubblicare quello che vogliono, che i censori del governo soffocano i  talenti artistici per il bene della "correttezza politica". Non solo. Il mondo è pieno di artisti , intellettuali e attivisti politici cinesi in esilio, volontario o forzato. La fuga dalla Cina, attraverso l'ambasciata americana a Pechino, di Chen Guangcheng, l'avvocato cieco e attivista che ha vissuto sotto stretto controllo della polizia per molti anni è molto fresco, avvenuto pochi mesi fa, nel 2012, come freschissima e' la Madre di Tutti i Casi di Corruzione in Cina, la saga Bo Xilai e Gu Kailai, omicidio compreso.

Mentre il Signor Mo Yan ottiene il premio letterario più importante del mondo, i libri dello scrittore giapponese Haruki Murakami - che era un altro favorito per il Premio Nobel per la letteratura - sono boicottati in Cina. E mentre il Governo cinese celebra tutto questo come una vittoria nazionale, il premio per la pace dell'Associazione degli Editori e Librai Tedeschi sarà assegnato al poeta cinese Liao Yiwu, torturato nelle carceri cinesi, e poi fuggito dalla Cina nel 2011 (non nel 1990, ma nel 2011). Il nome di Liao non si puo' dire in Cina, come per molti altri nomi, tra cui Gao XingJian, il primo cinese premiato con un premio Nobel per la Letteratura nel 2000, ora completamente cancellato dalla storia ufficiale della Cina, come i suoi libri, banditi e non pubblicati in Cina.


Le manifestazioni sono proibite, ma le manifestazioni controllate e politicamente corrette possono andare bene, fino ad un certo punto. I forum su internet sono aperti o chiusi, a seconda degli argomenti e dell'agenda politica. Stai difendendo i valori del partito e l'orgoglio della nazione, sei un buon pioniere? Vai avanti e di' pure cio' che vuoi. Esprimi dubbi e stai criticando il Governo (Partito)... tut-tut-tut, mi dispiace, tutto si blocca. Notizie sulle malefatte di membri del partito e/o governo possono essere permesse, ma cio' dipende se le malefatte siano scoperte e conclamate, dal grado di gravita' dello scandalo e anche dall'agenda politica del giorno.
Temo che questo tipo di fatti, e altri non elencati qui, non siano esattamente quelli che aiutino a incrementare o migliorare lo stato del softpower della Cina nel mondo (se non forse in Corea del Nord e altri stati con governo dittatoriale o semi dittatoriale).


Se qualcuno sta pensando che, forse, il Signor Mo Yan userà la sua nuova statura letteraria per aiutare a fare la differenza e cambiare lo status quo dovrebbe pensarci su due volte. Il Signor Mo Yan è membro del partito comunista e dell'Unione degli Scrittori del Partito (non solo membro: è il Vice Presidente dell'Unione). Uno scrittore in Cina deve far parte dell'Unione, e cosi' facendo e' sotto il controllo del partito. Il Signor Mo Yan conosce le regole e l'ambiente, non solo: molto probabilmente è anche uno dei responsabili ed esecutori nell'applicare certe norme. Con il suo stile “allucinato”, il Signor Mo Yan identifica gli errori e gli eccessi passati del regime comunista, ma non li mette mai in discussione. Il che significa che egli sta rispettando quello che è il limite oggi in Cina, quella che io chiamo la Linea Rossa: è possibile identificare gli “errori”, ma mai mettere in discussione alcunche' a proposito del Sistema che li produce: sai com'e, tutti sbagliano, siamo umani, no? E molti artisti seguono questa strada, mentre hanno a che fare con il potere del Partito. Nessuna domanda e' permessa. E' la continuazione di quella parte della gloriosa tradizione cinese del detto-non detto, dell'ambiguita' in arte e in politica, di parlare a nuora perche' suocera intenda... Adesso che mi viene in mente: non e' che l'unico modo per sfuggire a un controllo più rigoroso, per il Signor Mo Yan, sia stato proprio quello di sviluppare un "... realismo allucinatorio, fusione di racconti popolari, della Storia e della contemporaneità ", come dice la motivazione del Premio Nobel?


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