blog@exibart.com
home inaugurazioni calendario speed-news forum annunci concorsi sondaggi commenti pubblicità contatti
Exibart.platform > onpaper mobile bookshop rss radio tv alert newsletter segnala blog
recensioni > roma milano napoli venezia torino toscana vedi le altre 
rubriche > libri architettura design fashion in fumo decibel vedi le altre 
e-mail    password password persa? registrati ora!


ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Christopher Pelley: La Storia e' Adesso (Parte seconda)

Christopher Pelley, Hangzhou, Installazione "Migrant Worker"

(continuiamo la pubblicazione dell'intervista all'artista nordamericano Christopher Pelley)

M.G.: Quando hai iniziato a esprimerti con le installazioni? Cosa c'è dietro di loro?

C.P.: La stessa che si trova dietro i miei quadri: domande.

M.G.: Sai che al giorno d'oggi il pubblico è spesso perplesso dalle installazioni, queste opere d'arte sono tra le opere più difficili da capire. Quando vedono le installazioni un sacco di persone sono davvero disorientate, non sanno bene come considerarle.

C.P.: Perché questo è un nuovo linguaggio. Effettivamente questo è già accaduto nella storia dell'arte, con altri linguaggi e tecniche. Così, tante persone sono a loro agio con opere più antiche, perché il linguaggio usato gli è più familiare.

M.G.: Pensi che questo  sia un periodo in cui l'arte è sempre, in qualche modo, "intellettualizzata", se posso usare questo termine?

C.P.: Beh, se si pensa alla scienza odierna e praticamente ad ogni altro settore della conoscenza di oggi, tutti usano linguaggi specialistici. Pensiamo all’astronomia, quante persone al giorno d'oggi possono davvero capire il suo linguaggio?

M.G.: Allora sta al fruitore, al pubblico imparare il nuovo linguaggio dell'arte, per cercare di capire e tradurre il nuovo, si tratta di una evoluzione?

C.P.: Certo sta anche all’artista comunicare le proprie idee,  e se l'artista non è riuscito a comunicare l'idea, c'è qualcosa di sbagliato nella equazione.

M.G.: A volte mi pare che gli artisti parlino di se stessi a se stessi, una sorta di discorso solipsistico. Che te ne pare di tutto questo "ismo" in arte, il post post moderno ... cosa penseranno di questo periodo in 50 anni?


C.P.: Stavo pensando a questo oggi, andando in giro a Shanghai, passeggiavo e vedevo questi nuovi progetti di edilizia, sui cartelloni pubblicitari la grandiosita’ di questi progetti ... che cosa penseremo di tutto cio’ tra 50 anni, di tutto quello che sta succedendo ora?

M.G.: Capisco il tuo punto di vista, ma a me sembra che questo sia un periodo in cui tutto è permesso, sei d’accordo? Penso che questa sia la realtà odierna.

C.P.: Sono d'accordo conte su questo, e si può vedere che succede lo stesso con l'architettura, sembra che tutto sia permesso.

M.G.: Come ti senti a riguardo? Come ti rapporti con quello che noi chiamiamo "contemporaneo"?

C.P.: Cerco di non pormi questa domanda, penso che questo sia qualcosa di cui qualcun altro dovrebbe occuparsi. Io sono moderno perché vivo in questo tempo, vivo e lavoro oggi. Quindi non mi pongo questa domanda.

M.G.: Guardando al tuo lavoro, è subito evidente il tuo profondo interesse per la mitologia e la storia. È stato sempre così?

C.P.: Sì, infatti. E' stato sempre così, mi sono reso conto abbastanza presto che ci sono delle immagini, un vocabolario, là fuori, che va avanti da secoli, che sono riciclati, riutilizzati. E' stato divertente, per me, vedere ville costruite nella campagna in Cina, utilizzando colonne e pilastri in stile classico greco-romano. L'ho trovato divertente, e interessante perchè è  anche la dimostrazione di un vocabolario che è ancora qui, in mezzo a noi.

M.G.: Come è la scena artistica di New York in questo momento, 2012, dal tuo punto di vista? Tu sei di New York... senti molta differenza tra East Coast e West Coast ?


C.P.: Io non so molto della costa occidentale, davvero. Penso che ci sia una differenza, Los Angeles sta creandosi un suo ambiente particolare. New York era il magnete che attirava i nuovi artisti, ma come succede per un area popolata da artisti che subisce un processo di gentrificazione e che nel giro di quattro o cinque anni diventa totalmente diversa, sta cambiando. Credo che New York diventerà sempre meno il centro del nuovo, della giovane arte,  ma diventerà il grande centro dell’ arte “ufficiale”.

M.G.: Che è un po' quello che è ora Londra, in un certo senso.  Londra è una sorta di luogo dove mostrare,
consacrare le nuove tendenze, le nuove correnti, allorché vengono elaborate, almeno in Europa.

C.P.: Ora, tornando su quello che dicevo prima in merito a Shanghai, perché mi piace Shanghai, e la Cina? Perché sento che qui le cose sono fatte, costruite, create, c'è questa energia in giro... un senso di qualcosa che accade, la percezione di questa energia che, credo, New York sta perdendo.

M.G.: Ora voglio dirti qualcosa sul tuo lavoro che forse nessuno ti ha detto prima, se mi permetti, ma prima una piccola digressione. New York per me vuol dire Graffiti, l'inizio dei Graffiti come forma d'arte, diventati forma d'arte principalmente proprio grazie a New York. A volte mi sento, davanti al tuo lavoro, come se mi trovassi di fronte ad un graffito. Per me, sono come graffiti, di un tipo speciale, naturalmente.

C.P.: Davvero?

M.G.: Si. Sento che i lavori hanno la stessa energia che potrei trovare in un graffito. Il disegno, le parti realistiche dei tuoi lavori, gli squarci di paesaggio, li vedo, li ho visti, come se facessero parte di un muro, cone il paesaggio che si intravede attraverso il muro rotto, un muro che hai dipinto .. Forse non hai mai pensato a questo.

C.P.: No, in realtà non ho mai pensato a questo, e mi pare davvero interessante.

M.G.: Secondo me tu realizzi opere che sono delle dichiarazioni, e tu scrivi queste dichiarazioni su di un “muro”, un muro speciale, che hai dapprima dipinto. Tu non stai solo citando immagini dal passato, non stai solamente riportando sotto i nostri occhi, facendoci rivedere e pensare quanto il passato sia ancora in mezzo a noi, queste immagini. No. La mia idea è che tu stia affermando che che queste immagini sono sempre state lì, sono sempre parte di noi. Il modo in cui le rappresenti, per esempio: alcuni dei tuoi primi critici hanno scritto che tu crei degli sfondi neutri dove le immagini e gli oggetti sono come messe insieme, rappresentate sullo stesso piano, dipinto e mentale, questo lo si vede chiaramente, almeno in alcune delle tue opere, e dopo un po' che le osservo, mi sento che le tue tele potrebbero essere muri, e quindi non mi sorprende che tu sia di New York. E quando vedo le tue nuove opere con i tuoi disegni, il linguaggio dei segni, bene, questa sensazione aumenta, diventa una sicurezza.

C.P.:  Questo è molto interessante, che tu senta che ci sia qualcosa che provenga dall'arte dei graffiti.

M.G.: Mi pare di poter affermare che il vocabolario dell'arte graffitara sia una delle possibili fonti
del tuo vocabolario artistico.  Sì, stavo guardando di nuovo le tue opere, e il pensiero mi e' affiorato chiaramente in mente: il tuo non è solo uno sfondo neutro, e' uno sfondo che da' davvero la sensazione che potrebbe essere un muro, e su quel muro, a volte spaccato, ci sono queste immagini, e graffiti, e la mia ipotesi è che tu abbia, di fatto, in qualche modo assorbito questo “codice” dei graffiti, non intenzionalmente, forse. Alcuni dei tuoi lavori precedenti hanno molti riferimenti all'arte classica,  poi vedo chiaramente uno sviluppo del tuo discorso in cui utilizzi anche, e sempre piu', oggetti di uso quotidiano.

C.P.: Sì, sì. Non ho mai pensato a questo prima, ma posso essere d'accordo con te, mi piace, mi pare molto vero.

M.G.: I tuoi lavori, a mio parere, sono più moderni, più post-moderni, di quello che forse tu stesso possa immaginare. Lo sfondo è perfetto per il tuo particolare linguaggio di strada, un linguaggio di strada filtrato dalla tua mente, una mente che è consapevole della storia dell'arte e della mitologia, sensibile al richiamo delle culture del passato. Così come, tanto per fare un altro esempio, Jean Michel Basquiat, che ci riconsegna e filtra un mondo di violenza e rabbia, e la cultura della droga ... e Basquiat ha seguito questo percorso: dalla strada, dai graffiti sul muro, va  a dipingere su tele enormi, tele che sono mimesi delle pareti di strada, come se la tela fosse il muro. Tu forse non hai mai fatto graffiti sul muro di una strada, quindi posso dire che tu hai saltato quel passaggio, ma le tue tele sono, per me, a loro modo, graffiti contemporanei su un muro. Tu non puoi che venire da New York!

C.P.: Posso dirti una cosa? Conosci l'ultimo progetto che ho realizzato a Roma? Si chiama Progetto Dante. Se Dante fosse vivo oggi, come avrebbe potuto manifestare la propria poesia, là fuori? Voglio dire, scrisse in una lingua comune, non in latino, fu bandito ed escluso dalla struttura di potere, così l'ho immaginato come un graffitaro, un artista dei graffiti, e così ho scritto citazioni dalle poesie di Dante, come graffiti, in giro per Roma.

(Ridiamo)

M.G.:Perfetto! Quindi, vedi, hai in te questa arte dei graffiti.

C.P.: Alla fine ho deciso di prendermela anche con i  manifesti politici. Ho scritto alcune frasi, una di loro era: "Vieni a vedere la tua Roma che piange", e le ho appiccicate sui manifesti politici.

(continua)



questo post è stato visto 1007 volte

INSERISCI UN COMMENTO
*Mi chiamo
Città/nazione
E-mail
Home page (senza http://)
*Messaggio
* campi obbligatori
 
home blog

IL BLOGGER

blogger: Marco M Gobbo
vedi profilo
scrivigli

IL BLOG

indirizzo del blog:
themaking.blog.exibart.com
generi: diari personali, arte, cultura generale, viaggi, territorio & gastronomia, giornalismo, musica, religione, società, moda&lifestyle, politica
tutti i post
feed rss
ARCHIVIO


<< < MAG 19 > >>
L M M G V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    

I MIEI LINK


 






     Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Responsabile: Matteo Bergamini
   Direttore Editoriale: Cesare Biasini Selvaggi
   Direttore Commerciale: Federico Pazzagli - fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com -fax: 06/89280277