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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Christopher Pelley: La Storia e' Adesso (Terza e ultima parte)

"Italian Lesson" detail, 2011. Christopher Pelley

(continuiamo la pubblicazione dell'intervista all'artista Christopher Pelley, questa e' la terza e ultima parte)

M.G.: Quindi, se mai fossi il tuo curatore, scegliendo e presentando le tue opere non esiterei a parlare proprio di questo, questa parte graffitara del tuo linguaggio artistico, di cui forse non eri cosciente.

C.P.: Per niente, per niente, ed è divertente constatare come hai appena collegato i punti di questo, che non sapevo esistesse.

M.G.: Questo fa parte di me. In un certo senso, guardo e  cerco di essere l'artista, l'autore delle opere che guardo. Questo è quello che ho fatto. Continuare ad analizzare le cose, e associarle, è una costante per me, per i miei processi mentali. Secondo me tu non solo crei e associ immagini e oggetti che poi metti su uno sfondo neutro, ma scrivi, davvero scrivi le tue dichiarazioni su questo muro ideale, la tua tela; per questo ho trovato le tue opere affascinanti, e moderne. A volte hanno questo aspetto di rebus, di indovinello, come se tu stia invitando il pubblico a indovinare i significati ulteriori.

C.P.: Giusto, e  non fa anche parte, questo punto, dell'arte italiana? L'idea di enigma, l'idea dell'indagare, per capire che cosa sta succedendo?

M.G.: Sicuramente, sì, e in realtà è anche parte della tradizione cinese, perché qui in Cina, un paesaggio non è mai solo un paesaggio. E la tua pittura ha questa qualità, questo invito allo spettatore a chiedersi, a domandarsi, a vedere cosa c'è dietro il tuo lavoro. Molti dei tuoi critici citano spesso le tue indiscusse qualità di "pittore - pittore”, e mi riferisco alle tue qualità tecniche.

C.P.: Io non credo che sia l'essenza di ciò che sto facendo.

M.G.: Sono d'accordo. Mi pare che tu voglia invitare il pubblico a risolvere un puzzle. Posso immaginare tutte le tue opere insieme, come le pagine di un libro, un libro che invita il lettore a decodificare qualcosa, qualcosa che è molto privato, la tua vita, i tuoi pensieri, e qualcos'altro che è condivisibile da parte dello spettatore, un libro che invita a vedere questo gioco tra passato e presente, e tutto questo è sulle tue tele, che sono proprio come i graffiti sui muri. In un modo molto personale e raffinato, scrivi i tuoi graffiti.
Posso chiederti quando ti recasti a Roma, per la prima volta? Adesso stai li per moltissimo del tuo tempo. Che cosa mi potresti dire a proposito della tua prima volta, e che cosa provi, adesso?


CP: La prima volta che sono andato a Roma era il 1979, appena uscito dal college, fui semplicemente meravigliato, stupito. E ci sono tornato, forse dieci volte, continuando a dirmi “Voglio vivere qui, non voglio essere solo un turista”, e poi mi offrirono un lavoro come insegnante, qui.
La prima volta, si sa, e come confrontarsi con ... fammi pensare a una buona analogia, è come l'apertura di un altoforno, tutto il calore ti stravolge, ti tramortisce, tutto sembra mono dimensionale.
Ora cerco di capire come funziona la città, è come avere una conversazione con la città, la città sta crescendo in me. Io non la vedo come un turista, ma non sono un romano, così posso vederla e considerarla in modo distaccato, come un outsider. Posso rendere,  ai romani, dettagli e riflessioni sulla loro città che loro, semplicemente, non vedono. A volte loro pensano che quello che sto facendo sia divertente da matti.


M.G.: Hai mai pensato di fare video? Dopo aver visto le installazioni, ho pensato che tu potresti muoverti in direzione dei video.

C.P.: Ho già iniziato con i video. L'ho già fatto. Sto usando molto la fotografia e i video per esprimere me stesso.

M.G.: E hai in corso qualche progetto?

C.P.: Oh sì. Conosci il modo in cui mi piace provare a costruire un senso di stratificazione e densità nei miei quadri? Beh, un cantiere è solo un cumulo di macerie e roba, e tutti questi  pezzettini di roba che spuntano qui e li sono veramente belli. Ho pensato che tutto questo è come il nuovo paesaggio cinese, questo senso di edifici che si ergono su altri edifici.

M.G.: Come vedi questo nuovo mondo digitale che sta arrivando? In che modo la tecnologia influenzerà il modo in cui ti esprimi?


C.P.: Direi che questo mondo digitale è già qui. Stiamo vivendo il momento del cambiamento. In che modo usiamo la tecnologia, come possiamo integrarla nel nostro lavoro? Questo è uno di quei momenti della storia in cui abbiamo davvero cambiare il nostro modo di scambiare informazioni. Io, per esempio, prendo un'immagine digitale, e poi dipingo ogni pixel, per cercare di afferrare il vecchio modo di fare, quello analogico, e applicarci sopra il nuovo modo. L'idea è quella di prendere qualcosa di vecchio, organico, spontaneo e impreciso e sovrapporci qualcosa che è estremamente preciso.

M.G.: Ho letto nelle tuo note biografiche che hai viaggiato molto in Europa, come mai sei a Roma? Perché non sei a Parigi, per esempio? Considerato il tuo  lavoro. Forse senti Roma più adatta a te?

C.P.: Penso che l'Universo lavori in modo che se si desidera qualcosa
c’è lo si trovi li, si ottiene ciò che si vuole. Davvero. Ho vissuto a Parigi per un po', poi ho soggiornato a Roma.

M.G.: Quali sono le principali differenze tra Parigi e Roma? Sai, Parigi è una delle città europee un po' speciali per gli italiani, insieme a Barcellona e Londra, e posso magari aggiungere Amsterdam.

C.P.: Oh tante, tante ... troppe differenze. Posso dire che per me Parigi ha rappresentato il Medioevo, il Gotico, ma a Roma hai questa percezione, quasi incredibile,  dell'antichità.
Quello che mi piace, vivendo a Roma, è che la vita accade intorno a noi. A New York tutto è una destinazione, un posto dove andare. Si va da qualche parte per fare, vedere qualcosa. A Roma, tutto ciò che accade è intorno a te, la vita sembra svolgersi così, senza soluzione di continuità, vuoi un caffè? C'è il bar, hai bisogno di incontrare qualcuno? La piazza è proprio qui; la chiesa che frequento, quando sono a Roma, è una chiesa del 12 ° secolo, tanto per fare un esempio di continuità della storia.

M.G.: E come sono i tuoi rapporti con la storia e la mitologia, dopo essere diventato un mezzo cittadino romano?

C.P.: Non possono essere altro che più forti. Con più domande sul perché alcune immagini resistano nel tempo, perché altre no, perché continuiamo a leggere le stesse storie? Perché ci dicono qualcosa di noi stessi, ogni volta, e di volta in volta ogni nuova generazione può comprenderle e reinterpretare e farle proprie.
Un filo tra passato e presente. Pensa ora alla Cina. Ora ci sono generazioni di giovani che crescono senza zii, cugini, fratelli, sorelle, in un paese in cui i valori della famiglia sono, storicamente, così importanti. Si tratta di un fenomeno nuovo nella storia. Questo generazioni, in un certo senso, perderanno quel filo. Che cosa succederà?
Venendo in Cina, devo dire che ho cominciato a vedere i diversi strati e livelli della Cina, e parecchi sentimenti negativi che provavo in cuor mio si sono ammorbiditi, mi sono reso conto di quanto sia difficile per le persone avere a che fare con un governo cosi centralizzato. Sei in un luogo, in un edificio, e tutto ciò domani potrebbe essere sparito, andato. Mentre ero alla residenza ho incontrato un giardiniere. Aveva creato un bellissimo giardino, proprio al limite del cantiere, ma ho paura che demoliranno tutto prima che le piante crescano e le coltivazioni maturino.

M.G.: Sai Chris, sento che la Cina sta cambiando velocemente, in parecchi dei suoi aspetti. Arrivai in Cina nel 2006, e in quel momento si sentiva un grandioso senso di ottimismo intorno, soprattutto a Shenzhen. La gente lavorava sodo, ma in qualche modo felice di lavorare così duramente, con davvero l'idea che tutto sarebbe stato per il meglio. La punta di questo momento di generale ottimismo penso che sia stato l’agosto 2008, il momento dei giochi olimpici. Dopo l'agosto 2008, in pochi mesi l'umore ha cominciano a cambiare, poi è subentrata la crisi.  La gente comincia ad agire in modo diverso, forse la crisi, appunto, ma ho il sospetto che non ci sia il solo motivo, che ci sia molto di più dietro al cambiamento dell’umore generale. In ogni caso quel senso di quasi esagerato ottimismo è sparito.

C.P.: Credo sia una questione di economia. Nei primi dieci anni di mega crescita economica in Cina, quasi il 40% della gente ha visto e ottenuto miglioramenti del proprio tenore di vita. Negli ultimi 10 anni, solo il 10% ha visto grandi cambiamenti, e le persone che hanno ottenuto molto di più, sono quelle che già avevano. La crescita non è uniforme. Quando ho iniziato il progetto sulla “Società Armoniosa” sono partito con grande cinismo, ma poi ho iniziato a simpatizzare, a provare affetto per questi lavoratori migranti, ho voluto includerli, questa gente generalmente trattata così male, e sono quelli che hanno davvero costruito la Nuova Cina.

M.G.: Di sicuro, pensa a Shenzhen, una città interamente costruita da loro.

C.P.: Cosa posso dire? Sai, la città di Phoenix, per esempio, qualsiasi posto che conoscevo, compreso il collegio, è stato distrutto, non c'è più. Tutto è andato. Adesso, quando ci torno, non ho alcuna connessione. Così in certo senso posso dire di capire cosa sta succedendo qui in Cina, ma qui sta accadendo su una scala enorme.
 

M.G.: Allora, Chris, tutto quello che è Cina, ciò che hai visto e  incontrato finora, ti dà delle idee, degli input artistici?

C.P.: Oh, sì, è per questo che amo così tanto venire qui. Mi vengono in mente un sacco di idee nuove, sono cresciuto molto qui.

M.G.: Questo, di certo. 

C.P.: Ci sono anche degli ostacoli.  Ad alcuni degli artisti in residenza è stato impedito di scattare foto, nei dintorni di dove eravamo. Qui si è davvero controllati, penso a momenti come quando si viene fermati e interrogati perché si stanno facendo fotografie a degli edifici che saranno demoliti. Poi c’è  la censura di internet. Una delle notizie che hanno censurato è stata la tempesta che si è abbattuta su New York, perché forse non volevano che fossero fatti possibili collegamenti con l'inondazione di Pechino, e i suoi morti e danni, durante la scorsa estate.

M.G.: Christopher, penso davvero che le differenze tra le persone, in tutto il mondo, siano molto meno di ciò che la nostra educazione ci porta a credere, penso che sotto lo strato del nostro imprinting culturale e scolastico, le persone siano molto più simili.

C.P.: Sono d'accordo, e questo è una delle cose di cui mi piace parlare, oltre che della continuità del passato, e di come il passato in realtà eserciti una grande influenza sul presente, ma pare proprio che lo si voglia negare sempre.

M.G.: Credo che, per  la maggior parte, non ci rendiamo nemmeno conto di questo, questo pensiero non ci sfiora nemmeno.

C.P.: Sì, ci piace credere di essere così "moderni", in tutto il mondo. E questo è ciò che interessa ora alla Cina, la Cina in questo momento dice sempre e solo: siamo moderni, abbiamo il treno proiettile, stiamo costruendo grattacieli enormi, e tutte le immagini che la Cina vuole mostrare di se’ sono le immagini delle nuove, super moderne città... ma ti voglio dire di un episodio: nel complesso edilizio, non ancora finito, in cui ho vissuto a Hangzhou, ci sono alcuni edifici che non sono ancora occupati, anche se è completato al 100%, sono sigillati. I custodi e le persone addette alla sicurezza che vivono li, hanno ricreato una specie di villaggio, proprio intorno al nuovo moderno, prestigioso palazzo –  e questo da un senso di continuità con il tipo di vita che conoscono. Strano, ho appena connesso mentalmente questa “coabitazione” del nuovo palazzo in vetro-cemento con il villaggio tradizionale con delle stampe che ho visto in precedenza, che rappresentano edifici medievali intorno ad un paesaggio e che incorporano edifici monumentali della Roma imperiale.

MG: Pensi che ci sia la necessità di ricordare il passato?

CP: Penso proprio di si,  penso che dobbiamo farlo, penso che non ne sappiamo molto.

MG: Christopher, davvero grazie per il tuo tempo e le tue opinioni e pareri, che ci permettono di comprendere meglio l'uomo dietro le opere.

C.P.: Il piacere è mio Marco, grazie per il tuo interesse e per le tue opinioni.



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