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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Sette giorni in Corea, o Corea mania! (parte prima)

Seoul intorno alla citta'

Il volo e’ il Cathay CX 418, da Hong Kong, arrivero’ a Seoul Incheon alle 18.55 di sabato, 29 settembre 2012. Ho praticamente deciso all’ultimo momento di andare a Seoul, e visitare anche GwangJu e la sua Biennale dell’Arte, durante queste vacanze cinesi che dureranno una settimana. Avevo gia’ pensato in precedenza di visitare almeno Seoul, visto che vivo qui a poche ore di volo, ma in questi sei anni di permanenza in Cina per un motivo o per l’altro avevo sempre rimandato. Ci sono momenti cosi’, quando pensieri sparsi e sensazioni si raggrumano e alla fine si decide per qualcosa in maniera che agli altri pare imprevedibile, ma che poi imprevedibile del tutto non lo e’, quasi mai.

Perche’ una visita nella Repubblica Coreana? Ci sto ripensando mentre sbrigo le formalita’ di imbarco all’aeroporto. Penso a Bruno e Angelo, due amici coreani che vivono a Milano, e che qui chiamo con il loro nome italiano. Abitano e lavorano in Italia da parecchi anni, specialmente Angelo, da piu’ di dieci anni. Cosa c’e’ di meglio che visitare il loro paese di origine per conoscerli di piu’? E poi c’e’ la Biennale dell’Arte a GwangJu, un evento che va oltre il significato di festival dell’arte, considerato che le sue tematiche vertono sempre e soprattutto su arte e democrazia, storia e identita’, e visto anche l’origine della Biennale stessa, nata per commemorare le rivolte dei cittadini avvenute a Gwangju nel 1980, guidate dagli studenti, contro l’allora dittatura. Morirono in centinaia, falcidiati dai mitra. Ma di questo scrivero’ piu’ avanti, mentre descrivero’ la visita alla Biennale.

Per un attimo penso alle vittime di TianAnMen a Pechino, e alla differenze delle conseguenze di questi due avvenimenti. GwangJu e’ considerata la culla della democrazia coreana. Tiananmen e’ “un incidente”, che il governo cinese fa di tutto per rimuovere dalla coscienza dei propri cittadini e dalla propria storia nazionale.

Che cosa evoca, per me, la parola Corea? La prima cosa che mi viene in mente e’ un ricordo di quando ero bambino, visite con mia madre ad una zia che allora abitava in una zona chiamata “la Corea”, tra Bollate, Garbagnate e Novate Milanese. Una zona chiamata cosi, allora, e forse ancora oggi, perche’ presumibilmente povera, e abitata soprattutto da immigrati del Sud Italia che venivano a cercare lavoro a Milano. Un nomignolo sprezzante, che stride con cio’ che la Corea ha costruito ed e’ divenuta negli ultimi trent’anni, la tredicesima potenza economica mondiale, il paese di Samsung e LG , della Hyundai e di altre multinazionali il cui nome e’ di casa in tutto il mondo.

Corea mi ricorda la famosa sconfitta della nazionale italiana di calcio ad opera della Corea del Nord, durante i mondiali del 1966. Seoul mi evoca le Olimpiadi del 1988. Mi si formano immagini di arte e ceramica, penso a concetti legati al Confucianesimo. Corea, la piu’ cristianizzata delle Nazioni asiatiche, eccezion fatta per le Filippine. Penso al Signor Cho, coreano che ho conosciuto per caso a Shenzhen, mentre visitavamo insieme una fabbrica di parti per computer, e con il quale iniziammo una consuetudine di cene condivise durante le sue visite in Cina, ogni due o tre mesi, cosi, per amicizia. Grazie a lui ho cominciato ad apprezzare la cucina coreana, le loro carni grigliate e il famoso kimchi, un misto di verdure fermentate e variamente piccanti, dolci o salate, che puo’ essere definito senza dubbio piatto nazionale coreano.

Penso alle fotografie dell’artista coreano Koh Sang Woo che vidi, e mi colpirono molto per la sua tecnica e la loro poetica, durante una visita a Pechino nel 2007, alla zona artistica 798. La parola Corea mi rammenta la guerra di Corea, e la perdurante divisione della nazione in due aree che sono pedine in giochi di potere tra altri paesi. Chissa’ cosa pensa davvero la gente della repubblica di Corea, a proposito di una riunificazione? Corea e’ “Gangnam style”, l’ineluttabile e incredibile successo veramente globale del 2012, il cui cantante avro’ poi modo di vedere durante uno spettacolo dal vivo a Seoul, grazie a Bruno, che per coincidenza si trova proprio a casa sua in Corea durante il mio soggiorno.

Prima di imbarcarmi ho comprato due guide e un dizionarietto per turisti. Dopo le mie personali battaglie con la lingua cinese, il coreano mi pare facile, e sono tentato dall’iniziare un periodo di studio di questa lingua che ha un sistema di scrittura logico come un orologio, un lascito dell’ imperatore coreano piu’ famoso, Sejong il Grande.

Corea, arrivo.

(continua)



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