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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Corea mania, 30 settembre 2012 domenica: il Sacrario di Jongmyo e Insadong-gil (parte seconda)

Seoul Jongmyo Park

Atterro all'aeroporto di Seoul Incheon puntualissimo e mi colpisce la sua perfetta organizzazione che e’ meticolosa ma non mi trasmette mai quella sensazione di rigidita’ militare che ancora aleggia in Cina. Gli addetti al controllo del passaporto sono piu’ rilassati, accennano ad un vago sorriso mentre mi restituiscono il documento. Le persone attorno a me chiacchierano e c’e’ un’atmosfera quasi allegra, ci sono anche parecchi cinesi, organizzati in gruppi, anche loro sono qui per le vacanze del 1 ottobre. Ho deciso di prendere il metrò per andare in città e mentre viaggio apprezzo la pulizia, la luminosita’ e la facilita’ d’uso del sistema metropolitano piu’ esteso del mondo. Guardo le mappe, da far girar la testa. E il sistema include anche la stazione di Incheon, che non e’ proprio a due passi dal centro urbano.

Quando considero i sistemi metropolitani di Hong Kong, e adesso Seoul, e li paragono a quelli di Milano e Roma mi viene da piangere: quanto quelli asiatici sono luminosi, facili da usare, ricchi di informazioni e tecnologicamente moderni, con aria condizionata e riscaldamento invernale, tanto quelli italiani sono bui, con scarne informazioni cartacee e nulle informazioni riguardanti i dintorni delle fermate del metro’, tecnologia? In Italia siamo agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso mentre qui adottano soluzioni di avanguardia. Mi immagino un ragazzo coreano che arrivi a Milano, con in testa tutto il fascino e lo sbarluccichio della citta’ della Moda, della citta’ piu’ moderna d’Italia, della capitale economica, e si ritrovi in arrivo alla Stazione della Bovisa e poi piombi nel buio budello della linea uno, magari guardato in tralice da qualcuno che non si abitua all’idea che il mondo appartiene a tutti… Decido di smettere subito questi paragoni, altrimenti mi si amareggia la vacanza e mi cresce un dentino avvelenato contro chi ha governato l’Italia negli ultimi decenni.

L’albergo che ho prenotato è molto vicino alla fermata di Samkagji, una posizione centrale anche se non è nel cuore della città. E’ un tre stelle, mi e’ stato consigliato da un amico di chat e non costa molto, intorno ai 60000 won (42 Euro). Alla ricezione c’e’ una fiera e arcigna signora, capelli corti, appena mascolina, attorno alla quarantina, che mi squadra per bene prima di consegnarmi la chiave della stanza. La camera e’ semplice e pulita, e nella minuscola anticamerina, che fa anche da antibagno, ci sono le ciabattine pronte, si sa che in molti paesi asiatici prima di entrare in casa ci si toglie le scarpe e si calzano le ciabatte, usanza che c’era anche in Italia, ma che da noi si e’ persa, e che personalmente mi piace molto. Comincio a sistemare le mie cose e, sopresa, non c’e’ un sistema di comunicazione senza fili in camera. C’e’ un computer, ma la connessione non va. Scendo, e parlo alla burbera. Niente da fare, dovro’ vedermela domani con chi verra’ per il turno del mattino. Risalgo e dopo una doccia,  nonostante sia un po' stanco, decido di non rimanere in albergo: ho voglia di andare, di vedere, girare per il centro. Scendo e chiedo alla signora qualche informazione a proposito di Gwangju, che pronuncio male, secondo lei, e mi corregge dicendo “Gwangju, non GuangZhou, non siamo in Cina” e mi guarda proprio male. Oh bella, un po’ di comprensione, si vede che non sono di queste parti no? Decido che lei deve essere affetta da una misandria all’ultimo stadio e la lascio, li, dietro il banco.

Mentre giro per strada e prendo il metro' noto che non c'è molta gente in giro, tipico dei periodi di feste nazionali,  perché anche qui è festa, anzi la festa più importante dell’anno: domani 30 settembre e’  Chuseok, e insieme al giorno prima e al giorno dopo, e’ festa nazionale. Mentre il metro viaggia verso la zona di Jongno leggo qualche informazione sulla festa. In Cina e’ la festa di Autunno, e anche qui cade nello stesso giorno, pero’ in Corea questa festivita’ e' ancora piu’ importante, include quello che i cinesi chiamano QingMing, che nell’Europa cattolica e’ il giorno dei Morti, celebrato il 2 novembre. Tradizione vuole che durante il Chuseok ci sia un esodo di massa dei Coreani, che ritornano alle citta’ di origine per omaggiare e rispettare, con dei riti solitamente svolti nel mattino, gli spiriti dei loro antenati, visitando le loro tombe, ripulendole e abbellendole. Si preparano dei cibi speciali, leggo tutta una serie di nomi di cibi che mi piacerebbe si trasformassero in pietanze vere, davanti a me, cosi da poterle assaggiare e ricordare meglio.  Arrivo nella zona di Jongro; cammino, con la mia mappa e  la macchina fotografica, comincio a scattare fotografie attorno. Per la prima volta vedo dei caratteri che non sono caratteri cinesi e i caratteri coreani mi incuriosiscono parecchio.

Cammino e cerco di memorizzare il posto che visiterò ancora l’indomani. Non ci sono molte persone in giro per strada, si vede che la città si è svuotata. La cosa mi piace, mi piace questo girare le strade un po' in solitudine, questo vedere una nuova città da solo; era da molto che non visitavo un posto nuovo da solo, senza programmare molto, soffermandomi quando mi pare e assaggiando cibi dai sapori nuovi, e tutto questo mi fa piacere. Sto quasi per tornare in albergo quando vedo un uomo, sarà sui 30-35 anni, riverso vicino alla vetrina di un negozio chiuso: è totalmente ubriaco, ubriaco duro, direi. E’ in un sonno profondo che spero ardentemente non sia coma etilico. Torno in albergo, prendendo un taxi. Mostro il biglietto da visita dell’albergo al cordiale tassista che computa sul gps l’indirizzo e in pochi minuti arrivo. Segno sulla mappa le strade che ho gia'camminato, segno i posti che voglio vedere domani, e mi tuffo tra le lenzuola.

Il giorno dopo rifaccio lo stesso tragitto della notte precedente; siamo sempre in pochi sul metro, anche perche’ sono le 8.30 del mattino della festa. Vicino alla fermata di Jongno 3-ga c’e’ un parco, e mi ritrovo, quasi senza accorgermene, a visitare Jongmyo, il piu’ antico sacrario confuciano rimasto, dedicato alla memoria dei re e delle regine della dinastia Joseon, sito protetto dall’Unesco. Ci sono degli anziani nel parco, che parlottano, qualcuno legge un giornale, un signore e’ inginocchiato davanti un albero, a mani giunte. Prega. Uno sciamano?

Cerco un caffe’, che trovo in un negozietto minuscolo, all’entrata del parco. Chi e’ li per vendere, un signore sulla sessantina, e’ molto sorpreso dalla mia presenza. Forse i turisti non girano cosi presto di mattina. E’ cordiale, scambiamo due parole, mi prepara un caffe’ utilizzando una bustina di liofilizzato, e mi augura buona giornata. Cammino con un caffe’ assolutamente bollente tra le mani. Mi barcameno con il caffe’ e la guida, e leggo che  questo sacrario e’ enorme, quando fu costruito, nel 14esimo secolo, era probabilmente uno degli edifici piu’ lunghi in Asia, se non il piu’ lungo. C’e’ un albero gigantesco, circondato da un piccolo laghetto. Il sole filtra tra i rami, e godo del silenzio che e’ contrappuntato da impertinenti cinguettii.  L’edificio fu ricostruito nel 1601, perche’ quello precedente fu bruciato durante la guerra dei Sette Anni contro i giapponesi. Dietro di me appaiono tre signore, anche loro stanno visitando il posto. Mi ritrovo davanti al palazzo principale, di fronte c'e' un cortile enorme che da ancora piu’ importanza al posto. Altre due persone stanno scattando fotografie, un signore usa un tripode, ha un’aria davvero professionale. Una signora sta cercando di capire quale possa essere il punto per avere la prospettiva migliore. Mi unisco a loro, scatto delle foto. La signora mi chiede se posso scattare delle foto per lei, che la includano. Certo.

Una foto, e poi un’altra, per buona misura. Restituisco la macchina e lei guarda il risultato, pare soddisfatta e sussurra grazie. Il trillo del mio cellulare mi scuote un attimo, mi coglie impreparato e mi pare di aver violato il segreto accordo di mantenere il silenzio. Guardo lo schermo, ma non riconosco il numero. Rspondo: ma e’ Bruno, l’amico coreano che putacaso e’ proprio in Corea in questo momento. Non e’ a Seoul, dove solitamente vive e lavora, ma a casa dai suoi genitori. Colpo di fortuna, vive vicinissimo a Gwangju, e si offre di aiutarmi a visitare la Biennale dell’Arte, anzi, praticamente mi organizza il viaggio in treno e la sistemazione in albergo, e dice che avra’ piacere nel visitare la Biennale con me. Fa tutto tramite il suo telefono, in linea. Dopo pochi minuti mi arriva un messaggio con la prenotazione del biglietto. Non dovro'che mostrarla al controllore sul treno. Niente biglietti cartacei, niente code, niente spostamenti per andare a comprare il biglietto da agenzie o agli sportelli… (Avete gia’ capito che cosa mi sta passando per la testa?) Caro amico, come ringraziarti?

La telefonata di Bruno e il suo aiuto mi hanno reso ancora piu’ piacevole la mattinata, e dopo aver lasciato Jongmyo mi dirigo alla vicina Insa-dong, o meglio, Insa-dong-gil, la strada che, insieme alle stradine laterali, e’ considerata uno dei piu’ grandi mercati di arte e antichita’ in Corea, e, inevitabilmente, e’ divenuta un magnete per turisti, arricchendosi di ristoranti, bancarelle, e bar oltre a gallerie d’arte e negozi di design. Pare che tutto inizio’ alla fine della guerra di Corea, quando il posto divenne il punto cruciale della vita artistica della Corea del Sud. Penso a Brera, a com’era agli inizi del Novecento e a cosa e’ oggi. Solitamente qui ci sono centinaia di migliaia di visitatori, durante il weekend, e godo della relativa solitudine, Non mi interessa molto il fatto che la stragrande maggioranza dei negozi siano ancora chiusi. E’ il "posto", che voglio abitare, seppur per poche ore. Le vetrine mostrano una grande abbondanza di materiali per calligrafia, dipinti tradizionali, ceramica e poi arte moderna, antichita’, e una sequela di dolciumi, di bar e ristoranti e altri negozi. Mangiucchio per strada qualcosa che compro dalle bancarelle. Mentre passano le ore del primo pomeriggio e ci avviciniamo alla sera le strade si animano, soprattutto di turisti, e gli amici cinesi sono parecchi. Sono sempre in gruppi o gruppetti, e ora che ci penso, e’ raro vedere visitatori o turisti cinesi che girano da soli o in coppia. Mi chiedo come mai, questa sara’ una domanda da girare ai miei amici, quando saro’ di ritorno in Cina.

All’inizio della strada c’e’ uno striscione che dice “2012 Chuseok, Korean Thanksgiving Day”, sotto di esso intere famiglie con bambini che giocano, attorno le bancarelle cominciano ad essere circondate da curiosi e turisti. Io sono curioso, e turista, quindi ritorno su per la strada, questa volta mi soffermo ad osservare le bancarelle. Compro dei bastoncini per mangiare, il venditore mi assicura che sono stati intagliati nel miglior palissandro, resistente nel tempo. Dopo un centinaio di metri una bancarella vende dei fichi grossi e sugosi. Sono anni che non ne mangio di freschi e non resisto,ne compro tre, e faccio bene, perche’ sono deliziosi.

Tutto questo mangiucchiare mi ha tolto l’appetito e cosi per la sera non cenero', comprero’ un tramezzino e una mela, e continuero’ a camminare per le strade attorno e, questa volta, decido di girare dei video. Tenendo la macchina fotografica fissa di fronte a me, altezza cuore, cammino lentamente e immortalo una sera a Insa-dong-gil.

(continua)

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