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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Coreamania: 2 e 3 ottobre 2012 Tuesday Gwangju, Art Biennale, Ctrl+N Non Linear Practice (Parte quarta)

Gwangju Art Biennale 2012 Mugak sa Temple Juyeon Kim

Il viaggio in treno da Seoul a GwangJu e’ tranquillo e piacevole, durante il viaggio leggo quello che posso sulla Corea e la sua storia, la sua economia e le sue tradizioni. Appena scendo dal treno, pochi passi fuori dalla stazione, Bruno e’ li che mi attende, ferma un taxi e mi porta, all’albergo che ha prenotato, e di cui ha gia’ pagato il pernottamento, insistendo, nonostante le mie proteste. Dopo una rapidissima sistemata ai miei pochi bagagli, siamo gia’ sul taxi che ci portera’ alla Biennale dell’Arte. Non sapevo che Bruno fosse originario, esattamente, di queste parti. In Italia mi aveva detto diverse volte che lui arrivava dal “Sud della Sud Corea”, quasi un gioco di parole, e mentre viaggiamo mi spiega come questa regione sia famosa per l’agricoltura e per molte specialita’ culinarie, ricche e diverse. Non solo. GwangJu e’ la citta’ culla del movimento democratico coreano, che ebbe un ruolo decisivo nel cambio di sistema di governo, da dittatura a democrazia, negli anni Ottanta del Ventesimo secolo. Nel maggio del 1980 piu’ di 200 persone morirono, uccise per strada, durante le manifestazioni anti-dittatura. La Biennale dell’Arte e’ anche testimonianza di questo ruolo della citta’, perche’ i suoi promotori la vollero proprio per ricordare quegli eventi.

Fino al 2005 Gwangju (che significa : Provincia della Luce) era anche capitale della provincia, che si chiama Jeolla del Sud.  I dintorni della citta’ sono famosi in Corea per la loro bellezza, e pare abbiano anche dato origine ad una forma di poesia. Bruno e’ sempre gentile, senza essere invadente, questa mi pare una prerogativa che incontro spesso in Asia, e che apprezzo molto.

Arriviamo all’area dedicata alla Biennale in pochi minuti, e cominciamo la visita. Ci sono lavori di 92 artisti, provenienti da 40 e piu’ Paesi, il che rende questa la più vasta esibizione d'arte contemporanea in Asia. Si tratta di un collettivo artistico spesso, multistrato, mi pare un tentativo di riflettere la tensione, l’incarnare l'impossibilità dell’unanimità, che è la situazione delle culture del mondo. Quindi la sfida è quella di considerare un nuovo tipo di unità o intero, che nasce dai collegamenti e le collisioni tra i co-direttori, le opere d'arte e gli artisti selezionati, e in piu’ vasta scala, dalle culture di tutto il mondo. Come per la Biennale di Gwangju, anche per il mondo il punto chiave è la creazione di condizioni in cui il dialogo sia rafforzato, e qui il dialogo si articola in sei sotto-temi: Ingresso e Uscita dalla Collettività (Logging In and Out of Collectivity); Rivistando la Storia (Re-visiting History); Incontri Transitori (Transient Encounters); Intimità , Autonomia e Anonimato (Intimacy, Autonomy and Anonymity), Ritorno all'esperienza individuale (Back to the Individual Experience);  Impatto della mobilità sullo Spazio e sul Tempo (Impact of Mobility on Space and Time).

La scelta degli artisti che partecipano a questa Biennale e’ arrivata grazie ad un inedito team di sei curatrici, tutte donne, che poi sono: Nancy Adajania (India), Wassan Al-Khudhairi (Medio Oriente), Mami Kataoka (Giappone ), Sunjung Kim (Corea del Sud), Carol Yinghua Lu (Cina), e Swastika Alia (Indonesia). Mentre viaggiamo tra le sale e i lavori, tra i significati e le esperienze, e’ evidente che questa mostra è una esplorazione delle affinità, delle preoccupazioni e le incongruenze tra diverse culture, storie e identità. Qui "L'arte non è “arte per l'arte”, ma include tutto: la vita quotidiana, la memoria, la pratica sociale", come il signor Yongwoo Lee, presidente della fondazione della Biennale, dice. In una intervista il signor Lee ammise che le sei curatrici non erano d'accordo su un approccio comune, il che spiega perché la mostra si chiama "Tavola Rotonda", con la sua connotazione di continuo dibattito e parità tra i partecipanti.

La notte, nel momento dell’assenza e del ritiro, Ai Weiwei "Word Projection" è in mostra alla Biennale, nella piazza di fronte ai padiglioni. E’ ancora confinato a Pechino, in Cina, dal suo Governo. La sua e’ una proiezione video di circa 7000 immagini dove le sue speculazioni sulle questioni sociali, sull’arte, sul design, sull’architettura fluiscono insieme ad immagini della vita di tutti i giorni, immagini tratte da un arco di tempo che va dal 2003 al 2011, proiettando, nel contempo la sua presenza/assenza.

Dietro i padiglioni della Biennale c’e’ una mostra speciale dedicata ad artisti cinesi che sottolinea l’attenzione data alla Cina, alla Cina ufficiale, quella che non riconosce o non puo’ riconoscere il fare artistico di Ai WeiWei e di altri artisti cinesi non allineati al pensiero del governo attuale. La mostra si chiama “Ctrl+N Non Linear Practice” ed e’ curata congiuntamente dal “Today Art Museum” di Pechino e dal “Gwangju Museum of Art”. 

Continuiamo la nostra esplorazione artistica e anche della citta’, seguendo le esibizioni tenute in vari punti cittadini, come il Mercato di Gwanju o il Tempio Mugak. Il mercato mi colpisce, con i suoi colori e la sua vivacita’, e scatto parecchie fotografie. Il Tempio Mugak ci offre un momento di pausa e di riflessione ulteriore e qui incontriamo il lavoro di Kim Ju-yeon, si chiama “Erasing memory” “Cancellare la memoria”, tre tonnellate di sale in mezzo alla sala e piccole sedie attorno. L’artista invita a purificare la propria mente dal passato dolore e dalla memoria, sedendosi e mettendo i piedi nudi a contatto del sale e meditando sulle proprie ferite e i propri dolori, lasciate che il sale assorba tutto, e vi guarisca. Mi ci metto anche io, con i piedi nel sale: cancella, grazie. Perche’ alle volte dovremmo cancellare le ferite,e non tenerle continuamente aperte, alle volte bisognerebbe perdonarsi e perdonare, e lasciare che il passato sia passato, una lezione non praticata in questo momento in parecchi Paesi in Asia, dove le ferite del passato vengono tenute bene aperte e sanguinanti, pronte ad essere usate come giustificazione del presente, e, chissa’, del futuro.

Mentre stiamo per uscire dal Tempio compro dell’incenso, ne regalo una confezione a Bruno, che mi dice che loro lo usano, solitamente, in caso di cerimonie funebri. Eccolo, lo sproposito transculturale, sempre pronto a far capolino. Ma accetta il piccolo dono, perche’ anche lui capisce, adesso che vive in Italia per lungo tempo, che l’impossibilita’ dell’unanimita’ e’ la condizione delle culture del mondo, se vogliamo accettarci per quello che siamo.

Qui il sito della Biennale di Gwangju: http://www.gwangjubiennale.org/eng/

marco maurizio gobbo




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