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ARTASIA
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Coreamania: 4 ottobre 2012 Thursday National Museum – Seoul Gangnam Style (Parte Quinta)

Seoul National Museum

Siamo tornati insieme a Seoul, Bruno ed io, dopo la visita alla Biennale dell’Arte di Gwangju. Ieri sera lui mi aveva anticipato che in questi giorni sta lavorando, e ci si puo’ vedere di sera. Per oggi ha in serbo una sorpresa, mi dice, se ho voglia di andare ad un concerto all’aperto, gratis. Accetto immediatamente, a me gli spettacoli musicali dal vivo piacciono molto, e la vedo anche come un’altra occasione per entrare in una piccola parte della cultura coreana, quella della musica e dello spettacolo, che tra l’altro sta esplodendo nel pianeta, sotto il nome di Kpop. Cosi mentre lui lavora, io ho deciso di vistare il Museo Nazionale della Corea, che e’ poi l’istituzione principale che si occupa di storia e di arte coreana.

Ho una fortuna sfacciata, durante queste vacanze, il tempo e’ sempre magnifico cosi le mie escursioni a piedi sono sempre piacevoli, e il fatto che sia un periodo di feste nazionali, una dietro l’altra, significa che il traffico cittadino e’ inesistente. Arrivo al museo dopo un brevissimo tragitto in metropolitana e una camminata. Mi appare sulla destra, e’ enorme, mi sembra un edificio nuovo, e infatti questa e’ la nuova sede del Museo, inaugurate nel 2005. La spazio e’ razionale, facile, accessibile. Ha una piazza enorme davanti, che ne sottolinea le dimensioni e l’importanza.

Entrando mi procuro una guida e ne leggo i numeri salienti: il Museo e’ una delle mete preferite dai turisti, contiene oltre 310.000 reperti storici e d’arte, e di questi almeno 15.000 sono in mostra permanente. Ci sono sei gallerie con mostre permanenti: Preistoria e Storia Antica, Storia Medievale e Prima Eta’ Moderna, Galleria delle Donazioni, Calligrafia e Pittura, Arte Asiatica e Artigianato e Scultura. Una festa. Questo e’ il sesto Museo al mondo per dimensioni, in metri quadrati. L’edificio principale e’ costruito in materiale antisismico e resistente al fuoco, utilizza un sistema di illuminazione che imita la luce naturale e il sistema di aria condizionata e’ stato progettato ad hoc. All’interno si trova un museo per i bambini, bar, ristoranti, negozi. Ho gia’ detto che mi pare una festa? Decido per l’impresa e voglio visitare tutte le gallerie, con calma. Ho tutto il tempo del mondo, e posso pranzare qui. Grazie a Dio ho iniziato a leggere, in questi giorni, un libro sulla storia coreana, scritto da studiosi coreani, e quindi mi sto familiarizzando con i nomi dei periodi storici e degli eventi principali.

Vado al primo piano, alla Galleria della Preistoria e di Storia Antica: si parte dal Paleolitico per arrivare al periodo dell’Unificazione Silla. I reperti sono parecchi e c’e’ una narrativa comune, esposta sui pannelli che tende all’illustrazione dell’unicita’ e singolarita’ dello sviluppo della cultura coreana. Tutto cio’ mi pare ovvio, viste le profonde e importanti influenze di Cina e Giappone, con paesi come la Cina che tutt’ora considera le culture giapponesi e coreane quasi come appendici della propria storia, c’e’ come un bisogno di puntualizzare e di far vedere le differenze, alle volte esaltandole. La storia della Corea e’ una storia percorsa da invasioni, da conquiste, divisioni e riunioni, dalla sensazione di essere pedina di altrui giochi di potere, di influenze culturali e puntualizzazioni della propria identita’ Una storia di divisione che non e’ ancora finita.

Sempre al primo piano si trova la Galleria di storia medievale e della prima eta’ moderna, che mette in mostra il patrimonio culturale e storico del periodo Silla Unificato, Balhae, Goryeo, e Joseon. Ci sono in tutto otto sale. Salgo al secondo piano, alla Galleria delle Donazioni e a quella della Calligrafia e della Pittura. La Galleria delle Donazioni contiene parecchi pezzi d'arte donati da collezionisti privati, e’ divisa in undici sale che prendono i nomi dai donatori. Nella Galleria della Calligrafia e della Pittura incontro quasi un migliaio di opere d’arte che  mostrano la tradizione e la religione in Corea, c’e’  la Sala della pittura, la Sala della Calligrafia, la Sala dei Dipinti  Buddista Dipinti e il Sarangbang (lo Studio dell’Erudito).

Al terzo piano ci sono pezzi magnifici di porcellana Celadon che eccelse durante la dinastia Goryeo, e anche la famosa statuetta del Bodhisattva pensieroso (Bangasayusang), le sale sono cinque, e rappresentano le arti e le opere in metallo, in porcellana, in porcellana bianca, la scultura di tema religioso Buddista e la sala dedicata ai capolavori della ceramica Buncheong, dai tipici colori blu-verdi invetriati sul grigio, prodotta nei primi secoli della dinastia Joseon. Questo tipo di ceramica stava per essere gia’ sostituita dalla porcellana verso la fine del XVI secolo, e fu stroncata dalle invasioni giapponesi tra il 1592 e il 1598. Quando le industrie di Joseon furono ricostruiti nel XVII secolo, ripresero solo con la produzione di porcellana. Curiosamente, c’e’ ora una rinascita di ceramica Buncheong in Giappone, ed e’ germogliata tra i discendenti di vasai coreani e anche giapponesi e diversi ceramisti contemporanei in Giappone e Corea si rivolgono al Buncheong riscoprendone un’estetica moderna.

Sempre al terzo piano c’e’ la Galleria delle Arti Asiatiche, ovvero pezzi d’arte che esplorano le somiglianze e divergenze dell’arte asiatica e la confluenza di arte asiatica e occidentale attraverso la Via della Seta. Questa e’ una cosa mai vista in Cina, dove la preoccupazione principale delle istituzioni governative verte sempre nel difendere il proprio specifico culturale e storico, alle volte mi pare ad ogni costo e a discapito delle evidenze, come quando si visitano le grotte di Mogao o si parli, o meglio, non si parli, dell’influenza dell’arte indiana e buddista sulla cultura e sull’arte cinese, o di piu’ recenti influenze. Qui le cinque sale sono dedicate sono all’arte indiana e del sud est asiatico, all’arte dell’asia centrale, la sala dell’arte cinese, la sala dell’arte giapponese e quella dedicata a reperti trovati sui fondali marini.

Mentre entro ed esco dalle sale, e giro per i piani, vedo e ammiro in continuazione una Pagoda, che si erge all’interno del Museo. Sapro’ poi che e’ la "Pagoda in dieci piani di Gyeongcheonsa" (경천사 십층 석탑), che ha una storia speciale: originariamente costruita nel monastero Gyeongcheonsa nel quarto anno (1348) del re di Chungmok Goryeo, nel 1907, fu contrabbandata illegalmente in Giappone da un funzionario di corte giapponese, ma poi restituita nel 1918 grazie ai giornalisti inglesi e americani, E. Bethell e H. Hulbert. Nel 1960 fu restaurata e posta nel Gyoengbokgung Palace, ma ci si rese conto che era difficile da conservare a causa delle piogge acide e degli agenti atmosferici. Così fu smantellata nel 1995, per essere alloggiata all'interno del Museo Nazionale della Corea. Ed eccola qui, me la trovo davanti con i suoi Buddha, Bodhisattva, e fiori e arabeschi scolpiti tutti attorno. Bizzarramente mi fa venire in mente il Duomo di Milano, ovvero penso che poche spinte sono cosi forti come la tensione spirituale e la sua congiuntura con il potere economico e politico di un dato tempo, per la produzione e la creazione di opere straordinarie.

Riguardo il Museo mentre me ne allontano, un concentrato unico di storia, bellezza e arte. E’ ormai sera e tra poco vedro’ Bruno, con il quale ceneremo per poi finire in Piazza del Popolo dove una folla gigantesca sta aspettando l’inizio del concerto gratuito di chi? Ma si, e’ proprio lui: PSY! Mentre camminiamo sulla strada che porta alla piazza mi rendo conto che, nell’atmosfera generale di attesa ed eccitazione prevale sempre una compostezza, una attenzione all’altro. Anche durante il concerto, la gente che va e che viene riesce a passare senza bisogno di spintoni e urti. Bruno mi raccomanda di stare attento al portafoglio, perche’ in questi assembramenti non si sa mai. Anche questa occasione e’ quasi un inedito negli ultimi anni. A parte il concerto dal vivo di Gianna Nannini ai piedi del Colosseo, per il capodanno del 2009, dove portai i miei due cari amici cinesi Jeffrey e Sky, in Cina non e’, per il momento, nemmeno immaginabile che il governo permetti un libero assembramento di cosi tante persone, perche’ la paura di manifestazioni anti-governative cancella tutto, impedisce tutto. Tutto deve essere ed e’ armoniosamente immobilizzato.

La musica inizia, fuochi d’artificio intorno al palco, urla e ululati dalla folla, Bruno mi dice che PSY e’ in attivita’ da parecchi anni, diciamo che e’ nei dieci artisti piu’ conosciuti in Corea, ma con GangNam Style ha proprio sbancato tutti e tutto, e anche il mondo, che non sta smettendo di cliccare il suo video. E mi dice che sono tutti li, grandi e piccini, giovani e meno giovani, solo per ballare con lui proprio GangNam Style, che mi sembra una colonna sonora che sottolinea uno di quei momenti particolari di una nazione, come la Corea, che festeggia se stessa, adesso, che si trova ricca, seppur divisa, che ha pagato un prezzo altissimo per la costruzione della propria democrazia, che mantiene le proprie tradizioni eppur si apre al mondo, che piu’ e piu’ volte, durante la sua storia si e’ trovata quasi soccombente, quasi schiacciata dai potenti vicini, che ora guarda alla pari, orgogliosa della propria specificita’. Un paese dove il Confucianesimo si traduce in un laborioso fare e studiare, e dove le religioni convivono, il paese, dopo le Filippine, piu’ cristianizzato in Asia e con forti radici Buddiste, dove alle parole seguono i fatti. Balla, la Corea del Sud, in Piazza del popolo, balla sulle note di GangNam Style, e io, stanotte, ballo con lei, in mezzo ai suoi figli.



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