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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Coreamania: 5 ottobre 2012 venerdi’ Seoul War Memorial – Samcheong-dong (Parte sesta)

Statua dei Due Fratelli- War Memorial Seoul photo mmg

Oggi Bruno è ancora al lavoro, e la mia visita principale sarà  il Memoriale della Guerra che e' al contempo un Monumento ai Caduti della Corea (Seoul War Memorial). Si trova in Yongsan-dong, non lontano da me. La guida dice che e’ stato inaugurato nel 1994, nel sito dell’ex quartier generale dell'esercito.  Di solito evito visite a memoriali di guerre o di eserciti,  ma so che questo monumento segna un punto nevralgico della storia coreana. Questo luogo e’ nato per esporre e commemorare la storia militare della Corea, che è come dire: le lotte per l’indipendenza del Paese e per la difesa dell’ identità nazionale, dal punto di vista della Corea del Sud.

Arrivo sul posto approcciandolo dal suo lato sinistro, e vedo subito la “Statua dei Fratelli” ("Statue of Brothers"), in cui un soldato della  Corea del Sud, presupposto fratello maggiore, si trovi a sostenere un più giovane e quasi caduto soldato della Corea del Nord, supposto fratello minore. Sono d'accordo con la guida, ok, questo simboleggia la situazione della divisione della Corea, ma non posso fare a meno di vedere una sorta di disparità qui, questo non è l'abbraccio tra eguali. E in una societa’ Confuciana dove le gerarchie famigliari contano, rappresentare il soldato Sudcoreano come fratello maggiore che supporta il fratello minore conta molto. La retorica nazionale lavora alacremente, qui.

Il testo inglese dice:

"La statua dei Fratelli è un simbolo della guerra di Corea, largo 18 metri e alto 11 metri. Esso consiste di una parte superiore, di una parte inferiore e di una parte interna. La parte superiore della statua raffigura una scena in cui il fratello maggiore di una famiglia, un ufficiale ROK, e suo fratello minore, un soldato della Corea del Nord, si incontrano in un campo di battaglia ed esprime la riconciliazione, l'amore e il perdono. La parte inferiore, una cupola a forma di tomba è stata costruita con pezzi di granito raccolti da luoghi di tutta la nazione che simboleggiano i sacrifici fatti dai nostri patrioti. La crepa nella cupola rappresenta la divisione della Corea e la speranza di ricongiungimento. Gli oggetti all'interno della cupola includono un murale a mosaico che esprime lo spirito del popolo coreano nel superare la tragedia nazionale e una mappa piatta delle 16 nazioni alleate, facenti parte delle Nazioni Unite, che inviarono truppe per la guerra. Le maglie della catena di ferro sul soffitto significano i vincoli indissolubili di una Corea unificata. "

Passo all'interno della cupola. Mi emoziono. Tra le mie preghiere più ferventi c'è sempre spazio per il mio massimo desiderio di non vedere o di essere coinvolto in una guerra, in questa vita, e allo stesso tempo vedo e capisco i tormenti, la disperazione e il dolore che seguono invasioni e aggressioni, e la necessità di difendersi.

All’entrata dell'edificio principale, un’ altra iscrizione:

"Iscritto su questo monumento ci sono i nomi dei Soldati delle Forze Armate della Repubblica Coreana e dei Poliziotti uccisi durante l’attivazione delle Forze Armate, la Guerra di Corea, la Guerra del Vietnam e Operazioni di Contro Infiltrazione, e i Soldati delle Forze delle Nazioni Unite uccisi nella guerra di Corea."

Sono arrivato in un momento molto speciale. Oggi c’è la commemorazione dei soldati uccisi durante l’affondamento della nave Cheonan avvenuto il 26 marzo 2010, quando la Cheonan, una nave corvetta della Marina Militare della Repubblica di Corea che portava 104 persone, fu colpita da un missile torpedo al largo della costa occidentale del paese. 46 persone morirono. Un’inchiesta ufficiale della Corea del Sud ha concluso che la nave da guerra fu affondata da un siluro nordcoreano sparato da un mini sommergibile. La cerimonia è austera, e mi pare di capire che ci siano i parenti dei soldati morti quel giorno. Quanto sta subendo questo paese, in nome della "stabilizzazione dell'area"? O, per meglio dire: la guerra non è finita per davvero, questa è la realtà.

Mi allontano. Sulla mia sinistra un corridoio  che porta alla zona dedicata alla commemorazione della guerra di Corea. Proprio di fronte a me c'è un piccolo gruppo di turisti cinesi, sei o sette ragazzi, giovani, tra i venticinque e trent’anni, direi.

Nella sala d'ingresso c'è un video, un breve riepilogo della guerra, come e’ iniziata, con l'invasione della Corea del Nord, dopo che Kim Il-sung ando’ a Mosca e Pechino per garantirsi il sostegno in una guerra d’invasione contro il Sud. Il ruolo della Cina come principale alleato delle forze di invasione sembra sorprendere il gruppo di cinesi. Una delle ragazze è chiaramente in difficoltà, continuare a guardare e leggere con espressione incredula, e fare domande a quello che sembra essere il fidanzato. Credo che loro non abbiamo mai letto in un loro libro di testo che nella Cina anni '50 la leadership Comunista, il loro governo, il loro adorato Mao, adotto’ una politica estera di attiva promozione delle rivoluzioni comuniste in territori stranieri e periferici della Cina. La maggior parte dei cinesi, grazie alla narrazione comunista e alla loro istruzione, sono sicuri che la Cina non è mai stata aggressiva durante la sua storia, sempre vittima, e se e’ mai ricorsa alla forza è sempre stato per difendersi. Un po’ come adesso, quando ci sono le schermaglie sul Mar Cinese Meridionale, che i vicini come il Vietnam, Filippine e altri, purtroppo e ostinatamente, non vedono solo come "cinese".

I pannelli sono sempre più vividi nel loro raccontare la violenza, le torture, gli assassini e l’eliminazione della classe intellettuale, le deportazioni e i rapimenti e ora non è solo la ragazza che guarda il tutto con smarrimento. Tutto il gruppo guarda stupito, legge i pannelli, e poi si guardano l'un l'altro, commentando a bassa voce. Meta’ di loro usciranno non finendo la visita.  Forse non riescono a digerire l’idea che il loro esercito, che si chiama “L’Esercito per La Liberazione del Popolo” sia proprio stato di supporto in una invasione programmata a tavolino di un’altra nazione.

La divisione della Corea e’ una ferita aperta, questa è una guerra che non è mai stata tecnicamente conclusa, con la Corea del Nord che in questo momento sta cercando di ottenere armi nucleari, ed è ancora, anche se non ufficiale, parzialmente sostenuta dalla Cina, che è il suo unico alleato. Queste due nazioni Coreane, che dovrebbero essere una, paiono sempre essere pedine di giochi di potere più grandi.

La visita mi intristisce, mentre cammino fuori ci sono soldati che si destreggiano con le armi. Dopo una pausa pranzo, mi reco a Samcheong-dong, ancora vicino alla zona di Insa-dong.

Samcheong-dong mi e’ stata raccomandata perche’ pullula di gallerie d’arte. Poi quando arrivo li’ mi accorgo che e’ sicuramente una zona residenziale, sita tra Gyeongbokgung Palace (il palazzo reale durante la Dinastia Joseon) alla sua sinistra e il Changdeokgung Palace (un altro palazzo reale durante la stessa dinastia) alla sua destra, a nord si trova il palazzo degli uffici del Presidente della Repubblica (Cheong Wa Dae) e  Insa-dong chiude a sud. Il nome Samcheong vuol dire, piu’ o meno “I tre benefici, o le tre purezze” e si riferisce a : acqua pulita, le bellissime montagne attorno e la gentilezza d’animo dei residenti. Insomma, chi non ci vorrebbe abitare? C’e’ anche una zona villaggio con case tradizionali coreane, il Bukchon Hanok Village, che non riusciro’ a visitare perche’ mi perdero’ a saltabeccare tra una galleria d’arte e l’altra. Il posto e’ pieno di bar e ristoranti, caffe’ all’europea, negozi e turisti, tra cui io.

Durante la notte con Bruno setacceremo alcune grandi negozi di libri e comprero’ una decina di volumi. Voglio sapere di più della storia e dell’arte coreana. Domani è sabato, e la mia prossima tappa e ultima parte del tour di Seoul sarà Itaewon.



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