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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Corea mania: 6 ottobre 2012 sabato: Itaewon, ciao Seoul. (Parte settima e finale)

Prima colazione in Corea foto mmg

Questo sabato me la prendo comoda: mi alzo davvero in tarda mattinata e mi gusto una colazione in una caffetteria vicino all'albergo. Ieri con Bruno ci siamo messi d'accordo di passare la serata, e l'ultima notte di questa vacanza a Seoul, insieme, a Itaewon, coinvolgendo anche altri suoi amici.

Itaewon e' un distretto cittadino di Seoul famoso per il misto internazionale di turisti, personale militare americano e residenti di Seoul, tutti insieme appassionatamente nei ristoranti che rappresentano ogni angolo del mondo (dite una nazione, c'e'), nei club e nei bar. Qui c'e' la Moschea Centrale di Seoul, c'e' una collina famosa per la presenza di sesso in vendita, di ogni tipo, qui si trovano negozi che vendono souvenir di ogni tipo, pelle e cuoio, contraffazioni e prodotti genuini, insomma una bella miscela.

Con Bruno ci sentiremo al telefono verso le 19.30, per poi metterci meglio d'accordo su come e dove vederci. Ho davanti il pomeriggio, per una mia personale esplorazione, che inizia con la solita camminata: ho guardato la mappa e dal mio albergo ci vorranno una sessantina di minuti per arrivare li, forse meno. Cammino di nuovo di fronte al War Memorial, mentre la strada va appena in salita. Salgo su un ponte pedonale e ridiscendo, e l'atmosfera e' gia' turistica. Passo davanti a negozi che vendono orologi usati, artigianato vecchio, nuovo, vero e finto, e chissa' come si fa a riconoscerlo.

Una vetrina attira la mia attenzione piu' di altre. Sono orologi degli anni sessanta e settanta. Seguo il mio impulso ed entro, so gia' che mi mettero' nei guai, finanziariamente parlando, quando entro in certi posti compro sempre qualcosa. Ci sono orologi da tavolo, da parete, da polso, vecchi, nuovi, antichi, moderni, militari, civili, da donna, da uomo... C’e' di tutto e di tutte le marche, dalle piu' famose a roba mai sentita prima. Il proprietario del negozio e' cortese e mi lascia curiosare a mio agio. Scambiamo dei convenevoli e dopo pochi minuti stiamo parlando di orologi degli anni settanta, mi trovo sei orologi sul banco davanti a me, uno nella mia mano destra, e uno e' nelle sue mani mentre me ne illustra i dettagli. Ma perche' non ho tirato dritto?

Parliamo di Vacheron, Piaget, meccanismi, tourbillon, e le innovazioni di Seiko, del periodo degli orologi a cristalli liquidi. Contemplo meccanismi diversi, ne apre due o tre, e nel contempo, soddisfatto me ne mostra i marchi interni, come dire: “ Roba vera, qui.” . La situazione precipita quando mi chiede quale di questi preferisco? Che colore? Ecco, mi parte un brivido al portafoglio. C'e' un Rolex blu, un TAG d'annata molto bello, e quel Longines, non e' davvero elegante? Poi lo vedo, piccolo, indifeso, un quadrante unico, e' uno Zodiac, un modello piccolo, da donna oforse unisex. Mi dice subito che il bracciale non e' originale, ma il resto e' in perfette condizioni. Anche questo viene aperto e analizzato. Gioiellino. E' un modello con un disegno particolare sul vetro, se rompi quello, amen. Amo il rischio. Mi sussurra il costo, infilato nella conversazione con magistrale nonchalance. Dio mio, come ammiro le sublimi qualita' di venditore di quest'uomo!

Inizia una sottilissima scena di educatissima negoziazione, di raffinata seduzione che si conclude con l'orologio al mio polso (“Ma come, lo indossa?”, non so se sia piu' preoccupato dal fatto che potrei inavvertitamente dargli una botta e rovinarlo, o se sia il fatto che una faccia semibarbuta si agghindi con un modello siffatto) e una bella trasferta di contante nelle sue casse. Mi sento un po' sudato, mentre esco, ho bisogno di bere, compro una bottiglietta di acqua semplice. Per risparmiare, ovvio!

Cammino mentre ogni tanto do un'occhiata alla mia mappa e sbircio il piccolo orologio sul polso sinistro, sto attento a non dondolare troppo il braccio, sia mai il caso che picchio dentro qualcosa... ah che stress, non vedo l'ora di togliermelo, non appena in albergo! So gia' che fine fara': diventera' un regalo. Non ho mai tenuto un orologio al polso per piu' di tre giorni di seguito, in tutta la mia vita, e strano ma vero, non ho mai iniziato una collezione. Sempre regalati.

Arrivo alla fermata del metro di Itaewon, la folla aumenta, e mi diverto a visitare a passo lento tutta,e dico tutta, Itaewon. Il tempo passa in fretta, mentre sono di ritorno al metro un uomo alto, sulla sessantina, biondiccio e rubicondo mi chiede in inglese da dove arrivo. Sono sorpreso, e gli dico: Italiano. Mi chiede :”Credi in Dio?”. Ma chi e'? L'arcangelo Gabriele travestito da turista tedesco? Dico che ho una fede molto problematica, ma chissa', qualcosa c'e', cosi vorremmo tutti, no? Mi guarda, come se avessi fatto il furbetto e mi chiede: “Ma se tu dovessi morire domani, andresti in Paradiso?”. E che cacchio, mi dico, ma a Seoul, a Itaewon, in questa bellissima serata ottobrina circondato da spensierati giovani e turisti,  mi poni certe domande? Le tasche dei pantaloni sono corte, non riesco a toccarmi le parti intime.

Ci penso un attimo, e poi, davvero convinto, gli dico che si', assolutamente si, dovessi morire domani, andrei in Paradiso, dritto filato, perche' sulla grande bilancia del Bene e del Male, forse di un grammo solo, ma la mia bilancia pende sul Bene, caro mio. E lo lascio. Attraverso la strada usando il sottopasso, esco dall'altra parte e mi volto a guardare dove sia, eccolo li, che sta terrorizzando una ragazza con stivali in pelle, trucco un po' vistoso e scollatura interessante. A ognuno il suo mestiere, la vita e' bella. Da questa parte le vie sono un susseguirsi di bar e ristoranti che stanno iniziando le loro attivita', adesso posso dire che c'e' una folla attorno. Mentre mi riavvicino ad una delle entrate del metro, c'e' questo giovanotto che sembra in attesa, mi ricorda vagamente qualcuno, lo guardo, e questo fa due passi verso me e in inglese traballante mi dice “Sei Marco?”.

Ci sono momenti nella vita che tutto sembra un po' fuori dall'ordinario, e lo guardo per tre secondi senza parole. Ma come fai a saperlo? Ma chi sei? Ma ho un sosia a Seoul? Ma che succede? Poi si presenta: sono Andy, un amico di Bruno. Ecco, il mondo e' tornato a posto. E' stato Bruno a dargli una mia descrizione, e lui, Andy, bravissimo a individuarmi. Bruno si scusa, mi dice, e' un po' in ritardo, per via di straordinari di lavoro. Intavoliamo una conversazione minima perche' Andy ha un livello di inglese che corrisponde al mio livello di cinese, e quindi c'e' la raccontiamo a spizzichi e bocconi. Arriva Bruno, che fa da interprete Coreano-Italiano-Coreano, e vai, il primo nucleo di quella che sara' davvero un'allegra brigata e' formato, e ci apprestiamo in un ristorante greco, stavolta pago io, se no mi offendo, e per favore, una bottiglia di vino, che voglio festeggiare i miei amici coreani.

Dopo il ristorante inizia quello che posso definire un Grand Tour dei bar della zona, e mentre passano le ore diversi amici di Andy e Bruno si aggiungono, e le bevute aumentano, mentre ogni mezzora cambiamo posto. Sono alquanto stordito, era da anni che non ero coinvolto in un sabato notte di questo tipo.  Alle due del mattino il gruppo decide che e' ora di mangiare qualcosa, e entriamo in un piccolo locale dove servono diversi piatti. Un amico di Bruno lavora a Pechino, un altro ha scelto come nome occidentale Stefano, perche' ha vissuto a Roma per diversi anni. Verso le tre del mattino mi ricordo che l'indomani devo prendere un aereo, e forse dovrei anche dormire qualche ora. Andy e Bruno mi accompagnano per strada, dove una fiumana di macchine, persone e taxi vanno su e giu', lentissimamente. I taxi sono tutti pieni, e ci metteremo almeno mezzora prima di trovarne uno libero. Saluto Bruno e Andy con particolare calore, baci e abbracci, e arrivederci, chissa' dove, a Milano, a Seoul, arrivederci amici, arrivederci Corea.



scritto 07/03/2013 00:34:00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: seoul tour itaewon seiko piaget war memorial seoul zodiac rolex
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