blog@exibart.com
home inaugurazioni calendario speed-news forum annunci concorsi sondaggi commenti pubblicità contatti
Exibart.platform > onpaper mobile bookshop rss radio tv alert newsletter segnala blog
recensioni > roma milano napoli venezia torino toscana vedi le altre 
rubriche > libri architettura design fashion in fumo decibel vedi le altre 
e-mail    password password persa? registrati ora!


ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
China, Gansu Province: sulla Via della Seta, LanZhou e il Museo del Gansu (Parte terza)

Il Cavallo al Galoppo, bronzo, Cina, Gansu, Lanzhou, Museo Provinciale del Gansu

La sveglia e’ mattiniera e puntuale; per la nostra colazione dobbiamo andare in un terzo edificio, dove c’e’ quello che pare un refettorio, piu’ che un ristorante. Fuori fa un freddo canino e diamo il benvenuto al tepore della sala. Appena entrati, sulla nostra destra, ci sono quattro ragazzi all’opera: stanno preparando il famoso “lamian” che vuol dire, letteralmente, pasta tirata. Li osservo: l’inizio della preparazione e’ simile all’impasto della pizza, la differenza sta nella composizione della pasta, solo acqua e farina di grano tenero. L’impasto diventa morbido, elastico e viene piu’ e piu’ volte tirato e ritirato e riaggomitolato e ancora tirato, finche’ alla fine ne ricavano dei fili della consistenza degli spaghetti, quindi spaghetti di pasta fresca, che vengono immersi in un saporito brodo e immediatamente serviti, penso che cuociono in due minuti o giu’ di li.

Questa e’ la tipica colazione a Lanzhou, poi la contorniamo con alimenti occidentali e un caffe’ ter-ri-bi-le, mi chiedo perche’ mai io insista nel bere caffe’, nella stragrande maggioranza degli alberghi cinesi il gusto e’ proprio inesistente e costa un botto. Forse il mio e’ un riflesso automatico, cerco la spinta mattutina della caffeina. Howard ha voglia di un altro lamian, ci riavviciniamo al tavolo di lavoro e questa volta giro un piccolo filmato. I ragazzi sono un pelo intimiditi da questo occidentale che li sta riprendendo, ma poco dopo cominciano a stare al gioco, anzi, iniziano anche a recitare un po’.

Sono proprio bravi, chiedo a uno di loro da quanto tempo faccia questo lavoro, mi dice che ha imparato bene in sei mesi, e lavora qui da circa un anno. Ho scatenato la loro curiosita’ e adesso si avventurano a chiedermi da quanto tempo sono in Cina, e mi fanno i complimenti per questa incredibile padronanza della lingua cinese. Come sa fare un complimento un cinese, nessuno al mondo. Mi schermisco, giustamente, per via del mio pessimo livello di conoscenza reale della loro lingua, e poi rimane poco altro da dire, ci salutiamo.

Abbiamo deciso di pagare il conto dell’albergo subito e lasciare i bagagli in custodia, cosi non ci pensiamo piu’ e siamo liberi di girare fino all’ora di partenza.

Controlliamo la mappa sul tablet di Howard, il Museo Provinciale si trova, fortunatamente, sulla stessa strada per andare al nostro appuntamento delle undici. Abbiamo due ore abbondanti per la visita che vogliamo concentrare sui reperti archeologici buddisti e per vedere dal vero il famoso cavallo di bronzo, che e’ poi il simbolo di Lanzhou, simbolo del Gansu e uno dei piu’ conosciuti simboli cinesi, usato anche dall’ente turistico nazionale.

Saltiamo su un taxi, e in poco piu’ di quindici minuti siamo davanti al museo, l’entrata e’ libera, e ancora una volta rimango stupito dalla differenza di trattamento tra i luoghi di culto storici, dove si paga quasi sempre l’entrata, e i Musei, dove quasi sempre l’entrata e’ gratuita. Riflettendo meglio: mentre i musei hanno sempre funzioni di propaganda, piu’ o meno ufficiale, del partito e della sua visione del mondo, i luoghi di culto ovviamente no, anzi, spingono in altre direzioni. Mi chiedo se anche questo abbia qualcosa a che fare con la disparita’ di trattamento.

Il museo tradisce immediatamente il suo essere stato progettato dai sovietici e costruito nel 1956, e’ imponente e infatti e’ il museo piu’ grande e importante di tutto il Gansu. Pare piuttosto un edificio da adibire a parlamento che a museo.

E’ diviso in due parti: quella di storia naturale e quella di storia umana. Cominciamo la visita dalla zona di storia naturale, dove nelle sale ci sono reperti veri e repliche di animali preistorici. Non sono impressionato dai reperti e dalla loro esposizione, anche se le uova di dinosauro e qualche antico fossile mi fanno inevitabilmente filosofeggiare su cosa sia la storia, e la vita, e la loro durata, e... e.... Howard mi pare decisamente piu’ attratto da questa zona, e mentre io filosofeggio lui scatta molte foto.

La sezione del museo dedicata ai ritrovamenti che vanno dal Neolitico a oggi e’ decisamente piu’ interessante, con parecchi bei reperti anche se qui l’attrazione principale e’ il piccolo cavallo di bronzo che in inglese e’ definito “Galloping Horse's Hoof Stepped on a Flying Swallow” (Cavallo al galoppo con lo zoccolo che calpesta una rondine in volo), o anche, grazie al cielo, per brevita’, Galloping Horse (Cavallo al galoppo).


La statuetta e’ un piccolo capolavoro, e anche se io non la considero “the mysterious and rare treasure in the history of Chinese ancient sculpture art” come un po’ pomposamente definito dai sempre retoricissimi amici cinesi, ne sono molto attratto, anche perche’ il soggetto e’ sempre tra i miei preferiti. Il cavallo al galoppo ha un’espressione fiera e il suo zoccolo posteriore destro poggia su un uccello che pare una rondine, a simboleggiarne la velocita’. Non sono stupito del ritrovamento di una statuina cosi bella dedicata ad un cavallo perche’ questa zona era famosissima per gli allevamenti di cavalli, per uso militare e i migliori erano riservati all’imperatore. Sommergiamo il manufatto di scatti fotografici. Un’altra sezione interessante e’ quella dedicata alle repliche di statue buddiste, inclusa una sala che ricostruisce una situazione di templi scavati nelle rocce. Ci pare l’antipasto di cio’ che ci aspetta a Mogao. Poi arriviamo ad un intero piano dedicato alla storia del Partito Comunista nel Gansu.

Sono davvero impressionato, questa sezione mi ricorda immediatamente la mostra permanente al museo di Pechino (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6420 ), c’e’ proprio la stessa aria, la stessa minuzia nel ricordare cio’ che si vuole ricordare e amabilmente cancellare tutto cio’ che non sia organico alla ricostruzione storica della Nuova Cina comunista. Non ci sono dubbi: i migliori sforzi del partito comunista sono spesi nell’assicurare l’associazione tra “nuova”, “migliore” e “comunista”.

Siamo gli unici a visitare le sale, che illustrano l’inizio della rivoluzione, la sconfitta del “sanguinario Chiang Kai-Shek”, che dopo la fine della guerra contro il Giappone, “... ancora levo’ il suo coltello da macellaio contro il popolo cinese” (sic). Testuali parole, lette qui. In tutti i musei visitati in Cina finora. la guerra contro il Giappone non e’ mai descritta come, almeno anche dal 1941 in poi, facente parte della Seconda Guerra Mondiale, ma e’ piuttosto narrata come se fosse una faccenda privata tra Giappone e Cina. Nelle tavole di spiegazione non sono mai riportati fatti o citazioni che riguardino il coinvolgimento della Russia e degli USA, specie per quello che riguarda la fine della guerra, o il terribile e assolutamente non necessario uso della bomba atomica contro la popolazione civile giapponese.

No. Il tutto e’ descritto come la vittoria della Cina contro il Giappone. E poi la guerra civile viene presentata come una terribile necessita’, perche’ il macellaio Chiang Kai-Shek pare non avesse meglio da fare che darla contro il popolo cinese. Ecco poi la gloriosa marcia comunista che libera il popolo cinese dalle catene dello sfruttamento del lavoro, del colonialismo e dell’imperialismo e forgia il nuovo popolo cinese e la Nuova Cina. Quello che succede in mezzo, tra il 1946 e il 1977 e’ descritto o non descritto a seconda se funzionale o meno alla storia del partito. Amen. Mi ci sono abituato, e non mi stupisco piu’ delle idee riguardanti il mondo “la fuori” che circolano tra la stragrande maggioranza dei cinesi. In realta’ non e’ che sia solo la Cina comunista a scrivere da par suo quello che sia storia o meno, in questo campo si cimentano in molti, comprese le famose democrazie occidentali; quello che e’ davvero peculiare della Cina e’ il totale, assoluto controllo della narrativa storica su tutti i fronti e su tutti i media. E’ un controllo abissale, che non ho mai visto o esperito prima. Non esiste una riga scritta che sia, non dico contro, ma dubbiosa della Versione Ufficiale. Mi chiedo per quanto tempo rimarra’ cosi, e fino a quando i pochi coraggiosissimi che osano dire qualcosa finiranno in carcere o in altro modo zittiti. E’ leggendo queste tavole, vagando per queste sale che il governo cinese si mostra per quello che ancora e’: un’oligarchia dittattoriale, una dittatura del pensiero e della cultura, dei mezzi di produzione di massa, che in ultima analisi fanno capo al partito, una dittatura anche militare, dove i soldati giurano prima di ogni cosa fedelta’ al Partito, e poi alla Patria. La piu’ grande, ricca e potente dittatura mondiale, sostenuta dalla maggioranza della sua popolazione e economicamente alleata con l’altro grande Imperialismo, quello occidentale degli Stati Uniti d’America. In mezzo, il resto del mondo che non puo’ non fare affari con la nomenclatura del partito e le sue diramazioni da una parte, e obbedire ai dettati economici degli istituti finanziari controllati dagli USA dall'altra.

Concludiamo la visita e l’appuntamento di lavoro si rivelera’ un fiasco, viste le incredibili e inarrivabili richieste del possibile cliente, e considerato che si parlava di vino, mai parola fu piu’ adatta.

(Continua)



questo post è stato visto 1519 volte

INSERISCI UN COMMENTO
*Mi chiamo
Città/nazione
E-mail
Home page (senza http://)
*Messaggio
* campi obbligatori
 
home blog

IL BLOGGER

blogger: Marco M Gobbo
vedi profilo
scrivigli

IL BLOG

indirizzo del blog:
themaking.blog.exibart.com
generi: diari personali, arte, cultura generale, viaggi, territorio & gastronomia, giornalismo, musica, religione, società, moda&lifestyle, politica
tutti i post
feed rss
ARCHIVIO


<< < MAG 19 > >>
L M M G V S D
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31    

I MIEI LINK


 






     Exibart.
   Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 5069/01.
   Direttore Responsabile: Matteo Bergamini
   Direttore Editoriale: Cesare Biasini Selvaggi
   Direttore Commerciale: Federico Pazzagli - fax: 06/89280543
   Amministrazione: amministrazione@exibart.com -fax: 06/89280277