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ARTASIA
cosa, quando e dove succede

 
Stereotipi culturali in Cina: non solo vi conosciamo meglio che voi noi, ma siete anche culturalmente ignoranti .

Noi ne sappiamo piu' di voi

Sono circa sette anni che vivo prevalentemente in Cina, e periodicamente leggo articoli, interventi, stralci di riviste dove gli autori, confrontando la situazione della reciproca conoscenza tra culture, e portando esempi riguardanti la Cina e il resto del mondo, arrivano quasi tutti ad una frase che, a questo punto, mi pare proprio uno stereotipo. La frase suona come: ” In generale noi asiatici conosciamo molto di piu’ la cultura occidentale, che l’occidente la nostra”. Alle volte, invece che “asiatici”, dicono direttamente cinesi. L’ultima volta che ho letto questa sentenza e’ stato a pagina 15 dell’edizione inglese del giornale cinese “Global Times”, l’autrice la signora Rong Xiaoqing, che viene presentata come “una giornalista che vive a New York”.

Che esempi adduce la signora, a supporto della sua tesi? Testualmente dice:” For example there may be many more Chinese who know the second-tier US cities of Austin and Buffalo, the sitcom Friends, the health reform law Obamacare, and what a filibuster is, than Americans who know their equivalents in China”( Ci sono molti piu’ cinesi che conoscono le citta’ di secondo livello nordamericane di Austin e Buffalo, la serie televisiva Friends, la riforma sanitaria chiamata Obamacare, che cosa e’ un filibustiere, che nordamericani che conoscano gli equivalenti cinesi). Poi continua: ”Many generations of Americans may have done just fine by thinking all Asian faces, names and languages look and sound the same. But to keep thinking like that in today’s world may be not only a matter of embarrassment, but also a danger to survival”( Molte generazioni di nordamericani finora se la sono cavata pensando che tutte le facce, i nomi e le lingue asiatiche paiano e suonino tutte uguali. Ma continuare a pensarla cosi’ nel mondo di oggi non solo potrebbe essere motivo di imbarazzo, ma anche rappresentare un pericolo per la sopravvivenza). Proprio cosi’.

L’articoletto della signora, che si chiude anche con una nota minacciosa, mi pare la summa di una serie di stereotipi culturali molto diffusi in Cina.

Prima di tutto vorrei far notare che, come spessissimo accade, i vari confronti tra Cina e Occidente sono ridotti a paragoni tra Cina e USA, dove quest’ultima assume il ruolo di rappresentante economico, politico e culturale di tutte le nazioni che vengono etichettate come Occidentali. Questo e’ un preconcetto culturale di una tale macroscopicita’ che mi lascia sempre senza parole. Il cinese medio pensa che uno svedese, un greco, uno spagnolo, un francese o un polacco siano assolutamente rappresentati, nei loro usi e costumi e culture, dalla cultura nordamericana. Sono tutti Occidentali, ergo Americani degli USA. Non solo pare che il cinese medio pensi questo, ma il giornalista medio cinese scrive questo. La conoscenza della cultura e degli usi e costumi occidentali si riducono alla conoscenza di quelli made in USA. Tra l’altro, a quanto pare, per “cultura” la signora intende: liste di nomi di citta’, commedie televisive, termini letterari o un tentativo di riforma politica. Vorrei dire alla signora che, probabilmente, cultura indica anche qualcosa di diverso. Mi viene da pensare, visto che la signora vive a New York e non a ChangSha: non e’ che il fatto di essere lei stessa in continuo contatto con la cultura americana le stia fornendo dei preconcetti pret a porter? Forse se ponesse a ragazzi delle citta’ di secondo livello in Cina qualche domanda di cultura generale occidentale non americana avrebbe la sgradita sorpresa di trovarsi davanti a scene mute, e risatine imbarazzate. Per quello che riguarda il fatto che per gli americani (gli occidentali) facce e nomi e lingue asiatiche sembrano le stesse, bene, potrei portare almeno un centinaio di persone e amici cinesi e asiatici che molto candidamente mi hanno detto la stessa cosa: non riescono a differenziare tra uno scandinavo e un latino, perche’ per loro tutte le facce occidentali sembrano uguali, ma non per questo gli ho detto che stavano rischiando l’estinzione.

La signora paragona la conoscenza di citta’ di secondo livello americano da parte di una piu’ larga fetta di cinesi che il contrario. Beh, la prima cosa che mi viene in mente e’ che, essendo il totale dei cinesi circa 5 volte superiore al totale dei cittadini americani, mi aspetto che solo per questo fatto ci sia una piu’ alta percentuale di cittadini cinesi che conoscano Austin che di americani che conoscano ChangSha.

Piu’ seriamente, considerato che: il 97% dei film stranieri che arrivano nei cinema cinesi sono targati Hollywood, che il 60-70% delle notizie riguardanti nazioni estere e riportate sui giornali riguardano gli USA e la loro politica estera ed economica, che il 70% delle notizie sulla cultura pop musicale, sportiva, cinematografica riguardano sempre gli USA e i loro prodotti , e che tutto questo va avanti dal momento della semi-apertura della Cina, dagli anni 80 del secolo scorso, e’ davvero cosi stupefacente che piu’ cinesi conoscano Austin, capitale del Texas, la sitcom “Friends” che e’ venduta su tutte le bancarelle di DVD copiati da almeno 10 anni, Iron Man , Bruce Springsteen, Lady Gaga e che gli americani (occidentali) non conoscano i contraltari cinesi? Le notizie dall’estero selezionate dal partito comunista riguardano sempre e in primis gli Stati Uniti d’America: la nazione che per molti e’ modello, per quasi tutti la superpotenza da superare, l’antagonista principale, la potenza oscura che da forza alle piccole nazioni del sudest asiatico che temono la crescente potenza economica e militare cinese… L’ossessione americana della Cina, la chiamerei. Un’ossessione che appiattisce la visuale, che mette il resto del mondo in subordine, anche culturale.

Le piccolezze della signora, riportate su uno dei giornali di partito e di stato cinese piu’ rinomati, non si fermano qui. Confessa che: “ Se avessi avuto un centesimo per ogni volta che qualcuno mi ha chiamato “soaking wrong”, sarei ricca ”. Ma cara, vorrei dirti: non ho mai sentito un cinese, in tutta la mia vita, pronunciare correttamente il mio nome e cognome, specie al primo tentativo, e penso che questo accada a tutti coloro che provengono da culture diverse e lingue diverse. Ne dobbiamo fare argomento per un articolo di giornale? Per il Global Times, si. Non mi pare certo una discussione alta.

Quello che la signora sicuramente non fa e’ paragonare persone con lo stesso livello culturale e con lo stesso livello di esperienza di vita e di viaggi all’estero e di contatti con culture diverse. Insomma paragona banane con le pere.

La lettura di questo articoletto stimola riflessioni ulteriori, di piu’ vasta portata. Se il cinese medio vede il mondo come una dicotomia USA-Cina, con tutti i corollari che stanno intorno a questo concetto, abbiamo quasi un quarto del pianeta che pensa che “basti” parlare inglese nella versione americana, vedere il campionato di pallacanestro USA, sapere chi e’ Obama, guardare film di Hollywood e ascoltare pop e rock in inglese per avere le chiavi d’interpretazione dell’Occidente. E credere di saperne “molto di piu’ della cultura Occidentale”. La cosa che mi provoca un certo sgomento e’ che queste tesi affiorino a ripetizione, e siano avvallate dal sistema propagandistico culturale di stato cinese.

Pero’ ho smesso di meravigliarmi quando, incontrando per la prima volta un nuovo amico o conoscenza cinese, la prima domanda che mi fanno e’: “ Sei americano?”.



scritto 30/08/2013 1.50.24 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: stereotipi culturali global times cina e usa new york changsha friends
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