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SCUOLA D'ARTE PRIVATA ARTEMISIA
"i venerdì liberati": verifiche e confronti operativi sulle arti visive, grafiche e pittoriche. arte contemporanea e i linguaggi degli ultimi 50 anni

 
I Venerdì "liberati" - quando l'arte libera...

Opere di: Antonello Corda, Giuliana Cois, Ornella Cabiddu, Luciano Fele, Marcella Peri, Anna Madu.

Angelo Liberati

Scuola d'Arte Privata Artemisia – Cagliari
Corso “ Composizione Tecniche miste” 2018-2019


“Bobby Vee e io avevamo molto in comune, anche se i nostri cammini avrebbero presto preso direzioni ben diverse”
“Avevo voglia di rivederlo per cui presi la metropolitana D in direzione del Brooklyn Paramaunt Theater su Flatbusch Avenue...”
“...Era al culmine del successo, sembrava proprio che gli fosse caduto addosso tutto in una volta. Bobby venne da me, semplice come era sempre stato. Indossava un vestito di seta scintillante e una cravatta stretta, pareva davvero contento di vedermi e non sembrava nemmeno sorpreso. Parlammo un po'. Mi chiese di New York, com'era viverci.
“Si cammina molto” gli risposi. “Devi tenere i piedi in forma”.
Gli dissi che suonavo nei folk club ma era impossibile fargli capire di cosa si trattasse. I suoi punti di riferimento sarebbero stati il Kingston Trio, i Brothers Four e roba del genere. Era diventato il beniamino delle folle.
Io, per conto mio, non avevo niente contro la musica leggera,
ma la sua stessa definizione stava cambiando.
Quelle canzoni non erano più come una volta.
A me piacevano Without a Song, Old Man River, Stardust,
e centinaia di altre.
Tra le nuove la mia preferita era Moon River.
Avrei potuto cantarla anche dormendo.
Anch'io avevo il mio amico Huckleberry che mi aspettava appena
dietro la curva, più o meno sulla 14thStreet. Da Ray, che non aveva molti dischi folk, spesso mettevo su la fenomenale Ebb Tide di Frank Sinatra, che non mancava mai di riempirmi di ammirazione.
I versi erano elusivi e stupendi. Quando Frank cantava quella canzone
io nella sua voce sentivo tutto, la morte, Dio e l'universo tutto.
Ma avevo altre cose da fare,
e non potevo passare molto tempo ad ascoltare e basta...”
Bob Dylan – CHRONICLES, 2004

Proposta per il  il biennio 2018-2019

DALL'OMBRA (tema dello scorso  anno)
a
 NARCISO e INCONTRO CON IO










              Olaf Nicolai, Portrait of the artist as a weeping   Narciso, 2000,



Indagare e porsi domande sulle diverse questioni: filosofiche, spirituali, sociali e scientifiche per testimoniare come l’arte possa aiutarci a comprendere tante cose.

I venerdì “liberati”
Quando l'arte libera...
Percorsi pratico-teorici intorno all'arte contemporanea
Con la pittura-collage-décollage-colori a olio- acrilico-inchiostro-pastello-matita.
Non è un corso, è un lavoro in corso.

Riferimenti utili

Eugenio Scalfari – Incontro con Io  1994

“...la parola immagine. Quanto le dobbiamo, quanto la sacrifichiamo, come ci protegge col manto regale che le abbiamo gettato sulle spalle, come ci difende dalle tentazioni dell'ebbrezza sempre ritornanti, ma quanto ci vieta e ci preclude.                                                                Col passar degli anni, si dice, si diventa maturi, ma non è chiaro il senso della parola: comporta un'idea di crescita e di definizione. L'uomo è maturo quando i contorni indefiniti dell'adolescente si son fatti più netti, i giochi hanno ceduto il campo alla responsabilità, certe indicibili malinconie sono state riposte nel fondo dell'anima e le capacità dell'attenzione si concentrano ormai sulle opere, sui progetti e sulla loro realizzazione.
     L'uomo maturo è colui che non cambierà e non si trasformerà perché dopo una lunga e tormentata ricerca ha infine trovato la propria immagine nella quale si specchia e si riposa.
    Questa ricerca durante la quale nasce la persona è raccontata come meglio non si potrebbe da un dipinto di Monet che descrive quello stato umbratile dell'esistenza che segna il passaggio dall'infanzia all'adolescenza: sullo90 sfondo si intuisce il vestibolo della casa e alcune figure femminili; l'ombra protettiva della casa prosegue in un folto giardino riparato da un intrico di foglie, di rampicanti, di alberi che fanno da tenda e schermo ai raggi del sole. Più avanti in primo piano il giardino si apre ed è investito in pieno dalla luce del meriggio·
     Al limite tra la zona d'ombra e quella della luce, ancora incerto se procedere o tornare indietro verso le ombrose stanze e le protettive presenze che le abitano, c'è il bambino, una figura delicata, una forma indefinita, u una timidità e insieme una curiosità tentatrice che emanano da tutta la persona. Quel bambino si sta cercando ma ha ? presente quanto gli costerà uscire dall'ombra dell'indefinito alla luce piena del sole.
                                                                                                            Eugenio Scalfari – Incontro con Io  1994


Da Giorgio Di Genova – Storia dell'Arte per Generazioni - Generazione Anni Trenta

Michelangelo Pistoletto e gli specchi verso IO
























Le opere esposte, installazioni, rendono un’idea generale del lavoro svolto da Michelangelo Pistoletto in 60 anni di carriera artistica. Tutti conoscono i suoi quadri specchianti, lì è già insita la ricerca introspettiva tra l’Io e il resto, questa mostra continua sullo stesso filone di pensiero.



Pistoletto riconduceva l'esperienza del rispecchiamento - come incontro con la propria immagine, esperienza che l'inconscio collettivo mitopoieticamente ha narrato nel mito di Narciso. "Si trattava - come scrivevo nel manoscritto del 1984 di cinque grandi vere da pozzo in fiberglass, alte un metro e disseminate nello spazio di un salone, sul fondo delle quali l'artista aveva posto uno specchio circolare a mimare l'acqua. Il vsitatore che si affacciava dai bordi a guardare nell'interno si trovava di fronte alla propria immagine riflessa, come appunto accadde a Narciso. A commento di questa installazione Pistoletto aveva scritto in catalogo: "credo che la prima vera esperienza figurativa dell'uomo sia il riconoscere la propria immagine nello specchio, che è la finzione più aderente alla realtà. Ma subito dopo il riflesso dello specchio incomincerà a rimandare le stesse incognite, le stesse domande e gli stessi problemi che ci pone la realtà; incognite e questioni che l'uomo è spinto a riproporre sui quadri". Quanto tali incognite rfossero intrecciate con la descensus ad inferos del proprio io, quindi avessero a che fare con il mistero dell'inconscio e con lo spettacolo della riflessione psicologica, verrà allusivamente indicato dallo stesso Pistoletto in seguito, a dimostrazione del denso sostrato narcisiano di questo lavoro.
A proposito di tale installazione, infatti, Pistoletto nel corso di un dibattito, svoltosi nel 1981 all'Accademia di Belle Arti di Perugia, ebbe a dire: “Il pozzo è anche il mistero, è anche quella cosa che vedi solo da fuori, ti devi affacciare, ti attira, è una spesie di calamita della curiosità...”. Eppoi, ancora: “In fondo al pozzo ci scopriamo noi stessi, dall'esterno vediamo questo oggetto e poi siamo attratti da qualche cosa che non si vede, perché vediamo sempre e solo l'esterno, l'involucro, e siamo attratti e vogliamo vedere dentro e ci affacciamo e in fondo al pozzo vediano noi stessi ed è un po' la scoperta dell'origine...però possiamo arrivarci, basta affacciarsi...”
 Uno psicanalista avrebbe buon gioco a sostenere che il pozzo viene concepito da Pistoletto come il corpo, ovvero la  persona, secondo la psicologia analitica di Jung, e che è necessario “affacciarsi in se stessi”, ovvero nella propria interiorità, per scoprire il vero “noi stessi” l'essenza originaria dell'io, che è il Sé, per utilizzare ancora un termine junghiano, ossia la centralità della sfera psichica.






















L'INDOVINO TIRESIA E NARCISO  Giulio Carpioni (attr.)


Narciso arte - Visioni e registrazioni su nastro.

Tornando alla scrittura, ma su tutt'altri registri ( e stavo per dire registrazioni) di quelli incontrati in precedenza sia nell'alveo della Poesia  Visiva che ad essa collaterali o contrapposti. Infatti Ciro De Falco utilizzava la  scrittura e nominazioni come elementi del doppio senso esistentenziale e concettuale, che costituiscono la fase propedeutica al suo  approccio al tema di Narciso, e per questo lo considerai  tra i precedenti storici della Narciso arte  sin dalla prima mostra all'Istituto Italo-Latino Americano di Roma, proprio per le sue dislocazioni del Narciso di Caravaggio.


Subito dopo quanto avevo scritto su Frascà, consideravo la ricerca del napoletano (Carlo Alfano): “A frammenti di linguaggio con una doublure che ancora rimandava a Eco più che a Narciso, trattandosi di brani di discorso registrati su nastro magnetico, aveva rivolto la sua attenzione sin dal 1969 il napoletano Carlo Alfano, alla X Quadriennale. L'opera di metri 2,30x2 era costituita da un telaio metallico e nastri magnetici posti alle estremità, i quali emettevano brandelli di discorso registrati in anni diversi, a partire dal 1969, come se fossero l'uno l'eco dell'altro e viceversa. La ricostruzione del senso veniva attuatadalla ricongiunzione spazio-temporalew nell'udito del fruitore.
“Da Eco, che già gli antichi avevavo riconosciuto non distante da Narciso, il passo era obbligato. 
seguono estratti da:
 Da Giorgio Di Genova Generazione Anni XX




I venerdì “liberati”
Quando l'arte libera...
Percorsi pratico-teorici intorno all'arte contemporanea
Con la pittura-collage-décollage-colori a olio- acrilico-inchiostro-pastello-matita.
Non è un corso, è un lavoro in corso.
Un lavoro per riconquistare il linguaggio che "la voce del padrone fa suo ogni giorno di più"
   https://www.facebook.com/tempiliberati
Dall’ 8 novembre tutti i venerdì dalle 16.30 alle 19.30Per informazioni: tel: 3387509249 Email: scuolaarteartemisia@live.it
     (...) Tutti noi siamo coinvolti, consapevolmente o no, in quel progetto continuo che simboleggia nella sua globalità l'arte e la cultura di oggi. Esse in apparenza si realizzano in luoghi remoti: in realtà vanno svolgendosi sotto i nostri occhi, ci stanno toccando, vanno sperimentandosi dentro di noi. E' bene sapere cosa sono. Maglio ancora sapere come agiscono, a cosa possono servire.
La consapevolezza può dar luogo alla partecipazione.(...)
da Lamberto Pignotti "nuovi segni" marsilio editori 1973












Angelo Liberati per ARTEMISIA Scuola d’Arte Privata 2013/14

“Composizione con Tecniche miste”

Quando l’arte libera…

Percorsi pratico-teorici intorno all’arte contemporanea

Con la pittura-collage-décollage-colori a olio- acrilico-inchiostro-pastello-matita.  

Non è un corso, è un lavoro in corso

Un lavoro per riconquistare il linguaggio che “la voce del padrone fa suo ogni giorno di più”.

     (…) Tutti noi siamo coinvolti, consapevolmente o no, in quel progetto continuo che simboleggia nella sua globalità l’arte e la cultura di oggi. Esse in apparenza si realizzano in luoghi remoti: in realtà vanno svolgendosi sotto i nostri occhi, ci stanno toccando, vanno sperimentandosi dentro di noi. E’ bene sapere cosa sono. Maglio ancora sapere come agiscono, a cosa possono servire.

La consapevolezza può dar luogo alla partecipazione.(…)

(da Lamberto Pignotti “nuovi segni” marsilio editori 1973)


Angelo Liberati per ARTEMISIA Scuola d’Arte Privata 2012/13

                                   “Composizione con Tecniche miste”

 in alto alcune opere di allievi degli anni precedenti e considerazioni di fine anno.

Considerazioni di fine anno sull’esperienza pratica e teorica intorno all’annoso dilemma tra pittura iconica e pittura aniconica tra forma e contenuto, con particolare attenzione ai problemi derivati dalla ricerca del “significato” nelle opere visuali che spesso fa tutt’uno con il fatidico “che cosa significa” “che cosa rappresenta” un dipinto.

Non di secondaria importanza nelle discussioni operative, l’altro dilemma relativo alla resa veristica nel lavoro pittorico, al presunto “significato” reso attraverso un realismo che si presume oggettivo, attraverso il quale la comunicazione sembra essere garantita dall’uso di figure.

Tutto ciò è emerso durante gli incontri settimanali e non sempre le domande e le relative risposte hanno consentito i chiarimenti attesi. Per questi e altri motivi, ritengo utile suggerire la lettura di alcune pagine di due tra i più informati indagatori dell’arte contemporanea:

Giorgio Di Genova (Roma 1933) e Lamberto Pignotti (Firenze 1926).




scritto 27/10/2013 19.30.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
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