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IL FEMMINILE NELL'ARTE
eros tra immagine simbolo e mito

 
quando grasso era bello


Venere di Willendorf. Vienna, Naturhistorisches Museum.

Fin dai graffiti apparsi sulle pareti delle caverne del Neolitico -organi sessuali che rappresentavano il maschile e il femminile-, l’arte non ha potuto fare a meno di avvertire il fascino e la potenza della sessualità e del suo simbolismo. La Venere di Willendorf, Vienna, Naturhistorisches Museum, statuina calcarea del paleolitico superiore (30-25.000 -bc), è considerata una delle più antiche rappresentazioni femminili. L’accentuato sviluppo di rotondità adipose sui glutei, intorno ai fianchi e delle mammelle -tipico delle Veneri steatopigiche-, allude alla fertilità della donna e della terra. L'area pubica in risalto evidenzia il legame mistico con la procreazione, come l’ocra rossa che la colora. Il volto è occultato, sulla testa, leggermente inclinata in avanti, è scolpito un copricapo. Le braccia appoggiate al petto sono appena tratteggiate, come le estremità degli arti inferiori che non consentono alla statuetta di stare in piedi. Se ne deduce che fosse un oggetto legato a rituali di fecondità o forse di un amuleto propiziatorio. Le Veneri paleolitiche rappresentano l'ideale estetico dei gruppi di cacciatori-raccoglitrici e delle loro credenze mistico-religiose. Il gusto del bello estremamente variabile nella storia, è qui associato alle caratteristiche di rarità. Essere grassi significava vivere nell’opulenza, segno dunque di potere. Probabilmente le "Veneri" erano regine, oppure sciamane, che svolgevano vite sedentarie all'interno di "caverne-santuario", adorate e nutrite dal resto del gruppo.



scritto 08/03/2017 9.34.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: venere di willendorf
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