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IL FEMMINILE NELL'ARTE
eros tra simbolo e mito

 
filosofia nel boudoir


René Magritte, La philosophie dans le boudoir,
1947, Olio su tela, Musée René Magritte, Bruxelles

Ruba il titolo a una celebre opera del marchese De Sade e dipinge appesi alla stampella di uno spogliatoio, non gli abiti di un’incognita donna di piacere, ma la sua pelle e la sua carne intrise d’inquietante erotismo: é il pennello surrealista di René Magritte in La philosophie dans le boudoir (1947), Musée René Magritte, Bruxelles. Di frequente l’artista “ha rivolto i suoi strali polemici contro la considerazione della figura femminile come semplice oggetto del desiderio da parte dell’uomo egocentrico” (M. Bussagli). Lo dimostra in un altro famoso dipinto, Lo stupro, ritratto di una fanciulla come semplice tronco femminile, con il seno al posto degli occhi e il sesso invece della bocca. Nella Filosofia nel boudoir (spogliatoio), Magritte usa come metodo compositivo la teoria Freudiana dell’interpretazione dei sogni (spostamento, condensazione e feticcio). Il pittore belga sfrutta le giustapposizioni irrazionali trasferendo parti del corpo dal loro abituale contesto e ri-situandole dove non appartengono. Condensa gli elementi dissimili -un vestito da cui sbocciano i seni e le scarpe che hanno in punta le reali dita dei piedi- all'immagine primaria; trasferisce nel vestito della donna gli oggetti-feticcio. Per questo le sue figure assomigliano ai sogni con una precisione così spaventosa. Il trompe-l'oeil e il trompe-l'esprit nella sua pittura si trasformano in strategie per il rovesciamento dell’ordinario assetto mentale. Magritte contrappone il razionale all'immaginativo senza alcuna volontà di risolvere il conflitto proponendoci qui, il simulacro conturbante di uno dei soggetti favoriti dei surrealisti: la donna, “il problema più straordinario e più preoccupante in tutto il mondo” (André Breton).



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