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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'AI WEI WEI'
 
LA CINA E' CAPITALISTA?

Aumento del numero di membri del Partito Comunista fino al 2010, come mostrato da una tabella al Museo Nazionale di Pechino

La Cina e’ Capitalista?

Di recente ho incontrato un amico italiano in visita in Cina. Come molti visitatori, dopo qualche giorno di permanenza ha esclamato ”Ma qui di comunismo non c’e’ nulla, qui siamo al capitalismo piu’ puro e brutale”.

In effetti questa stringatissima analisi non e’ lontana dalla realta’, che e’ comunque piu’ stratificata e complessa. Mentre i livelli di consumo sono aumentati considerevolmente in Cina, per qualche decina di milioni di persone si potrebbe dire “indebitamente e a dismisura”, i rapporti interni della societa’ sono di tipo feudale, di vassallaggio. La nuova classe benestante e’ legata a doppio filo e dipende dal Partito a livello centrale e locale per il proprio successo economico, garantendo poi un ritorno economico ai referenti politici, guadagna senza rischiare e, sopratutto, non ha visioni di impegno sociale.
Il risultato della fine del comunismo, avvenuto con la proclamazione del socialismo a la chinoise, e’ un conclamato ritorno a valori storici nazionali che furono soppressi dal terrore maoista. Questo ritorno al Nazionalismo e’ pero’ filtrato dalla propaganda di partito, da una distorsione della rappresentazione storica di fatti del passato remoto, recente e del presente. Basti visitare il Museo Nazionale Cinese in Piazza TianAnMen per rendersene conto ( di questo scrivero’ di piu' nel prossimo blog).

Dal feudalesimo Imperiale, immobile per oltre 500 anni, dopo le lotte anti colonialiste e le convulsioni interne post conflitto mondiale, la Cina precipito’ in una dittatura che si e’ evoluta su linee feudatarie di stampo Imperiale, con un Potere Centrale forte che non ammette discussioni sul proprio ruolo di leader incontrastato, con una classe politica inamovibile e inattaccabile che e ‘ di fatto un’oligarchia nella quale diverse famiglie si passano le chiavi del potere. Questo tipo di oligarchia viene replicata a livello delle province cinesi. Questo favorisce una nuova forma di Capitalismo di Stato, in cui i politici e i burocrati di partito sono di fatto i padroni dei mezzi di produzione o i loro controllori. Con un tipo di analisi classica marxista posso affermare che in Cina abbiamo una minoranza (il partito comunista e le sue emanazioni) che e’ padrone e controllore dei mezzi di produzione e una vasta maggioranza della popolazione che produce beni e servizi (che non si puo’ piu’ chiamare proletariato, visto che di figli non ne fanno molti, si attende quindi una nuova definizione). Sotto questo punto di vista la Cina e’ capitalista.

Traduco qui sotto degli estratti da un articolo dal sito di FORBES che potete leggere integralmente qui:

http://www.forbes.com/2011/09/14/china-rich-lists-opinions-contributors-john-lee.html

Essere membro del Partito Comunista e’ ora sinonimo di Privilegio e Possibilita’ di salire la Scala Economica Sociale, come rilevato dalla rivista Forbes. La lista dei 1000 piu’ Ricchi Cinesi stilata dal Hurun Report riportava che oltre il 90% di essi sono ufficiali o membri del Partito Comunista Cinese e’ da un’idea di come la ricchezza venga creata e ditribuita in Cina, e forse cancella l’idea che un modello di sviluppo di tipo autoritario porti benefici alla maggioranza del popolo.

Fu nel 2001 che l’allora Presidente Jiang Zemin annuncio’ che il CCP avrebbe dato il benvenuto nel partito agli imprenditori. (Alle molteplici letture che si puo’ dare a questo, si aggiunge l’ovvia volonta' di Pechino di controllare il piu’ possibile la creazione di poli di potere economico relativamente forte che possano trasformarsi in motori propulsori al cambiamento dell’assetto del potere politico. Mia Nota)

Mentre si dice e si legge dappertutto che il settore privato e’ emergente in Cina, la realta’ dei fatti dimostra come 150 State Owned Enterprises (SOE) – Imprese Statali- siano le padroni di due terzi di TUTTI I beni e fonti di reddito cinesi e sono la fonte del 50% di TUTTO il reddito prodotto in Cina. Oltre a queste 150 bisogna aggiungere le imprese statali cosidette locali, che sono circa 120,000. Nell’ultima decade circa due terzi dei prestiti bancari sono stati riservati a condizioni preferenziali alle SOE, lasciando circa 4 milioni di societa’ private e decine di milioni di piccole e piccolissime imprese a combattere come possibile per accedere al resto.

Sebbene molte SOE siano presenti in Borsa, il governo controlla almeno dal 50% fino a 2/3 delle loro azioni. Le SOE sono sotto il controllo del State Assets Supervision and Administration Commission (SASAC) e i dirigenti e managers di queste SOE sono direttamente designati dal SASAC dopo aver consultato il CCP’s Department of Organization.. Il risultato e’ che oltre due terzi dei direttori e oltre tre quarti dei managers sono Burocrati ufficiali del Partito Comunista o almeno suoi membri. Tra i membri, gli ufficiali e i burocrati del Partito Comunista Cinese ci sono oggi uomini tra i piu’ ricchi del mondo.

Quasi tutte le persone più ricche della Cina hanno fatto i soldi in settori dominati dalle imprese di stato, come i beni immobiliari e l’edilizia, lo sfruttamento di risorse naturali, industrie pesanti e telecomunicazioni. Questo e’ avvenuto anche attraverso un accesso preferenziale ai terreni migliori (spesso sequestrati illegalmente ai cittadini) per le grandi societa’ immobiliari, ad un accesso privilegiato a tassi inferiori a quelli di mercato del capitale, o l'accesso speciale per la raccolta di capitali o di capitale nelle aziende di Stato quotati. In quasi tutti i casi, i beneficiari ultimi sono i funzionari o membri del PCC . Non c'è da meravigliarsi che ci sono oggi 85 milioni di membri del Partito Comunista con un’ulteriore lista di attesa, si dice, di circa 80-100.000.000.

Questo fatto non sorprende, visto che si e’ creato un sistema dove imprenditori e uomini d'affari hanno bisogno del sostegno del partito, o meglio, dell'adesione al PCC per andare avanti. Ciò significa che il paese è diviso in un gruppo relativamente piccolo di ben collegati insider che beneficiano in misura sproporzionata, mentre circa un miliardo di persone hanno scarse prospettive di condividere i frutti della crescita economica del paese. Un fatto che raramente viene fatto notare è che l'80% della riduzione della povertà in Cina ha avuto luogo durante i primi dieci anni di riforme 1979-1989 - prima che lo Stato Cinese (Partito) riaffermasse la propria ferma presa sull'economia.

E’ ovvio che una delle chiavi per mantenere il potere del partito comunista sia quella di tenere il controllo delle opportunità materiali, delle carriere e delle professioni. Questo può essere una buona notizia per le schiere crescenti dei mega-ricchi membri del Partito, ma non per la maggioranza del popolo cinese che non puo' mettere piede sulla scala sociale.

La classe politica cinese insegna e inculca, con tutti i mass media a disposizione e sotto stretto controllo, il “bisogno” per il popolo Cinese di una leadership assoluta, con potere verticale e la sua insostituibilita’, il suo incarnare i valori Nazionali e allo stesso tempo, esserne i guardiani.

Il sistema di corruzione e di nepotismo, di clientelismo feudale prende forma sopratutto nel periodo post-TianAnMen, e non e’ un caso che e’ nello stesso periodo che esplode il numero di tesserati del Partito Comunista Cinese. Il patto implicito proposto dal Partito al popolo cinese e’ stato: voi lasciate perdere ogni velleita’ di democrazia, ci lasciate governare, e noi vi lasceremo crescenti liberta’ economiche, anche quelle comunque sotto il nostro controllo.

Non si puo’ lottare, singolarmente, contro questo feudalismo statale che puo’ in qualsiasi momento stroncare qualsiasi azienda o imprenditore, ecco perche’ gl'imprenditori cinesi sono totalmente collaborazionisti con il potere centrale, e non potrebbero fare altrimenti.

Se l’imprenditore vuole fare crescere la propria azienda non solo non puo’ essere in nessun modo “contro” il potere del partito comunista, deve essere attivamente “pro” e partecipare nella rete di scambi di favori personali che favoriscono le relazioni (le tradizionali GuanXi) che aggiungeranno potere e vantaggi. Da questo ne consegue che qualsiasi imprenditore e impresa e’ ricattabile e al contempo non puo’ praticamente esistere al di fuori del sistema. Da notare che a questo sistema partecipano, direttamente o indirettamente, anche le societa’ multinazionali straniere. Se per qualsiasi motivo l’azienda non “collabora” allora le risposte del potere sono molto semplici: si va dall’accusare l’imprenditore di “corrompere” i funzionari di partito (quando in realta’ si tratta delle mazzette da pagare per poter lavorare e oliare “i meccanismi burocratici”) oppure di avere evaso le tasse, che improvvisamente diventa il reato che e’ se viene a mancare l’appoggio del referente politico a livello locale, provinciale o nazionale, o , ancora, quello che prima era facile e veloce da ottenere diventa all’improvviso difficile, ed esasperatamente lento, quello a cui si poteva accedere in precedenza viene ora procastinato sine die.

Come ho gia’ scritto in precedenza, in Cina NON esiste l'indipendenza della magistratura: il Partito controlla i tribunali, nomina i giudici e detta abitualmente i verdetti.
Sembra abbastanza evidente che in questo caso sia molto difficile che i "controllori" accusino, processino e condannino i "controllori". Il potere non processa se stesso, solo un altro potere puo' farlo.
Nell'improbabile ipotesi di un cittadino che vinca un caso, il giudice avrebbe poco potere per far rispettare il verdetto senza il sostegno degli stessi funzionari statali.

Un cittadino cinese è spesso nella situazione kafkiana di ricorrere nel chiedere giustizia a chi ha commesso l'abuso nei suoi confronti.

In tutto questo, dov’e’ uno Stato di Diritto Civile? Non c’e’, infatti i vari richiami che trapelano sui media sono sempre quelli rivolti al “rispetto della Legge”, un Legismo che ha origini antiche in Cina, risale al primo Imperatore Qin e alla sua scuola, così chiamato per l'insistenza sull'uso di leggi severe come base per mantenere l'ordine e il controllo della società, qualcosa che è replicato anche oggi dal concetto comunista cinese di "Rule of Law", che non significa "Governo del Diritto".

Ci sono alcuni coraggiosi Savonarola che cercano di dire la loro, di chiedere un cambiamento o almeno di correggere gli abusi piu' macroscopici ma, a tutt’oggi, sono prima o poi costretti a chiedere asilo nelle ambasciate di potenze straniere, facendo appelli video direttamente al premier affinche’ vengano risparmiate ritorsioni contro la propria famiglia, oppure sono costretti a dei veri e propri arresti domiciliari e penitenziari, nonostante i premi Nobel per la Pace, o ancora, rovinati finanziariamente e silenziati come e’ successo per Ai WeiWei, e cosi via dicendo.

Questo, a grandi linee, il capitalismo di stato nello stato socialista con caratteristiche cinesi, a oggi.



di Marco M Gobbo
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Ai Wei Wei ora agli arresti domiciliari

Ai WeiWei

Le seguenti notizie arrivano dopo una panoramica sulla stampa internazionale.

Dopo 81 giorni Ai Weiwei e' stato rilasciato dalle autorita' cinesi."Sto bene. Sono fuori", ha detto l'artista durante una telefonata al giornale britannico The Guardian "Sono tornato con la mia famiglia. Sono molto felice". L'agenzia governativa Xinhua, scrivendo sul rilascio di Ai WeiWei, dichiara: "La decisione e' arrivata anche in considerazione del fatto che Ai ha ripetutamente detto che è disposto a pagare le tasse eluse dalla Fake Beijing Cultural Development Ltd, una società controllata da Ai WeiWei che è stata accusata di non aver pagato una quantità enorme di tasse e di aver intenzionalmente distrutto documenti contabili, come riferito dalla polizia.", e anche perche' affetto da una malattia cronica.

L'artista ha detto di non poter dare ulteriori commenti, aggiungendo: "Sono fuori su cauzione, vi prego di capire." Ai WeiWei e', effettivamente, agli arresti domiciliari.

Scomparso dallo scorso 3 aprile (2011) dopo essere stato fermato all'aeroporto di Pechino, la polizia aveva poi dichiarato che lo stavano indagando perché sospettato di reati economici, anche se la famiglia non fu mai notificata in maniera formale del suo arresto. Notifica che, per legge in Cina, dovrebbe essere fatta nell'arco di 24 ore se un sospetto viene arrestato.
Ai WeiWei è l'artista di piu' alto profilo internazionale tra le decine di attivisti e dissidenti arrestati, detenuti o molestati negli ultimi mesi
in quella che gli attivisti hanno chiamato la repressione più severa sui diritti umani esercitata in Cina in oltre un decennio. Diversi sono ancora detenuti e molti di coloro che sono stati liberati sono stati rilasciati sotto condizioni particolarmente rigorose.

La decisione di rilasciare su cauzione Ai WeiWei avviene pochi giorni prima che il premier cinese Wen Jiabao visiti l'Europa. E 'impossibile sapere con certezza se gli eventi siano collegati, anche se la Cina ha spesso rilasciato dissidenti alla vigilia di importanti visite politiche, non lo aveva fatto di recente. Un messaggio sul feed Twitter ufficiale del presidente dell'Unione europea, Herman Van Rompuy, dice: "Sono felice di sapere che Ai Weiwei è stato rilasciato."

L'unico contatto di Ai WeiWei con il mondo esterno durante la sua detenzione - una breve visita di 20 minuti di sua moglie Qing Lu -
fu organizzata dalla polizia alla vigilia della visita di Van Rompuy in Cina, il mese scorso.
Nicholas Bequelin, di Human Rights Watch, ha accolto il rilascio di Ai WeiWei dichiarando: "La sua era una detenzione politica e il suo e' un rilascio politico. E' il risultato di una enorme protesta che ha costretto il governo a questa risoluzione ... penso che Pechino si sia resa conto del danno provocato nel tenere il piu' famoso artista cinese in stato di detenzione" .
Parlando poco prima del rilascio di Ai WeiWei, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che "(il suo rilascio) sarebbe un grande sollievo per l'artista e la sua famiglia, anche se le circostanze del suo rilascio su cauzione continuano a rattristare".

Patrick Poon, segretario esecutivo del Chinese Human Rights Lawyers Concern Group ha twittato: "E' una 'buona notizia' per Ai Weiwei e per tutti noi che sosteniamo Ai Weiwei e gli altri difensori dei diritti umani, ma la gestione del governo cinese del caso Ai Weiwei dimostra ancora una volta che la Cina è molto lontana da essere un reale 'Stato di diritto' . "
Il governo cinese ha affermato che il caso di Ai WeiWei non aveva nulla a che fare con i diritti umani, mentre la sua famiglia credeva che fosse una rappresaglia per il suo attivismo sociale e politico.
Ma alcuni attivisti per I diritti umani hanno affermato che le accuse economiche hanno offerto ai funzionari della polizia uno spazio di manovra che non avrebbero avuto se avessero usato accuse politiche.
Catherine Baber, vice direttore di Amnesty International per l'area Asia-Pacifico ha dichiarato: "Ad Ai Weiwei deve ora essere concessa la piena libertà, e non tenuto illegalmente agli arresti domiciliari, come è stato finora lo schema usato con tanti altri, rilasciati di recente da detenzione arbitraria".
Ha anche chiesto il rilascio immediato dei suoi quattro soci - Wen Tao, uno dei suoi amici, Zhang Jinsong, suo autista e il cugino, Hu Mingfen, un contabile, e Liu Zhenggang, un designer - scomparso poco dopo di lui.

L'attuale Ministro degli Esteri italiano pare che abbia dichiarato “ Ai chi? Cosa?”



di Marco M Gobbo
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Le castronerie del Corriere della Sera e Ai Wei Wei

Una borsa comoda e capace, e puoi anche protestare per i diritti umani

Clamoroso! Grazie alla protesta inscenata alla Biennale, il Corriere della Sera si accorge che Ai Wei Wei e' stato arrestato a Pechino.
http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_02/liberate-ai-weiwei-la-biennale-si-mobilita-pierluigi-panza_e6587c6a-8d1a-11e0-8b49-ca4aa220e493.shtml

Peccato che l'articolo firmato da Pierluigi Panza esordisca con una castroneria, affermando che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi, quando invece e' stato arrestato agli inizi di aprile, precisamente il 3 aprile, all'aeroporto di Pechino
(vedi mio primo blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902).
Ma le sorprese non finiscono: l'articolo riporta che anche il presidente della Biennale, Paolo Baratta, sia convinto che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi!

Se questo e' il livello di credibilita' di notizie a cui siamo giunti, siamo all'inizio di un caos para-orwelliano in Rete, dove la storia viene scritta e riscritta a piacere (e passi in paesi Orwelliani o quasi, politicamente parlando, come Myanmar, Cina, Nord Corea, VietNam, ma il Corriere...
oh signur!)
 
Voglio far notare che la notizia del Corriere non sia l'incarceramenteo di Ai Wei Wei, come sia avvenuto e perche', ma la PROTESTA (con tanto di fighissima borsetta multiuso) che viene rappresentata sul palco della Biennale. La notizia e' la "nobile protesta!"

Allora le notizie ve le aggiorno io.

Ai Wei Wei pare che sia in buone condizioni fisiche, come ha affermato la moglie dopo aver avuto un permesso (il primo e unico, finora) per un colloquio di venti minuti. Non e' ancora dato a sapere dove Ai Wei Wei sia detenuto, e questa pare una misura per evitare eventuali manifestazioni qui in Cina.
Non solo per questo: l'avvocato Liu XiaoYuan, che si e' dichiarato pronto a difenderlo, dice che Ai non e' in carcere o in un centro di detenzione "formale", aggiungendo che ne Ai ne la moglie sappiano dire con precisione dove sia. Questo fatto che Ai non sia in un carcere "ufficiale" permette alle autorita' di non considerarlo "detenuto" ma "sotto sorveglianza": da qui il fatto che il suo arresto non sia ancora stato ufficialmente notificato alla famiglia. La "sorveglianza", per legge, puo' durare fino a sei mesi, e mentre in teoria dovrebbe essere meno punitiva. in realta' permette alla polizia di avere ancora meno limiti alla loro facolta' di interrogare a piacimento.

Ai Wei Wei e' accusato di "crimini economici" (vedi mio precedente approfondimento:
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924).

L'agenzia di stato XinHua (la Voce del Padrone) ha scritto che Ai Wei Wei ha distrutto documenti contabili e ha evaso "una cifra enorme di tasse". Il 99.90 % della popolazione cinese non sa chi sia Ai Wei Wei o di lui sa qualcosa solo grazie allle notizie delle agenzie di Stato, e finora non e' stato possible sapere o leggere che cosa dica o pensi Ai Wei Wei delle accuse contro di lui.

La societa' di Ai Wei Wei, che si chiama Beijing Fake Cultural Development Ltd e' intestata alla moglie (per cui in detenzione si dovrebbe trovare lei) e da aprile sono anche "spariti" dalla circolazione il contabile della societa', che si chiama Hu Mingfen, l'autista della societa', che e' poi cugino di Ai Wei Wei, l'amico Wen Tao e il collega artista Liu ZhengGang.

Il ministro degli esteri cinese, tramite portavoce, ha piu' volte ribadito che l'arresto di Ai Wei Wei non ha niente a che vedere con "diritti umani" e che "nazioni straniere Europee vengono in Cina a dirci che certe persone sono al di sopra della legge"  (Mr Fu Ying, vice ministro degli Esteri).

Se questo aggiornamento vi piace, pubblicizzatelo, inviatelo, ripubblicatelo e citatelo a piacimento. Grazie


I miei altri articoli su Ai Wei Wei, in ordine cronologico sono:

http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5910
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5911
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924





di Marco M Gobbo
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scritto 03/06/2011 2.43.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: ai wei wei biennale venezia paolo baratta corriere della sera
 
E OPLA': CONFUCIO SPARISCE DA PIAZZA TIANANMEN.

Statua di Confucio in TianAnMen

Sembra che qualcuno nel Partito Comunista Cinese abbia deciso che l'enorme statua di bronzo di Confucio, inaugurata in piazza Tiananmen nel gennaio 2011, non potesse rimanere proprio di fronte al Mausoleo di Mao.
Mao, e fino a ieri il Partito Comunista Cinese, condannava Confucio come arretrato e feudale: durante il decennio della Rivoluzione culturale, le Guardie Rosse furono incoraggiate a deturpare e distruggere i templi e le statue confuciane. La casa ancestrale del filosofo fu distrutta e i resti dei suoi discendenti furono riesumati ed esposti al pubblico ludibrio.
La statua fu inaugurata in pompa magna ed è stata il punto di partenza di molte speculazioni sulla riabilitazione del Confucianesimo da parte del Partito Comunista.

Con la rapida dissolvenza dell'ideologia maoista, il partito in questi ultimi anni ha ripreso e riproposto il confucianesimo come un codice di condotta nazionale, con particolare attenzione a principi come comportamento etico, il rispetto per gli anziani, l'armonia sociale e (non siamo sorpresi) l'obbedienza all' autorità. Dal 2004, il governo ha aperto più di 300 "Istituti Confucio" in tutto il mondo per promuovere la propria cultura e influire esercitando quello che si definisce 'soft power'.
L'improvvisa scomparsa della statua di Confucio ha creato molte congetture tra gli analisti che cercano di decifrare la complessità delle decisioni della leadership cinese.
Ci sono state voci che dicono che la statua e' stata spostata in una posizione meno preminente all'interno del Museo Nazionale, recentemente ampliato. Tian Shanting, un portavoce del museo, ha dichiarato che non ha idea di cosa sia successo. Lo scultore, Wu Weishan, ha rifiutato di commentare.

Kong Weidong, vicesegretario del International Confucius Descendants Reunion Association, che asserisce di essere un discendente di 75a generazione del saggio, accusa la potente ala di "sinistra" del partito di aver orchestrato la rimozione della statua.
I maoisti impenitenti hanno celebrato lo spostamento. Per coloro che erano stati rincuorati dalla notizia che il governo avesse abbracciato i valori confuciani, la notizia della rimozione della statua è stata devastante. Qijia Guo, professore alla Beijing Normal University, che aiuta a gestire i Confucio Institute, ha affermato che solo gli insegnamenti confuciani possono salvare la Cina da ciò che ha descritto come una 'crisi morale'.

Il partito comunista, e in generale il popolo cinese, sembra che stiano cercando la loro nuova "anima": per 60 anni il partito ha lavorato al suo meglio per tentare di sradicare e distruggere tutto ciò che fosse anche lontanamente collegato a tutto cio' che fu etichettato come "feudale, di destra, capitalista, borghese" e l'isteria collettiva della Rivoluzione Culturale quasi riusci' a cancellare tutto. In effetti, oggi, usi e costumi tradizionali cinesi sono molto più vivi a Taiwan e Hong Kong che in Cina.
 Oggi l'oscillazione del pendolo storico sta tornando dall'altra parte, si assiste a una rivalutazione in piena regola di quasi tutto ciò che è "tradizionale", che viene recuperato, rispolverato, riciclato in uno sforzo teso a ridare un senso culturale e storico di appartenenza, ricollegando le persone di oggi con il proprio passato. (Ma come fare questo senza negare l'operato del Partito Comunista, senza ammettere di aver commesso terribili errori? Che, in questo momento vengono reiterati, vedi le vicende legate alle detenzioni di chi chiede maggiori diritti legati alla liberta' di critica e di espressione, come Ai Wei Wei o Liu XiaoBo, premio Nobel per la pace in carcere perche' chiede maggiori e reali diritti legati alla liberta' di opinione, di critica e di attivita' politica al di fuori dal controllo del  Partito),

Nel fare questo, il Partito consapevolmente o meno, alimenta quello che posso definire un nuovo stato d'animo Iper Nazionalista, psicologicamente revanchiste nei modi e nelle parole usate dai mass media, un partito ansioso di essere dichiarato la giusta leadership, che finalmente ha di nuovo posto saldamente la Nazione, almeno, alla pari con le potenze ex-coloniali, e in prospettiva, creare le premesse "per essere il numero uno"(citando uno slogan pubblicitario in voga sulla tv cinese).
L'episodio "La statua di Confucio apparsa e scomparsa" è un simbolo visibile di una lotta interna, che puo' essere interpretato come uno dei simboli di questa ricerca dell'anima e dello spirito della Nuova Cina.



di Marco M Gobbo
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Ai Wei Wei e 'il governo della legge' in Cina


Continua a non esserci notizia sulla stampa Italiana sul caso Ai Wei Wei, arrestato il 3 aprile 2011 in Cina per opera della polizia che lo detiene in posto sconosciuto, con l'accusa di "crimini economici". All'estero ci sono petizioni di artisti, gente comune, direttori di gallerie e musei (Richard Armstrong, direttore del Guggenheim Museum and Foundation, Glen Lowry del Museum of Modern Art in New York, Sir Nicholas Serota della Tate...). Qui si prosegue con le bungate e divertiamoci a vedere come la magistratura venga diffamata e calunniata.
Le notizie qui di seguito sono state miscelate con una traduzione di un articolo apparso su The Guardian, in UK, scritto da Isabel Hilton il 7 aprile del 2011.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Signora Hong Lei questa settimana ha ribadito ai giornalisti a Pechino che "la Cina è un paese governato dalla legge", e "in altri paesi non hanno alcun diritto di interferire" nel caso di detenzione dell'artista Ai Weiwei. Che la Cina abbia delle leggi e che sia governato da quelle leggi non e' esattamente come affermare che la Cina sia uno stato di diritto. E' su questa sottile ma profondissima distinzione che l'oligarchia al potere gioca, a suo favore, mediaticamente e politicamente, in ogni dibattito e circostanza, come scoprono continuamente tutte le vittime della corruzione da parte dei burocrati, poliziotti e apparati politici.

L'uso del concetto di "legge" come strumento di governo autoritario fa data alla dinastia Qin,
2000 anni fa, ed e' a questa tradizione che fa capo la leadership cinese.
In Cina NON esiste l'indipendenza della magistratura e a capo del suo sistema giuridico c'e' un signore che si chiama Luo Gan che non e' giudice o avvocato, ma un ingegnere che e' li per assicurare che il sistema serva al partito. Come ha tranquillamente dichiarato, il suo ruolo e' quello di guardia contro i "negativi concetti giuridici occidentali" come, appunto, l'indipendenza della magistratura.

Il Partito controlla i tribunali, nomina i giudici e detta abitualmente i verdetti.

Sembra abbastanza evidente che in questo caso sia molto difficile che i "controllori" accusino, processino e condannino i "controllori". Il potere non processa se stesso, solo un altro potere puo' farlo.


Nell'improbabile ipotesi di un cittadino che vinca un caso, il giudice avrebbe poco potere per far rispettare il verdetto senza il sostegno degli stessi funzionari statali.

Un cittadino cinese è
spesso nella situazione kafkiana di ricorrere nel chiedere giustizia a chi ha commesso l'abuso
nei suoi confronti.

La legge, quindi, diventa un mezzo pratico per detenere, molestare e ostacolare avvocati difensori che intralcino in qualche modo lo Stato (burocrati, apparati, funzionari eccetera) e per perseguire i cittadini che si lamentano, accusandoli di vaghi reati contro l'ordine pubblico, la stabilità sociale, la sicurezza nazionale o, come nel caso di Ai Weiwei, di crimini economici.

Ed eccoci ad Ai Wei Wei.
Ai Wei Wei e' accusato di presunti reati economici, quali non si sa. E in questo momento, la Cina non dice neanche dove sia detenuto e in che condizioni di salute. Non ha neppure, ancora, notificato ufficialmente la sua famiglia, probabilmente per non far sapere dove si trovi e non dare adito a manifestazioni.
Qualsiasi reato economico Ai Wei Wei abbia commesso impallidira' a confronto con quelli dei funzionari dello Stato cinese, che si calcola rubino più di $ 80 miliardi (di dollari) l'anno. Una relazione della Pechino Renmin University nel 2005 ha stimato che il 90% dei funzionari cinesi spendono più di quello che nominalmente guadagnano,
quindi anche se esistessero dei "crimini economici" commessi da Ai Wei Wei è improbabile che siano il vero problema e la ragione ultima della sua detenzione.
Molto più importanti sono i suoi cocciuti sforzi nel documentare i nomi delle persone uccise dalla corruzione ufficiale. In questo egli ha goduto di maggiore libertà rispetto a molti: essendo figlio del celebre poeta rivoluzionario Ai Qing, si poteva considerare come un membro della "aristocrazia" della nuova Cina.
Ma quando si mise a raccogliere i nomi dei bambini che perirono nel crollo delle trappole mortali delle loro scuole mal costruite, nel terremoto dello Sichuan nel 2008, comincio' a calpestare le dita di piedi molto sensibili.

Nessun ufficiale o burocrate è stato perseguito per corruzione,
per la costruzione di scuole che si sono letteralmente polverizzate seppellendo i bambini, mentre di fianco altre costruzioni non subivano alcun danno rilevante.
Invece, i genitori che chiedevano giustizia sono stati ostacolati e molestati, un insegnante che ha cercato di aiutarli è stato incarcerato, e Ai Weiwei stesso ha sofferto di una emorragia cerebrale dopo essere stato picchiato.

Ai Wei Wei non è stato il primo a testare i limiti della tolleranza ufficiale. Quando la corruzione nel settore lattiero-caseario ha portato all'avvelenamento da melanina di un quarto di milione di bambini nel 2008, la notizia fu soppressa per diversi mesi in modo da non rovinare l'atmosfera gioiosa, gloriosa e auto celebrativa dell'anno delle Olimpiadi.

L'impresa responsabile è stata processata, ma i molti funzionari e burocrati di partito, assolutamente complici della truffa che andava avanti da anni, non sono stati toccati.
Perche' aggiungere la melanina al latte? Perche' a superficiali esami chimici dava una maggior consistenza di contenuto proteico al latte (latticello, direi). Se poi si pensi per un attimo a tutti i prodotti industriali che usano il latte nelle loro preparazioni, si puo' cominciare ad immaginare i danni subiti, a tutti i livelli, di danno economico e alla salute, dai cittadini cinesi.
Tra i genitori che hanno osato protestare c'era Lianhai Zhao, che ha continuato a promuovere campagne di risarcimento per il proprio bambino, che ha sviluppato calcoli renali. Egli è stato condannato a due anni e mezzo di carcere. Un altro padre, Guo Li, si e' preso una condanna a cinque anni.

Ma punire le vittime perche' osano intentare un'azione legale contro i funzionari corrotti non
sembra più essere sufficiente. Negli ultimi mesi una serie di arresti e sparizioni di avvocati attivisti ha segnalato un serio attacco su chi chiede un reale esercizio dei diritti legali. Il caso più noto è quello di Gao Zhisheng, noto avvocato per i diritti umani, che è stato condannato nel 2006 per "incitamento alla sovversione" - e scomparso lo scorso aprile.

Nel mese di febbraio 2011, tre avvocati di alto profilo sono "scomparsi" e un altro si e'
ritrovato con le gambe rotte. mentre tentava di visitare Chen Guangcheng, un avvocato cieco che è agli arresti domiciliari. La curiosità per il destino di questi avvocati è "scoraggiata": un avvocato di Pechino, Liu Xiaoyan, è stato detenuto per 10 ore nel mese di febbraio, dopo aver fatto una richiesta on-line riguardo la sorte di un collega Shanghai.

Questo e' il clima, surreale, del "rispetto della legge" nel quale avviene la scomparsa di Ai Wei Wei.

Il silenzio tombale della stampa italiana e' vergognoso, e suscita anche qualche sospetto.
Che la comunita' (scherzavo, dai! comunita' :-)) degli artisti italiani non si senta minimamente toccata, invece, non mi sorprende.
PS: a chi mi ha spedito una email chiedendomi perche' scrivo di Ai Wei Wei e della Cina invece di occuparmi di altri artisti o avvocati ingiustamente incarcerati in altre nazioni, rispondo che tendenzialmente parlo delle cose che conosco, e che occuparsi della liberta' e dei diritti di uno e' come occuparsi della liberta' e dei diritti di ciascuno, e anche dei miei.





di Marco M Gobbo
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