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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'GU WENDA'
 
Cina, SuZhou, al True Color Museum: “The End of the Brush and Ink Era: Chinese Landscape” " La fine dell'era dell'inchiostro e del pennello: Paesaggio Cinese"

The End of the Brush and Ink Era_Chinese Landscape_Suzhou_China_YANG YongLiang


 

True Color Museum: “The End of the Brush and Ink Era: Chinese Landscape” Suzhou, China 展览:笔墨终结之后:中国式风景
策展:项丽萍Curator: Xiang Liping
开幕式:201198日(周四) 下午4:30
Opening Ceremony: 16:30, Thursday, September 8th, 2011

展期:201199日﹣201239日,10:00-17:00(周一闭馆)
Duration: 10:00-17:00, September 9th, 2011- March 9th, 2012 (Closed on Monday)

La visita a "The End of the Brush and Ink Era: Chinese Landscape” era programmata da diverso tempo e finalmente, in questa serena giornata ottobrina, insieme all'artista Pierre de Celles, la sua compagna Shan Yu e il nostro caro amico Zhang Hua, ci siamo.

Il fondatore del TCM, Mr. Chen Hanxing, durante una cena nel 2010 mi spiego' la sua visione, i suoi proponimenti e le sue preoccupazioni di fornire un continuo aggiornamento sui sommovimenti artistici della Cina contemporanea, con i suoi approcci ai nuovi valori estetici e ideali di vita. Devo ammettere che le mostre sinora prodotte non hanno tradito i suoi intendimenti e anche questa si presenta ricca di tracce artistiche che si propongono di delineare i contorni dello sviluppo e anche della “sopravvivenza dell'arte cinese", come dice lui, del suo sviluppo estetico e anche morale nell'ambito dell'esplosione di sviluppo economico, di ricchezza e progresso tecnologico che caratterizza la Cina odierna.

Questo tema della ricerca dell'anima “cinese” da diverso tempo sta toccando tutti i settori culturali cinesi, con quesiti come “ gli stili dell'arte contemporanea Occidentale sono davvero gli standard piu' avanzati, possono davvero essere considerati come il solo criterio e paragone col quale l'arte Orientale deve misurarsi?” “Qual'e' il posto della pittura tradizionale cinese, nell'ambito dell'arte contemporanea?”

Il curatore della mostra ha indicato gia' dal titolo che la pittura dovrebbe liberarsi dalle costrizioni dei media tradizionali, inchiostro e pennello, e usare una piu' grande gamma di tecniche tradizionali e contemporanee per guadagnare piu' possibilita' espressive. Tra i concetti (e preoccupazioni) che piu' spesso leggo e sento ribaditi sono quelli che concernono “l'identita' cuturale cinese”, e sono solitamente esternati con frasi come “Non possiamo dimenticare i nostri antenati, non possiamo (solo) copiare l'Occidente per poter sviluppare un'arte cinese innovativa, contemporanea, che non dipenda dai media usati, dallo stile usato, ma che esprima un “carattere cinese”.

Come ho gia' avuto modo di osservare (e di scrivere, vedi i mio blog precedente a proposito della personale dedicata a Liu QingHe http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5440) c'e', in questo momento in Cina, una tensione bipolare, una voglia di darsi al mondo esterno, di voler essere riconosciuti, di misurarsi con gli altri che al contempo e' una paura di veder sparire le proprie radici culturali, sotterrate da una “modernita'” omogeneizzante e spersonalizzante.

Questa tensione viene spesso risolta proponendo un ritorno (uno dei costanti “ritorni” che percorrono la storia culturale della Cina) agli ideali estetico culturali di quella che da ora in poi chiamero' la Triade cinese, ovvero Confucianesimo-Buddismo-Taoismo. La ricerca, a volte ossessiva, di cio' che “ci distingue”, il porre l'accento sul fatto che “il popolo cinese ha una propria unica filosofia di vita e di punto di vista sul mondo” offusca il fatto che, oggigiorno, non esiste piu' “un'unico punto di vista sul mondo” e “un'unica filosofia”, se mai siano esistite, visto che anche le radici culturali cinesi sono multiple e, dopotutto, il Buddismo e la sua enorme influenza filosofica e culturale e' Indiano, e dall'India arrivarono echi della filosofia e dei modelli estetici Greci, sempre grazie al Buddismo, che cambiarono i modelli espressivi della pittura cinese. E, chiaramente, influenze incrociate ve ne sono state, e si sono accumulate nel corso del tempo in tutta la regione Asiatica.

La visione culturale-estetica cinese, (e anche indiana) e' olistica, come giustamente viene spesso ribadito, ma anche le radici culturali greche, e per certi versi romane dell'Occidente sono olistiche e queste vecchie contrapposizioni ed etichette culturali verrano senz'altro ribaltate e riviste quando una visione davvero olistica della storia e della cultura dell'umanita' verra' intrapresa da studiosi non preoccupati di difendere identita' culturali regionali (censurando, manipolando, alterando e distruggendo tracce storiche e informazioni non consone alla propria “visione di missione culturale e propogandistica”) e ribadisco “regionali” perche', per quanto “grande”, qualsiasi nazione non e' che una regione del Globo.

Le paure cinesi vengono meglio comprese se si consideri che si parla di una nazione che si e' aperta solo ieri al mondo esterno, dopo decenni di compressione culturale e piccole e grandi tragedie storiche, e che parte da premesse di “superiorita'” e “intangibilita'” della propria cultura.

Non si puo' che constatare questo ribadire in continuazione su “concetti e filosofie di vita Universali, di nobili qualita' di significato Eterno” che dovrebbero essere cinesi, mentre i concetti e le filosofie di vita non cinesi sarebbero...?

Questa visione ancora insulare, non solo cinese, fa perdere di vista il fatto  che, dopotutto, stiamo parlando di visioni, di culture, filosofie umane e che la loro validita' ed “eternita'” non dipendono sicuramente dalla zona di provenienza del pianeta, e per quanto mi riguarda, non dipendono nemmeno dal grado di sviluppo tecnologico o di ricchezza materiale raggiunto, in un dato momento storico, dalle popolazioni e dalle culture che le hanno espresse.

Tornando alla mostra, le domande poste sono sempre le stesse: Che cosa e' Contemporaneo? Che cosa e' Arte Contemporanea? Che cosa e' Arte Contemporanea Cinese? Come si puo' portare avanti l'essenza tradizionale della ”vera” via cinese, come replica all'arte Contemporanea Occidentale, visto che la Cina, a quanto pare, non puo' seguire la guida dell'Ovest?

Secondo me non si considera il fatto che l'arte Contemporanea Occidentale (? forse anche termini come Occidentale, Orientale se non anche Mezzogiorno, Nord, Sud ecc. andrebbero rivisti) e' sempre piu' l'espressione collettiva di individui (perche' seguo Gombrich, e per me la storia dell'arte e' storia degli individui, degli artisti) che originano e pertengono a distinte aree e regioni culturali, non determinabili come “esclusivamente” Occidentali. Infatti tra gli stessi artisti cinesi contemporanei piu' acclamati, come per esempio Gu Wenda o Cai Guo Qiang, troviamo personalita' che vivono e, in senso positivo, “sguazzano” in un brodo culturale che pertiene al Mondo, che e', e non e', Occidente e Oriente, ed e', e non e', USA e Cina.

Gi artisti presenti a “The End of The brush and Ink Era: Chinese Landscape” sono 15, incluso 4 artisti da Taiwan. I media presenti sono pittura a olio, carboncino, video, installazioni, multimedia interattivi, installazioni e una nota critica che leggo dice che sono “molto cinesi e molto contemporanei”.
Sono presenti Lang Ching-shan, Yang YongLiang (che apparentemente crea immagini di paesaggi tradizionali ma formati da elementi del paesaggio urbano e industriale contemporaneo, usando tecnologia digitale e pittura tradizionale), Shen Fan con i suoi tubi al neon, e poi ancora, tra gli altri, Xijinqianhua, Liming Wei, Cao Xiaoyang, Lin Junting, Yu Jianrong.

Quello che vedo sono dei lavori che convogliano una molta tradizionale visione dell'arte cinese e dei suo perenni simboli, e questo indipendentemente dall'uso di media piu' o meno contemporanei e “moderni”. Non basta (e direi: non NECESSITA) l'uso di un media contemporaneo per creare arte contemporanea, e questa e' la mia sensazione all'uscita della mostra. Penso che sia importante distinguere il Contenitore dal Contenuto.

Raccomando l'esibizione in corso al True Color Museum a chiunque visiti SuZhou o Shanghai nei prossimi mesi, la mostra e' aperta fino al 9 marzo 2012.

Marco Maurizio Gobbo

This work is licensed under the Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License. To view a copy of this license, visit http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/ or send a letter to Creative Commons, 444 Castro Street, Suite 900, Mountain View, California, 94041, USA.




di Marco M Gobbo
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Cina Shenzhen allo “HeXiangNing Art Museum" - INK ALCHEMY: Gu Wenda Experimental Ink


"Ink Alchemy 'è un riferimento alla pittura a inchiostro cinese sperimentale e mira a sottolineare le peculiarità e l'imprevedibilità del processo di esperimenti di pittura a inchiostro che combina più elementi della cultura classica e contemporanea e allude alle cicliche proprietà trascendenti di questo processo ...

La posizione di Gu Wenda nella storia dell'arte cinese contemporanea e' stata stabilita da due fondamentali aspetti della sua opera: la critica verso la propria cultura e verso quella occidentale, e i suoi continui esperimenti in ambito artistico. La sua ricostruzione critica della cultura cinese è stato al contempo punto di partenza e nucleo della sua opera.

Tra le sue varie tematiche artistiche la “questione” della pittura a inchiostro è stato il suo campo di sperimentazione di più lunga, ampia e profonda portata e getta le fondamenta della nostra ricerca sulla storia intellettuale ed artistica di Gu Wenda ....
... Questa è una mostra sulla questione della pittura a inchiostro. Si sforza, attraverso uno sguardo retrospettivo su quasi trenta anni di sperimentazione dell'artista nell'arte dell'inchiostro, di fornirci di un nuovo punto cruciale con cui considerare i temi della pittura ad inchiostro contemporanea cinese sperimentale trasformando le domande attorno la pittura a inchiostro sperimentale in questione rilevanti gli studi di cultura visiva, trasformando l'arte da problema locale a problema globale dell'arte contemporanea, e trasformando le problematiche artistiche da cinesi a universali, aperte all'umanità.

Quello che Gu Wenda ha fatto è stato di utilizzare l'arte contemporanea e le fonti della filosofia occidentali per ripensare e riorganizzare la tradizione culturale visiva della pittura cinese (a inchiostro). La sperimentazione inizio' con l'alterazione, il voluto errore di scrittura e l'omissione nel corso della creazione di sigilli cinesi e della scrittura in caratteri di stile “corsivo”, e si addentrò in una decostruzione completa della struttura testuale, dell' immagine poetica dei caratteri cinesi. Gu Wenda ha mescolato nel suo stile un atteggiamento dadaista e uno forte senso umoristico, da motto di spirito, di ispirazione Zen.

(Dalla Introduzione alla mostra preparata dal Museo d'Arte HeXiangNing, 19/09/2010)

Gu è stato uno dei leader del movimento d'arte New Wave '85 in Cina. Nella prima metà degli anni 1980, ha sfidato le istituzioni e influenzato un'intera generazione di artisti in Cina, con una serie di dipinti a inchiostro provocatori, usando falsi o psuedo caratteri cinesi. I suoi primi lavori sono stati influenzati dai manifesti a "Grandi caratteri" usati durante la Rivoluzione Culturale.

Manifesti che doveva conoscere abbastanza bene, visto che, nato a Shanghai nel 1955 da famiglia in vista e ricca dal punto di vista materiale e culturale (vedi biografia sul suo sito: wendagu.com), Gu aspirava a diventare una delle Guardie Rosse durante la Rivoluzione Culturale e alla fine ci riusci'. Infatti fu come Guardia Rossa che lavoro' per la semplificazione della lingua cinese e per “l'incoraggiamento” delle persone ad abbracciare nuovi atteggiamenti verso il loro vecchio linguaggio. Fu in questo momento che sviluppo' il suo interesse verso la calligrafia tradizionale, che tanto peso avra' poi nelle sue opere future.

Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti nel 1987, ha iniziato a creare grandi installazioni utilizzando di tutto, dai capelli alle polvere, alla placenta umana per esplorare le questioni che circondano il multiculturalismo e la globalizzazione. Con un background di cultura cinese e americana, è conosciuto per la combinazione di elementi culturali Orientali e Occidentali che rendono la sua una riflessione artistica unica, fatta di collisioni culturali durante il periodo contemporaneo di globalizzazione.

Il suo "United Nations" è stato creato con blocchi, tende e personaggi costruiti con capelli umani che ha raccolto da tutto il mondo. Dai dipinti di inchiostro alla sua massiccia foresta di pietra fatta di stele incise con la poesia della dinastia Tang, Gu Wenda si è affermato come commentatore potente sulle barriere linguistiche e culturali che continuano a esistere in un epoca globalizzata. Vive e lavora a Brooklyn, New York e Shanghai.

Questi in mostra sono quindi tra i primi lavori di Gu, e le tracce del suo confronto con l'arte occidentale sono visibilissime, fin dai titoli delle opere: “Surreal Dream”, “Liszt Piano Concerto, Notte” giusto per fare un esempio. E davvero “Surreal Dream' potrebbe non sfigurare tra lavori occidentali d'epoca, con delle suggestioni vagamente daliniane, mentre i tre lavori titolati “Liszt Piano concerto" hanno tracce di ispirazione che riportano a Kandinsky.

I chiaroscuri di “Sky e Ocean” richiamano certi lavori di Goya e si potrebbe continuare cosi, cercando i contraltari occidentali a questi lavori, fino a quando si arriva di fronte ai suoi sigilli, dove il lavoro inizia a operare nell'ambito della propria tradizione, e poi davanti alle grandi opere che richiamano fortemente i poster della Rivoluzione Culturale, con contenuti che sicuramente, all'alba degli anni 80, non potevano essere altro che “sovversivi” rispetto al sistema. La mostra offre quindi una buona panoramica dei germogli del lavoro di Gu Wenda, dandoci l'occasione di mettere in prospettiva storica il suo lavoro. Se capitate a Shenzhen non mancatela, pochi lavori ma buoni e ben scelti. Fino al 19 novembre 2010.

Marco Maurizio Gobbo



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