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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'MASSIMO BRAY'
 
Oggi una lettera formale di Dario Franceschini, pubblicata su Mibact ai professionisti dei beni culturali: fuffa?




Impressioni ed un parere personale sul cambio del Ministro per i Beni Culturali.

Renzi non affida i Beni culturali ad un competente che sappia qualcosa, come ad esempio Massimo Bray, ma a Dario Franceschini , un politico navigato, sempre alla ricerca della poltrona, una pedina da logiche di palazzo, da equilibri partitici.

Forse tra gli ex Ministri, Massimo Bray, Ministro per i Beni Culturali, vanta un giudizio favorevole per la sua esperienza in quanto si avvertiva qualche cambiamento.
Ha sempre dichiarato che la cultura è un volano di crescita, anzi, un settore trainante, che può diventare una nuova occasione per l’Italia.

Ha gestito al meglio il tesoro italico, un bene inestimabile, cultura e turismo, formano un'industria pulita, che genera tantissima occupazione, sia diretta sia di indotto.
Ha iniziato a lavorare dichiarando :"Credo vada davvero ricostruito il rapporto di fiducia tra cittadini e i loro rappresentanti e che la base comune da cui ripartire sia proprio il valore della Cultura".

Questi propositi contrastano con il carrozzone del MIBAC.

Cioè il sistema dei Beni Culturali, uno dei più appesantiti dalla burocrazia multilivello, e da una struttura delle risorse umane gestita con modalità ottocentesche: ordine, normative, procedure, le carte, regolamenti machiavellici o da ex Unione Sovietica, onnipresente arbitrarietà nell’interpretazione e nell’applicazione delle leggi, burocrazia alimenta dalla personalistica e spesso arrogante interpretazione fatta da chi esercita il potere di controllo…

Sul versante delle disponibilità, le risorse quando va bene, bastano a malapena per far fronte all'ordinario, al minimo di tutela.

Valorizzazione, sviluppo, investimenti, sono figure retoriche rette da anni e anni da incapaci ( termini buoni solo per ricoprire con una patina di politically correct qualsivoglia discorso).

Nonostante ciò in agosto, il Consiglio dei Ministri approva il suo decreto legge “Valore Cultura”, che prevede alcune misure urgenti finalizzate alla tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Bray presenta la Commissione per il rilancio dei beni culturali ed il turismo e per la riforma del Ministero in base alla disciplina sulla revisione della spesa; illustra alla stampa i termini generali della sua riforma del MiBAC, partorita dalla commissione di cui sopra.

Sulla riforma si innesca da subito un generalizzato sentore di caos diffuso: aiutato dalle prescrizioni fissate dalla spending review che impone un taglio dei posti dirigenziali e che fissa le quote a 6 fra direttori generali e regionali, e 32 fra soprintendenti, direttori di musei o di archivi o di biblioteche.

Bray aveva in animo di alleggerire il corpo centrale del ministero e rafforzare le strutture periferiche, oppresse dalla burocrazia e divise da impensabili sperequazioni economiche.

Ma il fuoco di sbarramento contro le proposte è istantaneo.

Il fuoco di fila in Parlamento dai banchi del centrodestra, con la richiesta di dimissioni per il ministro dopo nuovi cedimenti nel sito archeologico di Pompei.

Intanto il ministro nomina il generale dei Carabinieri Giovanni Nistri a direttore generale proprio per Pompei: ma l’apprezzamento per la scelta è tutt’altro che generale.

Intanto esplode il malcontento per i cinquecento contratti di un anno riservati ad under 35 alla cifra di cinquemila euro lordi anno: la rivolta è contro il principio di coinvolgere competenze a basso costo per procedere alla catalogazione del patrimonio culturale.

Iniziativa veramente lodevole, è l’acquisto della Reggia di Carditello da parte del Ministero per i Beni Culturali. Domanda: saranno in grado di preservare e valorizzarla la Reggia borbonica?

La riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria restituendo alla città ed ai turisti i Bronzi di Riace. L’ampliamento del Parco Archeologico di Ercolano.

La riorganizzazione del Polo Museale di Caserta e Napoli.

L’ampliamento delle gallerie dell'Accademia di Venezia.

La ratifica della Convezione Europea per la protezione del patrimonio archeologico (la cosiddetta "Convenzione della Valletta"), raggiunta il 14 febbraio, dopo ben 22 anni.

Ci sono poi zone d’ombra nella gestione, o disattenzione: l’orchestra del mediterraneo presso il San Carlo di Napoli che non esiste a cui viene stanziato un milione di euro sottratto al Fondo Unico dello Spettacolo.

Non ha rimarcato l'inefficienza del portale Italia.it per il quale sono stati spesi diversi milioni di euro e che ha prodotto risultati scarsissimi.
Dietro questo portale non c'è una progettualità né un'adeguata strategia commerciale di promozione del comparto turistico nazionale.
Le pagine della rivista della fondazione Italianieuropei, riconducibile allo stesso Bray e D'Alema, sono piene di pubblicità sui giochi d'azzardo.

Per concludere, secondo il mio modesto parere Bray ha una mente aperta, era motivato, cercava di dare ossigeno alla cultura e forse voleva ribaltare le logiche clientelari con cui da anni viene governata.
Basti pensare che non esiste un inventario, un censimento o catalogazione del nostro patrimonio artistico-archeologico.

E' un settore che darebbe lavoro a tanti giovani specializzati e laureati ( pagati, non sfruttati) e un investimento economico con ritorni in molti settori della vita pubblica dalla valorizzazione alla conoscenza, sono cose talmente ovvie a tutti......
Dobbiamo "pretendere" dalle istituzioni, dalla scuola al FAI.....per non continuare a uccidere quotidianamente il paesaggio unico che abbiamo e stiamo distruggendo.

Il sintomo della poca considerazione del patrimonio artistico e stata qualche anno fa la scelta della Gelmini, togliere l’insegnamento della storia dell’arte, considerata poco importante.

È ormai definitiva la decisione del Ministero dell'Istruzione di tagliare ed eliminare le ore dedicate alle materie artistiche negli istituti italiani.
Mai più, nelle nostro Paese, si insegnerà "la grande Bellezza."

Erano state prese iniziative a favore di quell’insegnamento.
In particolare una raccolta di firme a sostegno di un appello, promosso tra gli altri dall’associazione Italia Nostra, aveva ricevuto il sostegno di Bray.

Mi auguro che questo nuovo cammino introdotto da Bray continui, come continui (nonostante non sarà più in carica), nella sua volontà per un nuovo rinascimento politico-umanistico per l'italia rivolto più alla collettività e meno agli interessi del palazzo.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_890731974.html


di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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scritto 26/02/2014 23.01.07 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: massimo bray dario franceschini mibact ministro per i beni culturali
 
Il nuovo Direttore Generale del progetto Pompei.


“Il Generale Giovanni Nistri proviene dal comando dei carabinieri tutela patrimonio culturale e penso abbia la sensibilità giusta per questo incarico”, commenta il ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray.

 “Per Pompei non c'è bisogno di soldi, il progetto varato ha al suo interno tutte le risorse per partire. Il piano fatto dall'ex ministro Barca con l'Ue - ha aggiunto Bray - ha già i fondi per la tutela del sito: ora si tratta di mettere in campo le forze migliori per raggiungere i risultati”.
Una Pompei “con alberghi accoglienti e dove si possa arrivare salendo su un trenino efficiente come quello che collega l'aeroporto di Heathrow con Londra”.

È questa la Pompei che sogna il ministro Bray.

  “Mi piacerebbe arrivare alla stazione di Napoli e trovare un servizio di informazioni in grado di accompagnare il turista a Pompei, e magari anche un museo. Tutto questo - ha concluso - è da costruire, ma se ci mettiamo assieme ci riusciremo”.

________

Mi trovo concorde, ma aspetto prove concrete…..

 Il nostro Paese ha beni inestimabili che potrebbero portare occupazione e ricchezza.
In Francia o in Germania, Pompei sarebbe valorizzata e sfruttata economicamente.
Una gloria nazionale.
Esistono 981 siti riconosciuti come patrimonio dell'umanità dall'Unesco in 160 Paesi. L'Italia ne possiede 49, il maggior numero.
I vari  governi che si sono succeduti, si sono occupati  di buchi e cacciabombardieri, non dello sviluppo legato alla nostra cultura.
Oltre a queste poche sensibilità, ricordo, a perpetua vergogna,  il  ministro Tremonti,  quando  era in carica, ebbe ha dire "...con la cultura non si mangia... "

C’è poi la mancanza di risorse, gli sprechi, le carenze organizzative e la presenza di persone incompetenti fanno sì che il sito di Pompei  sia stato mal gestito da decenni.

Milioni di euro dei contribuenti buttati per favorire il potente di turno, i compari, progetti mai realizzati ma finanziati, la politica affaristica, incapacità e carenze strutturali, infiltrazioni d'acqua, assenza di canaline di drenaggio, danni apportati dalla luce ai mosaici, costruzioni improprie, mancanza di personale, abusivismi.

 Speriamo  con questa nomina,  in un maggiore  controllo nella gestione del denaro pubblico, rispetto ai ladroni che  amministrano oggi, che provengono da ambienti politicizzati.


P.S.
Al British Museum di Londra si è svolta dal 29 marzo al  28 settembre 2013,  una mostra dedicata a Pompei "Life and death in Pompeii and Herculaneum”, costo di ingresso 15 sterline, 4.000 biglietti al giorno. Hanno incassato  oltre  11 milioni di euro oltre ai ricavi dei libri e delle foto e dei gadget.

_____

Ancora un micro crollo a Pompei, dove è stata registrata la caduta di uno stucco in una domus della Regio V, Ins II, n 14.(La Stampa, 13/12/2013)
http://www.lastampa.it/2013/12/13/italia/cronache/ennesimo-crollo-a-pompei-sgretolati-gli-stucchi-antichi-K4j7fVySZbS1geloJSQTUK/pagina.html



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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scritto 10/12/2013 11.59.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: generale giovanni nistri massimo bray pompei beni culturali
 
L’Italia negli ultimi vent’anni non ha avuto un solo ministro dei Beni Culturali capace di migliorare il sistema.


 Interessante intervista su “La Stampa” (24/11/2013) di Alain Elkann a Fabrizio Moretti, gallerista di Londra.

Chi sono i suoi clienti?   «Persone che veramente amano l’arte. Che non comprano con il portafoglio ma con il cuore.

Lei è molto polemico con i musei italiani. Come mai?  

«Sono profondamente polemico. L’Italia negli ultimi vent’anni non ha avuto un ministro dei Beni Culturali capace di migliorare il sistema, ma soprattutto non ha avuto un premier capace di capire che il ministero dei Beni Culturali in Italia è quasi più importante di quello del Tesoro. Visto che noi abbiamo il tesoro più importante che vi è al mondo».

http://www.lastampa.it/2013/11/24/cultura/arte/arte-e-artisti-contemporanei-sopravvalutati-rUE4AczohMHWABZnmHNgnJ/pagina.html



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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Cosa significa per la Cultura italiana questa Biennale di Venezia


Dalle parole del Ministro Massimo Bray alla inaugurazione della Biennale di Venezia , segnali positivi, in un paese che sembra lasciare sempre meno risorse e spazio ai valori estetici ed umanistici che pur tuttavia rappresentano la gran parte della nostra storia e civiltà..
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....Come ministro, ho ferma l’intenzione di stimolare quanto più possibile l’interesse del pubblico per l’Arte contemporanea che si espone, si cura, si produce in Italia. Per questo motivo credo importante che il Ministero si ponga non solo come promotore, ma anche come committente delle opere.
Il piano per l’Arte contemporanea, pari a 1,5 milioni di euro, non è sufficiente a sostenere il settore come meriterebbe, in questo momento di crisi in cui il Ministero non ha nemmeno le risorse per gestire le emergenze.
Quello che e certo, come ho detto a L’Aquila e a Carpi, è che mi impegnerò a razionalizzare tutti i fondi del Ministero per promuovere l’Arte e la Cultura e restituirgli la dignità che meritano.
Un buon esempio innovativo è il tentativo fatto da Pietromarchi di finanziare il Padiglione con il crowdfunding, coinvolgendo direttamente i cittadini in una manifestazione artistica. Un tentativo interessante su cui riflettere.
Vorrei anche chiedere a tutte le amministrazioni pubbliche di rispettare una legge datata ma ancora straordinariamente all’avanguardia come la 717 del 1949, per cui Regioni, Province, Comuni e tutti gli altri Enti Pubblici, quando provvedono all’esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici e alla ricostruzione di edifici pubblici, devono destinare al loro abbellimento delle opere d’arte contemporanea per una quota non inferiore al 2 per cento della spesa totale prevista nel progetto.
Mi auguro che si continui a lavorare affinché l’arte contemporanea italiana, che a Venezia sta dimostrando la sua vitalità, sia parte del linguaggio e della Cultura del nostro Paese.


http://www.massimobray.it/cosa-significa-per-italia-questa-biennale-di-venezia/?fb_action_ids=10151576228572752&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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scritto 01/06/2013 18.20.06 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: massimo bray mibac biennale di venezia
 
Salone del libro e mostra di Mattia Preti alla Reggia di Venaria.

«Riposo durante la fuga in Egitto» di Caravaggio (1696)


  Mercoledì 15 maggio, Vittorio Sgarbi ha inaugurato alla Reggia di Venaria Reale,  la mostra di Mattia Preti, pittore caravaggesco calabrese, protagonista dell'arte del Seicento.

 

Sgarbi così descrive la bravura dell'artista: "Un pittore colto, sofisticato che rende omaggio al Caravaggio" dice  Sgarbi, sottolineando come Preti vada al di là del cogliere l'attimo decisivo tipico di Merisi, celebrando invece il dettaglio e l'articolazione della scena, fino a raggiungere una dinamica narrativa dal ritmo cinematografico.

Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, accompagna gli invitati nell'esposizione alla Reggia, in occasione del galà della vigilia del Salone del libro, illustra dettagliatamente agli ospiti l'ampia varietà dell'opera di Preti, proponendo tutte le invenzioni e le composizioni.

"Ricca l'iconografia religiosa, intensa la serie di ritratti femminili" descrive il critico che fa da Cicerone alla mostra, introdotta dal quadro del Caravaggio 'Riposo durante la fuga in Egitto' (1696-1698).

Dopo l’inaugurazione sempre alla Reggia, cena per gli invitati eccellenti ( Ministri, politici e amministratori, ambasciatori, uomini d'affari, ecc..)   un allestimento quasi da matrimonio, con cesti copiosi di limoni in centro tavola, tovaglie bianche fino a terra, formaggi, salumi, primi e secondi in mini bicchierini chic, tra vitello tonnato e carne battuta al coltello alla piemontese in versione mignon, cartocci di frutta e piccole banane esotiche. Il tutto innaffiato, a scelta, da un Dolcetto d’Acqui e una Barbera.


 



di "Nel poeta e nell'artista c'è l'infinito."
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