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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'SUZHOU'
 
Cina, TongLi citta' sull'acqua e il Museo del Sesso

Treating homosexuality scientifically TongLi Cina, Museo del Sesso

Questo QingMing dell’anno 2013 Suzhou e’ plumbea anzicheno', con una piovigginosita’ che ben si addice alla ricorrenza dedicata agli antenati e alla pulizia delle loro tombe. Con Howard e sua figlia passiamo una giornata in uno dei parchi piu’ grandi, insieme a qualche migliaia di altri visitatori, a caccia del fiore piu’ bello, perche’, si, il tempo sara’ anche grigio pero’ tutti gli alberi, gli arbusti, le siepi e le aiuole di Suzhou e dintorni sono in fiore, e poche cose al mondo sono piu’ belle di un fiore al massimo del suo splendore.

Scattiamo foto ai fiori, alla figlia di Howard, fiorellino in mezzo ai fiori, e anche a dei pavoni, che scopriamo in grandi recinti, nel parco. Ci sono un paio di esemplari davvero superbi, in tutti i sensi, e qualche maschietto si da davvero da fare nel pavoneggiarsi davanti ad una serie di pavoncelle del tutto disinteressate.

Il giorno dopo Howard propone la visita ad una delle ormai innumerevoli “Venezie cinesi o Venezie dell’Est”, perche’ basta che una cittadina, un villaggio abbia un canale e una serie di canalini attorno, navigabili con barche, per far subito scattare il paragone con la Serenissima, che rimane comunque imparagonabile, ma agli amici cinesi non lo dico, ho imparato un po’ di diplomazia stando in Asia. Se e quando visiteranno Venezia avranno modo di rivedere le roboanti terminologie.

La cittadina si chiama TongLi (同里) ed e’ ad una quarantina di minuti di auto da Suzhou, e’ pare che mantenga parecchie caratteristiche delle antiche cittadine cinesi, qualcosa davvero raro in questa Cina che fa e disfa abitazioni, edifici e palazzine di uffici ad una velocita’ impressionante, e con parecchie cadute di gusto.

Arriviamo a TongLi e siamo gia’ in mezzo ad una folla, dopo dieci minuti Howard si rammarica del fatto che anche qui tutte le vie attorno ai canali siano invase da negozi, negozietti e ristorantini e guarda in quell’angolo: un Illy caffe’. Ecco, forse qui il paragone con Venezia calza gia’ meglio.

Ci consoliamo con la visita allo splendido Giardino della Ritiro e della Meditazione (退思园). Fu costruito verso la fine dell’ottocento da un funzionario imperiale in pensione, ed ora e’ sotto la protezione dell’Unesco, qualificato come uno dei Giardini Classici di Suzhou.

Howard, non io, sottolinea che i giardini classici si assomigliano un po’ tutti, visto uno visti tutti, pero’ non sono d’accordo, e forse dice cosi’ per prevenire una mia possibile osservazione in tal senso, che mi guardo bene dal fare, anche perche’ i dettagli contano in architettura, e secondo me i Giardini classici di Suzhou sono diversi tra di loro, nella loro omogenita’ apparente. Godiamo del posto, anche perche’ non e’ proprio preso d’assalto, e qualche scorcio del giardino e’ possibile vederlo in solitudine, come il suo nome vorrebbe. Per la meditazione, no, proprio non e’ la giornata adatta.

Dopo la visita al Giardino giriamo a nostro spasso, e capitiamo di fronte al Museo del Sesso. Oh ma guarda, a TongLi, chi l’avrebbe mai detto? Infatti originariamente stava a Shanghai, poi l’hanno spostato a TongLi, nel 2004. Chissa’ perche’.

Lo visitiamo. Ci ritroviamo in mezzo a qualche adolescente che finge o davvero ridacchia imbarazzato, mentre ci troviamo davanti a una statua, nel cortile principale, che rappresenta una caricatura d’uomo nudo, coperto di catene e con un fallo eretto di un metro e mezzo. La dicitura posta a fianco spiega “ Hanno potuto bloccare tutto, ma non questo!”.

Nei padiglioni ci sono reperti o copie di reperti anche del Neolitico che mostrano quanto il nostro istinto piu’ forte, dopo quello legato alla pura sopravvivenza alimentare, sia sempre stato oggetto di riverenza, scherno o censura.

A proposito di censure, ad un certo punto mi trovo davanti ad un pannello che parla brevemente di omossessualita’ e cultura cinese, che dice testualmente: “In the past , many people regarded homosexuality as a crime or a disease. The churces in the middle ages of Europe sentenced homosexuals to stake. Nazis persecuted more than 60 thousand homosexuals to death. However, there was no record of persecuting homosexuals in Chinese history. As indicated by the modern science, homosexuality is not a disease, much less a crime. It is only a different sexual orientation. The discrimination against homosexuals is not scientific and violates the human nature”.

Rimango basito, a leggere questo condensato della storia dell’omosessualita’ cosi distorto e autoassolutorio, e anche qui gli amici cinesi riescono a mentire a se stessi, quando scrivono che non ci sono mai state persecuzioni di omosessuali nella storia cinese.

Ma come? E' abbastanza risaputo che l’omosessualita’ fu proibita, condannata e gli omosessuali perseguitati e cacciati in prigione dalla e nella Repubblica Popolare Cinese fino a tutto il 1997, e che solo nel 2001 l’omosessualita’ fu tolta dalla lista ufficiale delle malattie mentali in Cina.

Ancora nei primi anni ottanta ci furono casi di cittadini cinesi che chiesero asilo politico in altre nazioni riportando il fatto che erano stati vittime di discriminazioni e violenze sistematiche a causa del loro orientamento sessuale. Il governo cinese sottoponeva gli omosessuali a “terapie” di elettroshock.

Nel mese di ottobre 1999, un tribunale di Pechino stabili’ che l'omosessualità è "anormale e inaccettabile per il pubblico cinese". Un altro caso notevole successe nel luglio 2001, quando almeno 37 uomini furono arrestati nel Guangdong. Alla fine di aprile 2004, la State Administration of Radio, Film e Televisione (国家 广播 电影 电视 总局) avvio’ una campagna per eliminare “la violenza e i contenuti sessuali dai media”. Programmi relativi ad argomenti omosessuali o contenenti allusioni linguistiche all’omosessualita’ furono considerati “ contro il sano stile di vita cinese”. Non più tardi dell’ aprile 2011, la polizia ha fatto irruzione in un bar gay di Shanghai e detenuto almeno 60 dei suoi clienti durante la notte. Motivi? Fumosi e mai chiariti del tutto.
I media talvolta coprono importanti eventi gay all'estero, come i vari Gay Pride, peccato che quando lo facciamo sia per deridere e diffamare l'omosessualità. In mancanza di un sistema di rating dei film, il governo cinese vieta film gay in TV o al cinema perché sono "inappropriati". A “Brokeback Mountain”, nel 2006, fu negato il rilascio in Cina, anche se c'era un grandissimo interesse da parte del pubblico, visto che il film era stato diretto da Ang Lee.

Parlo con Howard e mi vengono in mente esempi a bizzeffe, mentre rileggo la frase “However, there was no record of persecuting homosexuals in Chinese history.”

La riscrittura di avvenimenti, fatti, storie, insomma di tutto cio’ che e’ successo dal 1949 ad oggi e’ davvero omnicomprensivo. Non ho mai visto in vita mia un fenomeno cosi capillare di censura, autocensura, omissione e distorsione: da internet ai musei, dai libri agli articoli di giornale, anche per fenomeni che dovrebbero esulare dalla politica, ma ripensandoci, vista la centralita’ del partito e delle sue scelte su tutti gli aspetti della vita dei cittadini cinesi, e visto che il Partito non ha mai sbagliato, o ammesso di averlo fatto, ecco che ci troviamo anche questa censura, questa protezione nei confronti delle malefatte del governo. Quindi il Museo del Sesso di Tongli, presumo, preferisce riferirsi alla tradizione storica che va prima della presa del potere comunista: su quello che succede dal 1949 al 1990, cade, come al solito, uno spessissimo velo e anche una bella riscrittura di cio' che fu.

Bene, anche oggi ho avuto la mia bella e abbondante razione di Revisione Storica, e usciti dal Museo del Sesso, camminiamo lungo i canali, cercando un ristorantino, uno qualunque, perche’ il menu’ e' pressoche’ identico dappertutto. Ci sono oltre 50 ponti e ponticelli a TongLi, ma l’attrazione principale sono “I tre ponti”, che si riferiscono alle beatitudini rappresentate dal matrimonio, dall’avere un figlio e dal celebrare un compleanno, in salute, cosi la gente cammina attraversando i ponti e pregando per salute e felicita’.

Peccato che ho saputo questo solo dopo aver attraversato i ponti, mi chiedo se camminarci sopra valga gia’ come preghiera... speriamo di si, salute e felicita’, chi non le vorrebbe sempre?



di Marco M Gobbo
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Christopher Pelley: La Storia e' Adesso (Parte Prima)

Christopher Pelley, Installation, HangZhou, China "Harmonious Society"

Dopo i nostri precedenti incontri a Roma, ho la fortuna di incontrare Christopher Pelley in Cina.  L'artista fotografo-pittore si trova a Hangzhou per un progetto collegato ad una residenza artistica. Io vivo a Shenzhen, ma per buona coincidenza ho un impegno di lavoro a Suzhou e Shanghai, che sono abbastanza vicine a Hangzhou, ed è facile organizzare un incontro.
Dobbiamo anche ringraziare il nostro amico Howard, di Suzhou, che agevola i nostri movimenti con la sua automobile e ha reso possibile l'incontro a Hangzhou. Christopher, Howard e io abbiamo anche visitato Shanghai, e durante la nostra ultima sera li, siamo andati a Xintiandi, per un caffè e abbiamo avuto abbastanza tempo per impegnarci in una conversazione - intervista informale che tocca argomenti come il retroterra dell'artista, le sue opinioni personali sull'arte e una miscellanea di argomenti. Con il permesso dell'artista ho trascritto il tutto, e qui lo pubblico.

Marco Gobbo: Allora Chris, perché dipingi? (Ridiamo) No, no … scusa, scherzavo, meglio iniziare con qualcosa di più facile... perché hai iniziato a dipingere? Quando hai iniziato? Hai sentito come una sorta di vocazione per la pittura? Quando eri un bambino?

Christopher Pelley: Non ho davvero "iniziato". L' ho sempre fatto, direi. Io facevo queste cose, disegnavo e non pensavo che fosse qualcosa come la "pittura". Altri bambini giocavano a palla, o qualcosa del genere, e io facevo questo, senza una specifica intenzione.

M.G.: Hai frequentato la scuola d'arte?

C. P.: No, sono andato all'Universita' . Perché sono interessato a un sacco di altre cose, come la storia, le lingue... la scuola d'arte si occupa principalmente, si sa, delle arti. Ero interessato a un sacco di altre cose.

M.G.: Chris, guardando i tuoi lavori alle volte mi pare che dietro di essi ci sia qualcuno affascinato dalla storia dell'uomo, dalle attivita' umane, i linguaggi, una specie di antropologo.

C.P.: Cosa vuoi dire con "antropologo"?

M.G.: Voglio dire qualcuno che studia l'uomo,  qualcuno affascinato dall'umanità e le sue attivita': la storia, i sentimenti, le culture, le lingue, la comunicazione, e cosi via dicendo.

C.P.: Non l'ho mai pensato in questo modo, ma sì, sicuramente e' anche cosi'.

M.G.: Per esempio, quando vedo il tuo progetto sul linguaggio dei segni, ecco per me dietro ci potrebbe essere una sorta di linguista, che traduce i suoi pensieri in forma artistica.

C.P.: Il lavoro che faccio è porre domande, come nel progetto Roman Laundry (Bucato  Romano).

M.G.: Da dove scaturisce il progetto Roman Laundry?

C.P.: Il concetto è arrivato dalla vita di tutti i giorni, vivo a Roma, e si sa, in molta della pittura italiana c'e' sempre un sacco di biancheria in giro, e nel luogo in cui vivo, Trastevere, la gente appende ancora la biancheria, in qualche strada le linee di biancheria passano da un edificio all'altro ... così ho iniziato a disegnare dei classici drappeggi romani, e li ho appesi su queste linee della biancheria. Così facendo ho cercato di
effettuare una connessione, da un atto della vita di tutti i giorni, tra  passato e presente. Posso dire che sono forse piu' interessato nella natura umana che nella pittura per se', ma ho un profondo interesse per la pittura fiamminga del Quindicesimo secolo. Dopo la laurea ho passato un sacco di tempo a visitare le Fiandre.

M.G.: Perché proprio l'arte fiamminga del Quindicesimo secolo?

C.P.: Non lo so precisamente, direi che mi risuona dentro, ne sono rimasto affascinato. Penso che ciò che è stato interessante me era un modo diverso di vedere, un modo più naturalistico di vedere il mondo, se lo paragoniamo per esempio alla pittura italiana del Quattrocento, in cui i pittori iniziano a giocare con la prospettiva, la matematica, il razionalismo, e le formule ... ma la pittura del Quattrocento nelle Fiandre riguarda di piu' lo sguardo, l'osservazione, il naturalismo gotico, l'interesse per il mondo naturale che li circonda, ecco direi che l'arte fiamminga del Quindicesimo secolo e' interessata di più nel mondo che li circonda. E questo e' in sintonia con me.

M.G.: Capisco ... sai che, scavando nella storia dell'arte italiana, siamo di solito sopraffatti dall'arte di Roma, Firenze e Venezia, e sono d'accordo con te, la pittura del Quattrocento in Italia, in quelle zone, è molto intellettuale, ma in Lombardia, la pittura era molto più vicina alla sensibilità delle Fiandre, più vicino al mondo naturalistico, ma tutto questo è come un torrente che scorre sotto la storia dell'arte italiana. In realtà anche le scuole pittoriche del territorio veneziano sono un po 'sottovalutate, di solito i pittori cosiddetti minori, molto vicini alla sensibilità del Nord Europa, non sono così apprezzati come dovrebbero, a mio parere.

C.P.: Direi che questo succede perche' gli storici dell'arte piu' famosi e influenti del XX secolo, come Bernard Berenson, hanno messo in evidenza l'arte italiana di Firenze e Roma. Ma non direi che Tiziano, pittore di Venezia, sia sottovalutato. (Ridiamo). Sai Marco, credo che sia molto interessante il fatto che la pittura ad olio sia stata portata in Italia dalle Fiandre da un uomo della Sicilia.

M.G.: Oh, sì, questo e' davvero qualcosa di molto intrigante, Antonello da Messina,  l'artista che dalla Sicilia viaggia per l'Europa e introduce la pittura ad olio in Italia, a Venezia, con i pittori veneziani che subito accolgono la novita', anche perche' l'olio non soffre l'umidita' di Venezia come gli affreschi, per esempio (Insieme MG e CP): Perché gli affreschi cadevano dal muro! (ilarita').


C.P.: Sai, stavo pensando a quello che hai detto poco fa, hai usato questa parola, "scavare". Penso che uno dei punti di svolta nella mia vita, quando ero giovane, e' stato durante una lezione di storia, la mia prima lezione di storia dove ho iniziato a sapere di queste aree del mondo in cui scavano e dove pare che non ci sia niente, e poi portano alla luce citta' sotto citta', che una volta erano abitate, vissute e adesso non c'e', apparentemente, piu' nulla... ecco questo mi ha affascinato moltissimo.M.G.: Mi sento come se siamo sulla parte piu' esterna di una cipolla, sulla buccia, e sotto ci siano strati e strati di questo passato, di questa storia.

C.P.: Perché sei italiano, vivi e sei cresciuto con le vestigia del passato intorno a te, ma io sono cresciuto in una zona del mondo dove quando qualcosa e' vecchio di cento anni e' gia' considerato antico, storico. 

M.G.: Quindi, quando hai cominciato a essere consapevoli del fatto che ti stavi dirigendo verso la pittura, che la pittura era il tuo modo, il modo di esprimere te stesso, potresti indicare un momento?C.P.: Penso di non aver avuto una specie di momento epifanico, onestamente non posso ricordare quel momento. La pittura e' qualcosa alla quale mi sono dedicato presto, quando avevo circa diciassette anni.

M.G.: Hai usato immediatamente l'olio? Hai provato altri mezzi, come acrilico, collage, acquerelli?

C.P.: No, no, solo l'olio, sempre olio.

M.G.: A proposito di olio, come è ora negli Stati Uniti? American Pop è il grande momento in cui l' acrilico e' al centro della scena, e adesso? C'è stato un momento in cui la maggior parte dei pittori usavano l'acrilico, l'acrilico era ovunque.

C.P.: Ora è piu' fratturato, direi, cinquanta-cinquanta e onestamente devo dire che in
generale la gente pensa ancora che l'olio sia la vera pittura, come se questa sia la tecnica della pittura seria. Penso anche che ci sia una complessità nell' olio, che l'acrilico non ha.

M.G.: Quindi possiamo dire che tu faccia questo per vocazione, non riesco a pensare a una parola migliore. Hai mai pensato che ne avresti potuto fare una professione, di questa vocazione? Lo chiedo perché ho incontrato altre persone che pur sentendosi pittori, hanno poi preferito dedicarsi all'illustrazione, o all'animazione, ritenendole carriere piu' sicure.

C.P.: Non mi sono mai posto questo tipo di domande ... ho mai pensato che questa era una scelta di carriera, che forse non avrei dovuto fare? No, no.

M.G.: Hai mai la sensazione che sarebbe stato più facile se tu avessi fatto qualcos'altro?

C.P.:  Sì, certo, certo. Ma sono molto contento della decisione che ho preso.

M.G.: Di cio' che fai, che cosa ti rende felice, come uomo che si esprime artisticamente?

C.P.: Sono entusiasta di un progetto, del momento del suo concepimento, e di quando lo porto a compimento, e ci sono anche altre parti di un progetto che mi rendono felice. L'arte è comunicazione così anche quando ho messo qualcosa là fuori, sono felice per la risposta da parte delle persone. Non mi aspetto che la gente veda il mio progetto dal mio punto di vista, ma mi godo le loro idee e valutazioni: a volte c'è qualcuno che dice "Oh sì, sì, mi sento allo stesso modo, proprio come questa sensazione che c'e', questo feeling, in questo lavoro ". E' un modo per connettersi con altre persone , si generano dei collegamenti, si innescano dei sentimenti. Tutto questo lo trovo gratificante.

M.G.: Sai che in precedenza stavo commentando con Howard i tuoi progetti, come quello che abbiamo visto sul tuo sito web, "Il piacere e' nostro" (Its our pleasure). Hai fatto un paziente lavoro di taglio, riportando le proporzioni, isolando i dettagli, mettendoli a fuoco, mostrandoli, un  po' come ingrandire i dettagli che ci sfuggono durante la vita quotidiana, e costringere le persone a fermarsi e a riflettere. Ho pensato: molti artisti al giorno d'oggi hanno idee, poi hanno altre persone che lavorano per loro, che sviluppano il lavoro, i concetti, e cosi facendo si distanziano dall' esecuzione del lavoro. Ti vedi nella stessa situazione?

C.P.: In realtà, a volte sarebbe bello avere un po 'di aiuto, ma alla fine la mia gratificazione arriva dal lavoro manuale vero e proprio, dalla creazione. Per me è il processo che conta, attraverso il processo imparo qualcosa, imparo su me stesso, grazie al mio fare, posso cambiare dal concetto iniziale al risultato finale, nuove idee arrivano mentre si lavora su un progetto. Come il progetto che ho realizzato di recente in Cina, utilizzando il linguaggio dei segni per sillabare la frase "società armoniosa", il lavoro  che hai visto. Originariamente avevo pensato di disegnare le mani che sillabano, usando il linguaggio dei sordomuti americani, la frase, ma dopo il mio stare e condividere il mio tempo con i lavoratori lì, ho voluto collegare la frase con i lavoratori, e c'e' stato un grande cambiamento: ho avuto l'idea di non ritrarre le mani, ma di scattare foto delle loro mani, utilizzando il linguaggio dei segni, e questo è un grande cambiamento. E penso che il progetto elaborato sia diverso dalla mia idea iniziale, che era un po' più cinica, ma ora il lavoro ha una prospettiva diversa, è più ambiguo, moralmente.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Christopher Pelley: La Storia e' Adesso (Parte seconda)

Christopher Pelley, Hangzhou, Installazione "Migrant Worker"

(continuiamo la pubblicazione dell'intervista all'artista nordamericano Christopher Pelley)

M.G.: Quando hai iniziato a esprimerti con le installazioni? Cosa c'è dietro di loro?

C.P.: La stessa che si trova dietro i miei quadri: domande.

M.G.: Sai che al giorno d'oggi il pubblico è spesso perplesso dalle installazioni, queste opere d'arte sono tra le opere più difficili da capire. Quando vedono le installazioni un sacco di persone sono davvero disorientate, non sanno bene come considerarle.

C.P.: Perché questo è un nuovo linguaggio. Effettivamente questo è già accaduto nella storia dell'arte, con altri linguaggi e tecniche. Così, tante persone sono a loro agio con opere più antiche, perché il linguaggio usato gli è più familiare.

M.G.: Pensi che questo  sia un periodo in cui l'arte è sempre, in qualche modo, "intellettualizzata", se posso usare questo termine?

C.P.: Beh, se si pensa alla scienza odierna e praticamente ad ogni altro settore della conoscenza di oggi, tutti usano linguaggi specialistici. Pensiamo all’astronomia, quante persone al giorno d'oggi possono davvero capire il suo linguaggio?

M.G.: Allora sta al fruitore, al pubblico imparare il nuovo linguaggio dell'arte, per cercare di capire e tradurre il nuovo, si tratta di una evoluzione?

C.P.: Certo sta anche all’artista comunicare le proprie idee,  e se l'artista non è riuscito a comunicare l'idea, c'è qualcosa di sbagliato nella equazione.

M.G.: A volte mi pare che gli artisti parlino di se stessi a se stessi, una sorta di discorso solipsistico. Che te ne pare di tutto questo "ismo" in arte, il post post moderno ... cosa penseranno di questo periodo in 50 anni?


C.P.: Stavo pensando a questo oggi, andando in giro a Shanghai, passeggiavo e vedevo questi nuovi progetti di edilizia, sui cartelloni pubblicitari la grandiosita’ di questi progetti ... che cosa penseremo di tutto cio’ tra 50 anni, di tutto quello che sta succedendo ora?

M.G.: Capisco il tuo punto di vista, ma a me sembra che questo sia un periodo in cui tutto è permesso, sei d’accordo? Penso che questa sia la realtà odierna.

C.P.: Sono d'accordo conte su questo, e si può vedere che succede lo stesso con l'architettura, sembra che tutto sia permesso.

M.G.: Come ti senti a riguardo? Come ti rapporti con quello che noi chiamiamo "contemporaneo"?

C.P.: Cerco di non pormi questa domanda, penso che questo sia qualcosa di cui qualcun altro dovrebbe occuparsi. Io sono moderno perché vivo in questo tempo, vivo e lavoro oggi. Quindi non mi pongo questa domanda.

M.G.: Guardando al tuo lavoro, è subito evidente il tuo profondo interesse per la mitologia e la storia. È stato sempre così?

C.P.: Sì, infatti. E' stato sempre così, mi sono reso conto abbastanza presto che ci sono delle immagini, un vocabolario, là fuori, che va avanti da secoli, che sono riciclati, riutilizzati. E' stato divertente, per me, vedere ville costruite nella campagna in Cina, utilizzando colonne e pilastri in stile classico greco-romano. L'ho trovato divertente, e interessante perchè è  anche la dimostrazione di un vocabolario che è ancora qui, in mezzo a noi.

M.G.: Come è la scena artistica di New York in questo momento, 2012, dal tuo punto di vista? Tu sei di New York... senti molta differenza tra East Coast e West Coast ?


C.P.: Io non so molto della costa occidentale, davvero. Penso che ci sia una differenza, Los Angeles sta creandosi un suo ambiente particolare. New York era il magnete che attirava i nuovi artisti, ma come succede per un area popolata da artisti che subisce un processo di gentrificazione e che nel giro di quattro o cinque anni diventa totalmente diversa, sta cambiando. Credo che New York diventerà sempre meno il centro del nuovo, della giovane arte,  ma diventerà il grande centro dell’ arte “ufficiale”.

M.G.: Che è un po' quello che è ora Londra, in un certo senso.  Londra è una sorta di luogo dove mostrare,
consacrare le nuove tendenze, le nuove correnti, allorché vengono elaborate, almeno in Europa.

C.P.: Ora, tornando su quello che dicevo prima in merito a Shanghai, perché mi piace Shanghai, e la Cina? Perché sento che qui le cose sono fatte, costruite, create, c'è questa energia in giro... un senso di qualcosa che accade, la percezione di questa energia che, credo, New York sta perdendo.

M.G.: Ora voglio dirti qualcosa sul tuo lavoro che forse nessuno ti ha detto prima, se mi permetti, ma prima una piccola digressione. New York per me vuol dire Graffiti, l'inizio dei Graffiti come forma d'arte, diventati forma d'arte principalmente proprio grazie a New York. A volte mi sento, davanti al tuo lavoro, come se mi trovassi di fronte ad un graffito. Per me, sono come graffiti, di un tipo speciale, naturalmente.

C.P.: Davvero?

M.G.: Si. Sento che i lavori hanno la stessa energia che potrei trovare in un graffito. Il disegno, le parti realistiche dei tuoi lavori, gli squarci di paesaggio, li vedo, li ho visti, come se facessero parte di un muro, cone il paesaggio che si intravede attraverso il muro rotto, un muro che hai dipinto .. Forse non hai mai pensato a questo.

C.P.: No, in realtà non ho mai pensato a questo, e mi pare davvero interessante.

M.G.: Secondo me tu realizzi opere che sono delle dichiarazioni, e tu scrivi queste dichiarazioni su di un “muro”, un muro speciale, che hai dapprima dipinto. Tu non stai solo citando immagini dal passato, non stai solamente riportando sotto i nostri occhi, facendoci rivedere e pensare quanto il passato sia ancora in mezzo a noi, queste immagini. No. La mia idea è che tu stia affermando che che queste immagini sono sempre state lì, sono sempre parte di noi. Il modo in cui le rappresenti, per esempio: alcuni dei tuoi primi critici hanno scritto che tu crei degli sfondi neutri dove le immagini e gli oggetti sono come messe insieme, rappresentate sullo stesso piano, dipinto e mentale, questo lo si vede chiaramente, almeno in alcune delle tue opere, e dopo un po' che le osservo, mi sento che le tue tele potrebbero essere muri, e quindi non mi sorprende che tu sia di New York. E quando vedo le tue nuove opere con i tuoi disegni, il linguaggio dei segni, bene, questa sensazione aumenta, diventa una sicurezza.

C.P.:  Questo è molto interessante, che tu senta che ci sia qualcosa che provenga dall'arte dei graffiti.

M.G.: Mi pare di poter affermare che il vocabolario dell'arte graffitara sia una delle possibili fonti
del tuo vocabolario artistico.  Sì, stavo guardando di nuovo le tue opere, e il pensiero mi e' affiorato chiaramente in mente: il tuo non è solo uno sfondo neutro, e' uno sfondo che da' davvero la sensazione che potrebbe essere un muro, e su quel muro, a volte spaccato, ci sono queste immagini, e graffiti, e la mia ipotesi è che tu abbia, di fatto, in qualche modo assorbito questo “codice” dei graffiti, non intenzionalmente, forse. Alcuni dei tuoi lavori precedenti hanno molti riferimenti all'arte classica,  poi vedo chiaramente uno sviluppo del tuo discorso in cui utilizzi anche, e sempre piu', oggetti di uso quotidiano.

C.P.: Sì, sì. Non ho mai pensato a questo prima, ma posso essere d'accordo con te, mi piace, mi pare molto vero.

M.G.: I tuoi lavori, a mio parere, sono più moderni, più post-moderni, di quello che forse tu stesso possa immaginare. Lo sfondo è perfetto per il tuo particolare linguaggio di strada, un linguaggio di strada filtrato dalla tua mente, una mente che è consapevole della storia dell'arte e della mitologia, sensibile al richiamo delle culture del passato. Così come, tanto per fare un altro esempio, Jean Michel Basquiat, che ci riconsegna e filtra un mondo di violenza e rabbia, e la cultura della droga ... e Basquiat ha seguito questo percorso: dalla strada, dai graffiti sul muro, va  a dipingere su tele enormi, tele che sono mimesi delle pareti di strada, come se la tela fosse il muro. Tu forse non hai mai fatto graffiti sul muro di una strada, quindi posso dire che tu hai saltato quel passaggio, ma le tue tele sono, per me, a loro modo, graffiti contemporanei su un muro. Tu non puoi che venire da New York!

C.P.: Posso dirti una cosa? Conosci l'ultimo progetto che ho realizzato a Roma? Si chiama Progetto Dante. Se Dante fosse vivo oggi, come avrebbe potuto manifestare la propria poesia, là fuori? Voglio dire, scrisse in una lingua comune, non in latino, fu bandito ed escluso dalla struttura di potere, così l'ho immaginato come un graffitaro, un artista dei graffiti, e così ho scritto citazioni dalle poesie di Dante, come graffiti, in giro per Roma.

(Ridiamo)

M.G.:Perfetto! Quindi, vedi, hai in te questa arte dei graffiti.

C.P.: Alla fine ho deciso di prendermela anche con i  manifesti politici. Ho scritto alcune frasi, una di loro era: "Vieni a vedere la tua Roma che piange", e le ho appiccicate sui manifesti politici.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Alla Montagna Gialla! Parte Seconda

Portatori della Montagna Gialla, sett 2012 foto mmg

In effetti dopo una ventina di minuti che camminiamo mischiati a gruppi e gruppetti o incrociando altri gruppi di turisti, le radio e i riproduttori musicali lacerano il silenzio dei monti con canzoni da discoteca o tradizionali e melense romanze, dove la musica mi fa immaginare che l’eroina sia pronta sul ciglio a spiccare il tragico volo pensando all’amore fedifrago. Spero che non sia cosi’ per tutto il giorno, la poesia m’e gia’ morta nel cuore.

Mentre camminiamo, in questa giornata un po’ brumosa, noto questi uomini, magri, muscolosi, con dei polpacci da palestrati che portano sulle spalle chili e chili di merce, bilanciata su dei legni appoggiati alle spalle. Sono i corrieri speciali, che riforniscono giornalmente i negozi e gli alberghi del monte. Hanno dei visi affaticatissimi, sono quasi tutti a torso nudo, mentre intorno noi gitanti siamo vestiti di tutto punto con giacche giacchine e giaccotti sportivi.

Sono sorpreso dalla processione di questi lavoratori che incontreremo per tutto il giorno, mi chiedo quanto li pagheranno (Howard dice che probabilmente li pagano un tanto al chilo). Ad un certo punto sono colpito da uno di loro: sulle spalle sta portando 64 chili, 32 chili per parte! E’ il doppio degli altri. Ed e’ l’unico che vedremo a portare tanto peso. Scattero’ diverse foto a questi indispensabili fornitori di beni.

Ad un certo punto i gruppi si diradano, non dico che siamo soli, pero’ neanche in una discoteca alle due del mattino del sabato, e ci guardiamo attorno, e si, ammiro anche io i famosi paesaggi, queste cime di granito, chissa’ come si incendiano al tramonto, mi vengono in mente le Dolomiti… e poi i famosi pini, alcuni saranno pluricentenari, li ho visti cosi tante volte nelle storiche pitture di paesaggio che mi pare quasi di riconoscerli, singolarmente. Alle volte il posto ha dei bellissimi scorci, proprio fiabeschi. La giornata e’ proprio adatta per vedere le nuvole attorniare le cime, e anche sotto di noi, quando saremo sulla cima piu’ elevata. Le foto si sprecano, e ci sono delle scene davvero bizzarre: ad un certo punto sul nostro cammino vedo un gruppo di persone, saranno sei o sette, che stanno li pronte a scattare una foto, a un qualcosa che c’e’ dall’altra parte: guardo anche io, ma non si vede niente, un velo bianco di nuvola e foschia copre il tutto, ah, ecco si indovina una forma, qualcuno dice che e’ un posto famoso e tutti scattano a mitragliera. Ma a che cosa? Mi giro a guardare Howard e colgo dal suo sguardo un certo umoristico stupore, ecco, non sono solo a giudicarli bizzarri.

Una cosa che non abbiamo potuto apprezzare e’ la famosa alba, troppa foschia e nuvole durante il mattino, ma la cosa non mi tocca piu’ di tanto, mi sto lentamente immergendo nel paesaggio, annuso l’odore delle piante, e l’aria e’ proprio balsamica direi, abbastanza per farmi sentire molto bene, fuori dalla citta’, in mezzo al verde. Molti dei pini della Montagna Gialla hanno ricevuto dei nomi, come per esempio il Pino del Benvenuto, che si dice abbia piu’ di 1500 anni, ed e’ chiaramente uno dei piu’ fotografati. Qui cresce anche una varieta’ di te’; particolarmente apprezzata, non per altro perche’ cresce qui.

Siamo arrivati al punto da dove inzieremo la nostra discesa, e che discesa. Chi dice che si fa piu’ fatica a salire le scale non ha mai provato a scendere piu’ di 20000 scalini altri tra i 15 e i 20 centimetri. Non finisce mai! Per almeno tre giorni avro’ le gambe provate, specie i polpacci, e penso a quelle povere ragazze che verso la fine del percorso saltellavano avvinghiate ai loro fidanzatini, perche’ ormai non ce la facevano piu’, secondo me sono state a letto una settimana.

Scendendo ammiriamo anche dei torrenti, alcuni di questi formano delle cascatelle, molto belle da vedere. Ci sono anche delle sorgenti a temperatura costante, ma non le incontreremo sul nostro percorso, peccato, visto che dicono che aiutano in caso di problemi di pelle probabilmente mi ci sarei tuffato. La giornata passa davvero veloce, e sono contento che l’insistenza di Howard mi abbia convinto a visitare la Montagna Gialla. Dopo aver visto tre volte la Grande Muraglia ed essere stato qui, chissa’, magari posso essere considerato cinese onorario?



di Marco M Gobbo
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scritto 15/11/2012 17.20.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: montagna gialla huangshan suzhou anhui shanghai huang di siti unesco cina grande muraglia
 
Alla Montagna Gialla (Parte Prima)

HuangShan settembre 2012 mmg

Alla fine si arriva anche qui, alla Montagna Gialla. Howard lo aveva proposto piuvolte, ma non si era mai trovato il tempo per andarci, prima. In questo settembre del 2012 pare che ci siano un paio di giorni disponibili per andare, scalare, dormire una notte e ridiscendere da uno dei cinque Monti speciali della tradizione cinese, che epoi quello che fanno quasi tutti i quasi venti milioni di turisti cinesi che ogni anno pagano 230 RMB (quasi 30 Euro) per vedere i paesaggi dei leggendari monti. Da Suzhou non siamo poi cosi lontano, la Montagna Gialla e a Sud della provincia dellAnHui, dounocchiata ad una cartina geografica, mi pare che ci sia unautostrada che va direttamente li, mentre rimugino sul tragitto, Howard dice di non preoccuparmi, una sua amica eandata lisolo poche settimane fa e ha ancora il gps settato sul viaggio, domani in ufficio se lo faradare e seguiremo le indicazioni. Io sono sempre abituato alle mappe, comunque non vorrei sembrare poco moderno, vai con il navigatore.

Ci prepariamo come per una scampagnata, la montagna non ealtissima, il picco ea 1800 e rotti metri, il tempo eancora quasi estivo, fa caldo, quindi non dobbiamo prepararci per una scalata. La sera prima mi informo sulla Montagna Gialla e chiaccherando con Howard a proposito scopro che in effetti, non euna montagna, piuttosto quel nome comprende una zona montagnosa, con picchi di diverse altezze. Efamosa da parecchi secoli e il nome pare che derivi da un decreto imperiale: prima si chiamava YiShan, ma cambiarono il nome in onore dellimperatore Huang Di (LImperatore Giallo), un imperatore piuleggendario che storico, che da qui, una dei miti narra, ascese al cielo, proprio come una Madonna. Pare che uno dei primi ad usare il nome HuangShan (Montagna Gialla) sia stato il poeta Li Bai, e furono proprio i poeti e i letterati a dare lustro e fama al luogo, che comincioad essere visitato, riverito e dove cominciarono a costruirci dei templi. I suoi scenari divennero sempre piufamosi e riempirono dipinti e dipinti, anche una scuola di pittura porta il suo nome. A quanto pare, contando dalla Dinastia Tang alla Dinastia Qing sembra che siano state scritte oltre 20,000 poesie in suo onore. Ora eanche un sito Unesco, non solo per il paesaggio, anche perchela zona eun habitat naturale di diverse specie animali e vegetali che si trovano solo qui. Potevo mancare la visita?

Il viaggio inizia un poin ritardo, volevamo partire verso le 9.30 del mattino ma quando controlliamo lorologio mentre siamo in tangenziale sono giale 10,25. Poco male, a giudicare dai chilometri dovremmo essere li in tre ore. Invece no. Seguendo la vocina stridula del gps non prendiamo lautostrada piuovvia, ma unaltra, e a metapercorso la vocina ci suggerisce di andare su una strada statale. Prendo la mappa. Pare una scorciatoia. Proseguiamo. Dopo venti minuti arriviamo allinizio di una strada che ebloccata. Lavori in corso. Noo! Adesso? Howard chiede informazioni e torna alla macchina sconsolato: bisogna tornare allautostrada e farla fino in fondo, non cealtro modo. Il viaggio che doveva essere di circa tre ore diventa una corsa da sei ore. Tiriamo un podi saracche e maledizioni ai gps e alle scorciatoie, e arriviamo a destinazione, cioeai piedi della gruppo di monti giusto in tempo per parcheggiare e scoprire che abbiamo perso lultima filovia. Che si fa? Si puoprendere una specie di minibus, che ci porta dallaltra parte, ad unaltra entrata e da li, se i cancelli non sono chiusi, andiamo a piedi fino allalbergo che abbiamo prenotato. Quante ore? Intorno a noi chi dice tre, chi dice quattro e chi funesta cinque ore di cammino. Ah pero. Alternative? Dormire qui, ma avevamo prenotato, e giapagato per una notte, lalbergo sul monte.

Ci guardiamo. Andiamo a piedi? Sicuri? Compriamo una pila, e visto che inizia a piovigginare, compriamo anche dei teli gialli da indossare, e giache ci siamo mangiamo dei biscotti e della frutta. Ok, deciso, andiamo a piedi. Arrivati allaltra entrata, gli addetti ai cancelli, che stanno per chiudere, ci guardano scettici, ma visto che insistiamo, ci lasciano entrare, dopo averci chiesto di telefonargli una volta arrivati, giusto per sapere che non ci siamo persi. La salita non edifficoltosa, perchesi segue un camminamento artificiale, a gradinate, e con la pila non edifficile da seguire, peroepiuttosto faticosa, perchecerchiamo di tenere un passo non troppo lento, non vogliamo arrivare tardissimo. La pioggerella rimane tale, ed esopportabile. Peccato non poter apprezzare il paesaggio, sta diventando buio in fretta, comunque cerchiamo di scattare qualche foto, e prendiamo il tutto con leggerezza.

Ci metteremo davvero tre ore e quasi trenta minuti di scarpinata per arrivare allalbergo, e anche una telefonata per trovare il cammino giusto, una volta arrivati davanti ad un bivio. Labergo eun quattro stelle con prezzi che manco a Shanghai centro, peroHoward, contando sullo spirito da boy scout che ci anima, ha prenotato una stanza in una dependance dellhotel, che divideremo con altri sei. Il costo? Come un tre stelle a Shanghai. La Cina che costava poco sta sparendo rapidamente, a giudicare dai siti turistici piu’ famosi. Arriviamo alla stanza, cequesto manipolo di ragazzotti che rimangono un posorpresi a vedere uno straniero di mezza etastravaccarsi sul letto piubasso di un letto a castello, ma non lo danno troppo a vedere, si imbastisce una conversazione minima, e un ragazzo gentilmente ci offre dei biscotti. Io ho proprio voglia si dormire, e pare che siano piuo meno tutti daccordo, dopo una ventina di minuti la luce espenta.

Il giorno dopo ci svegliamo verso le sette, qualcuno dei ragazzi egiauscito, altri si stanno preparando. Ci prepariamo anche noi alla svelta e usciamo, passiamo davanti a due negozi con prezzi da rapina a mano armata e tiriamo innanzi. Quasi vicino allabergo ceuna specie di emporio, cedi tutto, ci sono uova sode e una selezione di bevande e biscotti con prezzi che sono solo triplicati e decidiamo che va bene, cosi per colazione mangiamo uova e biscotti, e io ingurgito un nescafein lattina. Intorno a noi cresce la folla di visitatori, sono sorpreso dal numero di gitanti e gruppi, prevedo che non sarauna camminata silenziosa e bucolica tra i monti. In effetti dopo una ventina di minuti che camminiamo mischiati a gruppi e gruppetti o incrociando altri gruppi di turisti, le radio e i (continua)

di Marco M Gobbo
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scritto 07/11/2012 2.38.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: montagna gialla huangshan li bai li pai suzhou hangzhou shanghai siti unesco cina


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