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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'ARTE BUDDISTA'
 
China, Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quarta)

statua del Budda, dettaglio, Gansu Cina

La stazione ferroviaria di DunHuang è nuova, è un congelatore e dista circa 20 km dal centro della città. Mi chiedo perché, e non riesco a trovare una spiegazione a riguardo. La distanza dalla stazione al centro della città ha creato un mercato per i tassisti che sembrano tutti lì, in attesa dei clienti che non vogliono salire sull’autobus. Come noi.
Il nostro tassista è un uomo gentile e mentre guida, con molto tatto, chiede notizie circa il nostro soggiorno, e dopo aver saputo che si rimarrà alcuni giorni perché vogliamo visitare le Grotte di Mogao e altre aree intorno, è pronto ad offrire il suo servizio di autista e guida per i giorni successivi. Il prezzo è giusto, Howard conduce i negoziati ed è rapidamente raggiunto un accordo.

Il nostro hotel non è costoso, anche perché questa è davvero bassa stagione per i turisti o visitatori in generale; la camera è molto spaziosa, c’è un vero soggiorno, una grande camera da letto e un bagno enorme. Siamo davvero lontani dalle mini-dimensioni normali delle camere di Hong Kong. La sola nota stonata è che non abbiamo accesso a internet in camera, dovremo andare al piano di sotto, nella hall, per le nostre ricerche internet e aggiornamenti di lavoro.


Il cielo fuori è di un blu profondo profondo profondo, un cristallo liscio sulle nostre teste. Questo cielo non ci lascera’ quasi mai durante il nostro viaggio, e lo ricordo come una delle cose piu’ belle di Dunhuang. Camminiamo fuori sfidando la temperatura, esattamente come i cittadini di Dunhuang, una piccola città che rivela di essere pulita, ben tenuta, con caratteristiche architettoniche quasi europee. Andiamo al mercato e sbirciamo qua e là la frutta, le albicocche secche e fichi, le noci e le nocciole, da acquolina in bocca.
Howard sembra pronto a darsi a spese senza se e senza ma, e lo fa. Seguo l'esempio. Dopo essere tornati alla nostra stanza e sistemate le cibarie, molte delle quali sono state comprate come omaggio ad amici e parenti, usciamo di nuovo, alla ricerca di un piccolo ristorante. Howard vorrebbe farmi assaggiare la carne d'asino, ma è un po' tardi e non ci sono molti ristoranti aperti; entriamo in un piccolo ristorante di famiglia e hanno ... pesce! Voglio dire, la prima spiaggia deve essere a 4000 km da qui, ma io non mangio carne e Howard è anche troppo gentile nell'aiutarmi a trovare un ristorante con un po' di pesce. Di lago. Risultato? Forse sarebbe stato meglio mangiare lo stufato d'asino. E ben ci sta, per aver violato la regola numero uno del buongustaio viaggiatore: mangia sempre cibi e piatti della tradizione del posto in cui ti trovi.

La mattina dopo l’autista e tassista è molto puntuale, alle 08:00, che qui, grazie al fatto che Pechino impone lo stesso fuso orario in tutta la Cina, è come se fossero le 05:00 a Shanghai. In sostanza, è notte, e stiamo rischiando il congelamento. L’auto e’ un caldo paradiso che ci accoglie, mentre l’aria condizionata lavora a tutto spiano. Mentre lui guida, parlo con Howard e ci aggiorniamo su ciò che sappiamo sulle grotte di Mogao (in cinese:
莫高窟, pinyin: Mogao Ku), dette anche le Grotte dei Mille Buddha (in cinese: 千佛洞, pinyin: Qian FÓ Dong).
Le grotte sono anche dette “le Grotte di Dunhuang”, ma in questo caso il nome include anche altri siti attorno, come ad esempio Le Grotte Occidentali dei Mille Budda. Il sito più famoso è Mogao. Qui ci sono grotte con arte buddista che si estende per circa 1000 anni di storia, considerando che la prima grotta fu scavata intorno al 366 CE. Dunhuang era un'oasi e divenne un’avanposto militare, una guarnigione di frontiera della Dinastia Han, mentre l’imperatore Wudi combatteva gli Xiongnu nel 111 aC. Nel corso del tempo divenne un importante porta per l'Occidente, un centro di commercio, nonché un luogo di incontro di diverse genti e religioni lungo la parte cinese della Via della Seta. Secondo alcune fonti storiche un monaco buddista di nome Lè Zun (
乐 尊) qui ebbe una visione di mille Buddha sfolgoranti in una luce d’oro nel 366 CE, e questo lo spinse a scavare una grotta, un luogo per la meditazione e il culto. Il sito crebbe gradualmente e si formo’ una piccola comunità di monaci. Al tempo della dinastia Tang le grotte scavate e decorate erano gia’ più di mille.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Cina, Gansu: sulla Via della Seta, Lanzhou (parte seconda)

Cina Provincia del Gansu dal treno, dicembre 2012 foto mmg

Atterrare all’ aeroporto di Lanzhou significa poi prendere un vecchio autobus per andare in città, considerato che il campo di volo è a circa 70 km dal centro cittadino. Mentre si cammina fuori dall'aeroporto verso la fermata dell'autobus il freddo, piu’ intenso e piu’ secco, mi ha già morso il naso. Ci saranno  meno 5C gradi.
Resteremo qui solo per una notte e un giorno, domani in tarda serata prenderemo il treno per Dunhuang. Al di fuori dei finestrini scorrono immagini di un paesaggio collinare diseccato; qua e là appaiono slogan comunisti, scritti a grandi caratteri sulle colline o dipinte sulle case.
Prendo la mia guida, e prendo a leggere della città, che ha un passato piuttosto glorioso e turbolento. La zona di Lanzhou fu conquistata dall'imperatore Qin intorno al 6 ° secolo aC, prima faceva parte del territorio di quello che oggi i libri di storia chiamano le popolazioni Qiang occidentali, usando il plurale. Sapendo che il famoso imperatore ha bruciato tutti i libri di storia e di cultura scritti in precedenza e non conformi alla sua idee di storia, mi chiedo che cosa abbiamo perso in conoscenza, mi chiedo fino a quale punto abbia alterato per sempre le idee che possiamo avere di quello che successe lì, in quel momento : tutto quello che sappiamo è la versione approvata dall'imperatore Qin. Un po’ quello che succede oggi con la storia della Rivoluzione Culturale o dei fatti di piazza TianAnmen, quello che circola in Cina e’ la versione dell’oligarchia comunista. Penso a questo mentre alterno la lettura del libro e la lettura degli slogan sulle colline. Poi allargo la riflessione: non e' forse cosi per tutti i libri di storia?

Nel 81 aC l'impero Han si prese LanZhou dagli Hun (Unni). Questa zona, oggi chiamata Gansu, fino allo Xinjiang (che eloquentemente significa: La Nuova Frontiera) sono aree in cui diversi regni ed imperi della storia cinese hanno combattuto per conquistare nuove terre a spese delle popolazioni che vi abitavano. E' buffo che quando un Impero o uno Stato più grande porti guerra ad uno Stato vicino per rivendicarne la terra e la ricchezza, saccheggiando e distruggendo, i libri di storia chiamino tutto cio’ "espansione" ed “unificazione”. Se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale, forse adesso avremo tre quarti d'Europa parlante tedesco, e i libri di testo direbbero che "la Germania si espanse" e “unifico’” l’Europa. Così è quando leggiamo dell'Impero Romano, così è quando leggiamo dell'Impero Cinese: si sono solo "espansi", e massacrando qui e li, hanno anche “civilizzato”. Dettagli raccapriccianti di macellazione di intere popolazioni, di esodi di massa dai luoghi in cui vivevano da secoli o forse millenni, il completo annientamento di altre culture, oppure la loro riduzione a folklore, quando va bene, non sono mai chiaramente scritti e dichiarati. La’, fuori dagli Imperi, ci sono sempre e solo “barbari”. C'è forse un vincitore che abbia chiaramente scritto nei suoi libri di storia: "Li abbiamo massacrati tutti e i loro nipoti ora ballano nei loro variopinti costumi per noi."? Il vincitore si prende tutto, incluso il diritto di scrivere la sua versione dei fatti e della storia, sostenendo che sia l'unica versione, la Verita’ Storica.

Lanzhou veniva chiamata la Città d'Oro, e per secoli è stato un importante collegamento lungo l'antica Via della Seta Settentrionale, ed è stato per proteggere la città che la Grande Muraglia fu estesa fino al passo dello Yumen. Ho letto che dopo la caduta della dinastia Han, Lanzhou divenne la capitale di una successione di stati tribali. Mi chiedo ancora: che cosa significa "tribale"? Tribale confronto a cosa? Nel 4 ° secolo fu per breve tempo la capitale dello stato indipendente di Liang. Indipendente da chi, se non le prementi forze degli stati affianco?
Fatto sta che, grazie alla Via della Seta e al flusso e influsso di altre culture, sopratutto quela Indiana e del Centro Asia, Lanzhou e la zona che chiamiamo oggi Gansu, fu per parecchi secoli un centro di studi buddisti e di irradiazione del Buddismo verso il resto della Cina. C'è un accenno che ricorda le continue battaglie per questa terra, quando il libro ricorda che nel 763 l'area fu "invasa" da parte dell'Impero Tibetano. Nel 843 fu conquistata dai Tang. Notate: non ri-conquistata, perche’ ai quei tempi questi imperi o monarchie in terra cinese non si ritenevano affratellate o parenti. Siamo noi che ricostruiamo la storia, mettendole in fila e accorpandole in un'unica Storia. Dopo alcuni cambiamenti di mano, riguardante gli Stati che possedettero la zona di Lanzhou e la città stessa, nel 1235, il tutto entro’ in possesso dell'impero Mongolo.


Il periodo dell’invasione Mongola è tra i fatti centrali per la storia della Cina, ma sottovalutata e sottostimata in Cina, forse perché fa ancora male all'orgoglio nazionalista cinese riconoscere pienamente che essi furono parte di un impero straniero, il più vasto impero contiguo sulla faccia della terra; anche se è grazie a questo fatto che abbiamo, per la prima volta, un enorme unificazione sotto un unico governo di tutta la terra e tutti i popoli e le culture che in futuro formeranno ciò che noi conosciamo come "Cina", oggi. Ed è anche perché i mongoli si affermarono sul Tibet, fino ad allora un impero completamente indipendente, con una storia vecchia come quella cinese, che iniziarono le rivendicazioni territoriali che porteranno all’invasione e assoggettamento finale del 1959. Infatti la dinastia Ming eredito’ questo enorme paese unificato dai Mongoli. Compreso Lanzhou, naturalmente.

Che qui abitassero, come nel resto del territorio cinese, popoli provenienti da diverse culture e tradizioni e’ anche dimostrato dalle varie, sanguinose rivolte che hanno visto Lanzhou come loro epicentro, come le rivolte Dungan in 1864-1875 in Shaanxi e Gansu, e nel 1895-1896 nel Qinghai e Gansu. La dinastia Qing elimino’ milioni di musulmani cinesi, nello Yunnan praticamente riusci a fare piazza pulita, massacrandoli o costringedoli ad andare in Myanmar, dopo che domo’ la ribellione Du Wenxiu, una ribellione nata contro la discriminazione con la quale i Qing trattavano i musulmani. Le relazioni tra musulmani cinesi e il governo centrale non sono ancora del tutto pacifiche, come dimostrato dalle moderne ribellioni e uccisioni nella provincia dello Xinjiang di quest’anno, 2013, e degli anni precedenti. A volte il sangue di oggi diventa solo le linee di storia scritta domani, qualche volta le linee di sangue rimangono e la storia rimane non scritta definitivamente.

Se avessi avuto un solo dubbio sulle storie che circolano sull'inquinamento di Lanzhou, l'aria che sto respirando sta aiutando a dissiparlo. LanZhou ha davvero una delle peggiori qualità dell'aria dei posti in cui sono stato in Cina. Qualche istituto di ricerca ha scritto che Lanzhou è una delle 30 (o 20? Non ricordo bene) città piu’ inquinate del mondo. Riesco a vedere le fabbriche intorno alla città. Riesco a vedere la secchezza quasi desertica delle colline, immagino che le tempeste di sabbia provenienti dal deserto del Gobi qui devono essere davvero in grande stile. Nessuna sorpresa che la qualità dell'aria sia peggiore della spesso citata Pechino.

Siamo arrivati all'hotel prenotato da Howard via internet. Sorpresa: la stanza mostrata dalle foto in linea non c'entra niente con la vera camera: quella sul sito è meglio arredata, nell’edificio principale ma il prezzo speciale che include la prima colazione non era legata a questa camera ma ad una sistemazione di grado molto più basso, che si trova in un edificio adiacente. Howard è leggermente sconvolto. Cerco di fare il filosofo, c'est la vie mon chère.
Sistemiamo i bagagli e usciamo per una passeggiata, non siamo lontani dal centro, che, non sorprendentemente, è un centro commerciale. Saliamo su un autobus, riscaldato. Caratteristiche della città sono edifici in audace e vecchio stile Unione Sovietica. Arriviamo in una grande piazza rotonda. Sulla nostra sinistra, un po' lontana e ricoperta da fluorescenti luci verdi, s’erge una grande moschea. Da qui sembra interessante, decidiamo di andare più vicino, saltiamo fuori dall'autobus e camminiamo nel freddo.
Da vicino l’edificio non è cosi' emozionante, comunque scattiamo delle foto, giusto per ricordo. Per un attimo mi fermo e penso: “Il ricordo di chi?”. Tornando a piedi verso la via che porta al centro commerciale Howard compra per strada alcuni spiedini di carne di manzo, una delle specialita’ locali, carne halal. Io? No, grazie.


Vaghiamo per la zona commerciale; c'è una strada laterale dove vendono cuccioli di cane, tra le altre cose. Il luogo è molto poco interessante. Tornando indietro, si va verso il fiume, il fiume Giallo. D'altra parte del fiume alcune luci schiariscono, a macchie, un parco urbano. Camminando capisco meglio qualcuna delle possibili ragioni del forte inquinamento: la città si trova chiaramente in una specie di valle, creata dal fiume, ed è insaccata in una sorta di curva; è anche circondata da montagne, e tutto questo è ideale per avere un alto grado di aria stagnante, e facilmente inquinata. Arriviamo al famoso ponte di ferro sul fiume Giallo. Il ponte è stato fatto quando la Cina ha costruito la sua prima grande ferrovia, ed è stato il primo ponte di ferro sul fiume Giallo, ora conosciuto come il Ponte Zhongshan (Sun Yat-sen). Guardo il fiume che scorre sotto, così fangoso ... lo hanno chiamano giallo per via del colore fangoso? Penso che sia molto probabile.
Torniamo alla nostra sconcertante stanza, domani dobbiamo alzarci presto perche’ vogliamo visitare il Museo Provinciale del Gansu, una delle cose migliori da vedere in Lanzhou, e poi abbiamo un appuntamento per quello che potrebbe essere un incontro interessante, con un uomo d'affari che commercia vini di importazione e voglio vedere se vorrebbe trattare vini italiani in Cina, che è il mio attuale campo d'attività principale qui.

(continua)



di Marco M Gobbo
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Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta (parte prima)

Statua di Bodhisattva, dettaglio, al Gansu Museum di Lanzhou

Come si arriva alla Via della Seta?

Non so voi, ma io ci sono arrivato durante le vacanze di Natale del 2012, sempre grazie allo spirito organizzativo di Howard, amico di SuZhou. Con lui avevo visitato in precedenza le magnifiche grotte buddiste di LongMen (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6222 ) , e poi ancora quelle di YunGang (vedi blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=6303 ) ed ora eccoci ad organizzare il viaggio alle grotte di Mogao, vicino a Dunhuang, nella provincia del Gansu.

In effetti abbiamo fatto un viaggio a ritroso nel tempo, dalle grotte relativamente piu’ recenti, quelle dove l‘influsso della cultura cinese e’ preponderante, indietro fino a quelle che, invece, mostrano quasi intonsi i segni dell’arte Indiana e i riverberi del Gandhara.

Dal Budda paffuto, pacioso e spesso ilare di stile cinese arriveremo al giovane Maestro dall’espressione di beata, siderale distanza dai problemi di quest’esistenza, magro e dai lineamenti cosi belli da parere effeminato.

E’ siamo cosi a Suzhou, il 24 dicembre, a casa di Howard e l’amico Jeffrey e’ con noi, ma lui non verra’ a DunHuang, andra’ poi in un’altra provincia, nell’Hunan, a visitare la sua famiglia di origine. Suzhou con i suoi 2 gradi, il vento e un accenno di nevischio e’ proprio fredda per noi che arriviamo dai 18 gradi di Shenzhen. Passiamo insieme quattro giorni tranquilli, mangiando un po’ troppo e visitando alcune parti della citta’ che Jeffrey non conosce, un pomeriggio lo dedichiamo a girovagare nella strada piu’ commerciale, giusto per vedere vetrine e qualche tempio locale.

Il giorno finale della visita di Jeffrey visitiamo il Museo di Suzhou, che fu completamente ridisegnato e ricostruito dall’architetto Ieoh Ming Pei e inaugurato nel 2006.

Mi ci sono recato diverse volte, per curiosare tra le collezioni d’arte antica o vedere qualche mostra di arte contemporanea, e aggirarmici nei suo interni mi da sempre molto piacere, ogni volta scopro un dettaglio, un particolare che mostra l’accuratezza e direi l’amore con il quale Pei ha ripensato il posto, dandogli una veste moderna ma con precisi e forti richiami ad un’architettura classica cinese che qui e’ famosa sopratutto per i Giardini, tutti considerati patrimonio dell’Umanita’. Il museo e’ ad entrata libera, a tutt’oggi, aprile 2013, e la cosa contrasta parecchio con i biglietti che bisogna pagare in giro per la Cina se si vuole visitare Templi e Pagode. Misteri del marketing turistico cinese.

Durante le serate accudiamo e trastulliamo il piccolo bichon bianco di Howard, che abbiamo chiamato Neve, e che e’ reduce da una brutta parassitosi alla pelle, grazie alla trascuratezza di una cugina dell’amico, che ci aveva malbadato durante il periodo precedente alla nostra visita; pianifichiamo il viaggio, che a dire il vero e’ davvero gia’ completamente organizzato da Howard e chiacchieriamo sui prossimi progetti lavorativi oppure guardiamo un film in dvd, che ancora oggi si possono trovare in Cina a circa 10 RMB (ovvero un euro e venti centesimi) in negozi e sulle bancarelle.

Partiremo il 28 dicembre, Jeffrey per ChangSha e noi prenderemo un aereo per LanZhou, la capitale della provincia del Gansu, una provincia che e’ intrisa di storia antica e recente e che il partito comunista ritiene uno dei posti sacri (usano proprio questi termini religiosi) della Rivoluzione, vedremo poi perche’.

Da Lanzhou prenderemo un treno per DunHuang, una volta il confine dell’impero Han e centro di assoluta importanza sulla via della Seta cinese, dove nelle vicinanze si trovano le grotte di Mogao, nostro obbiettivo principale, ma Howard mi spiega come ci siano parecchi altri posti che vale la pena di vedere mentre saremo li, tra -10C e -20C: la Montagna Sabbiosa degli Echi, l’oasi con il lago a Luna Crescente, il passo dello Yumen e quello di Yangguan, andremo nel deserto del Gobi, che si sta espandendo e che ormai quasi lambisce la cittadina, mi dice che mangeremo carne di asino, fichi secchi buonissimi, noci e nocciole di prima qualita’, la famosa pasta fresca tirata (lamian) di Lanzhou e del Gansu, che qui si gusta sopratutto al mattino, come prima colazione. DunHuang fu la porta d’entrata e di interscambio di filosofie, religioni e non solo un punto di commercio, e anche se la Seta ha poi dato il nome alla via, da qui si commerciava di tutto e di piu’, DunHuang era forse la Hong Kong dell’epoca. Insomma, la visita si delinea proprio interessante sotto molteplici aspetti. Peccato che Jeffrey non sara’ dei nostri, penso che sarebbe piaciuto anche a lui visitare dei posti che fanno parte della storia cinese, e anche della poesia, visto che il passo dello Yangguan viene citato in una poesia famosissima in Cina, che tutti i cinesi apprendono a scuola. Sky, uno dei miei pochi altri amici cinesi che in questo momento si trova a Newcastle Upon Tyne per un master in giornalismo, mi ha gia’ espresso la sua amichevole invidia, perche’ proprio Yanggang e la via della Seta sarebbe uno dei suoi obiettivi di visita. Gli ho promesso che davanti alla statua del poeta Wang Wei a Yanggang gli mandero’ un pensiero speciale per lui, impegnato a gustarsi i pudding natalizi della vecchia Inghilterra.

Da DunHuang riprenderemo il treno per LanZhou, facendo uno stop a ZhangYe, una volta si chiamava Ganzhou e leggenda vuole che qui nacque l’imperatore mongolo Kublai Khan, e Marco Polo, che qui soggiorno’ un anno, la chiama Campichu nel suo Il Milione. Con questo viaggio mi sento ormai davvero sulle orme del mio famoso omonimo veneto, in tempi diversi abbiamo visitato gli stessi luoghi: SuZhou, HangZhou, DunHuang, Zhangye, Pechino, ChengDu e altre citta’ nei loro dintorni, e mentre lui parlava sicuramente il cinese di allora meglio di me, io mi accontento di essere un po’ narratore di questa Cina, come lo fu lui allora.

Mogao, arriviamo.



di Marco M Gobbo
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Cina, ShanXi, DaTong, le grotte di Yungang, una meraviglia buddista.

grotte di YunGang foto marcomgobbo

La mattina e’ fredda, ma non glaciale come ieri, c’e’ il sole a DaTong, e dopo aver consultato i ragazzi del Ricevimento dell’albergo abbiamo scelto di andare a visitare le grotte di YunGang prendendo un taxi. Si trovano a una quindicina di chilometri dal centro, in direzione sud-ovest, il taxi costa poco e il tassista e’ socievole e curioso nei miei confronti.

Quando gli dico che sono di Milano mi dice “A.C. Milan!”, oh si, pero’ puntualizzo che da ragazzino tifavo Juventus e lui mi risponde “Roberto Baggio!”. La stragrande maggioranza dei maschi adulti cinesi, specie tra i trenta e i cinquant’anni sanno praticamente tutto del calcio italiano degli anni ottanta e novanta, questo perche’ alla “riapertura” della Cina, la tivu’ di Stato cinese programmo’ per anni le partite di calcio del campionato di Serie A.

Roberto Baggio se lo ricordano in molti in Cina, lo chiamavano “il Principe Blu” nel senso che ha il blues, all’americana, che e’ triste, perche’ leggenda qui vuole che a grandi doti e talento non corrisposero altrettanti onori e il suo medagliere dice poco del suo vero valore.

Di certo non mi aspettavo di discorrere di Roberto Baggio mentre viaggio in taxi verso gli antichi templi buddisti cinesi scavati nelle grotte vicino alla città di Datong, nella provincia dello Shanxi. Questi, insieme alle grotte di LongMen (vedi blog precedenti) e a quelli di Mogao sono i tre più famosi siti di antiche sculture di arte buddista in Cina.
Howard inizia a leggere una guida: il sito si compone di 252 grotte con più di 50.000 statue e statuette del Budda che vanno dai 4 cm. ai 7 metri di altezza. Sono patrimonio UNESCO e sono considerate una perfetta fusione dell’arte religiosa buddista di provenienza dal Sud Est Asiatico con le tradizioni culturali cinesi.

Ma perche’ proprio qui?

Dopo il declino della dinastia Jin, le regioni settentrionali della Cina passarono sotto il controllo dei Wei del Nord che fecero della citta’ di Pingcheng, l’odierna Datong, la loro capitale. Ah, ecco! Inoltre la dinastia dei Wei adotto' come religione di stato il Buddismo... e adesso tutto torna.

Il Buddismo arrivo’ in Cina tramite i viaggiatori e commercianti che trafficarono lungo l'antica Via della Seta del Nord, un percorso di circa 2600 chilometri, che collegava l'antica capitale cinese Xi'an all’antica Partia.
I primi lavori di scultura durarono fino all'anno 465 CE, (le grotte note come grotte 16-20). A partire intorno all'anno 471 C.E, inizio’ una seconda fase dei lavori, grazie al mecenatismo della corte imperiale e alla sua supervisione, che durò fino al 494 C.E. In questo periodo furono costruite le grotte gemelle 5/6, 7/8, e 9/10 così come le grotte 11, 12, 13.

Il mecenatismo imperiale fini’ nel 494 C.E., anno in cui la corte Wei se ne ando’ nella nuova capitale Luoyang, e li iniziarono i lavori delle grotte di LongMen. Chiaro.

Le grotte piu’ antiche, piu’ colorate, piu’ vicine alla tradizione Indiana sono quelle di Mogao (DunHuang), poi abbiamo queste di YunGang per finire con quelle di LongMen. Howard prosegue la sua lettura ad alta voce. Andatasene la corte, altre grotte furono scolpite grazie al patrocinio di facoltosi privati, e questa terza fase durera’ fino al 525, quando tutto si fermo’ a causa di rivolte sociali nella zona, rivolte che eventualmente portarono alla caduta degli Wei.

Osserviamo il paesaggio, il brullo invernale che mi ricorda certe parti del Nord Italia; ci informiamo sull’economia della zona, di che vive la gente? Il tassista e’ perentorio: si vive delle miniere e di pastorizia. Infatti qui la carne che va per la maggiore non e’ quella di maiale, come nel Sud della Cina, ma quella di montone e di agnello.

Arriviamo ad una svolta della strada e eccoci davanti al cancello di entrata, paghiamo e salutiamo il cordiale autista. Camminiamo per un centinaio di metri, poi svoltiamo a sinistra, scendiamo una scalinata ed entriamo in una grande e moderna entrata, molto ariosa, sembra la hall di un hotel di lusso. Comprati i biglietti passiamo ad un altro cancello e finalmente siamo in un piazzale, da dove parte un viale alberato con statue a destra e a manca, che conduce ad un ponte lanciato su di un laghetto, attraversato il ponte saremo alle porte di un grande tempio.

Dal ponte scattiamo delle foto, e mentre camminiamo verso il tempio c’e’ qualcosa che non mi quadra. Arriviamo al tempio, c’e’ un monaco, non appena qualcuno si ferma per inchinarsi a pregare o ad accendere i canonici tre incensi, batte un gong. Il tempio e’ molto grande, scenografico, vederlo dal ponte fa un effetto cartolina postale, me l’immagino al tramonto o all’alba, che si specchia sull’acqua...

Giriamo intorno al tempio e finalmente capisco che cosa non mi quadra: ci sono solo grandi hall dedicate alle statue da venerare, ma nessun spazio per monaci, o dormitori o altro... Il tempio e’ pittoresco e dimostrativo, ma non vissuto come tale, secondo me, e anche Howard conviene che il monaco gli pare li non proprio per trascendente vocazione quanto per guadagnarsi la pagnotta, probabilmente e’ un impiegato statale.

Dietro il tempio parte un altro ponte e finalmente arriviamo alla zona delle grotte. Si dovra’ camminare ancora per qualche minuto, e poi appariranno, sulla nostra sinistra. Nel frattempo si sta annuvolando, e la temperatura scende.

Vediamo le prime grotte, parecchio erose dagli agenti atmosferici, sono in un materiale che mi pare arenaria. Howard riprende la guida che spiega che gia’ dalla immediata fine dei lavori ci si rese conto che l’erosione era molto accentuata e veloce. Ci furono diversi tentativi di preservare le grotte e riparare i danni subiti, con restauri di statue e la costruzione, durante la dinastia Liao, dei "10 templi di Yungang" (1049-1060) destinati a proteggere le principali grotte, ma questi templi furono distrutti appena 60 anni dopo, durante un incendio. La dinastia Qing, nel1621, costrui degli edifici in legno che si possono vedere ancora davanti alle grotte 5 e 6. E ci siamo di fronte proprio adesso.

Questa e’ considerata la zona centrale delle grotte (dalla 5 alla 13) e ci sono una serie di grotte a coppia, meravigliose. Le prime grotte che abbiamo visto erano di un monumentale molto serio, austero. Queste, invece, sono piu’ colorate, fiorite, direi quasi giocose.
A
lcune delle colossali statue del Budda sono nello stile Gandhara, originario del Nord dell’India e molte delle statue di enormi dimensioni (grotte 5, 16-19) sembrano essere state influenzate dalle famose statue (ormai distrutte dall’odio settario dei Talebani) di Bamiyan in Afghanistan.

Mi attardo a visitare le grotte ed esco e rientro parecchie volte. Si, qui decisamente l’atmosfera e’ diversa dalle grotte di LongMen, molto piu’ marcatamente cinesi li, mentre qui le influenze sono proprio indiane, con i riverberi greco-romani in certi motivi decorativi, in certe figure; ci sono dei motivi e delle influenze che sono palesemente non cinesi, ma la mia ignoranza in materia mi impedisce di identificarle chiaramente, mentre invece cinesi sono le immagini, in questo contesto piuttosto “pesanti”, di draghi e fenici, anche i tetti o un certo modo di disegnare l’aureola.

Con Howard discorriamo delle aureole, questo segno di santita’ che attraversa tutte le religioni. Curioso, no? Fare foto all’interno delle grotte piu’ colorate e’ vietato ma Howard scatta lo stesso. Sono diviso a meta’ tra il cazziarlo e il farmi complice e suggerire dove scattare le foto.

Le grotte sono impressionanti, variano molto per grandezza e profondita’, per ricchezza di dettagli e di statue. Ci sono delle piccole grotte riccamente dipinte e scolpite su ogni superficie. Inoltre ci sono intricati bassorilievi e sculture a parete... Si potrebbe passare ore a esaminare il dettaglio di ogni nicchia, e molto probabilmente bisognerebbe essere buddista o avere una approfondita conoscenza di architettura per apprezzare fino in fondo questo sito artistico-religioso. Molto meglio venire a visitarlo con un minimo di preparazione.
Ci sono delle grotte chiuse al pubblico, i lavori di restauro continuano ancora oggi. Erosioni naturali, saccheggiatori (in particolare nel 20esimo secolo) e vandali, così come attacchi anti-buddisti durante la Rivoluzione Culturale, hanno lasciato il segno, ma ci sono segnali incoraggianti di un rinnovato impegno da parte del governo centrale per la conservazione e il restauro delle Grotte di Yungang, un vero tesoro dell'arte e della storia mondiale, non solo cinese.



di Marco M Gobbo
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Cina, Shanxi, Datong, e un Tempio in Cielo.

Datong tempio Fluttuante foto marcomgobbo

Dopo la visita a Pingyao siamo tornati in treno a Taiyuan e saliti su un bus, direzione Datong (大同; Datong); da qui visiteremo le Grotte di Yungang (云冈 石窟; Yungang Shíkū, in cinese tradizionale: 云岗 石窟, anticamente note anche come Grotte Wuzhoushan) e il Tempio Fluttuante (悬空寺 Xuan Kong Sì).

Arriviamo a Datong nel primo pomeriggio, c'è il sole, il tempo e’ secco e freddo. Chiediamo indicazioni e l'autobus che va al centro storico si trova proprio di fronte a noi. Giunti alla nostra fermata scendiamo, abbiamo bisogno di chiedere nuove indicazioni, e dopo essere arrivati davanti alle mura della città, di nuova costruzione, dobbiamo chiedere ancora una volta. In tutte queste occasioni le persone a cui abbiamo chiesto sono state subito molto cordiali e disponibili, soprattutto una ragazza, che ci spiega la strada con una tale abbondanza di dettagli che ci chiediamo se sia mica una specie di vigile urbano in borghese.


Datong è stata fondata durante la dinastia Han e ora è una città che vive grazie alle miniere di carbone, seduta su grandi riserve di quest'importante risorsa per l'economia cinese. Si tratta di una delle città più inquinate della Cina. Devo dire che gli sforzi del governo locale di introdurre metodi più ecologici ed efficienti di estrazione hanno dato i loro frutti: abbiamo avuto una conversazione con il tassista che ci portera’ alle grotte di Yungang, un uomo rudemente affabile, che ci ha spiegato come l'inquinamento della città è stato notevolmente ridotto negli ultimi anni e che confermera’ le nostre impressioni che vi siano sforzi per modernizzare la città, con la creazione di altre aree di business e lo sviluppo del turismo.

Naturalmente l'industria del carbone continua a dominare, ma non abbiamo mai avuto la sensazione di essere in una fossa di disperato inquinamento, in realtà abbiamo quasi sempre goduto di un cielo sereno e mai avuto il naso pieno di polvere nera, come è successo a Pingyao.
Il nostro albergo è l'Hotel Garden, situato vicino alla Torre del Tamburo, ed è l'hotel dove ho ricevuto il servizio più caldo e accogliente in Cina, almeno finora. L’area a nord dell'hotel è attualmente in costruzione: diventera’ un centro commerciale all’aperto con edifici che richiamano l'architettura della vecchia Cina, mentre al lato sud c'è quello che posso considerare la vecchia area commerciale, con centri commerciali all’occidentale, pieni di abbigliamento assurdamente costoso marchiato con nomi occidentali molto improbabili.

Dopo un periodo di riposo, con Howard ci sediamo a leggere mappe e guide. Datong e' a pochi chilometri dalla Mongolia Interna, e questa posizione spiega perché, durante la sua storia fu saccheggiata e distrutta più volte: questa era sicuramente una delle citta' piu' esposte alle scorrerie delle tribu' Mongole, una delle prime a subirne i raid. L'ultima volta fu distrutta durante la fine del dinastia Ming nel 1649, e ricostruta nel 1652. Lasciamo l'hotel per una prima esplorazione della zona circostante e un pasto in un ristorante nelle vicinanze: buon prezzo e buon cibo. Annotta, la temperatura scende velocemente e decidiamo che sia meglio preservare l'energie per il giorno successivo, per la nostra visita al Tempio Fluttuante, alias Hanging Temple, in inglese. Al Ricevimento dell’albergo prenotiamo un’ auto per la mattina seguente alle 8.30, il viaggio durera’ circa un'ora; doccia, e chiudiamo la giornata.

Il giorno dopo ci accoglie con una brezza gelida e siamo felicissimi di andare al Tempio in auto. Arrivati sul posto il freddo mi fa versare qualche lacrima. Nevica, una neve molto fine, una polvere bianca, mentre un vento cattivo sta aumentando il nostro desiderio di un caldo rifugio, ma poi guardiamo la montagna di fronte a noi ed eccolo li, il Tempio... e che edificio audace è questo!

Grazioso, piccolo, allungato sul fianco della montagna, come un sinuoso... Drago, che altro, in Cina? Va bene, vale la pena di congelarsi le mani, sfilando i guanti e iniziando a fare foto. Siamo pronti ad avvicinarci a questa meraviglia.
Il tempio è stato costruito a 75 metri dal suolo (circa 246ft, per i miei lettori anglicizzati) e si dice che un monaco, Liao Ran (
了然) abbia iniziato a costruirlo da solo, in un momento imprecisato, circa 1500 anni fa, durante la fine della dinastia Wei del Nord. La fede muove le montagne e ci costruisce templi sopra.

Quello che vediamo adesso è il risultato di successive riparazioni e ampliamenti, molto è stato ricostruito durante la dinastia Tang e, ancora, durante le epoche Ming e Qing, l'ultimo restauro fu fatto intorno all'anno 1900. Mentre si cammina leggo una buona guida e così imparo che questo tempio è notevole anche perché e’ ora un’unica casa per credenti buddisti, taoisti e confuciani, mischiando elementi dalle tre fedi: c'è una sala dedicata ai rispettivi fondatori, Sakyamuni, Laozi e Confucio.
Nonostante il tempo avverso arrivano diversi gruppi di persone. E’ un'esperienza salire le strette scale e visitare le piccole sale. Il Tempio è un miscuglio di legno, mattoni grigi e pareti rosse. Riesco a vedere la struttura delle torri della Campana e del Tamburo, a lato degli edifici. Ci sono diverse statue, non così belle come quelle nel tempio Shuanglin a Pingyao (anche se la guida esagera "... la tecnica di esecuzione delle statue e’ davvero squisita e sono acclamate come il culmine della perfezione" boom!), sono comunque opere interessanti, e mi rattristo nel vedere che nella sala più bella le statue e le opere sono stato raggiunte dalla mano della Rivoluzione Culturale, e danneggiate.

Visitiamo dappertutto mentre dalle finestrate e dai corridoi si guarda il paesaggio esterno, non so se posso dire "esterno", perché data la nostra posizione, mi sento in qualche modo parte del paesaggio, e forse questa era una delle intenzioni del primo costruttore. Cerco di immaginare questi monaci, in meditazione qui, vivendo di poco, in armonia con la natura e il suo silenzio, un silenzio molto probabilmente rotto solo dal canto degli uccelli, dalla pioggia tintinnante, la voce del fiume che scorre sotto, e dalle preghiere.

Durante la visita si capisce che questo è piuttosto un Monastero in piccola scala che un tempio, un luogo costruito per vivere la fede, non solo da visitare e dove pregare momentaneamente. Leggo altre informazioni ma non mi è chiaro se, originariamente, questo fu luogo di culto buddista o taoista. Non ho trovato nozioni chiare su questo fatto. La struttura pare fragile ma è ovviamente ben protetta dalla montagna, e questo può spiegare il come abbia fatto a resistere all’azione degli elementi nel corso dei secoli: nessun allagamento può raggiungere i 75 metri di altezza, pioggia e neve riescono a malapena a toccare l’edificio, è rivolto a est-nord-est, quindi la montagna lo protegge dal calore in estate.
Vorrei dire che la bellezza del Tempio riesce a farci dimenticare il freddo, ma non è così, e siamo felici di tornare al caldo, nell’auto che ci aspetta, pronta a riportarci a Datong: domani visiteremo le Grotte Yungang.
(Segue)



di Marco M Gobbo
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