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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'ARTE CINESE'
 
Cina, Provincia del Gansu: sulla Via della Seta, DunHuang e Mogao (Parte Quinta)

Grotte di Mogao, esterni, dicembre 2012

Sto leggendo s’un libro che le Grotte di Mogao diventarono un luogo di pellegrinaggio per il pubblico e fino al 14 ° secolo le grotte-santuario furono costruite dai monaci con i fondi di donatori e mecenati, tra i quali anche dignitari stranieri e imperatori cinesi. Grotte più piccole furono finanziate da commercianti, ufficiali militari, e altri personaggi locali. Leggo e tutto mi dà la sensazione di quanto profondamente il buddismo fu parte della vita cinese. Arriviamo alla nostra destinazione, e siamo soli. Pochi minuti più tardi vedremo un piccolo gruppo di stranieri presto raggiunto da un altro gruppetto, questa volta di cinesi.

I biglietti d'ingresso per gli stranieri sono più costosi, e nel 2013, con la Cina divenuta la seconda potenza economica mondiale, sono davvero sconcertato da questa disparità di trattamento nei confronti di persone provenienti da molto lontano per ammirare arte che appartiene al mondo. Questo è patrimonio artistico mondiale, non solo cinese. Mi chiedo come un cinese potrebbe sentirsi nel venire a sapere che dovrebbe pagare più di un italiano per visitare la Galleria degli Uffizi di Firenze o di L’Ultima Cena di Leonardo a Milano. Seconda sorpresa: ci è permesso di visitare solo 8 grotte! Che cosa? Sì. Se vogliamo vederne di più, abbiamo bisogno di tornare e pagare di nuovo l'ingresso. Che caz! Posso capire questa limitazione nel periodo estivo, mentre, credo, migliaia di persone arrivano per vedere le Grotte, ma alla fine di dicembre, a meno 15 gradi, ci sono non piu’ di altre 35 persone e la maggior parte sono stranieri, provenienti da migliaia di chilometri di distanza per venire qui. Anche Howard non è affatto felice. Questo è davvero inaspettato.


Ora sono quasi di cattivo umore e cerco di concentrarmi su arte e storia e buddismo. Decidiamo di seguire una guida cinese: farò del mio meglio per capire un po' di informazioni, e Howard mi aiutera’ con delle traduzioni al volo, quando saro’ proprio perso. Confido sul fatto che ho gia’ letto molto sulle Grotte e la loro storia. So che sono circa 500 e che sono state riccamente dipinte perché dipinti e architettura servivano come rappresentazione visive della ricerca dell'illuminazione, della Via, e che erano, al tempo stesso, uno strumento didattico per coloro che non sapevano leggere, sulle storie e sul credo buddista. Come si assomigliano le culture, la stessa situazione è chiaramente presente nella storia del cristianesimo, o dell'induismo, l'islam o nella stragrande maggioranza delle religioni del mondo: lo stesso uso della pittura, dell’architettura e dei templi lì come qui, esattamente lo stesso uso dell'arte, lo stesso obbiettivo... la stessa
Propaganda Fide.


Un gran numero di grotte furono costruite durante la famosa dinastia Tang, quando DunHuang divenne davvero grande centro di commercio e grande crocevia religioso sulla Via della Seta cinese. Anche le due grandi statue del Buddha di Mogao sono stati eseguite in questo periodo, la più grande costruita nel 695. Curiosamente Mogao fu risparmiata dalla persecuzione dei buddisti e del buddismo ordinata dall'imperatore Wuzong nel 845, in quanto non era cinese, ma sotto il controllo del Tibet. Come succede spesso ad una città di frontiera, Dunhuang fu occupata piu’ volte e in tempi diversi da altre popolazioni.
Le poche grotte che possiamo visitare sono veramente magnifiche, e non sono tra le migliori o più famose.
Le grotte comunicano davvero il riverbero dell'arte indiana: hanno una colonna centrale a sezione quadrata, sculture in nicchie, che rappresenta lo stupa attorno al quale gli adoratori possono circumambulare (chiamato parikrama) e guadagnare benedizioni. La guida spiega che molte delle grotte in origine avevano portici in legno ma la maggior parte di questi sono stati persi, con solo cinque rimanenti, i primi due di questi cinque sono un ormai raro esempio del tipo di architettura in legno in voga durante la dinastia Song. I primi murales mostrano una forte influenza indiana e dell'Asia centrale nelle tecniche pittoriche utilizzate, nella composizione e nello stile delle pitture così come nei costumi indossati dalle figure, insomma mi verrebbe da dire “questa e’ pittura indiana”,
tout court ma uno stile distintamente di Dunhuang comincia gia’ ad emergere durante la Dinastia Wei. Motivi cinesi, di origine asiatico-centrale e indiana si possono trovare mescolati in un unica caverna, e gli elementi cinesi via via aumentano per importanza nel corso del periodo Wei occidentale (535-556 CE).


Ci sono grotte che sono totalmente dipinte, su tutti i muri e i soffitti, è quasi un
horror vacui in azione, con decorazioni geometriche o di vegetazione che riempiono gli spazi non presi da immagini figurative, di solito il Buddha. Anche le sculture sono riccamente dipinte. Molti murales sono stati ridipinti in periodi successivi, e non sempre con buoni risultati. I murales sono valutati, come qualita’ artistica, considerandone la grandezza e la ricchezza dei contenuti e, ovviamente, questi murales stanno li’ a documentare i mutevoli stili dell’arte buddista, e direi "arte" in Cina, per quasi mille anni. L'arte dei murales raggiunse il suo picco durante il periodo Tang, per poi cominciare a scemare di qualità.


Visitando Mogao capisco perché ci sono così tante grotte denominate "Grotta dei Mille Buddha": questo è un motivo comune in molte grotte, le cui pareti sono interamente coperte da file e file di piccole figure del Buddha seduto. Questi piccoli Buddha sono stati elaborati utilizzando stencil in modo che figure identiche possano essere replicate in maniera identica. Inoltre sono notevoli le figure delle Apsaras Volanti, che incontrai prima, ad Angkor Wat, Cambogia ( vedi: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5628 ) ; in cinese si chiamano Feitian e le Feitian sono simbolo usato ovunque a Dunhuang, come statua spartitraffico ad un crocevia oppure anche utilizzato dal Partito Comunista, sezione Gioventu’. Penso: abbiamo un antico simbolo religioso utilizzato da un partito ufficialmente ateo. Che dire di questa utilizzazione di vecchi simboli religiosi per la costruizione di una nuova mitologia?


Soprattutto, queste grotte sono sempre dedicate alla vita del Buddha o rappresentano delle parabole della sua dottrina (karma). Sono incantato da tutte, e mi piacerebbe vedere di più e capire di più. Molti murales a Dunhuang sono eseguiti usando tecniche di pittura originarie dell'India, dove l'ombreggiatura è stata applicata per ottenere una sorta di effetto chiaroscurale o tridimensionale. Questa tecnica di ombreggiatura è, in tutta l’Asia Orientale, unicamente riscontrabile a Dunhuang in questo periodo in quanto tale ombreggiatura sui volti umani non apparve in dipinti cinesi se non molto più tardi, quando si fecero sentire le influenze dei dipinti europei. Un'altra differenza dalla pittura tradizionale cinese è la presenza di figure semi-nude o completamente nude. Dipinti e sculture a Mogao mostrano chiaramente che essi si basavano su modelli indiani e dell’Asia centrale, anche sullo stile greco-indiano del Gandhara, poi lentamente, nel tempo, divennero poco a poco cinesizzati.
Per quanto riguarda le sculture, la maggior parte delle volte il Buddha è mostrato come figura in posizione centrale, spesso attorniato da deva, apsaras, re celesti, Boddhisattva e altre creature mitologiche.


Ecco, dall’ Italia a Mogao, sfidando meno 20 gradi, per vedere solo 8 grotte. La visita è finita e torniamo a Dunhuang.

(continua)



di Marco M Gobbo
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UNA F I N E S T R A ad E S T

E. Genesio, schizzo per l'installazione "Nel vento" a Cascina Bellaria, BlissBeatFestival 2012

Qui di seguito i link per conoscere la prossima mostra che curo
in ambito del BlissBeatFestival di Sezzadio (AL) http://www.blissbeatfestival.com/it.html.
Si tratta dell'evento Una finestra ad est, una selezione di opere d'arte visiva (installazioni, performance e inchiostri di china) che uniscono il fare estetico e le pratiche dello yoga e arti orientali.
Oltre ad una mia installazione interattiva basata sull'I Ching (Il libro dei mutamenti),
troverete una performance di Gosia Turzeniecka con il maestro yoga Marco Mandrino 
(http://www.blissbeatfestival.com/it/hari-yoga-il-segno-nell-aria.htmle alcuni inchiostri di china installati in natura di Stefano Giorgi
Per chi di voi già pratica, o per è incuriosito dal mondo di levante, 
il Bliss è una bella occasione per incontrare maestri yoga e musicisti internazionali
e provare una serie di discipline orientali nella idilliaca cornice della Cascina Bellaria. 
Un luogo di benessere ed energia che v'invito ad incontrare. 

Nelle prossime puntate, estratti dal catalogo di Una finestra ad est mi permetteranno di raccontare il rapporto tra occidente e oriente attraverso l'arte contemporanea. 


di emanuela genesio
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Cina, Shanxi, Datong, e un Tempio in Cielo.

Datong tempio Fluttuante foto marcomgobbo

Dopo la visita a Pingyao siamo tornati in treno a Taiyuan e saliti su un bus, direzione Datong (大同; Datong); da qui visiteremo le Grotte di Yungang (云冈 石窟; Yungang Shíkū, in cinese tradizionale: 云岗 石窟, anticamente note anche come Grotte Wuzhoushan) e il Tempio Fluttuante (悬空寺 Xuan Kong Sì).

Arriviamo a Datong nel primo pomeriggio, c'è il sole, il tempo e’ secco e freddo. Chiediamo indicazioni e l'autobus che va al centro storico si trova proprio di fronte a noi. Giunti alla nostra fermata scendiamo, abbiamo bisogno di chiedere nuove indicazioni, e dopo essere arrivati davanti alle mura della città, di nuova costruzione, dobbiamo chiedere ancora una volta. In tutte queste occasioni le persone a cui abbiamo chiesto sono state subito molto cordiali e disponibili, soprattutto una ragazza, che ci spiega la strada con una tale abbondanza di dettagli che ci chiediamo se sia mica una specie di vigile urbano in borghese.


Datong è stata fondata durante la dinastia Han e ora è una città che vive grazie alle miniere di carbone, seduta su grandi riserve di quest'importante risorsa per l'economia cinese. Si tratta di una delle città più inquinate della Cina. Devo dire che gli sforzi del governo locale di introdurre metodi più ecologici ed efficienti di estrazione hanno dato i loro frutti: abbiamo avuto una conversazione con il tassista che ci portera’ alle grotte di Yungang, un uomo rudemente affabile, che ci ha spiegato come l'inquinamento della città è stato notevolmente ridotto negli ultimi anni e che confermera’ le nostre impressioni che vi siano sforzi per modernizzare la città, con la creazione di altre aree di business e lo sviluppo del turismo.

Naturalmente l'industria del carbone continua a dominare, ma non abbiamo mai avuto la sensazione di essere in una fossa di disperato inquinamento, in realtà abbiamo quasi sempre goduto di un cielo sereno e mai avuto il naso pieno di polvere nera, come è successo a Pingyao.
Il nostro albergo è l'Hotel Garden, situato vicino alla Torre del Tamburo, ed è l'hotel dove ho ricevuto il servizio più caldo e accogliente in Cina, almeno finora. L’area a nord dell'hotel è attualmente in costruzione: diventera’ un centro commerciale all’aperto con edifici che richiamano l'architettura della vecchia Cina, mentre al lato sud c'è quello che posso considerare la vecchia area commerciale, con centri commerciali all’occidentale, pieni di abbigliamento assurdamente costoso marchiato con nomi occidentali molto improbabili.

Dopo un periodo di riposo, con Howard ci sediamo a leggere mappe e guide. Datong e' a pochi chilometri dalla Mongolia Interna, e questa posizione spiega perché, durante la sua storia fu saccheggiata e distrutta più volte: questa era sicuramente una delle citta' piu' esposte alle scorrerie delle tribu' Mongole, una delle prime a subirne i raid. L'ultima volta fu distrutta durante la fine del dinastia Ming nel 1649, e ricostruta nel 1652. Lasciamo l'hotel per una prima esplorazione della zona circostante e un pasto in un ristorante nelle vicinanze: buon prezzo e buon cibo. Annotta, la temperatura scende velocemente e decidiamo che sia meglio preservare l'energie per il giorno successivo, per la nostra visita al Tempio Fluttuante, alias Hanging Temple, in inglese. Al Ricevimento dell’albergo prenotiamo un’ auto per la mattina seguente alle 8.30, il viaggio durera’ circa un'ora; doccia, e chiudiamo la giornata.

Il giorno dopo ci accoglie con una brezza gelida e siamo felicissimi di andare al Tempio in auto. Arrivati sul posto il freddo mi fa versare qualche lacrima. Nevica, una neve molto fine, una polvere bianca, mentre un vento cattivo sta aumentando il nostro desiderio di un caldo rifugio, ma poi guardiamo la montagna di fronte a noi ed eccolo li, il Tempio... e che edificio audace è questo!

Grazioso, piccolo, allungato sul fianco della montagna, come un sinuoso... Drago, che altro, in Cina? Va bene, vale la pena di congelarsi le mani, sfilando i guanti e iniziando a fare foto. Siamo pronti ad avvicinarci a questa meraviglia.
Il tempio è stato costruito a 75 metri dal suolo (circa 246ft, per i miei lettori anglicizzati) e si dice che un monaco, Liao Ran (
了然) abbia iniziato a costruirlo da solo, in un momento imprecisato, circa 1500 anni fa, durante la fine della dinastia Wei del Nord. La fede muove le montagne e ci costruisce templi sopra.

Quello che vediamo adesso è il risultato di successive riparazioni e ampliamenti, molto è stato ricostruito durante la dinastia Tang e, ancora, durante le epoche Ming e Qing, l'ultimo restauro fu fatto intorno all'anno 1900. Mentre si cammina leggo una buona guida e così imparo che questo tempio è notevole anche perché e’ ora un’unica casa per credenti buddisti, taoisti e confuciani, mischiando elementi dalle tre fedi: c'è una sala dedicata ai rispettivi fondatori, Sakyamuni, Laozi e Confucio.
Nonostante il tempo avverso arrivano diversi gruppi di persone. E’ un'esperienza salire le strette scale e visitare le piccole sale. Il Tempio è un miscuglio di legno, mattoni grigi e pareti rosse. Riesco a vedere la struttura delle torri della Campana e del Tamburo, a lato degli edifici. Ci sono diverse statue, non così belle come quelle nel tempio Shuanglin a Pingyao (anche se la guida esagera "... la tecnica di esecuzione delle statue e’ davvero squisita e sono acclamate come il culmine della perfezione" boom!), sono comunque opere interessanti, e mi rattristo nel vedere che nella sala più bella le statue e le opere sono stato raggiunte dalla mano della Rivoluzione Culturale, e danneggiate.

Visitiamo dappertutto mentre dalle finestrate e dai corridoi si guarda il paesaggio esterno, non so se posso dire "esterno", perché data la nostra posizione, mi sento in qualche modo parte del paesaggio, e forse questa era una delle intenzioni del primo costruttore. Cerco di immaginare questi monaci, in meditazione qui, vivendo di poco, in armonia con la natura e il suo silenzio, un silenzio molto probabilmente rotto solo dal canto degli uccelli, dalla pioggia tintinnante, la voce del fiume che scorre sotto, e dalle preghiere.

Durante la visita si capisce che questo è piuttosto un Monastero in piccola scala che un tempio, un luogo costruito per vivere la fede, non solo da visitare e dove pregare momentaneamente. Leggo altre informazioni ma non mi è chiaro se, originariamente, questo fu luogo di culto buddista o taoista. Non ho trovato nozioni chiare su questo fatto. La struttura pare fragile ma è ovviamente ben protetta dalla montagna, e questo può spiegare il come abbia fatto a resistere all’azione degli elementi nel corso dei secoli: nessun allagamento può raggiungere i 75 metri di altezza, pioggia e neve riescono a malapena a toccare l’edificio, è rivolto a est-nord-est, quindi la montagna lo protegge dal calore in estate.
Vorrei dire che la bellezza del Tempio riesce a farci dimenticare il freddo, ma non è così, e siamo felici di tornare al caldo, nell’auto che ci aspetta, pronta a riportarci a Datong: domani visiteremo le Grotte Yungang.
(Segue)



di Marco M Gobbo
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Cina, Un Viaggio a LuoYang, Parte Prima: Il Monastero Shao Lin.

La Grande Hall del Tempio Shao Lin

La prima volta che sentii parlare del monastero e tempio Buddista ShaoLin (少林寺) fu nel 1982 o 1983, quando lessi del grande successo del film “ShaoLin Temple”, appunto, con protagonista Jet Li, che grazie al ruolo in quel film parti’ per una grande carriera cinematografica.

Con l’amico Howard abbiamo preparato la nostra tre giorni di visita a LuoYang (洛阳), nella provincia dell’HeNan, una delle Quattro Grandi Capitali Storiche della Cina. Probabilmente l’area intorno a Luo Yang e’ la culla, l’inizio della cultura cinese, ed e’ proprio in questi paraggi che si trova il monastero ShaoLin, e, di molto piu’ grande interesse per me, le Grotte di LongMen, una delle piu’ impressionanti raccolte di grotte-tempio scavate in una collina e costituenti uno dei piu’ alti tributi nella storia dell’arte e della spiritualita’ Buddista.


A LuoYang ci andremo in treno partendo da SuZhou, un viaggio di oltre dodici ore (con un costo di circa 250 RMB solo per l’andata) in cuccetta di seconda classe, in uno scompartimento con sei posti e senza porte, che da direttamente sul corridoio, il concetto di “privato” pare che non sia ancora contemplato sui treni normali, in Cina. E che si sia sotto l’egidia della Grande Sorella (la Cina, per me, e’ “donna”) lo si capisce dall’altoparlante, che con voce suadente e femminile non smette di appellarsi ai viaggiatori come ad “amici” e a dare svariate informazioni e consigli. Quando la voce non parla il silenzio viene subito riempito da musica, di qualsiasi tipo. Non c’e’ attimo in cui l’altoparlante smetta di riempirti la testa: o musica o consigli da parte della Grande Sorella. Alle ventidue circa la musica smette e la luce si spegne, il segnale che tutti devono andare a nanna. Non c’e’ la possibilita’ di avere una luce singola, mi sembra un salto indietro nel tempo, un tempo dove tutti facevano tutto all’unisono. Alle 7 e 10 del mattino la voce della Grande Sorella irrompera’ di nuovo, costringeranno tutti al risveglio, un altro segnale di imposta vita di comunita’.

Luo Yang e’ ancora la Cina in via di sviluppo, una citta’ con un passato gloriosissimo, assolutamente decaduta, lontana anni luce dal nuovo, ricco scintillio di ShangHai, GuangZhou, BeiJing o Shenzhen. Ma non e’ per Luo Yang che siamo qui, anche se involontari paragoni continuano ad affiorare.

Di fronte alla Stazione Ferroviaria c’e’ la Stazione degli autobus, e dopo una veloce colazione in un fast food cinese lasciamo il bagaglio in deposito e ci sediamo sull’autobus che ci portera’ al famoso tempio.

Guardo fuori dal finestrino e ci sono diversi momenti che vorrei fermare con la macchina fotografica, ma la stessa e’ nello zaino, non ci avevo pensato prima, e cosi il bimbo vestito da piccolo imperatore, in oro e rosso vivo, che ride e gioca con i nonni e la mamma sul marciapiede davanti ad un piccolo, modestissimo negozio rimane solo nella mia memoria, come anche la fila di uomini che escono da un ufficio, tutti con un sacco pesante sulle spalle, sembra un sacco di cemento da 25 chili, o forse riso, una fila di una ventina di uomini, dall’aria assorta e seria. Passiamo per una zona dove vedo insegne in arabo e dove c’e’ una strada con parecchie bancarelle che vendono carne macellata, esposta sui tavoli.

L’autobus prosegue ad una lentezza incredibile, ogni tanto si ferma per far salire qualcuno, Howard mi spiega che, secondo lui, molto probabilmente l’autobus sta cercando passeggeri in “nero”, che pagheranno un biglietto ridotto, e i cui soldi finiranno nelle tasche di autista e controllore.

L’arte di arrangiarsi, senza confini.

Grazie al suo apparentamento con il KungFu, lo ShaoLin Temple e’, probabilmente, il monastero Buddista Mahayana piu’ famoso al mondo, e dal 2010 fa parte della lista dei siti Unesco, incluso nella lista dei “Monumenti Storici di Dengfeng”. Qui c’e’ la sede di una delle piu’ famose scuole di KungFu, con praticanti che arrivano da tutta la Cina e anche da altre parti del mondo.

Il tempio stesso, fondato attorno al 5 secolo CE, di “monumento storico” ha, davvero, pochissimo: e’ stato piu’ volte distrutto nel corso della sua storia, parzialmente o totalmente, e una delle ultime piu’ grosse ingiurie gli fu inflitta nel 1928, per mano di Shi Yousan, un generale cinese famoso per i suoi voltafaccia e defezioni, che gli diede fuoco, un fuoco che brucio’, a quanto pare, per quaranta giorni e che distrusse il 90 per cento degli edifici, incluso la biblioteca dei manoscritti, antichi strumenti musicali, statue e dipinti. Il colpo finale arrivo’ con il Partito Comunista: la Rivoluzione Culturale aveva tra i suoi bersagli le istituzioni religiose e i comunisti si accannirono anche contro il monastero. La storia riporta che quando le Guardie Rosse attaccarono il tempio vi trovarono cinque monaci che furono messi in ceppi e costretti a indossare dei cartelli sui quali erano descritti i propri “crimini”. I monaci furono fustigati in pubblico, messi alla berlina per le strade, con la gente che gli gettava immondizia addosso, per finire in prigione. Il governo comunista cinese lascio’ il tempio sbarrato per parechi anni.

Leggo queste notizie su un opuscolo, un libretto stampato e venduto nel monastero, e su internet, su Wikipedia, altre mi sono date a voce.

Nel suo odierno avocare e conglomerare in se’ tutte le tradizioni del passato, il Partito Comunista, nella sua transizione verso “Unico Partito Che Rappresenta il Popolo e la Nazione”, insieme a Confucio, si e’, come dire, appropriato della tradizione Buddista, facendone un’appendice storica della vita della nazione di cui, ora, e’ protettore, mentore e, in tutti i sensi, Guardiano. L’importante e’ che il Buddismo stia nei ranghi, e forse per assicurarsi cio’ che l’Abate dello ShaoLin Temple e’ membro del Partito Comunista ed e’ membro “eletto” del Congresso. Un membro di Partito ed Abate abbastanza chiacchierato, visto che ci sono insistenti voci in Cina, che lo danno come proprietario di una fortuna nascosta di svariate centinaia di milioni di Euro e lo accusano di avere una giovane amante, a Pechino. Tutto questo e’, attualmente, molto cinese: quasi non passa giorno senza che appaiano notizie su mazzette enormi e giri di donne, su improvvisi arricchimenti e liste spese spropositate, sui comportamenti da piccoli despoti che coinvolgono funzionari di partito e burocrati piccoli, medi e grandi, il comportamento dell’Abate, se provato, e’ assolutamente nella "norma" attuale.

In effetti, in questo momento storico, la funzione pubblica dell’Abate e’ quella di un membro di Partito con una funzione ambasciatrice di quello che viene definito “soft power” di una nazione: viaggia per il mondo insieme ad altri alti rappresentanti del governo comunista: l’ultima visita registrata sul libretto venduto nel monastero cita: “Novembre dal 17 al 24, 2004, l’Abate guida una delegazione di 27 membri di monaci dello ShaoLin Temple in accompagnamento della visita in Sud America del Presidente Hu JinTao... la prima volta che un gruppo di monaci dello ShaoLin appare in America Latina”. Questa connivenza e convivenza tra Il Tempio e il Potere Politico corrente non e’ nuova (e non e’ solamente cinese), durante tutta la sua storia le sorti del monastero furono legate e seguirono quelle del Potere del momento, con periodi di ricchezza, prestigio e protezione e periodi di censura, poverta’ e distruzione. Periodi di distruzione che coincidono con i cambi di potere, di dinastia e di sollevamento popolare contro la dinastia di turno. I famosi monaci guerrieri erano spesso usati dal potere in spedizioni punitive contro i ribelli, e per la stragrande maggioranza dei casi il kungfu combatteva dalla parte del Potere ufficiale. Un vero affrancamento del Buddismo, come filosofia o religione, dallo Stato o Impero o Governo, in Cina non si e’ realizzato, e sicuramente non sara’ il Comunismo, cosi com’e’ espresso e organizzato ora, a dargliene possibilita’.

Guardo il monastero e rifletto sull’intrecciarsi dei rapporti del Buddismo e Potere, nelle varie declinazioni nazionali, Cinese, Coreano e Giapponese, sopratutto, e formazione dello spirito nazionalista delle citate nazioni. Un settore di studi davvero interessante. Leggendo la storia del monastero ShaoLin, si evidenziano le funzioni di contatto e disseminazione da e verso altre nazioni, specialmente Corea, India e Giappone, con discepoli e monaci che vanno e vengono tra i diversi Paesi.

L’autobus arriva e si ferma sul ciglio della strada: non si vede altro che strada e alberi. Scendiamo e chiediamo, ci indicano di proseguire per un centinaio di metri e girare a destra, ed eccoci qui: hanno costruito un viale larghissimo, con tanto di massicio portale in stile classico, e statua dedicata al fiero monaco combattente. Chissa’ Mao che avrebbe pensato, chissa’ cosa pensano le migliaia di ex Guardie Rosse, gente che oggi ha tra i 65 e i 60 anni, che vivono da queste parti. Forse fanno autocritica, o cercano di dimenticare o, ancora, si sentono perfettamente a posto, dalla parte di chi aveva, e ha, "ragione".

 

La giornata non e’ male, e l’atmosfera piacevole: ci sono parecchi visitatori, e meno male che non siamo in una delle settimane di vacanza nazionale, non voglio neanche immaginare la folla che ci potrebbe essere. Il costo del biglietto e’ salato se consideriamo il costo medio della vita in Cina: 120RMB (lo stipendio minimo di un operaio da queste parti e’ di 1200RMB, forse anche meno) a cui si aggiungono altri 10RMB a testa per prendere un piccolo mezzo che ci portera’ ad una teleferica che costa 60RMB a testa, per andare a visitare il gruppo dei monti SongShan, con le sue “tipiche formazioni rocciose”. Tipiche formazioni che sono tipiche in tutto il mondo, per questo genere di monti, ma che qui assumono un aspetto speciale perche’, come dicevo prima, quest’area e’ ritenuta la culla storica dello sviluppo della civilta’ cinese, per cui un’aurea di dovuto rispetto s’impone, e una normale montagna diventa “sacra”, per cui il tempio stesso beneficia sempre piu’, economicamente, di questa sorta di pellegrinaggio che include praticanti del KungFu, Buddisti, turisti internazionali e in numero crescente i cinesi stessi, alla ricerca delle proprie radici, storiche e culturali.

Se chi legge ha intenzione di visitare il tempio, consiglio di risparmiarsi il tempo e i soldi per la teleferica e la montagna (se non ha particolari motivi legati alla montagna stessa) e di dedicarsi, invece, al Tempio e alla Foresta delle Pagode, che e’ poi la vera parte storica della zona, e che richede un minimo di conoscenza e preparazione prima della visita, per essere apprezzata.

Scendiamo giu’ dal monte e camminiamo verso la Foresta delle Pagode. Le macchine fotografiche appaiono nelle nostre mani, Howard si gira e mi dice: “Beh, comunque non scattarmi delle foto mentre sono tra le Pagode, e io non ne scattero’ a te”. Oh bella, e perche’? “Perche’ queste sono tombe, e se fai delle foto e come se fermassi nella foto un fantasma, qualcuno tra le tombe, sai, non porta bene...” Dico di si, che capisco benissimo, accidenti ! Faremo foto solo alle pagode ed evitero’ di includere qualsiasi essere vivente, non vorrei essere inconsapevole agente della sua prematura dipartita! Un cane bianco e nero si aggira, solitario e annusante, tra le pagode. Non so perche’, ma penso ad una reincarnazione.

Le pagode sono davvero interessanti, di periodi diversi, dalla Dinastia Tang fino alla Qing, alcune molto antiche e alcune cenotafi di antichi maestri Ch’An, ovvero di quella setta Buddista nata in Cina e che in Giappone prendera’ poi il nome Zen. Per inciso, la setta Chan era giusto una delle otto principali dell’epoca Han. Considerato che il tempio e’ praticamente una ricostruzine avvenuta a partire dal 1981, il vero tesoro artistico, culturale e religioso di questo monastero e’ rappresentato da questa Foresta delle Pagode, che ospita centinaia di iscrizioni e tavole istoriate in diversi stili storici della calligrafia cinese.

Per la prima volta ho la netta percezione di quanto sia stato, sia e sara’ importante il Buddismo nella costituzione del carattere e della psicologia cinese. All’interno del Tempio c’e’ un altro posto, piccolo e interessante, la cosiddetta (un po’ pomposamente) Foresta delle Stele, che piu’ che una foresta sono quattro linee di antiche tavole disposte simmetricamente, con iscrizioni e incisioni da parte di antichi e nuovi maestri. Con Howard giriamo per il tempio, non so giudicare quanto fedele sia la ricostruzione, nei confronti di un originale che comunque era gia’ stato ricostruito parecchie volte nel corso dei secoli, ma sento vibrare attorno, sara’ forse per l’ammirazione per il posto da parte dei visitatori, un’atmosfera speciale; girando tra le varie cappelle e i templi, Howard si ferma spesso ad accendere i canonici tre incensi.

Visitando il tempio mi accorgo che moltissimi sono i segni e le testimonianze dei legami storici tra Giappone e Cina, che qui si materializzano sotto forma di tributi, scritti, poesie, statue lasciate e donate da monaci, uomini di cultura e appassionati giapponesi. Per un attimo penso che forse il Buddismo potrebbe essere una delle vie percorribili per rianimare l’amicizia tra questi due popoli, per riattivare il circolo di idee e di attivi scambi culturali, ma l’attuale pedagogia e propaganda cinese e’ volta in tutt’altra direzione e le prese di posizione politica nei confronti del sanguinoso passato recente non concedono molti spazi, da ambedue le parti. Anche verso Taiwan il retroterra spirituale collegato al Buddismo potrebbe dare un terreno comune di riavvicinamento, precetti comunisti e idee di imperialismo cultural-politico permettendo.

Concludiamo la visita pranzando al ristorante accanto al tempio, ma e’ una scelta dettata solo dal fatto che siamo pigri, affamati e non abbiamo provviste, altrimenti non avremmo elargito 100RMB a testa, prezzo fisso e da pagare in anticipo, per quattro piatti di legumi e tofu.

Camminiamo verso l’uscita e andiamo nell’edificio dedicato all’esibizione di Kung fu, entriamo e siamo fortunatissimi a trovare due degli ultimi posti liberi. L’esibizione durera’ una mezzora ed e’ godibile, delle ragazze girano vendendo a 10 RMB un DVD delle esibizioni che poi Howard comprera’. Io? No grazie, ho le foto e il mio ricordo.

Fuori dall’edificio, a destra e a manca, allievi di Kung Fu a profusione, c’e’ un campo dove ci saranno perlomeno trecento persone, vestite in nero e rosso, che saltano, corrono e si esercitano.

Proprio verso la fine della strada tre giovani allievi ci salutano gioviali, e anche noi ricambiamo, si concentrano su di me, il forestiero, mimo due mosse di Kung Fu, ridono da matti. Anche noi. L’autobus pareva quasi attenderci, saliamo, parte dopo cinque minuti, saremo in albergo dopo quasi due ore. Domani vedremo le Grandi Grotte e visiteremo meglio la citta’ di LuoYang.

(Continua)



di Marco M Gobbo
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Un viaggio a Luo Yang, Parte Seconda, Le Grotte di LongMen: una Montagna di Devozione.

Grotte di LongMen

Ci svegliamo alle 8 in punto e alle 8.30 usciamo dall’hotel “Peonia”, nome appropriatissimo in Luo Yang, citta’ famosa, dall’antichita’, per le sue peonie, uno dei fiori simbolo in Cina. C’e’ un taxi proprio fuori dall’albergo, ci saliamo e diciamo che vogliamo andare alle grotte di Longmen. Sappiamo gia’ che per arrivare li ci vuole una mezzoretta e che dovrebbe costare tra i 30 e 35 RMB. Il tassista dice che ci porta per 100RMB. Howard ed io ci guardiamo sgomenti.

Lui chiede al tassista di far partire il tassametro e vediamo quanto si paghera’, io ho gia’ le palle di traverso. Il tassista parte, intanto dice che il tassametro non funziona e che allora va bene, ci fa lo sconto, sono 60RMB, io e Howard discutiamo un attimo e intanto il tassista svolta dove non dovrebbe, lo sappiamo perche’ la strada dovrebbe andare dritta per almeno 15 minuti, dico a Howard di fermarlo e mandarlo a quel paese, che di ‘ste manfrine comincio veramente a non poterne piu’, e va pur bene che tutti vogliono diventare ricchi e in fretta nella Nuova Cina ma c’e’ un limite a tutto; anche Howard e’ alterato e appena diciamo al tassista di fermarsi che vogliamo scendere anche questo si incazza e comunque intanto prosegue, dicendo che scendere non serve a niente e che la tariffa e’ uguale per tutti e in tutti i taxi, rallenta un attimo, io ne approfitto e apro la portiera, si gira e mi fulmina con lo sguardo, e si ferma. Howard paga 5 RMB per la corsa e lo mandiamo a spazzare il mare.

Dopo tre minuti arriva un altro taxi, alla guida una signora, gli chiediamo quanto sarebbe fino a LongMen, lei ci pensa su un momento e dice che saranno attorno ai 35RMB. Santa donna! Saliamo felici e gli diciamo:”Vai!”. E fa anche partire il tassametro!

Arriveremo a LongMen con il tassamentro che segna 30.50RMB.

Attorno a noi c’e’ una specie di quartiere nuovo, un ampio viale che a destra e a manca e’ un susseguirsi di negozi e negozietti di souvenir, pietre, sculture in legno, dolciumi e cosi via dicendo. Penso che non appena c’e’ qualcosa di interessante da visitare in Cina ci costruiscono subito un mercato, una via, un centro commerciale di fianco... pero’ se penso a piazza dei Miracoli a Pisa e altre zone turistiche in Europa e’ lo stesso, no?

Camminiamo e ci ritroviamo di colpo accerchiati da scolaresche in visita, siamo alla biglietteria, la giornata e’ brumosa, il sole cerca di bucare la foschia.

Il biglietto, una volta staccato il tagliando di entrata, diventa una cartolina che si potrebbe anche spedire, bell’idea. Mi sento osservato. Mi rendo conto di essere, finora, l’unico straniero e molti dei ragazzi delle scuole non hanno mai visto un Caucasico, come dicono da queste parti. Attraversiamo il cancello d’entrata e sulla nostra sinistra scorre placido il fiume Yi, un ponte si erge, pare sbucare dalla nebbia: la foto e’ obbligatoria.

Dopo poche decine di metri un ponteggio sulla destra, che corre di fianco a una bassa collina indica che siamo arrivati e oh! E’ davvero una sorpresa, uno spettacolo straordinario che inizia e che continuera’ per quasi un chilometro: la collina e’ scavata da grotte di tutte le dimensioni, che sono come dei mini templi, con migliaia e migliaia di statue del Budda, da solo e alle volte con i suoi discepoli, alle volte anche con figure che rappresentano i committenti. Sono oltre millequattrocento grotte e grottine che contengono circa 100.000 statue che vanno dai 2 cm a oltre i 17 metri della statua piu’ imponente. Ci sono circa 2500 stele e iscrizioni, e decine di pagode. Uno spettacolo unico, sto camminando di fianco a una Montagna di Devozione. Non siamo gli unici rapiti dallo spettacolo, i volti di tutti i visitatori sono meravigliati, sorridenti, eccitati. Qualcuno prega davanti alle statue del Budda o della GuanYin. Una buona parte delle grotte sono state scavate durante la Dinastia Nord Wei, attorno l’anno 493 CE, che e’ anche il periodo della prima costruzione del monastero Shao Lin, ma la maggior parte furono eseguite durante la famosa Dinastia Tang, i maggiori patroni e committenti della costruzione furono membri della famiglia reale, l’imperatore Wu Zetian (Dinastia Tang), ricchi aristocratici e gruppi religiosi. Questo sito fa parte della lista Unesco.

Sono ammirato da cio’ che vedo, dalla sua bellezza artistica, dalla sua maestosita’ fisica e dal suo significato religioso, che s’irradia intatto, nonostante le offese del tempo, le ruberie durante il periodo colonialista (due murali presi dalle grotte si trovano ora negli USA, uno al Metropolitan Museum of Art in New York e l’altro al Nelson-Atkins Museum of Art in Kansas City, parecchie statue si trovano in Giappone), e i vandalismi comunisti della Rivoluzione Culturale, che si accannirono distruggendo molte teste delle statue.

Scattiamo foto in continuazione, ogni tanto ci fermiamo, perche’ ci sono delle statue e delle grotte che davvero meritano piu’ di una fugace vista. Mentre camminiamo esce il sole, e lo spettacolo, se possibile, e’ ancora piu’ bello.

Un assembramento ci annuncia che siamo arrivati davanti alla scalinata che ci portera’ alla zona con le statue piu’ grandi, gigantesche, meravigliose opere d’arte. Qui c’e’ la statua piu’ grande del Budda Vairocana, alta piu’ di 17 metri, solo le orecchie sono piu’ lunghe di me, questa statua e’ reputata come rappresentante la quintessenza della scultura Buddista in Cina. E’ di una bellezza impressionante, come anche impressionanti sono le statue che la circondano, rappresentanti i discepoli Kasyapa e Ananda, due Bodhisattva e due Guardiani, uno di loro ha sotto i piedi un demone.

Mentre siamo sotto la statua una ragazza mi chiede se puo’ farsi scattare una foto con me, sicuro perche’ no, anche se mi sembra sempre strano essere immortalato come un souvenir. Non faccio in tempo a dire di si’ che vengo accerchiato da tutta la classe, che vogliono anche loro lo scatto con il LaoWai (straniero), scambiamo quattro parole, io con il mio pessimo cinese e loro con un traballante inglese, ma e’ divertente, arrivano da diverse province attorno, e come supponevo non hanno mai visto stranieri in carne ed ossa prima d’oggi.

Quando gli dico che sono italiano, di Milano, l’eccitazione raddoppia, manco fossi la Madonnina, mi fanno davvero sentire speciale e mi citano il Milan e l’Inter, e la Moda, non si sfugge da questo, meno male che sono giovani e mi risparmiano frecciatine sulla politica o sui Bunga Bunga berlusconiani. Questo devo dirlo dei giovani cinesi: sono per la stragrande maggioranza incuriositi, affabili e cortesi con gli stranieri, specie fuori dalle grandi citta’, specie con i Caucasici. La presenza dello straniero e’ diluitissima, infinitesimale, se rapportata al numero di abitanti indigeni, e di solito lo straniero e’ reputato colto e mediamente ricco, e questi sono tutti pregiudizi positivi, perche’ in effetti ci sono stranieri zotici, ignoranti e che sono qui a guadagnarsi la michetta. Anche io immortalo loro con la mia macchinetta digitale, ci stringiamo le mani e ci salutiamo, crescete bene ragazzi, ciao. Nelle grandi citta’, come Pechino, ShangHai, GuangZhou o la stessa ShenZhen l’atteggiamento verso gli stranieri e’ sicuramente diverso, con una miscela di pregiudizi positivi e negativi, e alle volte questi ultimi, anche se mai in maniera eclatante, prevalgono.

Torno a osservare il Budda che da 1300 anni sovrasta questa zona. Vedo che anche Howard e’ molto colpito dalla vista, ammicchiamo indicando le statue e sorridiamo, questo momento riscatta le 28 ore di treno di andata e ritorno. Continuiamo a camminare e ammirare i diversi tempietti. Che siano stati scavati in diversi periodi storici si capisce da certe variazioni stilistiche e dall’uso del colore, ancora percepibile in qualche grotta, molto probabilmente erano tutto colorato prima, e anche lo stile delle sculture cambia. Queste sono tra le ore piu’ godibili trascorse in Cina, e si capisce come il Buddismo sia davvero stato come un enorme fiume carsico che scorre sotto la cultura e la civilta’ cinese, e in questi anni milioni di cinesi si stanno riavvicinando ad esso, mi chiedo: che ne pensano del Buddismo tibetano?

Proseguiamo il cammino e arriviamo alla grotta Wan-fo-tung ("Grotta dei diecimila Budda” ), nel suo interno ospita 15,000 Budda scolpiti in piccole nicchie, tutti diversi, il piu’ piccolo e’ alto 2 cm. Poi eccoci alla Yaofangdong, la Grotta delle Ricette Mediche, questa ha delle piccole incisioni con oltre 140 ricette mediche per curare dal raffreddore alla pazzia. Le ricette sono scolpite su i muri laterali della porta d’entrata.

La camminata e’ lunga, attraversiamo il fiume e visitiamo l’altra collina, ma dopo aver ammirato quella principale questa non ha molto da dire: proseguendo arriviamo alla tomba di uno dei miei poeti cinesi preferiti, Bai Juyi (detto anche Bo Juyi). Bai Juyi e’ uno dei poeti piu’ conosciuti della Dinastia Tang e di lui apprezzo parecchi versi, non posso non fargli visita. La sua tomba e’ semplice, un cerchio rialzato con un enorme albero piantato in mezzo. Attorno, noto pietre e stele lasciate da visitatori dalla Corea e dal Giappone, infatti la sua fama gia’ nei secoli passati aveva raggiunto quelle nazioni, e specialmente in Giappone e’ molto apprezzato. Mentre giro attorno alla tomba penso ai tanti segnali culturali e storici che indicano come Cinesi e Giapponesi potrebbero essere popoli “cugini”. Invece.

Con Howard attraverso il ponte piu’ vicino e torniamo al finto-villaggio-vero-centro-commerciale dove compreremo delle caramelle allo zenzero e delle pietre levigate a forma di uovo, da li torneremo in albergo, e poi via: il treno ci aspetta per le 14 ore di viaggio di ritorno, ore passate a dormire e sonnecchiare, e a ripassare le immagini appena viste, che mi rimarranno impresse, indelebilmente.

Se siete interessati all’arte Buddista e siete in Cina, non potete mancare questa visita.



di Marco M Gobbo
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