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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'BIENNALE VENEZIA'
 
Il giovane riccionese Andrea Speziali all' Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia promossa da Padiglione Italia a Torino


L'autore di ''Una Stagione del Liberty a  Riccione" e di ''Romagna Liberty'' espone la scultura "Totem Riccione"

Torino, Palazzo delle Esposizioni, Sala Nervi
A cura di Vittorio Sgarbi


Andrea Speziali, autore del volume ''Una Stagione del Liberty a  Riccione" e di ''Romagna Liberty'', giunge al Padiglione Italia alla 54° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di  Venezia, per il 150° dell'Unità d'Italia, con la scultura ''Totem Riccione'' prodotta nell'anno 2009 con diverse tipologie di gesso, dimensioni di: h.160cm b. 30x30cm.

La scultura rieccheggia elementi decorativi tratti dai villini della cittadina riccionese in stile Liberty.

La mostra tenuta a Torino Esposizioni, sala Nervi, sarà aperta fino al 30 gennaio con probabile prolungamento fino il 28 febbraio. A curare l'esposizione è Vittorio Sgarbi.

Andrea Speziali nasce a Rimini il 28/09/1988 e risiede a Riccione, nella zona denominata Abissinia, a pochi passi dalla villa Antolini al cui studio ha dedicato molto del suo tempo.
Diplomato presso l'Istituto d'Arte ''Federico Fellini'' di Riccione nel 2007, sta per specializzarsi presso l'Accademia di Belle Arti a Urbino. Coltiva con passione l'interesse per l'arte e si dedica alla pittura, scultura e grafica, traendo spesso ispirazione dalla produzione di Mirko Vucetich, l'eclettico architetto di Villa Antolini, e dall'Art Nouveau, offrendone originali interpretazioni.Andrea, artista, designer e scrittore poliedrico ma coerente, sin dall'età di 7 anni manifesta l'interesse per le arti pittoriche ed, affiancato da un valido Maestro, approfondisce le più importanti tecniche artistiche. I lavori eseguiti tra il 2007-2008 sono molto apprezzati, quasi tutti collocati in collezioni private. Così l'artista sintetizza il suo percorso: ''Gli anni di studio, l'esperienza del fare, che mi ha portato a realizzare creazioni che spaziano dal campo della fotografia a quello della scultura e della pittura, e il confronto con illustri modelli sono stati determinanti per far maturare in me un'idea di poetica''.
Con la realizzazione del prototipo in gesso del contenitore per il profumo ''Shark'', di cui ha prodotto anche l'essenza, si è distinto in una mostra organizzata dal Comune di Riccione e dall'Istituto d'arte presso la Villa Mussolini della stessa città. Il giovane artista riccionese è un creativo pieno di idee e iniziative, ma anche ricercatore di ''gioielli dimenticati nel tempo'' come prestigiosi immobili e sculture di artisti scomparsi. Tra le sue varie scoperte e gli studi scientifici vi è l'opera, da tempo dimenticata, di Mario Mirko Vucetich, una tra le più poliedriche figure del '900, sul quale sta preparando una mostra, la monografia e il catalogo generale delle opere.

Pubblicazioni:
A. Speziali, ''Una Stagione del Liberty a Riccione'', Maggioli editore, Santarcangelo 2010

www.andreaspeziali.it - www.romagnaliberty.it - www.riccioneinvilla.it - www.italialiberty.it

Per l'estate 2012 sarà pubblicato il catalogo ''Romagna Liberty'', Maggioli editore.


Maggiori info su www.andreaspeziali.it
Segui il suo gruppo: http://www.facebook.com/groups/andreaspeziali/



di Andrea Speziali
visita il blog IL NOTIZIARIO DI ANDREA SPEZIALI

 
Le castronerie del Corriere della Sera e Ai Wei Wei

Una borsa comoda e capace, e puoi anche protestare per i diritti umani

Clamoroso! Grazie alla protesta inscenata alla Biennale, il Corriere della Sera si accorge che Ai Wei Wei e' stato arrestato a Pechino.
http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_02/liberate-ai-weiwei-la-biennale-si-mobilita-pierluigi-panza_e6587c6a-8d1a-11e0-8b49-ca4aa220e493.shtml

Peccato che l'articolo firmato da Pierluigi Panza esordisca con una castroneria, affermando che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi, quando invece e' stato arrestato agli inizi di aprile, precisamente il 3 aprile, all'aeroporto di Pechino
(vedi mio primo blog: http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902).
Ma le sorprese non finiscono: l'articolo riporta che anche il presidente della Biennale, Paolo Baratta, sia convinto che Ai Wei Wei sia in carcere da sei mesi!

Se questo e' il livello di credibilita' di notizie a cui siamo giunti, siamo all'inizio di un caos para-orwelliano in Rete, dove la storia viene scritta e riscritta a piacere (e passi in paesi Orwelliani o quasi, politicamente parlando, come Myanmar, Cina, Nord Corea, VietNam, ma il Corriere...
oh signur!)
 
Voglio far notare che la notizia del Corriere non sia l'incarceramenteo di Ai Wei Wei, come sia avvenuto e perche', ma la PROTESTA (con tanto di fighissima borsetta multiuso) che viene rappresentata sul palco della Biennale. La notizia e' la "nobile protesta!"

Allora le notizie ve le aggiorno io.

Ai Wei Wei pare che sia in buone condizioni fisiche, come ha affermato la moglie dopo aver avuto un permesso (il primo e unico, finora) per un colloquio di venti minuti. Non e' ancora dato a sapere dove Ai Wei Wei sia detenuto, e questa pare una misura per evitare eventuali manifestazioni qui in Cina.
Non solo per questo: l'avvocato Liu XiaoYuan, che si e' dichiarato pronto a difenderlo, dice che Ai non e' in carcere o in un centro di detenzione "formale", aggiungendo che ne Ai ne la moglie sappiano dire con precisione dove sia. Questo fatto che Ai non sia in un carcere "ufficiale" permette alle autorita' di non considerarlo "detenuto" ma "sotto sorveglianza": da qui il fatto che il suo arresto non sia ancora stato ufficialmente notificato alla famiglia. La "sorveglianza", per legge, puo' durare fino a sei mesi, e mentre in teoria dovrebbe essere meno punitiva. in realta' permette alla polizia di avere ancora meno limiti alla loro facolta' di interrogare a piacimento.

Ai Wei Wei e' accusato di "crimini economici" (vedi mio precedente approfondimento:
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924).

L'agenzia di stato XinHua (la Voce del Padrone) ha scritto che Ai Wei Wei ha distrutto documenti contabili e ha evaso "una cifra enorme di tasse". Il 99.90 % della popolazione cinese non sa chi sia Ai Wei Wei o di lui sa qualcosa solo grazie allle notizie delle agenzie di Stato, e finora non e' stato possible sapere o leggere che cosa dica o pensi Ai Wei Wei delle accuse contro di lui.

La societa' di Ai Wei Wei, che si chiama Beijing Fake Cultural Development Ltd e' intestata alla moglie (per cui in detenzione si dovrebbe trovare lei) e da aprile sono anche "spariti" dalla circolazione il contabile della societa', che si chiama Hu Mingfen, l'autista della societa', che e' poi cugino di Ai Wei Wei, l'amico Wen Tao e il collega artista Liu ZhengGang.

Il ministro degli esteri cinese, tramite portavoce, ha piu' volte ribadito che l'arresto di Ai Wei Wei non ha niente a che vedere con "diritti umani" e che "nazioni straniere Europee vengono in Cina a dirci che certe persone sono al di sopra della legge"  (Mr Fu Ying, vice ministro degli Esteri).

Se questo aggiornamento vi piace, pubblicizzatelo, inviatelo, ripubblicatelo e citatelo a piacimento. Grazie


I miei altri articoli su Ai Wei Wei, in ordine cronologico sono:

http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5902
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5910
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5911
http://www.exibart.com/blog/blogmsg.asp?idblog=5924





di Marco M Gobbo
visita il blog ArtAsia

scritto 03/06/2011 2.43.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: ai wei wei biennale venezia paolo baratta corriere della sera
 
Rossella Biscotti e il pasticcio Biennale

R.Biscotti, Le teste in oggetto, 2009

Rossella Biscotti, una degli artisti italiani trentenni più engagé, ha raccontato sul proprio profilo Facebook di aver declinato l'invito a partecipare ad una delle mostre (all'estero) che compongono il progetto della prossima Biennale di Venezia poiché "è un'operazione realizzata per rappresentare il governo di Berlusconi". Si evince infatti che la Biscotti non voglia in alcun modo prendere parte ad un'iniziativa sostenuta dal governo italiano, dato che - come il sottoscritto e tanti altri milioni di cittadini - non si sente rappresentata dalle persone che sono a capo del nostro paese.
A prescindere dal fatto che ciascun artista debba prendere in piena autonomia la decisione di partecipare o meno ad una mostra (in base alla sua sensibilità, ai suoi interessi o anche all'opportunità), spero invece che l'artista abbia rifiutato per altre ragioni; mentre trovo le motivazioni politiche addotte dalla Biscotti  ideologiche, o forse, meglio, pretestuose. Nessun artista rappresenta il governo di un paese in una mostra (né è invitato a farlo) ma piuttosto rappresenta, oltre che sé stesso, il proprio paese; e, evidentemente, le scelte culturali di quel paese. Se Berlusconi avesse perso le elezioni due anni fa allora il nostro paese meriterebbe di essere rappresentato o il paese stesso sarebbe all'improvviso migliore e più avanzato?
Non capisco proprio perché rifiutare, tanto più nel momento in cui si ha la possibilità di criticare le scelte di quel governo, magari con un'opera realizzata appositamente o con una performance in una situazione ufficiale. Perché ricorrere allora all'antagonismo a tutti i costi, da sfoggiare nel curriculum da alternativo, nel pedigree da rifondino comunista?
Penso che molti intellettuali ed artisti la debbano smettere di fare la sinistra massimalista che sputa sentenze ma crolla di fronte alla realtà. Sporchiamoci le mani con il mondo e combattiamo questo abominevole governo fascista sul campo, opponendogli fatti e non chiacchiere, opere e non silenzi compiaciuti. Altrimenti dove sta l'impegno politico e la volontà di voltare pagina? Nelle dichiarazioni d'intenti e nelle compiaciute riflessioni salottiere da gauche caviar?


di daniele capra
visita il blog BASTIANCONTRARIO

 
SALSA VENEZIANA.

Prima che gli eventi della settimana che biennalmente mettono Venezia al centro del rutilante mondo dell'arte contemporanea, si sedimentino nella memoria come spaghetti collosi raggrumati in un blocco inestricabile, annoto la mia personalissima short list del meglio, del peggio e del così-così.

 

In una manciata di giorni si condensano un impressionante numero di preview, inaugurazioni e party annessi da impallare qualunque presenzialista.

Il record imbattibile spetta alla vernice di Manifesta 2008 con mostre sparpagliate in soli 2 giorni 2 lungo un'intera regione, ma anche Venezia quest'anno non si è difesa male.

 

Non solo Biennale, anzi gli eventi sono tali e tanti da surclassarla. Peraltro (ad esempio) la rigenerazione di Punta Dogana mette in secondo piano per spessore molti notevoli eventi, centrali e collaterali, di questa tornata biennalosa.

 

Del ragguardevole progetto di Tadao Ando per la rinata Punta ho parlato nel post precedente, di una realizzazione notevole che svela dettagli sapienti, sfrutta al meglio la luce naturale attraverso i lucernai aperti nel soffitto. Così le opere esposte cambiano e al pomeriggio l’illuminazione è più intensa.

Unico neo, il campionario di mega yacht da Salone nautico ormeggiati di fianco alla Punta nel canale della Giudecca che tranciano la vista dai finestroni a mezza luna.

            Citazione d'obbligo, per tempismo ed ironia, il grande messaggio sospeso a palloncini sul Canalgrande, di fronte all'ingresso di Punta Dogana, nel press day:

                                                    MR. PINAULT, PLEASE BUY MY WORK!

Semplice e just in time.

 

I Magazzini del Sale a Dorsoduro rappresentano la mia prima Biennale da spettatore, negli anni settanta, con l'intervento di Vettor Pisani e Pistoletto che avevano dipinto di rosa le pareti dei magazzini in disuso, invitando il pubblico a continuare l'opera sovrapponendo rosa al rosa.

E poi una figura alta e magrissima, che svolta la Punta della Dogana in una mattina deserta di luglio di qualche anno fa: un'apparizione diafana, alta e incurvata, giusto per rendermi conto d'aver incrociato Emilio Vedova.

 

E alla Fondazione a lui dedicata, ai Magazzini del Sale, l'idea di esposizione in movimento è accattivante ma un po' macchinosa, sembra che siano le opere di Vedova funzionali all'apparato tecnologico più che la tecnica al servizio dei suoi grandi lavori.

Pare un una giostra o un gigantesco jukebox che distrae con i suoi sinistri scricchiolii: espone e ripone a rotazione le opere dalle dimensioni eccessive per l'angusto andito. E il movimento che richiede una mezz'ora buona, dopo l'iniziale curiosità, mette a dura prova l'attesa per l'uscita di ogni quadro e sadicamente speri che uno di questi becchi fra capo e collo (senza danno eccessivo) qualche spettatore distratto, così tanto per ingannare il tempo.

D'accordo, l'apparato progettato da Renzo Piano probabilmente richiede ancora qualche aggiustatina, ma uno si chiede se è entrato per vedere le opere o la loro messa in opera. E ulteriore dubbio si pone se uno arriva quando i dipinti non sono esposti, se deve aspettare che tutto si compia. Il turista medio ha tempi contingentati, se deve stare più di un'ora alla Fondazione Vedova, quanto tempo gli occorre in proporzione per visitare la Dogana e Palazzo Grassi e la Biennale tutta? Quindici giorni, almeno.

 

Per il piacere masochista di scoprire chissacchè mi sono infrattato sino al Porto di Venezia alla pregevole chiesa di Santa Marta per Porto d'Arti, mostra local con presentazione fiume del curatore L. Caramel che nel titolo gioca fra porto d’arti e porto d'armi che è quello che ci voleva per aggiudicarsi un brandello di porchetta nel rinfresco annesso all'inaugurazione.

 

All’Arsenale Novissimo di fronte a quello Nuovo nella sfilza di capannoni incandescenti (dietro cui c’è un gigantesco sottomarino nero parcheggiato sull’erba) da vedere nell’ambito di Fear Society, Le ceneri di Pasolini, video di Alfredo Jaar.

37 minuti spesi bene che ti fanno sentire tutta intera la mancanza d’una figura intellettuale così fuori moda ma così indispensabile in tempi da cervelli bolliti come questi.

 

Mega installazioni targate Jan Fabre. Dopo la bella mostra sul Canalgrande del 2007, gigantismo senza limiti che riempie due capannoni bollenti del sopracitato Arsenale Novissimo; meritano se non altro per il dispendio di mezzi.

 

Padiglione Italiano, a parlarne male fa l'effetto di sparare sulla Croce Rossa, quindi evito ma poi mi sovviene una stilettata sentita al volo in tv di Luca Beatrice contro chi non si rassegna a perdere per i prossimi dieci anni le elezioni.

Sarà un caso ma tutto torna in questo italico Collaudi (denominazione del denso campionario esposto) che pare abbia già bisogno di revisione.

L‘impressione è da paese emergente, di quelli che ai Giardini, nelle Biennali del secolo scorso, stavano oltre canale e a cui si arrivava sempre stravolti, perché alla fine del percorso: il problema è che questi paesi si sono livellati verso l'alto, noartri invece un pelino più giù.

 

Nel meraviglioso cazzeggio lagunare dai tempi rigidissimi per vedere il più possibile e non perdere i party più promettenti, ho fatto un salto da Wales at Venice che espone John Cale con il suo Dyddiau Du/Dark Days, alla Giudecca (ex birreria).

Video installazione di quasi un'ora di cui ho visto solo la parte finale. Magìa da buio pesto con filmati che su vari schermi proiettano stanze e luoghi vari senza umane presenze, musica ritmata e coinvolgente, poi gli occhi si abituano all’oscurità e l’effetto via via svanisce, le ultime immagini con immersione in acqua modello Guantanamo, raffreddano letteralmente gli entusiasmi, sarà un po’ superficiale ma ho preferito andare oltre.  

 

Padiglione CentroAsia. L’ho scelto nella speranza di evitare le umane fiumane troppo umane, ed è stata una piacevolissima sorpresa.

Imperdibile cornice di Palazzo Molin alle Zattere, Making Interstices, titolo che dialoga ironicamente con il supponente Fare Mondi, come dire meglio volare bassi e non deludere le aspettative: i lavori esposti ci riescono benissimo, non sfigurando affatto nel contesto internazionale.

Jamshed Kholikov con Bus Stops, Photos Taken in Tajikistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan 2005-2008: microstorie in 160 e più immagini alla fermata dell'autobus che spalancano un mondo ben lontano dal patinato e omologato gusto precotto occidentale.

Non semplici pensiline o scheletri di tettoie magari con annesso spazio per ristoro animali, non architetture banalmente funzionali ma luoghi di incontro, di vendita, di scambio, a forma di cappello, tappeto, falce e martello, con parabole tv (?) raccontano di territori tormentati e dimenticati ma vitalissimi.  

 

             Glass Stress, mostra con 5 esse che ne merita anche di più come Superba, Succosa, e a cui auguro il Successo che merita. Ospitata in uno dei più bei palazzi veneziani sul Canal Grande, dove ha sede l'istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, che da solo è uno sfavillìo di marmi, sono presenti le opere vetrarie di 42 artisti.

Cito solo Pandora's Box di Man Ray 1963, per non fare un lungo elenco di lavori a volte straordinari.

E a tanta bellezza si confà la splendida serata di gala dell'inaugurazione, all'altezza di quanto la mostra propone.

Tripudio di vivande e beverages in qualità e quantità industriali, tanto da convincere anche i più ostinati che la crisi è una balla inventata da pericolosi disfattisti.

Servizio impeccabile in livrea, pubblico mai sbracato tranne trascurabili eccezioni, davvero satollo a bearsi del grande giardino arricchito da installazioni vetrose e a farsi sadicamente invidiare dagli astanti sul ponte dell’Accademia.

 

Era difficile superare l’altra incantevole location di Palazzo Barnabò in Campo San Samuele, di fronte a Palazzo Grassi (lunch Pinault Foundation) ma se proprio una scelta va fatta, giusto per non far torto a nessuno, propendo per il Party del Florian in Piazza San Marco, perché Venezia è così: fra calca infernale, turisti inguardabili e piccioni malati, all'improvviso sa sorprenderti con un evento chic quanto basta per farti sentire semplicemente in Paradiso (senza esagerare).

 

Insomma per la legge dei grandi numeri con tanta roba in mostra, qualcosa di  rimarchevole si trova sempre, finché c’è un vernissage c’è speranza, una sarda in saor non si nega a nessuno.

Per dirla col noto gallerista Emilio Mazzoli, il bello della Biennale di Venezia è che fra due anni ce n'è già un'altra.

 

(Un sentito ringraziamento: ADAC, Abu Dhabi Culture & Heritage per il supporto logistico).



di Serz
visita il blog L'Imbucato Speciale

scritto 15/06/2009 10.00.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: biennale venezia punta dogana glass stress fondazione vedova


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