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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'CAMPAGNA ANTI DESTRA'
 
Cina, Pechino, Il Museo Nazionale Cinese.

Punto di controllo interno del Museo Nazionale Cinese a Pechino

Sono di nuovo a Pechino, con mia nipote stiamo visitando la citta’ e i suoi luoghi piu’ famosi. Da tempo volevo visitare il Museo Nazionale Cinese, riaperto da poco tempo dopo piu’ di dieci anni di lavori.
La mattinata e’ calda, ma non afosa e ci  avviamo al Museo, imponente per dimensioni e simbolismo, uno degli edifici che riportano allo stile totalitario Russo che tanto ando’ in voga in Cina. Prima di entrare al museo pensavo che fosse dedicato alla Storia Cinese nella sua totalita’, ma bastano pochi minuti per capire che questo e’ un monumento dedicato alla Cina Comunista, post 1949.

Questo e’ il Museo dove, nel suo spazio antistante, nel gennaio 2011 avevano  eretto un’enorme statua di Confucio, poi frettolosamente rimossa nel maggio del 2011 (vedi mio blog precedente)
Mi colpisce l’entrata gratuita, in una nazione che fa pagare l’entrata in qualsiasi tempio e monastero o anche solo per passeggiare su famose montagne, e spesso a prezzi salatissimi (anche su questo di piu’ su un blog a parte) se paragonati allo stipendio minimo statale... ma a pensarci bene, perche’ stupirsi? La propaganda politica e’ sempre gratis, in tutte le nazioni del mondo. In altre parti del mondo in occasioni di elezioni politiche mandano a casa gratis riviste che riscrivono la storia dei leaders, se non proprio pasta e caffe’... Ma non divaghiamo.

In effetti questo non e’ un museo che presenta la Cina, e’ un museo che presenta l’immagine del Partito Comunista e della Cina che esso rappresenta, vista dal suo punto di vista. L’uso della Storia e’ usato per dare forma e giustificare il presente.
La storia di questo museo e’ anche uno specchio delle politica del partito: infatti e’ stato chiuso e riaperto piu’ volte: fu inaugurato nel 1961, poi chiuso nel 1966, all’inizio della Rivoluzione Culturale, riaperto nel 1979, e poi chiuso e riaperto, probabilmente questo dovuto al fatto che i leaders cercavano un modo adeguato e accettabile, da parte loro, di interpretare la loro storia. La sezione sulla Storia Contemporanea chiuse nel 2001, probabilmente il Partito cominciava a vedere il Museo come anacronistico, in qualche modo non rappresentante la Nuova Cina e l’immagine moderna che si voleva dare al mondo. 
Il Museo Nazionale della Cina e’ la combinazione di due Musei pre-esistenti in Piazza TianAnMen: il Museo di Storia Cinese e il Museo della Rivoluzione Cinese. Nel 2003 questi due musei vennero fusi e rinominati Museo Nazionale della Cina, e adesso mi spiego il perche’ dell’abbondantissimo materiale dedicato alla Rivoluzione Comunista e della pochezza dedicata agli altri periodi storici della Cina.

Se esiste un Museo al mondo che rappresenta in maniera unilaterale una linea Politica, e’ questo. Non c’e’ nulla che, dal punto di vista storico, non sia volutamente calibrato e mostrato seguendo i dettami del Partito.
Forse mai prima di oggi ho visto una mostra (permanente) storica, “The Road to Rejuvenation” che racconta la storia in maniera cosi monca: la storia della Cina e’ raccontata dalla Prima Guerra dell’Oppio del 1839 (First Opium War of 1839) fino ai giorni nostri, con delle, beh diciamo stridenti semplificazioni. Praticamente la Storia e’ presentata e detta cosi: la Cina era umiliata  dalle potenze colonialiste Occidentali che stavano cercando di farla a fettine (vero), qualche patriota di buone intenzioni, pero’ malguidato, comincio’ a combattere contro le potenze occidentali fino a quando il Partito Comunista prese la leadership e guido’ il popolo cinese alla vittoria e alla riunificazione definitiva. Da qui, 1949, la Cina costrui il suo Socialismo, per circa 30 anni, dopodiche’ cominciarono le riforme e la Cina comincio’ il suo risveglio economico e di superpotenza, sempre sulla via del Socialismo e guidato dalla saggezza del Partito.

Non ci sono rappresentazioni e discussioni su momenti storici quali la guerra fraticida con il Partito Nazionalista, le diverse idee politiche e la loro genesi, il ruolo del Partito Nazionalista durante la seconda guerra mondiale, per la vittoria finale a fianco degli Stati Uniti; il periodo della guerra e’ rappresentato come una lotta di liberazione contro l’invasione giapponese, c’e’ un pannello che testualmente dice che il popolo cinese colse la sua prima vittoria nella storia moderna resistendo e respingendo l’invasione di un nemico straniero: che la guerra fosse parte dello scenario della Seconda Guerra Mondiale e che gli Stati Uniti piegarono la Marina giapponese catturando le isole del Pacifico e che poi costrinsero alla resa il Giappone cancellando dalla faccia della terra con due bombe atomiche Nagasaki e Hiroshima apparentemente non sono dati storici di rilievo per il Partito Comunista Cinese, non c’e’ nulla che parli della repressione verso intellettuali, artisti e uomini di cultura non allineati, del perche’ di tutto cio’;  nulla dice della  piu’ devastante Carestia della storia mondiale moderna, che segui’ e fu coeva al periodo del Grande Balzo in Avanti grazie a Mao e alle sue idee malsane e balzane a proposito di economia,  non c’e’ praticamente nulla che parli della pazzia e del terrore della Rivoluzione Culturale, 10 anni in tutto, mica 10 giorni, nei quali si distrussero templi, monasteri, palazzi, opere d’arte, libri antichi, dipinti, manufatti d’ogni genere e de facto depauperando per sempre le testimonianze della tradizione artistica cinese; non si parla e non si spiega perche’ il Partito decida di cambiare strategie economiche e politiche verso la fine degli anni Settanta del secolo scorso, e chi lo decise. I fermenti e le speranze degli anni Ottanta e il loro culminare nei fatti di Piazza TianAnmen nel 1989? Volete scherzare?

La mostra e’ un poster autocelebrativo del glorioso progresso del popolo cinese grazie alla illuminata guida del Partito Comunista.
Ma perche’ la chiamano Storia, se mancano fatti storici che coprono decenni? Mi chiedo che cosa ne pensino i cinesi dai 50 anni in su, che quel periodo lo hanno vissuto, sulla propria pelle, a scuola, al lavoro: e’ davvero possibile che centinaia di milioni di persone (quante? mezzo miliardo?) non abbiano il coraggio di pensare alla propria storia e al proprio passato in maniera franca, coraggiosa? A tutt’oggi questo e’ da considerare il caso di rimozione collettiva piu’ grande nella storia mondiale. Visto che siamo nella Nazione che non manca un occasione per usare l’espressione  “imparare dai propri sbagli” e lo consiglia a destra e a manca nel mondo: le potenze occidentali devono imparare dai propri sbagli, i bambini devono imparare dai propri sbagli, i burocrati pizzicati con le mani nella marmellata devono imparare dai propri sbagli, i ladri devono imparare dai propri sbagli, i dissidenti devono imparare dai propri sbagli..  pare che gli unici che non debbano imparare dai propri sbagli siano i leaders e il partito comunista, forse perche’ per definizione non sbagliano mai e se sbagliano, non lo insegnano nei libri di storia o nei Musei dedicati alla Storia della propria Nazione.

Quello che successe tra il 1958 e il 1976, fu una serie impressionante di (eufemisticamente) errori politici ed economici e di crudelta’, verso gruppi e singoli. Ma nessuno e’ autorizzato a parlarne, e nessuno puo’ studiarlo. Ed e’ sopratutto questo il motivo per cui l’accesso a Internet e’ controllato e censurato in Cina, per evitare che singoli e gruppi di cinesi comincino ad accedere  a narrative diverse della propria Storia, comincino a leggere di fatti provenienti da altri punti di vista, e non si parla di punti di vista Occidentali, che qui per definizione sono considerati falsi e fuorvianti, ma nemmeno le narrative e le storie raccontate dai cinesi stessi, da chi quella storia la visse e vide in altra maniera. Questa censura e’ (anche) tra le cause del fiorire di un IperNazionalismo che, in certi gruppi, va anche oltre quello gia’ pur accentuato del Partito, per sfociare in atteggiamenti e opinioni che in altre Nazioni saremmo tentati di chiamare Fasciste e Razziste.

Una rappresentazione cosi distorta, monca, eroica, revanchist e trionfalistica della propria storia, questa mancanza di coraggio nei propri confronti non puo’ che favorire la crescita di generazioni di cinesi con una visione distorta,  monca , eroica, revanchist e trionfalistica della propria Storia, e’ inevitabile. Ci sono generazioni di giovani cinesi che in questo momento ignorano totalmente fatti ed eventi fondamentali della propria Storia, e molti di loro quando ne leggono per la prima volta rimangono smarriti, senza parole e spesso uno dei primi commenti e’ “”Questa deve essere un’invenzione, propaganda Occidentale!”.
Vorrei chiarire un punto, prima di essere magari accusato da qualcuno dei miei amici cinesi di unilateralita’ e parzialita’: sono perfettamente conscio che tutte le Storie delle Nazioni sono, inevitabilmente, una versione parziale, (sono i vincitori che scrivono la Storia, alle volte bruciano i libri degli sconfitti, per meglio riscriverla): ed ecco perche’, per raggiungere un’imparzialita’ Storica tutti i punti di vista e le storie dovrebbero essere dette, scritte e confrontate, ed e’ questo che mi colpisce qui in Cina,  l’assoluta e programmata mancanza di confronto con interi capitoli della propria storia. Quindi chiedo agli amici cinesi di leggere queste mie frasi con equilibrio, e giudicare dai fatti (come dice Mao), non guardando solamente al dito...

Fatti storici, anni ed eventi trattati come polvere da nascondere sotto il tappeto. Il Museo e’ un monumento ad un partito che non ammette visioni alternative e che controlla in maniera ferrea la narrativa storica, che qui e’ un susseguirsi di Trionfi del Partito presentati come Trionfi della Nazione, evita di rappresentare i Conflitti e le sconfitte, e i loro motivi, e allo stesso tempo e’ un segno del fallimento della capacita’ di creare un’ istituzione culturale credibile. Un Museo con una mostra, “The Road to Rejuvenation”  assolutamente da non perdere per capire cosa il cittadino medio cinese impara e conosce a proposito della propria storia recente.




di Marco M Gobbo
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