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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'CIRO D' ALESSIO'
 
la decontestualizzazione in pittura


Nella nostra esperienza le cose e le persone ci si presentano sempre in contesti determinati. Le cose e le persone al di fuori di contesti reali, sono il frutto di un lavoro della nostra mente che isola un qualcosa dal tessuto percettivo in cui gli si è presentato, dal resto della realtà in cui è immerso, e lo guarda da solo, nel suo isolamento.

 

Ora un pittore che voglia rappresentare qualcosa, persona o cosa, può farlo in due modi; o immerge le cose in un contesto simile a quello in cui furono percepite, quasi a voler rappresentare la cosa nel suo ambiente e nella sua storicità, nel suo spazio-tempo; o estrapola le cose dallo spazio-tempo e le contempla isolatamente o in spazi-tempo fantastici.

 

Chi si avvicina di più alla verità della cosa?

 

Qui entra in campo una scelta filosofica; in un orizzonte platonico-cristiano, si avvicina di più alla verità della cosa, forse, quel pittore che la estrapola dal tessuto temporale di questo mondo e la contempla nella sua inseità. Di fatto nelle pitture medioevali spesso vediamo le figure estrapolate dai contesti reali ed inserite in spazi iperurani.

 

Secondo una concezione più vicina a noi, l’ essenza delle cose e delle persone non è nella loro inseità, nella loro estrapolazione dal tessuto storico in cui si inseriscono, ma è , invece, proprio questa loro relazione ad altre cose, al contesto della realtà, nella loro spazialità e temporalità.Non l’ in-sé ma il per-altro è ciò che caratterizza e definisce noi come soggetti, ed il resto delle cose come parti del mondo.Ecco che più vera, più profonda ci pare qualla pittura che rappresenta l’ hic et nunc, che immerge ogni figura, ogni parte in un contesto di spazio e tempo, in un contesto reale; quella pittura che non ha paura del fluire del tempo e del cangiare dello spazio, ma ne fa il fulcro della rappresentazione. 

Al contrario le opere che estrapolano dalla realtà, che fingono spazi metafisici, che trattano le cose come in sé, non solo sanno di finto, di astratto, di vecchia metafisica, ma danno quel senso di freddo e di solitudine che ogni astrazione, in quanto appunto atto di isolare, comporta.

 

Ciro D’Alessio



di ciro d' alessio
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Sic ut musica pictura

Sic ut musica pictura.

Tra i tanti elementi della pittura ve ne è uno musicale.
Credo che sia proprio su questo elemento musicale che convenga insistere se si vuole arrivare ad una pittura autonoma, libera,matura, affrancata dalla condizione di vassallaggio nei confronti dell' aspetto contenutistico e concettuale in cui pietosamente versa oggi.

Anzitutto diciamo che la pittura è sempre stata un arte con una duplice faccia; da un lato essa è un racconto di qual cosa che si riferisce al mondo reale, o al mondo della soggettività, o al mondo dei concetti e delle teorie; dall' altro essa è puro gioco di colori, toni, forme, linee... Cioè da un lato essa si avvicina alla letteratura, in quanto dice qualcosa di determinato, dall' altro si avvicina alla musica in quanto non dice nulla di determinato ma gioca con colori, linee, toni e spazio proprio come la musica pura gioca con suoni di diversa altezza, timbro, tonalità, durata etc.

Nel corso del processo di secolarizzazione della modernità, proprio come tutte le altre facoltà ed attività dell' uomo occidentale, anche la musica e la pittura cominciarono a "differenziarsi", a distinguersi da altre attività ed a diventare sempre più pure ed autonome.
La musica cominciò prima; essa per prima cominciò a non essere più solo un abbellimento accessorio per le processioni liturgiche ed i canti religiosi, ma si staccò dal canto e si fece autonoma.
In questo farsi autonoma e pura essa non si impoverì, ma al contrario si arricchì e crebbe tanto da diventare qualcosa che non si era mai udito prima.
Col Clavicembalo ben temperato di Bach essa stabilì le tonalità ed i canoni, dando vita in qualche modo un canone estetico, con lo stabilire i toni ed i suoni consentiti o meno.

Per trovare qualcosa di simile in pittura dobbiamo arrivare almeno a metà dell' ottocento.
Fino ad allora la pittura continua ad essere descrizione di contenuti; la colorazione viene giudicata un abbellimento secondario, e l' elemento estetico viene ricercato piuttosto nel disegno, secondo canoni neoclassici di armonia delle forme.

A favorire lo sviluppo di una pittura autonoma e musicale, cioè tonale, è il naturalismo. Dapprima esso sancisce che la pittura non è tenuta ad occuparsi solo di soggettistica religiosa o storica o mitica, ma può rappresentare anche la realtà quotidiana. Dopo che ogni soggetto è diventato rappresentabile, dopo che ogni contenuto è ormai possibile ed ammesso, il fulcro della pittura, allora, si sposta dal contenuto al modo in cui questo contenuto viene presentato.
Al tempo stesso il naturalismo spinge i pittori a dipingere la luce naturale e questa si presenta sempre già intonata. La luce naturale sta ai colori come la musica e l' armonia sta ai suoni ed ai rumori. In una situazione di luce naturale troviamo che i colori stanno tra di loro in determinati rapporti, proprio come i vari suoni che compongono un' armonia o una melodia.

Così come stonerebbe un suono non accordato, così stona un colore non intonato.
Con l' impressionismo si fa un ulteriore passo avanti; non è più la descrizione della natura che conta, ma l' impressione di luci, colori e toni che se ne ricavano. Quindi non conta troppo il disegno, quanto la colorazione. Si tratta di una conquista epocale. Ormai il passo da compiere per affermare che la pittura non è tenuta a descrivere, ma ha una sua autonomia, che è libera e pura creazione di macchie colorate, è breve.

Con l' ultimo Monet, possiamo dire che anche la pittura ha finalmente il suo Bach.
Egli, proprio come nel clavicembalo ben temperato, cerca di esplorare le varie tonalità, cioè le varie situazioni di luce.
Il tono dominante, in pittura, informa di sé e mette in armonia tutti gli altri, creando una situazione di luce coerente ed armonica.
Ormai la bellezza risiede quì.

Anche la pura pittura, dopo il suo Bach, avrebbe avuto il suo Mozart, il suo Beethoven, il suo Schubert,etc? Di fatto di lì a poco, mentre Monet era ancora intento ad esporare le posibilità del tono, si andava riaffermando l' importanza del disegno, con Cezanne, della forma e del puro colore non intonato, con Kandinschy, infine del contenuto, con Picasso.

Si ritorna cioè ben presto ad una pittura descrittiva; è cambiato soltanto la regione da descrivere, ormai no più l' olimpo, il Golgota, ne Napoleone, e nemmeno la campagna e la città, ma l' interiorità, oppure i concetti.
La pittura concettuale, così come quella espressiva, non sono molto diverse dall' antica pittura d' imitazione; tutte si propongono di descrivere, anche se i mondi che descrivono sono parecchio diversi tra di loro. Solo la pura pittura, trattò i suoi soggetti come pretesti per produrre giochi di toni,colori e luce. Solo essa arrivò a raggiungere lo stadio di maturità ed autonomia proprio della grande musica


di ciro d' alessio
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scritto 28/02/2009 8.00.03 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: arte filosofia musica arte concettuale tecnica arte contemporanea ciro d' alessio
 
il visibile e l' invisibile

Il visibile e l’ invisibile.
Oggi l’ invisibile “conta” molto più del visibile.
E non perché vi siano delle essenze metafisiche ed iperuranie dietro il mondo, ma perché noi stessi ci siamo allontanati dal mondo visibile, ne abbiamo creato uno invisibile dove si svolgono i giochi essenziali.

Questo pesa molto sull’ arte, perché la figurazione non è più capace di esprimere l’ essenziale.

Per esempio, se voglio fare un quadro sull’ emergenza rifiuti: Apparentemente nulla di più semplice e facile, basta che scendo per strada, metto insieme un po’ di immagini e di situazioni e poi cerco di ricostruire; posso fare un ragazzo che passa accanto ai cumuli fumanti, o dei pompieri che spengono le fiamme, l’ esercito intento alla raccolta o delle donne che fanno shopping tra strade invase, etc.
Ma in tutti questi casi io non ho colto che un aspetto, drammatico, ma solo superficiale del problema. La vera emergenza, infatti , non è quella visibile, dei rifiuti per strada, ma quella invisibile, dei morti per tumore che da noi sono l’ 80 per cento di più che altrove, a causa di 50 anni di rifiuti tossici riversati nel cuore della nostra Campania Felix, ed ora la rivolta dei cittadini contro le discariche, più che l’ emergenza, sembra il primo atto di una presa di coscienza, di un dire-di-no a quei poteri criminali da cui sono stati devastati per anni.
Si può rappresentare tutto questo in immagine? I poteri mafiosi sono per eccellenza nascosti, infotografabili, indipingibili, invisibili. Le diossine che hanno contaminato le terre, le acque ed i frutti della nostra campania felix sono particelle invisibili.

Questo è solo un esempio, ma se ne possono fare tanti altri in cui si vede che la nostra epoca è caratterizzata dal prevalere dell’ invisibile.
Del resto lo “scambio”, il “valore di scambio”, che è considerato oggi l’ aspetto essenziale di qualsiasi oggetto, non è il suo aspetto visibile e naturale, ma il suo astratto ed invisibile essere un “quantum” di valore economico.

Anche per il sapere scientifico l’ essenziale non è il fenomeno visibile, ma la legge che vi sta dietro e lo regola.

Anche per la morale spesso non ha valore essenziale l’ uomo sensibile, in carne ed ossa, ma la sua “persona” ( nell’ antica Roma, “persona” era la maschera che indossavano gli attori), cioè il suo essere rappresentante di qualcos’ altro, in genere di Dio, ma anche dell’ umanità, della nazione, etc.
Anche il diritto ha a che fare con “persone giuridiche” e non con individui concreti, infatti è ben diverso se a capitare sotto le maglie della legge è un individuo che ha la cittadinanza o uno che non la ha. E cos’ è la cittadinanza se non un’ altra realtà invisibile, un'altra seconda natura, un'altra persona, creata per includere, ma forse per escludere, e di cui è rivestita la nostra prima e unica natura concreta?

(Questo moltiplicarsi delle essenze invisibile mi ricorda alcuni momenenti della storia della filosofia medioevale; il moltiplicarsi degli universali e le critiche ferma e decisive di Duns Scoto e di Guglielmo di Hoccam al riguardo. Il primo col suo concetto di haecceitas ( da haec latino per significare il questo sensibile, unico luogo di residenza del vero e del valore) il secondo con il suo rasoio che tagliava via tutte le discussioni su enti inutili ed esistenti solo nelle dispute.
Il fatto è che oggi le essenze invisibuilii non esistono solo nella potente immaginazione dei monaci filosofi, ma potentemente nel mondo, e ci vorrebbe un rasoio capace di incidere nel reale e non solo nelle dispute filosofiche.

L’ astratto si è fatto reale; per tornare al concreto non basta più una critica all’ astratto filosofico e mentale, ma ci vuole una critica concreta, cioè un lavoro concreto di trasformazione del reale . (E’ questa il senso profondo, secondo me, della famosa tesi di Marx secondo cui fino ad allora si era solo criticato il mondo, ma da ora in poi si trattava di cambiarlo).

Cosa può fare il pittore di fronte a questo prevalere dell’ invisibile?
Beh molti si sono dati all’ informale, per dire che oggi l’ essenza non risiede più nel visibile ma nell’ invisibile.
E’ una scelta comprensibile e rispettabile, anche storicamente significativa. Se uno si propone di rappresentare a fondo il mondo storico in cui vive non può scegliere diversamente.

Tuttavia…..



di ciro d' alessio
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