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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'CLAUDIO DI CARLO'
 
MOSTRA/EVENTO "IL PIACERE" - 28/29/30 novembre, Pescara


IL MUSEO CASA NATALE DI GABRIELE D'ANNUNZIO
 
presenta
 
la mostra /evento
 
Il PIACERE
 
Opening 28 novembre – ore 18.30 -  fino al 30 novembre - ore 23.30
 
 
In occasione delle celebrazioni del 70° Anniversario della morte di Gabriele D’Annunzio (1 marzo 1938), Atelier777 Contemporary Art organizza "IL PIACERE", Rassegna d’Arte contemporanea, che si svolgerà a Pescara nei giorni 28, 29 e 30 novembre 2008. L’Evento, oltre che da Atelier777 Contemporary Art, sarà curato da Micol Di Veroli e Barbara Collevecchio, con la collaborazione di Lori Adragna.
 
L’Evento patrocinato da Soprintendenza SPSAE dell’Aquila, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Pescara, coinvolgerà la Città di Pescara nel suo complesso, in quanto, oltre che il Museo Casa Natale di Gabriele D’Annunzio, vedrà coinvolti gli spazi espositivi di Atelier777 Contemporary Art, nonché alcuni tra i più importanti locali (lounge bar, wine bar) e ritrovi della “movida” pescarese (lungo il Corso Manthonè, Piazza Della Rinascita...e non solo).

Un percorso espositivo, visivo e performativo che si farà anche ideale e spaziotemporale, nella successione di differenti location pubbliche e private, all’interno delle quali, si potrà ammirare la proiezione di video degli artisti in mostra, ma anche assistere a performance musicali e a reading di brani tratti da componimenti poetici e letterari di Gabriele D’Annunzio (in particolare dall’opera letteraria IL PIACERE)

PER I DETTAGLI  http://profile. myspace. com/index. cfm?fuseaction=user. viewprofile&friendid=425360841

 

L’EROTISMO DELLA CARNE

Di Micol Di Veroli

L’eros e l’arte si compensano, si compenetrano come il concetto di amore e morte già associato nella mitologia e fondamento di un pensiero simbolico che pone la sua catena di oggetti mentali al di là della sola passione, evidenziando la pulsione di cannibalismo e distruzione presente in ogni forma di eccitazione.

Il piacere è nera delizia per l’animo umano, contorce la volontà, acceca la realtà, solletica l’inquietudine sino alla deprimente follia ed infine convoglia l’impeto artistico verso un’unica rappresentazione di lussuria spirituale che mediante una spasmodica catarsi libera sull’opera il proprio pulsante climax di piacere. Il sentimento di lascivia rappresenta quindi non solo un cedevole abbandono al peccato ma un elogio supremo all’estetica ed all’estro creativo che scevro da inutili moralismi affina i sensi e le sensazioni. L’artista ritrova nell’eros le stesse intime sofferenze di Andrea Sperelli protagonista de Il Piacere di Gabriele D’annunzio ed ogni corruzione dell’animo, ogni insana orgia di sensi diviene sacro pretesto per indagare sul ruolo dell’arte e della vita umana costruita attorno alla forme armoniche.

La mostra Il Piacere è la dimostrazione tangibile dell’esistenza di un comune pensiero erotico che al di là di confini geografici ed ideologici manipola e soggioga la fertilità creativa dando vita ad affascinanti figurazioni lungi dall’esaurire la loro carica di stupore e meraviglia. In ogni opera il centro focale si sposta sul corpo, altare erotico supremo ed unico punto di mediazione tra vita e morte, tra caos e perfezione. Un corpo non solo involucro contenitore di vita ma alchemico alambicco distillatore di cocenti passioni. Cosi ogni muscolo, ogni nervo teso, ogni cavità ossea anela il desiderio come fosse una pugna solenne, un combattimento di sensi in cui non importa vincere o perdere, possedere od essere posseduti. Le lussuriose vesti, gli oscuri travestimenti e le sinuose nudità delle opere in mostra cedono al trionfo dell’erotismo della carne. Una visione radicale che si pone oltre il concetto di rappresentazione della libido, restituendo immagini in cui ci sembra di intuire, attraverso l’eterea epidermide, la concitata tensione dei precordi, la levigata torsione degli intestini e la massa in movimento del muscolo cardiaco come se tutti gli organi interni avessero un proprio senso del desiderio ed un reale diritto al piacere. Molti sono i sottili stratagemmi che traghettano i sensi verso il caos orgasmico ed ogni artista presentato in mostra raffigura il proprio sancta sanctorum custode dei vizi e delle passioni lussuriose.


IL PIACERE

Di Lori Adragna


Incuranti di tutto ciò che non fosse godimento ... ricercavano senza tregua il Sommo, l'Insuperabile, l'Inarrivabile e giungevano così oltre, che talvolta una oscura inquietudine li prendeva pur nel colmo dell'oblio”.

è il piacere incarnato dagli amanti dannunziani nelle pagine dell'omonima opera. Piacere sensuale, ferino, assoluto, pronto a violare le convenzioni, “a lacerare tutti i veli”, liberando pulsioni segrete. La stessa passione anima le opere degli artisti in mostra; un sisma spazio-temporale che sconquassa i sensi e al tempo stesso impone nuovi equilibri.

Le facce bicromiche di Francesco Arena implodono nell'apnea delle proprie ossessioni: emozioni alienate che ne alterano le capacità comunicative; mentre Luca Curci esplora l'universo artistico della mutazione, perpetua sfida messa in atto da ognuno di noi nel tentativo di valicare i propri limiti.

Quello del Vate pescarese è un edonismo decadente, che dirompe in un'Italia sterilizzata dai canoni del positivismo ottocentesco. è contrassegnato dall’ansia d’introspezione e da un estetismo alla Oscar Wilde. Il protagonista del Piacere, l'aristocratico Andrea Sperelli, ricalca in un certo senso le orme di Dorian Gray, per il culto dell'arte e la ricerca del bello, nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale e disprezzo per la volgarità del mondo. Ribaltando il principio secondo cui l'arte imita la vita, “bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”. Da qui, l’importanza attribuita all’apparenza e al dominio dei sensi, propri dell’estetismo (dal greco, aisthanesthai ‘percepire con i sensi’). Si tratta di un atteggiamento tipicamente wildiano (ma anche dannunziano) c.itaratterizzato dalla concezione di un'arte fine a sé stessa. Estetica della bellezza che ritroviamo algida, nella ricerca di CORPICRUDI con rimandi ai seicenteschi simboli della Vanitas: fiori recisi, frutta in decomposizione, teschi, cristalli e specchi; tutto il repertorio legato al memento mori. Tematica questa, che in campo religioso si ricollega, a partire dal medioevo, all'efferatezza di figurazioni create per impaurire e/o soggiogare i devoti. Ottica di immolazione e preghiera, peccato ed espiazione, martirio ed estasi che ricorre nei corpi lacerati e straziati da corde di Roberta Fanti. Oppure, nelle cinture di castità esibite in teche da Jessica Iapino. Lo stesso concetto batailliano di erotismo tragico -istante in cui piacere e dolore sembrano unificarsi- che intride la poetica di Claudio di Carlo. Massimo Festi nelle sue manipolazioni digitali indaga il corpo come territorio di trasgressione e usa maschere a guisa di feticci.

Un’esperienza, quella estetica, che si rivela nello scritto dannunziano quasi un mostro a due teste. La visione della vita come arte, infatti, implica da un lato la ricerca ossessiva del piacere ovvero l’edonismo, dall’altro un'esistenza dissoluta che conduce allo sfacelo morale e psicologico. “La volontà aveva ceduto lo scettro agli istinti; il senso estetico aveva sostituito il senso morale”.

L'eroe decadente è in conflitto con la società che lo circonda, anche la corruzione e la morte sono per lui condizioni di privilegio per distinguersi dalla massa. Si chiude in se stesso in attesa di un’illuminazione (epifania). Può, così, scandagliare le corrispondenze che collegano in modo misterioso tutte le cose. Come nelle surreali immagini di Japi Honoo, che in una sorta di panismo, tendono a confondersi e mescolarsi con il Tutto e con l'Assoluto. Nella pittura lisergica di Andy dei Bluvertigo la scomposizione incidentale dei visi, ritratti in dettagli cromatici, può svelare forme e identità nascoste.

L'Estetismo dannunziano, dalle pagine del Piacere, trionfa abbagliante nella descrizione delle opere d'arte di una Roma barocca, tanto scenografica quanto adagiata sul proprio disfacimento: “sotto un cielo quasi latteo, diafano... in una primavera dei morti”. Suggestione riproposta nei barocchismi di Matteo Basilè, nelle sue figure caravaggesche spesso catapultate da sfondi bui. Scenario che evidenzia impronte di realtà attuale, cristallizzato, però, in una prospettiva atemporale. E ancora canoni che attingono al Seicento, nella pittura di Saturno Buttò. Dimensione estetica artificiosa della sessualità estrema, vissuta in maniera autistica dalla società contemporanea che ingurgita immagini erotiche e/o violente, ma ha spento l’interruttore dei cinque sensi.    

Gli uomini che vivono nella Bellezza … conservano sempre, anche nelle peggiori depravazioni, una specie di ordine. La concezione della Bellezza è l’asse del loro essere interiore, intorno a cui tutte le passioni ruotano”.



 



di Lori Adragna
visita il blog IL FEMMINILE NELL'ARTE



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