Nella nostra esperienza le cose e le persone ci si presentano sempre
in contesti determinati. Le cose e le persone al di fuori di contesti
reali, sono il frutto di un lavoro della nostra mente che isola un
qualcosa dal tessuto percettivo in cui gli si è presentato, dal resto
della realtà in cui è immerso, e lo guarda da solo, nel suo isolamento.
Ora
un pittore che voglia rappresentare qualcosa, persona o cosa, può farlo
in due modi; o immerge le cose in un contesto simile a quello in cui
furono percepite, quasi a voler rappresentare la cosa nel suo ambiente e
nella sua storicità, nel suo spazio-tempo; o estrapola le cose dallo
spazio-tempo e le contempla isolatamente o in spazi-tempo fantastici.
Chi si avvicina di più alla verità della cosa?
Qui
entra in campo una scelta filosofica; in un orizzonte
platonico-cristiano, si avvicina di più alla verità della cosa, forse,
quel pittore che la estrapola dal tessuto temporale di questo mondo e la
contempla nella sua inseità. Di fatto nelle pitture medioevali spesso
vediamo le figure estrapolate dai contesti reali ed inserite in spazi
iperurani.
Secondo una concezione più vicina a noi, l’
essenza delle cose e delle persone non è nella loro inseità, nella loro
estrapolazione dal tessuto storico in cui si inseriscono, ma è , invece,
proprio questa loro relazione ad altre cose, al contesto della realtà,
nella loro spazialità e temporalità.Non l’ in-sé ma il per-altro è ciò
che caratterizza e definisce noi come soggetti, ed il resto delle cose
come parti del mondo.Ecco che più vera, più profonda ci pare qualla
pittura che rappresenta l’ hic et nunc, che immerge ogni figura, ogni
parte in un contesto di spazio e tempo, in un contesto reale; quella
pittura che non ha paura del fluire del tempo e del cangiare dello
spazio, ma ne fa il fulcro della rappresentazione.
Al contrario
le opere che estrapolano dalla realtà, che fingono spazi metafisici, che
trattano le cose come in sé, non solo sanno di finto, di astratto, di
vecchia metafisica, ma danno quel senso di freddo e di solitudine che
ogni astrazione, in quanto appunto atto di isolare, comporta.
Ciro D’Alessio
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