 Ritratto di Andreoni di Attilio Alfieri_1931 | |
Il percorso espositivo si apre con il Manifesto del Futurismo di
Filippo Tommaso Marinetti, e poi sono sopratutto poster pubblicitari,
manifesti, alcuni dipinti, sculture, fotografie dalla collezione
Sergio Cereda, lettere e libri. Ci sono alcuni lavori di Balla, di
Carra', e poi Depero, Farfa, Munari, Djulgheroff, Oswaldo Bot,
Allimandi, Funi, Prampolini, Marisa Mori, Antonio Sant'Elia. Poi una
sezione dedicata al “Contemporaneo”, che comprende lavori di
Peter Nussbaum (cortesia di Sabrina Raffaghello), stampe di Roberto
Goffi (cortesia di Sabrina Raffaghello), lavori di Sofia Rocchetti e
Roberta Messori (cortesia di Sabrina Raffaghello), lavori di Massimo
Sansavini (cortesia di Sabrina Raffaghello Contemporary Art), stampe
di performance di Pier Paolo Koss, dalla galleria Guidi & Schoen
Arte Contemporanea. Bel colpo, Sabrina Raffaghello.
Il “Profilo Continuo di Mussolini” di Renato Bertelli ( a
volte chiamato “Testa di Mussolini” o “Profilo continuo –
Testa di Mussolini”) viene presentato senza citare che si tratta
del profilo, appunto, del noto dittatore italiano, e mi pare "giusto"
che non ci siano note sul fatto che fu approvato da Mussolini come
suo ritratto ufficiale, vorremmo mica creare disagio in un Paese ufficialmente Comunista, no? Stessa cosa per “Vir o Dux” di
Thayaht, opera donata su invito di Marinetti al capo del governo nel
1929; (il Vir che regge le sorti dell'Italia
del tempo). Giro insieme ai miei amici e faccio un po' fatica a
spiegare la complessita' del fenomeno Futurismo, specie qui, dove
quello che regna sono foto, poster, manca qualcosa... all'improvviso
l'amico inglese mi chiede se io abbia notato qualcosa di strano.
Strano? Si, mi dice, guarda le didascalie... sono scritte in cinese e
italiano. Nessun'altra lingua. Oh! Rimango davvero sorpreso. Ma
come... non in inglese?
L'amico inglese mi dice ancora che e' davvero un peccato che non
ci sia nessun dipinto di Boccioni. La mancanza di qualsiasi lavoro di
Boccioni mi pare davvero una grave mancanza, Boccioni è il vero
protagonista delle arti plastiche in seno al movimento futurista:
scrive gran parte dei manifesti della pittura, e li firma, firma da
solo il manifesto della scultura, prepara un manifesto
dell'architettura futurista, che poi Marinetti bloccherà,
sostituendolo con quello di Antonio Sant'Elia.
Mi pare che la mostra sia sbilanciata e leggerina, e che per
essere la prima in assoluto in Cina avrebbe dovuto presentare anche
altre opere. Non leggo nessun accenno al fatto che il termine
Futurismo fini' poi per contrassegnare un'arte “ufficiale”
filofascista, borghese. Non leggo niente di quanta politica ci fosse
all'epoca nell'atteggiamento Futurista ( politicamente i futuristi
furono anti: antidemocratici, anticlericali, antipacifisti e
antiaustriaci ) e forse c'e' qualcosa di volutamente frenato nel
portare in Cina un Futurismo senza parlare del suo entusiasmo
giovanile, la fiducia nell'avvenire, la visione dinamica della vita,
l'avversione alle tradizioni e alle autorità e contro il vecchio
patrimonio culturale. Forse sono discorsi che ancora non vanno bene
in questo momento.
”La piu’ bella e piu’ importante mostra di quest’anno”,
ha detto all’inaugurazione il direttore del Museo, Luo Yiping. Il
professore, che e’ stato insegnante d’arte all’Accademia
locale, ha annunciato che per l’eccezionalita’ dell’evento, gli
studenti di nove istituti d’arte della metropoli saranno ammessi
gratis al museo.
Come stuzzichino e antipasto sul Futurismo la mostra andrebbe
anche bene, ma il fenomeno Futurismo meritava tutt'altra attenzione e
presentazione, specie come prima in un paese come la Cina,
dove il bisogno di sapere e di confrontarsi con la cultura
Occidentale e' al contempo bisogno e necessita'. Qualcosa e' meglio
di niente, pero'...
Scendiamo le scale e ci avviamo al negozio del Museo, voglio
comunque comprare delle copie del catalogo e farne regalo ai miei
amici. Botta finale! Non c'e' catalogo in vendita! Chiedo alla
biglietteria che conferma: non ci sono cataloghi disponibili e in
vendita al pubblico! Sogno o son desto? Chiedo alla signorina di
parlare con l'ufficio sede dell'organizzazione, per telefono; risponde un'altra signorina. gentile e
premurosa, che dopo aver saputo che sono straniero mi dice di attendere
che mi portera' un catalogo in omaggio... ma ovviamente non e' questo
il punto! Lei arriva e mi spiega che sono stati stampate circa 300
copie del catalogo, ma non e' stato acquistato il codice ISBN, e
quindi non e' possibile venderlo. Mille ipotesi mi si accavallano in
mente: forse non si puo' (ancora) vendere nulla in Cina che parli del
Futurismo? La mostra e' proprio uno stuzzichino per una mostra di la
da venire, piu' succosa e degna di catalogo in vendita? Sono mancati
i fondi? Qualcuno se li e' spesi per se? Insomma... ma come cacchio
e' possibile che “la piu' bella e importante mostra” di
quest'anno al GuangDong Museum non abbia il catalogo in vendita e a
disposizione del pubblico? Qualcuno lo spieghi... Agli
amici offriro' un pranzo, invece.
Marco Maurizio Gobbo
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