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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'DESIGN'
 
Dal Liberty al Design. Arti decorative in Italia, 1900-1940

Nell'Italia di inizio Novecento, le arti decorative, già eredi di un'importante tradizione artigianale e artistica, si fanno interpreti del desiderio di progresso di una Nazione che ha da poco conosciuto l'unità. Ebanisti, ceramisti e maestri vetrai lavorano spesso in collaborazione con i maggiori artisti del tempo, dando vita a un vero e proprio "stile italiano" destinato a influenzare la nascita stessa del design moderno. Si tratta di un periodo di "ottimismo paradossale", di intensa creatività con, sullo sfondo, una società in profonda trasformazione, alimentata all'inizio dalle speranze del governo Giolitti, ma presto costretta a subire il trauma della Prima guerra mondiale e il tragico esito del regime mussoliniano.
 


Per esplorare un simile contesto, la mostra procede attraverso un percorso cronologico composto da un centinaio di opere e basato su un dialogo continuo tra arti decorative e arti plastiche. L'inizio del Novecento è caratterizzato dall'affermazione dell'Art Nouveau, noto in Italia come "stile Liberty" o "floreale".
 
A partire dall'Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Torino nel 1902, lo stile Liberty acquista via via una particolare originalità nelle opere di artisti come Carlo Bugatti, Galileo Chini, Eugenio Quarti, Ernesto Basile, Carlo Zen. La loro propensione per le linee curve ispirate alle forme della natura, con accenti talvolta esotici, si ricollega all'opera dei pittori divisionisti, vicini alle tendenze simboliste diffuse in tutta Europa e rappresentate in mostra da importanti quadri di Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo.
 
Al gusto Liberty, divenuto lo stile dominante della nuova classe borghese, si opporrà con la sua volontà "antipassatista" il Futurismo. Questo movimento d'avanguardia, nato nel 1909 dalla mente di Tommaso Marinetti, si estenderà tuttavia alla arti decorative solo dopo la Prima guerra mondiale, durante il cosiddetto "Secondo Futurismo".
 
Nel 1915, Giacomo Balla e Fortunato Depero firmano un manifesto intitolato "Ricostruzione futurista dell'universo", in cui si annuncia l'intento di estendere l'estetica futurista a tutti gli aspetti dell'arte e della vita. Questi due artisti, che dichiarano di voler ricostruire l'universo "rallegrandolo", daranno vita a numerosi oggetti di arte decorativa e di uso quotidiano, dai mobili ai vestiti, dagli arazzi ai giocattoli.
 
Durante gli anni del "Ritorno all'ordine" - che seguono, in tutta Europa, la stagione delle avanguardie - il recupero della cultura classica assume in Italia diverse declinazioni nell'ambito delle arti plastiche e decorative. Tra le versioni più interessanti ricordiamo la Metafisica di De Chirico e di Savinio, e il Realismo magico il cui maggiore rappresentante fu Felice Casorati.
 
In maniera analoga, una visione incantata, sospesa tra ispirazione classica e gusto déco, caratterizza le ceramiche di Giò Ponti, o ancora le prime creazioni in vetro di Carlo Scarpa. Per quanto riguarda la produzione architettonica e l'arredo, lo stile monumentale di Giovanni Muzio e Piero Portaluppi coincide con il ritorno al classicismo celebrato dal "Novecento", il movimento sostenuto da Margherita Sarfatti e destinato a diventare il mezzo di espressione ufficiale del regime fascista. Negli stessi anni, il regime seppe tuttavia aprirsi agli esperimenti modernisti di artisti quali Giuseppe Terragni e Mario Radice (gli autori della famosa Casa del Fascio di Como), a cui si avvicinano le opere astratte di Fontana, Melotti o ancora Licini.

www.italialiberty.it (Mostre)
 


di Andrea Speziali
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scritto 08/08/2015 12.01.46 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: liberty design made in italy sgarbi
 
“K i d n e y W e l l n e s s”, le nuove copertine del Giornale di Nefrologia per parlare di arte e funzione etico-estetica

Kidney Wellness
copertina d'autore di E. Genesio e D. Manassero per il Giornale Italiano di Nefrologia

Mi piace quando l’arte ha una funzione etico-estetica. Quando il fattore estetico è veicolo conscio o inconscio di un valore che ha un effetto sull'esperienza. “In un’esperienza, cose ed eventi che appartengono al mondo fisico e sociale, vengono trasformati in virtù del contesto umano in cui entrano, mentre la creatura vivente muta e si sviluppa in virtù del suo rapporto con cose che prima le erano esterne”. Estrapolate dal testo "Arte come esperienza" di John Dewey, queste parole potrebbero esser condivise da professionisti di discipline lontane dall'estetica, professionisti che si rapportano ogni giorno con le persone e il loro bisogno d’aiuto in questo mondo. Insegnanti, medici, psicoterapeuti… incontrano quotidianamente persone che desiderano portare i dati di fatto ad uno stato di armonioso equilibrio.
Dewey è illuminante quando afferma che l’estetica è uno dei veicoli per trasformare questi dati in coscienza sensibile: “l’aspetto che contraddistingue in modo peculiare l’esperienza estetica è esattamente il fatto che in essa non esiste una tale distinzione tra sé e oggetto, poiché essa è estetica nella misura in cui organismo e ambiente cooperano per istituire un’esperienza ove entrambi sono così pienamente integrati che ciascuno di loro scompare”. È un concetto vicino al pensiero yogico (e, in generale, alle discipline olistiche), in cui ogni dettaglio dell’esistenza è una cellula in un sistema interconnesso. Ed è un pensiero che porta coloro che agiscono in questa direzione a scoprire nell'arte il luogo in cui qualità e significato si vivificano a vicenda: “l’opera d’arte è così palesemente sensoriale e tuttavia contiene una tale ricchezza di significato da venire intesa come un annullamento di questa separazione e come un diventare corpo attraverso il senso della struttura logica dell’universo”. 
Il nuovo progetto che porto avanti con l’architetto e designer Danilo Manassero in collaborazione con la Società Italiana di Nefrologia (SIN) è fondato su queste basi. 
Progetteremo una copertina d’autore per ogni numero bimensile della rivista online della Società scientifica, il Giornale Italiano Nefrologia (GIN), completamente rinnovato dal 2013, attraverso la collaborazione di giovani designers, fotografi, illustratori, grafici, ecc. selezionati all’interno del bacino dello Ied di Torino, nell'intento di camminare “nell'incontro tra mente e universo”, in un’avventura che Dewey definisce “immaginazione” e “rivelazione”, non in senso mistico, ma come “espansione dell’esperienza”.
A far da apripista, nel primo numero comparirà un nostro progetto grafico, alcune mie chine incastonate in un lettering di Danilo Manassero, di cui pubblico qui l’anteprima. Tra qualche giorno il link alla rivista rinnovata.

Le citazioni sono tratte da J. Dewey, Arte come esperienza, Palermo, Aesthetica edizioni, 2007; capitolo L'apporto umano, pp. 243-264.




di emanuela genesio
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''New Antiques'' 1a Edizione


Ultima giornata per partecipare alla Prima edizione della mostra ‘’New Antiques’’ a Riccione, nella cornice del Palazzo del Turismo.

La mostra realizzata per il ponte dell’Immacolata, dall’8 all’11 dicembre e organizzata da AL.VI.  srl di Modena, tratta l’antiquariato, arte moderna e contemporanea.

Prenderanno parte alla rassegna riccionese espositori da tutta Italia e dalla Francia. Saranno tre le gallerie francesi presenti con sculture di avorio, pietre dure e arredo Art Decò e ci sarà uno spazio dedicato al vintage e ai gioielli.

Quello che si noterà subito entrando è l’abbinamento dell’antico al moderno, con prevalenza di opere a partire dal 1700 fino ai primi del 1900, di sicuro interesse sia per un pubblico specializzato che per quello appassionato e occasionale, che troverà negli stand allestiti dagli espositori dai dipinti antichi alla pittura dell’Ottocento italiano ed europeo, dai tappeti ai mobili di varie epoche ai gioielli alle stampe antiche e a preziosi libri.

Eccezionale evento per gli amanti dell’arte, collezionisti e antiquari.


Orario:

giovedì 8 dicembre dalle 10 alle 20

venerdì 9 dicembre dalle 15 alle 20

sabato 10 dicembre dalle 10 alle 20

domenica 11 dicembre dalle 10 alle 20



di Andrea Speziali
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Mine vaganti...

Invento progetti per la comunicazione del design. Giorgio Tartaro, giornalista professionista, autore RAI e volto Sky. Ma quante professionalità custodisce ancora nel cassetto?

Inizia così la mia intervista virtuale alla prima mina vagante del settore culturale italiano. Un talento raro, eclettico, ambizioso, che si distingue su tutti gli altri per l'operato integro, pulito e sincero. Nell'autodefinizione che fa di se stesso Giorgio non indugia a nomenclare tutte le esperienze di studio e di lavoro fatte finora, con una sicurezza propria di chi è consapevole del proprio processo di crescita e ne fortifica giorno dopo giorno le fondamenta. Dalla RAI a Sky TV, passando per l'editoriale Domus e l'insegnamento al Politecnico di Milano, una carriera in continua crescita, graduale e faticosamente conquistata, che gli ha già portato numerose soddisfazioni. Viene quasi spontaneo chiedersi quali siano i suoi obiettivi ora che è arrivato al successo e alla notorietà. L’ho intervistato attraverso una modalità del tutto nuova, una corrispondenza epistolare interattiva, cui Giorgio ha accettato di partecipare fin da subito. Il motivo? La continue 'transumanze' cui si sottopone ogni giorno, come dice lui stesso, le quali lo costringono a viaggiare di continuo in treno, su e giù per l'Italia. La corrispondenza coi media attraverso il palmare, oltre che con gli amici, diviene così, in un'epoca dove tutto si rincorre e ci rincorre senza tregua, un modo per mantenere vive le proprie relazioni sociali o crearne di nuove, investendo concretamente il proprio tempo senza perderlo su un treno, tra una stazione e l'altra, guardando fuori dal finestrino...

Di strada finora ne hai fatta, e tanta, ma quand'è che si è verificato in te il cambiamento? Quand'è che hai capito d'iniziare a decollare? O senti di dover raggiungere ancora altri obiettivi? Quali?

Un vero e proprio cambiamento non l'ho mai avvertito. E' stato tutto molto graduale e conquistato. Ci sono stati dei salti, come il lavoro di autore in RAI, Lezioni di Design, Compasso d'Oro, poi l'assunzione a tempo determinato a Domus... Poi l'avventura in video, con tv locali prima e poi con il Gruppo Sitcom, Leonardo e Alice,  Sky TV. Certo, vedersi riconoscere per strada in tutta Italia fa un certo effetto... 
Obiettivi? Trovare piattaforme sempre più professionali (network più importanti, nonostante la mia riconoscenza al gruppo Sitcom) e parlare con format adeguati a raggiungere un pubblico motivato e vasto...

Immaginavo che il cambiamento fosse stato graduale così come per gradi sta avvenendo il continuo perfezionamento del tuo progetto itinerante et in fieri per la comunicazione del design. Ma nel privato reputi ugualmente di essere un razionale perfezionista o la passione per la musica – ricordiamo ai lettori che sei anche diplomato al Conservatorio - ti rende, in un certo senso, appassionato artistoide (in senso buono ovviamente)?

Nel privato...  Sempre più difficile mantenere una dimensione privata quando entri in un negozio in montagna e ti fanno i complimenti per la trasmissione. Il privato esiste, eccome. La mia famiglia, i due bimbi, protettissimi da qualsiasi "spammata" mediatica. Artistoide?. Mah, sicuramente chi mi conosce bene pensa, immagino, che io sia un semipazzo razionale, un istrionico determinato... E' che la condizione ossimorica è davvero l'unica praticabile ai giorni nostri, soprattutto se si fa un lavoro, anzi, più lavori, che mischiano preparazione, brand di se stessi, nodi di una rete, lobby di competenze...

Dunque, privato per Giorgio uguale figli. E Giorgio? Oltre ad essere un giornalista professionista, com'è realmente Giorgio? Nella condizione ossimorica da te descritta io ci vedo un garbato equilibrio interiore piuttosto che un conflitto elettrico. E con questo termino le domande personali...

Sì, diciamo più garbato equilibrio che conflitto elettrico. O forse… agognato equilibrio.

Passiamo ora al tuo lavoro. Come mai, dopo intere puntate in cui gli ospiti venivano nella tua trasmissione (ricordiamo ai lettori l'intervista che hai realizzato al light designer Nanni, all’Arch. Martiniello, etc.), hai deciso di effettuare questo cambiamento per cui adesso sei tu che ti sposti continuamente e visiti gli ambienti lavorativi del settore architettura, arte e soprattutto design?

Quello cui ti riferisci ora è un nuovo format, A2, nel quale vado a visitare gli architetti nei loro studi, nelle loro case. E' una puntata di un'ora, post prodotta, che richiede molte ore di lavoro. Design.book continua con successo e sono interviste in studio registrate in presa diretta. Poi faccio anche piccoli interventi come inviato speciale di Tendenze Casa... Più promo, spot, ecc. Insomma, volto del canale Leonardo...

Già, il volto rasserenante di Leonardo direi. Oltre alla ricchezza dei contenuti di cui sei espressione più che riuscita del canale in questione. Hai citato Tendenze Casa. Ecco, parliamo di tendenza. In che misura secondo te il design - intendendo per esso proprio la base del processo di realizzazione degli oggetti - è anticipatore di nuove tendenze in ambito sociale? Fino a che punto esso può essere lungimirante?

Diciamo che tutto il filone della sostenibilità, dal design all'architettura, è ormai insito nel progetto, per legge e per forza di cose. Quindi il progetto, perlomeno sulla carta, è da tempo "sostenibile" e migliorativo. Se una tendenza si vuol trovare, occorre andare nella compartecipazione, nell'interazione. Sempre più progetti sono il risultato di bisogni di una comunità, condivisione di ricerche, indicazioni di mercato. La strada è ancora lunga ma la legge del "custom" può valere anche per il progetto, soprattutto per quanto riguarda applicazione di nuove tecnologie e materiali.

A proposito di nuove tecnologie e materiali... Ho da poco scovato un’intervista che hai rilasciato qualche anno fa, in cui affrontavi la questione affermando che auspicavi un superamento delle mode (e delle forme) in ambito architettonico. Mi sembra di percepire dalla tua risposta che la problematica sia ancora aperta nonostante le correnti 'liquide' degli ultimi anni (vedi Z. Bauman e M. Novak), le quali, per certi aspetti, hanno addirittura minato la tradizionale 'tettonica'. Non credi, invece, che in quest'epoca di crisi, soprattutto d'identità e valori, sia necessaria una riappropriazione consapevole di quelle forme?

Posso citare Fuksas, che ho intervistato qualche mese fa per A2. Non è un problema di forma dell'architettura, ma di emozione e appropriazione. Sono forse finiti gli stili come li intendiamo e l'architettura deve rispondere a un luogo, a una comunità, agli individui. Ma qui si apre un dibattito sulle archistar che è meglio tralasciare. Certo, il concorso può essere una buona soluzione di compromesso tra richiesta della committenza e segno/progetto dell'architetto. Mi risulta però che, soprattutto in Italia, non se ne facciano molti. Ogni impresa o sviluppatore ha il proprio architetto e le assegnazioni si fanno spesso al ribasso.

Preferisco anch'io tralasciare il dibattito, trito e ritrito, sulle archistar. Pensa che pure nel settore dell'arte si parla di artistar, Damien Hirst, in prima linea, seguito da Cattelan, Koons, Murakami… Dunque, quello su cui focalizzerei a questo punto l'attenzione è proprio il concetto di topos (intendendo sia lo spazio fruibile che l'uomo stesso che lo occupa), cui l'architettura e il design si trovano a rispondere. Come ti risulta mutato questo spazio oggi? E - per te che sei addetto ai lavori - come l'hanno celebrato i Saloni di Milano dopo 50 anni di manifestazioni fieristiche?

Lo spazio muta, gli spazi mutano. Ho visto fondamentalmente velocità differenti, anche nella tua citazione dei maestri e un "eclettismo del tempo". Si mischia, si cita, si interagisce e la categoria dell'effimero entra prepotentemente nei cataloghi delle aziende. Divani presentati al salone che si riproporzionano e cambiano le dimensioni, cose mai viste. A questo Salone abbiamo finalmente visto proposte che sono più scenario che prodotto chiuso. Idee e immagini del brand suscettibili di correzione, interazione... Tante nuove proposte, meno assiomatiche e aprioristiche, insomma.

Ecco il punto. Lo definisci eclettismo del tempo. E lo individui in molti settori dell'arte, dall'architettura al design. Insomma, quello che sta accadendo oggi nel campo del design somiglia molto a ciò che già si riscontra da tempo nell'architettura: vengono presentati progetti interattivi spinti, immagini con renderizzazioni effimere, ma tutto ciò risponde poi alle reali esigenze del consumatore? Credi che l'utenza finale gradisca davvero le variazioni creative del progettista o essa necessiterebbe di più concreti punti di riferimento?

Credo che si viva in un'epoca con davvero pochi punti di riferimento. L'unica vera realtà è la condivisione, per comunità, di informazioni. Non vedo l'effimero quale categoria necessariamente negativa. Forse il troppo finito, il prodotto imposto dall'alto e stereotipato ha terminato la propria funzione (parlo ovviamente di terreni di frontiera). E' comunque necessario cambiare la prospettiva di giudizio.

E dunque… Come si può giungere, secondo il tuo parere di profondo osservatore e studioso del settore, al cambiamento? Secondo quale prospettiva di giudizio (e non necessariamente di giudizio) bisognerebbe guardare avanti e auspicarsi una nuova fase d'implementazione del prodotto? Quali potrebbero essere i nuovi punti di riferimento che valgono sia per i professionisti che per i diretti usufruitori del prodotto finito?

Risponderei con un'unica indicazione, che in parte riprende quanto detto sino ad ora. L'unica via di sviluppo o crescita o innovazione, dato per scontati e acquisiti i criteri di sostenibilità, etica, grado di novità, ecc. del prodotto, è quella dell'interattività e della crescita condivisa. Cioè non tanto la customizzazione esasperata e il prodotto di serie che diviene unico (stile migliaia di combinazioni possibili del mondo dell'auto), quanto piuttosto la partecipazione di comunità alla realizzazione di una serie di prodotti. Nessuno nega nulla e alcuna funzione, ma proprio nell'epoca dell'informazione condivisa e rettificata just in time, perché non lavorare a progetti che nascano da un'oligarchia di menti, esperte in diversi campi, guidate da un capo progetto? La storia insegna che molte equipe di ricerca erano organizzate in questo modo. Oggi però sarebbe un gruppo di lavoro remoto, ingaggiato, sollecitato, spronato, verificato sul campo, sui campi. Mi stupisce che ancora nessun grande ci abbia pensato. Forse è un progetto utopico, snob, improponibile, fallimentare, ma la storia insegna che occorre anche questo.

di Angela Russo



di Angela Russo
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Andrea Speziali all'Expo officine artistiche a Bologna


Il 4 dicembre è stata inaugurata la mostra collettiva ''Expo officine Artistiche'' presso le officine Minganti (via Liberazione 15) a Bologna a cui Andrea Speziali partecipa con la scultura ''Luna Marina'' (2010 - Terracotta, legno, vetro, gesso alabastrino - h. 48 b. 20x20 cm). La mostra sarà aperta fino al 31 dicembre, saranno presenti 130 artisti. In mostra ci saranno quadri, disegni, sculture e fotografie.Si potrà vedere la mostra in diretta tv collegandosi al sito della galleria Wikiarte.Il progetto mira ad essere strumento di avvicinamento all’Arte ed ai suoi protagonisti in relazione a temi sociali e non. Arte, luce, riflessi e colori diventano un linguaggio universale accessibile e accattivante per il pubblico. Gli obiettivi sono quelli di trasmettere emozioni attraverso un forte impatto visivo dato dalle ricerca di artisti in continua evoluzione, che sanno dar vita ad opere non sempre di immediata comprensione, ma di sicuro interesse culturale. Una nuova visione artistica dove l’Arte incuriosisce, diverte, sensibilizza e allo stesso tempo coinvolge lo spettatore che ne diventa protagonista. In questo modo centotrenta opere saranno in esposizione per tutto il mese di Dicembre dal 4 al 31,inserite in un contesto contemporaneo e di rivalutazione urbana. Un esposizione dal sapore didattico ma dai toni divulgativi, in cui le visioni artistiche fungono da cornice ad un’esperienza diretta. L’esposizione si snoda attorno ad un percorso di crescita e di conoscenza in cui il pubblico stesso si trova coinvolto attraverso la propria identificazione dei linguaggi Artistici. Il bacino di utenza è composto da un pubblico di una vasta fascia di età, con un medio livello culturale, curioso, appassionato di arte ed interessato a nuovi confronti. La Location prescelta per l’ambientazione del l’ EXPO OFFICINE ARTISTICHE 2010 è stata selezionata a seguito di una lunga ricerca di uno spazio dinamico, luminoso e molto ampio, lo spazio dedicato agli artisti sarà infatti di 400 mq, all’interno di un complesso completamente ristrutturato a un passo dal polo Fieristico, dal Centro di Bologna e dalla Stazione Ferroviaria. Si vuole definire un percorso di conoscenza che sensibilizzi la comunità rispetto a tematiche di impatto artistico. Innovazione e cultura saranno la novità dell'Expo Officine Artistiche, 2 Monitor da 42", 1 totem touch screen ed un canale Live Streaming, accompagneranno l'Expo promuovendo per tutta la durata dell’evento non solo gli artisti partecipanti, ma, anche i numerosi appuntamenti che si susseguiranno durate il mese.

di Andrea Speziali
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