C'eravamo abituati a un Adamsberg piuttosto stanziale, e invece eccolo che - nell'ultimo romanzo di Fred Vargas,
Un lieu incertain (2008,
trad. it. 2009) - si muove fra Londra e la Serbia, passando ovviamente per la sua Parigi.
Qui nessun Evangelista né Kehlweiler, dunque, ma la Brigade del commissario al completo, pure con un ritorno imprevisto (niente spoiler, non vi preoccupate!).
L'intrigo strizza l'occhio all'horror (vampiri in abbondanza e omicidi splatter, fino al
topos del sepolto-vivo), avvicinandosi così a
Pars vite et reviens tard, dove il soggetto era la peste, tema al quale l'autrice ha dedicato nel 2003 un'opera di carattere scientifico intitolata
Les Chemins de la peste, le rat, la puce et l'homme, naturalmente firmata col suo vero nome, Frédérique Audoin-Rouzeau.
Mi piacciono di Adamsberg-Vargas in particolare le metafore metereologiche. Come questa: "Généralement, les perturbations atteignaient le brigadier avec quelques heures de retard et très amorties, comme le vent de Bretagne vient s'affaisser sur Paris" (p. 125).
Ed eccoci giunti al consueto spoglio di motivi artistici: il vicino di Adamsberg, lo spagnolo Lucio, ha un mento degno di Velázquez, a parere dell'erudito Danglard (p. 10). Ed è ancora Danglard a descrivere magistralmente il cimitero di
Highgate (p. 24), nonché a riferirsi a
Dante Gabriel Rossetti quando si tratta di entrare nel vivo delle questioni vampiresche (p. 43).
Ma gli amanti del contemporaneo apprezzeranno soprattutto la descrizione delle performance di un giovane artista che rende tutto (e pure qualche essere umano) bronzeo (pp. 68-69).
PS: Stavolta niente edizione economica, non ancora disponibile. Ma l'editore Viviane Hamy si fa pagare: ben 18 euri per questo pur corposo romanzo.
PS2: Provoca un certo fastidio la francesizzazione dei nomi, qui addirittura di Kant, chiamato Emmanuel (p. 144).
PS3: Vargas deve amare molto Nerval: in
Sans feu ni lieu costituiva addirittura la traccia per scovare il serial killer, qui
El Desdichado tiene praticamente in vita il commissario (p. 279).