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INTERVENTI CON PAROLE CHIAVE 'DINASTIA QING'
 
Alla Montagna Gialla! Parte Prima

Huangshan settembre 2012 foto mmg

Alla fine si arriva anche qui, alla Montagna Gialla. Howard lo aveva proposto piuvolte, ma non si era mai trovato il tempo per andarci, prima. In questo settembre del 2012 pare che ci siano un paio di giorni disponibili per andare, scalare, dormire una notte e ridiscendere da uno dei cinque Monti speciali della tradizione cinese, che epoi quello che fanno quasi tutti i quasi venti milioni di turisti cinesi che ogni anno pagano 230 RMB (quasi 30 Euro) per vedere i paesaggi dei leggendari monti.

Da Suzhou non siamo poi cosi lontano, la Montagna Gialla e a sud della provincia dellAnHui, dounocchiata ad una cartina geografica, mi pare che ci sia unautostrada che va direttamente li, mentre rimugino sul tragitto, Howard dice di non preoccuparmi, una sua amica eandata lisolo poche settimane fa e ha ancora il gps settato sul viaggio, domani in ufficio se lo faradare e seguiremo le indicazioni. Io sono sempre abituato alle mappe, comunque non vorrei sembrare poco moderno, vai con il navigatore.

Ci prepariamo come per una scampagnata, la montagna non ealtissima, il picco ea 1800 e rotti metri, il tempo eancora quasi estivo, fa caldo, quindi non dobbiamo prepararci per una scalata.

La sera prima mi informo sulla Montagna Gialla e chiaccherando con Howard a proposito scopro che in effetti, non euna montagna, piuttosto quel nome comprende una zona montagnosa, con picchi di diverse altezze. Efamosa da parecchi secoli e il nome pare che derivi da un decreto imperiale: prima si chiamava YiShan, ma cambiarono il nome in onore dellimperatore Huang Di (LImperatore Giallo), un imperatore piuleggendario che storico, che da qui, una dei miti narra, ascese al cielo, proprio come una Madonna. Pare che uno dei primi ad usare il nome HuangShan (Montagna Gialla) sia stato il poeta Li Bai, e furono proprio i poeti e i letterati a dare lustro e fama al luogo, che comincioad essere visitato, riverito e dove cominciarono a costruirci dei templi. I suoi scenari divennero sempre piufamosi e riempirono dipinti e dipinti, anche una scuola di pittura porta il suo nome. A quanto pare, contando dalla Dinastia Tang alla Dinastia Qing sembra che siano state scritte oltre 20,000 poesie in suo onore. Ora eanche un sito Unesco, non solo per il paesaggio, anche perchela zona eun habitat naturale di diverse specie animali e vegetali che si trovano solo qui. Potevo mancare la visita?

Il viaggio inizia un poin ritardo, volevamo partire verso le 9.30 del mattino ma quando controlliamo lorologio mentre siamo in tangenziale sono giale 10,25. Poco male, a giudicare dai chilometri dovremmo essere li in tre ore. Invece no. Seguendo la vocina stridula del gps non prendiamo lautostrada piuovvia, ma unaltra, e a metapercorso la vocina ci suggerisce di andare su una strada statale. Prendo la mappa. Pare una scorciatoia. Proseguiamo. Dopo venti minuti arriviamo allinizio di una strada che ebloccata. Lavori in corso. Noo! Adesso? Howard chiede informazioni e torna alla macchina sconsolato: bisogna tornare allautostrada e farla fino in fondo, non cealtro modo. Il viaggio che doveva essere di circa tre ore diventa una corsa da sei ore. Tiriamo un podi saracche e maledizioni ai gps e alle scorciatoie, e arriviamo a destinazione, cioeai piedi della gruppo di monti giusto in tempo per parcheggiare e scoprire che abbiamo peso lultima filovia. Che si fa? Si puoprendere un specie di minibus, che ci porta dall
Veduta del Giardino Cinese Classico di Ye Fang a SuZhou


Ho la fortuna di conoscere Ye Fang, calligrafo, architetto, pittore, raffinato e profondo conoscitore della propria cultura, compresa quella culinaria, grazie ad un incontro propiziato da JiangShan, art director del True Color Museum, che sta, appunto, a SuZhou. I lavori di Ye Fang sono state esposti in parecchie nazioni e collezionati da vari musei nazionali ed esteri.
Occasione dell'incontro e' il germe di un'idea, di un progetto in comune di cui vorremmo discutere. Jiang Shan mi porta in auto a casa di Ye Fang; attraversiamo le parti nuove e quelle antiche di SuZhou e discorriamo della grande pazzia di Ye Fang, che agli inizi degli anni 2000, convincendo i suoi vicini di casa, cinque famiglie, a mettere in comune i rispettivi spazi privati di cortile interno, fa partire a proprie spese un progetto di costruzione di giardino classico cinese.


Cosi', 500 metri quadri di cortile, 2 milioni di yuan, 700 tonnellate di pietre, oltre 30 specie di piante, un team di 30 operai edili personalmente supervisionati da Ye Fang, in due anni e mezzo di lavoro ricreano non “un” giardino classico cinese, ma quello che viene considerato una summa dell'estetica e delle idee culturali di cui un giardino classico cinese e' portatore.

Arriviamo alla porta di Ye Fang, che apre personalmente, vestito in nero, un sorriso. La mia disastrosa conoscenza della lingua cinese non mi permette di dialogare come vorrei, ma lui e' molto gentile nel colloquiare in maniera lenta, pacata e riesco a seguire parte del discorso, mentre Jiang Shan aiuta tutti a capirsi prestandosi gentilmente alla funzione di interprete. Senza indugi si passa dal soggiorno, in legno (profumato d'incenso, dominato da dettagli che traspirano cultura tradizionale… su un piccolo tavolo a sinistra noto un antico strumento musicale in legno, mi pare che sia uno ZhengNi, dal soffitto pendono paralumi che altro non sono che vecchi cappelli in paglia dei contadini del luogo, riadattati) alla porta finestra che manda sul giardino, che gia' si intravede da un ampia vetrata.

Passeggio lento seguendo Ye Fang, cerco di non perdere le sue spiegazioni, mentre mi riempio gli occhi dei numerosi dettagli che compongono questo insieme armonioso di acqua, vegetazione, rocce, fiori...

Ye spiega che sin dall'antichita' il giardino e' sempre stato un luogo considerato unico, per gli scrittori e artisti cinesi, e SuZhou era, ed e', la capitale dei giardini tradizionali, oggi ci sono una dozzina di vecchi giardini che sono elencati come patrimonio mondiale dell'Unesco, e possedere un giardino privato è diventato di moda tra i nuovi ricchi della città.

"Mentre molti vogliono un proprio giardino classico come simbolo di buon gusto, pochi si rendono conto che un giardino cinese è più che architettura e paesaggio. E' un contenitore di cultura, di simboli culturali" dice Ye, aggiungendo "Sono nato e cresciuto in un giardino classico, ho studiato e lavorato in un giardino cinese, la mia carriera è quella di dipingere e scrivere sui giardini cinesi, e adesso ho costruito, e sto vivendo, nel mio giardino"


Ye racconta come la sua prima infanzia sia trascorsa proprio in un giardino tradizionale cinese, che fu costruito dal bisnonno della madre, Bi YiCe, che dopo essersi ritirato dal suo posto di governatore durante la dinastia Qing (1644-1911), compro' un pezzo di terra a Suzhou e costruì il giardino Bi.
"Tutti i miei primi incontri con la cultura cinese sono avvenuti grazie a quel giardino" dice Ye " le iscrizioni calligrafiche sulle rocce e i dipinti sui muri del padiglione hanno nutrito e ispirato il mio interesse per la cultura tradizionale."

La "rivoluzione culturale" (1966-1976) costringe la sua famiglia a spostarsi dal Giardino Bi e una dozzina di famiglie si trasferisce li a condividere lo spazio.
Da allora, la costruzione di un giardino cinese divenne un suo sogno, realizzato nel 2003.

"Ho disegnato tutto il progetto, e discusso i dettagli di costruzione con i tecnici, esperti nella costruzione di giardini classici, spesso ho cambiato il design, sulla base di nuove ispirazioni per migliorarlo". La sua ricerca della perfezione si trasforma in una grande realizzazione di sintesi culturale che ora attira molti visitatori, soprattutto studiosi e artisti, da ogni dove.
"Io non volevo costruire un giardino da visitare. E' la mia casa, e volevo che fosse un giardino da vivere, ed utile per la mia famiglia," dice.

Sulla base dell’idea di giardino-da-vivere, Ye studio' i dipinti delle dinastie Tang e Song per cercare ispirazione e suggerimenti per la creazione del proprio giardino, che non e' una copia, ma una sintesi di concetti classici che si esprime in un giardino che descrive come "appartenente a questa epoca, e adatto a uno stile di vita urbano".
Aggiunge che spesso litigava con i suoi esperti artigiani, molti dei quali sono stati formati in teoria tradizionale del giardino cinese e si rifiutavano di accettare il suo approccio innovativo.

Il giardino è ora così celebre che i produttori di un documentario televisivo giapponese sull'arte dei giardini classici di Suzhou, lo comprese tra i migliori 10 giardini, quelli da non perdere.
A differenza degli altri nove giardini che sono vecchi di secoli, il giardino Ye ha pochi anni, ma ha vinto l'acclamazione da parte di studiosi e artisti di tutto il mondo per il suo design raffinato e la  ricca espressione della cultura cinese.

Continuiamo a camminare, mentre ammiro i fiori e osservo i pesci che nuotano calmi nello stagno, arriviamo al piccolo padiglione dedicato all'opera... di la' le rocce...

Ye Fang spiega come la struttura dell’ intero giardino si basi sulla filosofia tradizionale cinese, i cui valori principali sono l’ unione armonica tra gli uomini e la natura, tra l'uomo e il Creatore e l'uomo e gli spiriti culturali. Per questo motivo, le rocce ( montagne), l'acqua ( i fiumi), le piante, i fiori e i padiglioni dovrebbero essere presentati in modo tale da parere creati dalla stessa Natura. Ogni tipo di paesaggio artificiale, costruito dall'uomo, dovrebbe essere in armonia con l’ambiente naturale che lo circonda. Le filosofie cinesi del Confucianesimo, Buddismo e del Taoismo sono presenti, contemporaneamente, come elementi del giardino.


Le montagne simboleggiano lo “yang” principio maschile e l'acqua e' “yin” principio famminile, e interagiscono e si riflettono a vicenda, in perfetta armonia, come gli otto diagrammi. L’intero giardino e’ completo e equilibrato tutti gli elementi del giardino sono contestuali l'uno all'altro, e sono perfettamente integrati per creare un insieme completo di grande bellezza e pacifica armonia, adatto non solo alla ricreazione ma anche alla contemplazione e coltivazione del proprio spirito, della propria mente.  Le montagne artificiali sono state fatte cumulando rocce di TaiHu, cioe’ provenienti dalla zona del lago Tai in Cina. Le pietre sono state ammassate in maniera meticolosa cosi da rappresentare vividamente montagne selvagge e naturali, inoltre le pietre di Taihu hanno una texture unica fatta di rugosita' e fori sulla superficie, una caratteristica considerata preziosa e ammirevole. Gli imperatori della dinastia Song (circa mille anni fa ) consideravano le rocce di TaiHu come tributi di qualita' superiore.


Tutte le piante sono codificate secondo i significati e canoni della cultura tradizionale cinese, e viste come simboli. Nella cultura cinese, tutte le specie di pianta hanno proprie personalita’, morale e spirito, come gli esseri umani. La scelta delle piante fa riferimento alla pittura e alla poesia tradizionale cinese, in cui la forma e la collocazione degli alberi nell'ambiente richiedono uno studio accurato. La peculiarita’ piu’ importante delle piante nel giardino di Suzhou, e’ che fioriscono in tutte le quattro stagioni. Ye Fang esprime amore e passione per un opera che vede recuperare valori e ideali in cui era cresciuto, che ha visto spazzato e distrutto, e che ora rifioriscono. Il lavoro e l'energia che ha profuso nella realizzazione di quello che era il suo sogno di ragazzo sono qui, fanno parte del giardino, li senti nell'aria.

Rientriamo in casa, e sorseggiamo un te' delicatamente amarognolo. Ye Fang spiega che sta approntando un giardino simile, non uguale, di cui ha fatto dono alla citta’ di Venezia. Si chiama “A gift to Marco Polo”, dedicato a, forse, il primo occidentale ad elogiare i giardini di Suzhou. I lavori sono iniziati a marzo del 2010, e si trova sull'Isola di San Servolo, tra i promotori del progetto ci sono il Museo di Arte Contemporanea di Shanghai e la Venice International University.


"Non sarà semplicemente una copia dei giardini cinesi, ma il risultato di un concetto artistico, l'essenza dei giardini cinesi dal Song (960-1279) e Tang (AD 618-907)," sottolinea Ye "Quando Marco Polo visito' la Cina meridionale e visito' tutti i suoi giardini, descrisse SuZhou come il sogno del 'paradiso in terra', c
on questo giardino mi auguro si realizzi il suo sogno di 800 anni fa, nella sua Venezia."


E per un attimo, bevendo il te' e guardando in silenzio il giardino di Ye Fang, mi pare che la passione e l'arte siano davvero, a volte, realizzatrici di sogni.

Marco Maurizio Gobbo



di Marco M Gobbo
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